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Libro “Chiesa Cattolica Romana: verità o menzogna?; La Trinità e il contraddittorio del sangue” in formato HTML. Per scaricare anche Gratuitamente il libro in PDF con una visualizzazione migliore, numeri di pagine,ecc., (versione originale completa) andare sul sito segnalato sopra.
Introduzione ai due libri
Pace a te cara lettrice e caro lettore, chi scrive è un cristiano evangelico.
Quest’opera ha necessitato di grande fatica, tre anni di lavoro, preghiera, impegno e costanza, studio incessante della Parola di Dio, ricerche di ogni tipo, confronti e soprattutto dell’ascolto attento della voce veritiera e ineffabile di Dio.
Così, è con immenso piacere nello Spirito Santo e non per ricerca di vanità alcuna che porgo quest’opera, alla presenza di Dio, per l’evangelizzazione del Nome Santo di Cristo Gesù e dell’opera sua salvatrice, potente ed unica.
La prima lunga parte del libro “Chiesa Cattolica Romana: verità o menzogna?” ti farà addentrare in modo profondo, semplice e dettagliato, nel confronto imbarazzante tra le più importanti e fondamentali dottrine erronee cattoliche e la santa Parola di Dio, ossia la Sacra Bibbia. Noterai, così, con evidenza assoluta, il contrasto fra quello che Dio vuole e ha comandato e quanto la Chiesa Cattolica insegna e fa nella linea dottrinale. Nello studio sono stati immessi e agglomerati fra di essi innumerevoli dati e documenti storici, tutti i più importanti passi biblici che la linea ufficiale della Chiesa Cattolica prende come punto di forza e di base per l’estrapolazione delle sue dottrine erronee, prese in esame in questo studio. Queste dottrine erronee sono state spiegate attentamente e scrupolosamente, sia dal punto di vista cattolico, che dal punto di vista verace della Bibbia, con gran timore di Dio e rispetto per la Verità in Cristo Gesù e nello Spirito Santo, smascherando così, in modo semplice, chiaro ed efficace e per grazia di Dio, l’ingegno e l’inganno cattolico secolare. Inoltre, sempre in questo studio vi sono immessi i punti dottrinali della Catechesi cattolica, che parlano ufficialmente di tali dottrine in seno alla Chiesa Cattolica, e il come, il quando e il perché essa nasce, tutto quanto la Bibbia dice esplicitamente e con potenza riguardo alla estraneità di tali dogmi e dottrine cattoliche dalla Parola di Dio. Tutto è fatto con determinazione, certezza di fede, e con una metodica semplice e spesso ripetitiva per meglio far comprendere le verità bibliche spiegate. La seconda e ultima parte del libro “La Trinità e il contraddittorio del sangue” tratta, sempre con le stesse metodiche ed attenzioni della prima parte, la spiacevole menzogna dei Testimoni di Geova riguardo alla Persona di Cristo e dello Spirito Santo i quali sono per essi rispettivamente un angelo (l’Arcangelo Michele) e una semplice energia, forza attiva di Dio. Lo studio tratta, inoltre, anche del serio problema che esiste in seno a questa organizzazione, riguardo alle donazioni del sangue. Un libro che, ringraziando Dio con vigore, può essere d’aiuto a quanti non conoscono il Signore (cattolici, clero incluso, testimoni di Geova ma anche tanti altri) e a coloro che pur conoscendolo vogliono approfondire alcune importanti questioni riguardo agli argomenti in esso trattati che possono, qualora approfonditi, sicuramente potenziare, se Dio lo permette per sua grazia, nella conoscenza di tante cose che nel mondo di oggi, con la sua cultura, ideologia, materialismo e senso religioso ipocrita, non possono non essere ben conosciute e fatte ben conoscere, per meglio contrastare l’errore nell’evangelizzazione del nome del Signore, verso coloro che non sono nella verità di Dio. Il Signore ci aiuti nel nome di Cristo Gesù, il Benedetto in eterno, per la potenza e la guida dello Spirito Santo!
Possa tu, cara lettrice e caro lettore, scegliere di amare Dio in verità, nella grazia e con tutte le tue forze fisiche e mentali. Se non lo hai ancora fatto nella tua vita, per svariati motivi che accomunano gli uomini e le donne nel mondo, fallo oggi, fallo adesso.
Pace a te in Cristo Gesù, Signore della salvezza degli uomini riscattati!
Chiesa Cattolica Romana:
verità o menzogna?
Presentazione dell’autore
Pace, caro lettore; mi presento: mi chiamo Stefano Ligorio e sono un cristiano evangelico pentecostale. Il mio sogno si realizza con questo libro. Dio sia glorificato in eterno nel nome Santo di Cristo Gesù per la potenza dello Spirito Santo.
Non voglio dilungarmi in tante parole, ma voglio semplicemente dirti che al mondo non c’è cosa più cara e grande dell’amore di Dio per noi. Ti prego caro lettore salvati da questa generazione perversa. L’Iddio misericordioso aspetta che tu ti lasci guidare e salvare dal suo amore grande ed eterno. Ti chiedo un favore, leggi questo libro con estrema attenzione, con fede e con amore per la verità. Tutte le volte che incontrerai le citazioni di passi e versetti biblici, abbi cura di consultare la Sacra Bibbia, così avrai la certezza che quanto si è preso in esame nei modi e nei tempi non scosta dal messaggio divino. Se vuoi conoscere la volontà di Dio, prega incessantemente il Signore, studia la sua santa Parola e rivolgiti ad una Chiesa Cristiana Evangelica (“pentecostale”); qui troverai uomini e donne di Dio pronti ad aiutarti nel tuo personale cammino di ricerca della verità del Signore. Dio esiste, Egli ha creato tutto quello che vedi, puoi crederci o meno ma questa verità non cambierà. Solo gli stolti chiudono gli occhi di fronte alla realtà, perché non vogliono o non possono vedere. Chiedi a Dio con sincerità di condurti alla verità delle cose, Egli scruterà il tuo cuore e ti esaudirà, perché Egli è fedele alle sue promesse. Troverai credenti pronti a rispondere per la potenza di Dio ad ogni tua domanda, stai pur certo. Fuggi via dalla menzogna del mondo, incamminati verso la luce risplendente della verità ed essa ti farà libero. La morte ci perseguita, essa è ad ogni angolo pronta per divorarci, il mondo passa ma le promesse di Dio per i suoi sono eterne.
Le teorie umane che negano l’esistenza di un Essere Creatore non sono definibili né vere, né scientifiche, al contrario vi sono tantissime leggi della scienza sperimentale che testimoniano potentemente l’esistenza assoluta di un Creatore che ha creato ogni cosa, le quali hanno ben più valore di quelle teorie non scientifiche legate all’assurda idea dell’evoluzionismo, le quali dichiarano che tutto è venuto dal caso per mezzo di una evoluzione, attraverso la quale tutti gli esseri viventi, umani, animali e vegetali, si sarebbero evoluti nel tempo da elementi organici primitivi venutisi a creare da una reazione chimica tra elementi inorganici in un “brodo primordiale” che avrebbe dato vita a degli amminoacidi, elementi organici, i quali nel tempo unitisi con altri composti ed elementi organici avrebbero dato vita alla prima cellula primitiva, dalla quale tutti noi, gli animali e i vegetali saremmo discesi. Poco nella mia vita mi è risultato essere altrettanto fantascientifico, puerile e assurdo. Dio ti ama, chiunque tu sia cara lettrice e caro lettore. Egli si farà conoscere da te se tu lo cercherai con sincerità e rispetto per la sua Parola e scoprirai un nuovo mondo, un mondo fatto di verità, amore, pace, giustizia e santità. Se non sei convinto non preoccuparti, è saggio tentare di discernere l’errore e l’inganno, specialmente abituati come siamo ad essere ingannati e truffati in questo mondo malvagio.
Prega il Signore con forza ed ascolta il tuo cuore, non avere paura, noi non siamo una setta, (le sette sono tutte quelle organizzazioni religiose in opposizione alla verità e all’insegnamento della Bibbia, in questo, anche la Chiesa Cattolica e l’organizzazione dei testimoni di Geova sono pienamente una setta in quanto opposti alla verità biblica di Dio) siamo milioni nel mondo, non siamo in cerca di denaro o altro del genere, ma cerchiamo solo di adempiere con amore al mandato del Beatissimo Signore nostro Gesù Cristo di predicare il suo nome per la conversione e la salvezza delle anime. Con affetto Stefano!
Ti saluto caro lettore raccomandandoti nuovamente di leggere sempre direttamente dalla Bibbia i passi e i versi citati in questo libro che non siano stati espressi nel loro contenuto. Pace a te!
Vorrete scusarmi, se in qualche modo sono stato troppo ripetitivo in alcuni contesti, ma era mio scopo non badare all’estetica, ma far percepire bene il messaggio e il contenuto di quanto era il mio proponimento.
Prefazione dell’autore
Cara lettrice e caro lettore, se non sei già in Cristo Gesù, mi auguro che questo libro possa aiutarti a comprendere il vero messaggio cristiano della Bibbia e conseguentemente a poterlo accettare entrando in comunione con il Signore ed essere salvato. Lo scopo di questo libro è quello di vanificare le inique dottrine cattoliche ed esaltare il vero glorioso e giusto messaggio di Cristo, di Dio. Il Signore ti benedica e ti infonda pienamente la conoscenza e l’amore verso di Lui, affinché tu possa amarlo in verità, amore, santità e giustizia.
I passi biblici riportati nel seguente studio (nel caso non sia indicato diversamente) sono presi dalla traduzione biblica Nuova Riveduta (società biblica di Ginevra). La parola con carattere maiuscoletto: “SIGNORE”, nella traduzione biblica Nuova Riveduta, viene usata per indicare il termine ebraico: “Yahweh” (nome di Dio); la parola con carattere normale: “Signore” è invece la traduzione letterale del termine ebraico: “Adhonai”. Laddove ricorre “Adhonai Yahweh” è riportato (sempre nella versione Nuova Riveduta) con l’espressione “il Signore, DIO”, per evitare la ripetizione.
Capitolo 1
Tradizione e Sacra Scrittura
Il Concilio di Trento dichiarò che la tradizione deve essere ritenuta di eguale autorità della Bibbia, nell’anno 1545. Per tradizione si intendono gli insegnamenti umani, provenienti da epoche, circostanze, culture e fonti svariate nell’ambito della storia della Chiesa Cattolica.
I farisei credevano la stessa cosa della tradizione e Gesù li rimproverò severamente perché con essa spesso si annulla la Parola di Dio: Marco 7:7-13; Colossesi 2:8; Galati 1:6-9.
Al punto 82 del Catechismo della Chiesa Cattolica si legge: “Accade così che la Chiesa, alla quale è affidata la trasmissione e l’interpretazione della rivelazione <attinga la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l’una e l’altra (la Tradizione e la Sacra Scrittura) devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di rispetto>”.
Al punto 97 si legge: “<La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della Parola di Dio>, nel quale, come in uno specchio, la Chiesa Pellegrina contempla Dio, fonte di tutte le sue ricchezze”.
Al punto 100 si legge: “L’ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio è stato affidato al solo Magistero della Chiesa, al Romano Pontefice e ai Vescovi in comunione con lui”.
La fonte di verità riguardo a Dio e alla sua creazione è rivelata solo nelle Sacre Scritture; un buon credente dovrebbe attenersi solo ad esse e non considerare le tradizioni secolari umane, tanto più quando queste sono in contrasto con le dottrine bibliche rivelate da Dio.
Atti 17:11: “Or questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così”.
2 Timoteo 3:14-17: “Tu, invece, persevera nelle cose che hai imparate, e di cui hai acquistato la certezza, sapendo da chi le hai imparate, e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”.
Galati 1:6-10: “Mi meraviglio che così presto voi passiate da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo a un altro vangelo. Che poi non c’è un altro vangelo; però ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema. Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso; se qualcuno vi annunzia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema...”.
Tito 1:13-14: “...Perciò riprendili severamente, perché siano nella fede, e non diano retta a favole giudaiche né a comandamenti di uomini che voltano le spalle alla verità”.
1 Giov. 2:26-27 “Vi ho scritto queste cose riguardo a quelli che cercano di sedurvi. Ma quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi, e non avete bisogno dell’insegnamento di nessuno; ma siccome la sua unzione vi insegna ogni cosa ed è veritiera, e non è menzogna, rimanete in lui come essa vi ha insegnato”.
2 Giov. v.9-10: “Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo”.
Romani 15:4: “Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza”.
1 Tessalonicesi 2:13: “Per questa ragione anche noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi la accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete”.
Efesini 5: 6-10: “Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli... Comportatevi come figli di luce... esaminando cosa sia gradito al Signore”.
Efesini 5:15-17: “Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi;...Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore”.
Colossesi 2:4-10: “...Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui, radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede, come vi è stata insegnata, abbondate nel ringraziamento. Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo...”.
Colossesi 2:18-23: “Nessuno vi derubi a suo piacere del vostro premio, con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, affidandosi alle proprie visioni, gonfio di vanità nella sua mente carnale...”.
Matteo 5:18-19: “Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra neppure uno iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato...”.
Matteo 24:35: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.
2 Corinzi 2:17: “Noi non siamo infatti come quei molti che falsificano la parola di Dio; ma parliamo mossi da sincerità, da parte di Dio, in presenza di Dio, in Cristo”.
2 Corinzi 4:2: “al contrario, abbiamo rifiutato gli intrighi vergognosi e non ci comportiamo con astuzia né falsifichiamo la parola di Dio, ma rendendo pubblica la verità...”.
2 Corinzi 11:4: “Infatti, se uno viene a predicarvi un altro Gesù, diverso da quello che abbiamo predicato noi, o se si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello che avete ricevuto, o un vangelo diverso da quello che avete accettato, voi lo sopportate volentieri”.
1 Timoteo 1:3-7: “Ti ripeto l’esortazione che ti feci mentre andavo in Macedonia, di rimanere a Efeso per ordinare ad alcuni di non insegnare dottrine diverse e di non occuparsi di favole e di genealogie senza fine...Alcuni hanno deviato da queste cose e si sono abbandonati a discorsi senza senso. Vogliono essere dottori della legge ma in realtà non sanno né quello che dicono né quello che affermano con certezza”; 1 Timoteo 6:3-10.
1 Timoteo 4:6-8: “Esponendo queste cose ai fratelli, tu sarai un buon servitore di Cristo Gesù, nutrito con le parole della fede e della buona dottrina che hai imparata. Ma rifiuta le favole profane e da vecchie; esercitati invece alla pietà...”.
2 Pietro 1:16-21: “..Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo”.
Giacomo 1:22: “Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo, voi stessi”.
Ebrei 13:8-9: “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno. Non vi lasciate trasportare qua e là da diversi e strani insegnamenti; perché è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia, non da pratiche relative a vivande, dalle quali non trassero alcun beneficio quelli che le osservavano”; Ebrei 9:9-10.
Marco 7:1-13: “...(..Vi sono molte altre cose che osservano per tradizione: abluzioni di calici, di boccali e di vasi di rame). I farisei e gli scribi gli domandarono: <Perchè i tuoi discepoli non seguono la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?> E Gesù disse loro:<Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com’è scritto:<<Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini>>. Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini>. Diceva loro ancora: <Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra! Mosè infatti ha detto:<<Onora tuo padre e tua madre>> e <<Chi maledice padre o madre sia condannato a morte>>. Voi, invece, se uno dice a suo padre o a sua madre: <<Quello con cui potrei assisterti è Corban>> (vale a dire un’offerta a Dio) non gli lasciate più far niente per suo padre o sua madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. Di cose simili ne fate molte>”.
Matteo 19:16-21 (rispettare i comandamenti è cosa necessaria); Luca 11:28: “Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!”.
In questi passi citati si ha la certezza di come sia importante, utile e necessario praticare con fedeltà i comandamenti e la Parola di Dio, anziché la tradizione degli uomini. La Chiesa Cattolica Romana, ma anche altre religioni cristiane affermano che la tradizione va rispettata a pari merito della Parola di Dio e le praticano entrambi, almeno così dicono. In realtà soprattutto la Chiesa Romana rispetta e pratica molto più la sua tradizione secolare pagana, anziché la Parola di Dio; si manipola quest’ultima per assoggettarla alle ideologie già possedute derivanti dalle tradizioni secolari.
Noi sappiamo invece che solo la Parola di Dio, deve essere presa in considerazione come fonte di verità, altrimenti agiremmo come i farisei e gli scribi descritti in Marco 7:1-13, e tanti altri descritti negli altri passi biblici. Ed è proprio del passo di Marco che vorrei parlare: questi farisei e scribi del tempo di Gesù avevano modificato il quinto comandamento del decalogo divino (“Onora tuo padre e tua madre..”) a causa della loro tradizione, cioè, rispettavano questa, più della legge di Dio. I religiosi cattolici sono del tutto simili a loro, anzi direi molto peggio; citando l’esempio dei comandamenti, si potrebbe dire per esempio che mentre i giudei di quel tempo si erano limitati solo a modificare il senso di alcuni comandamenti del decalogo, i religiosi della Chiesa di Roma, hanno debellato invece completamente il secondo comandamento di Mosè: Esodo 20:1-17; Deut. 5:6-21 sdoppiando il decimo in due comandamenti per recuperare quello tolto, così da averne sempre dieci. Purtroppo non fanno solo questo, ma tanto e tanto altro ancora. I farisei e gli scribi erano inferiori in ipocrisia a questi religiosi di oggi. La tradizione cattolica è fatta di tutte le dottrine che nel corso dei secoli si sono aggiunte all’insegnamento della Bibbia, di Gesù e degli apostoli. Il contatto tra il popolo e la Parola di Dio nel corso dei secoli è stato sempre ostacolato dalla gerarchia cattolica, sia con una interpretazione molto parziale, sia con la proibizione pura e semplice della sua lettura e stampa nella lingua del popolo (lingua volgare).
Il Papa Gregorio Magno (590-604) istituì, che nella liturgia, l’unica lingua ammessa fosse il latino (ciò fu debellato solamente nel Concilio Vaticano II), tanto che il popolo non poteva comprendere le già rare letture bibliche nelle funzioni religiose. Si andava sempre più verso la proibizione totale delle Sacre Scritture.
Il Concilio di Tarragona del 1234 decretò: “Nessuno ha il diritto di leggere o di diffondere l’Antico o il Nuovo Testamento sotto pena di essere accusato di eresia”. E pensare che la Parola di Dio è stata data a tutti per istruire, per aumentare la fede, la speranza e la conoscenza nella verità del Creatore in Cristo Gesù (Atti 17:11; 2 Timoteo 3:14-17).
Quelli che in qualche modo leggevano la Bibbia e ne diffondevano il messaggio in semplicità, venivano perseguitati, torturati e spesso anche uccisi sotto lo stampo di eretici.
A proposito, vorrei farvi leggere un documento storico molto interessante conservato nella biblioteca nazionale di Parigi, e pubblicato in data 3 Novembre 1911 a Gerusalemme, dalla rivista settimanale “The Truth” (La Verità). Questo documento contiene dei consigli che i cardinali diedero al Papa Giulio III all’epoca della sua elezione alla Santa Sede nell’anno 1550.
Documento storico al tempo della Riforma
Foglio B-N.1088- Vol. II - pagg. 641-650
Questo documento è conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi e contiene alcuni consigli che i cardinali diedero al Papa Giulio III all’epoca della sua elezione alla Santa Sede nell’anno 1550.
“Fra tutti i consigli che possiamo avere a presentare alla Sua Santità, ne riserviamo il più importante in ultimo. Dobbiamo tenere gli occhi bene aperti ed intervenire con tutta la potenza nostra nell’affare che abbiamo da considerare”.
Trattasi di quanto segue:
“La lettura del Vangelo non deve essere permessa che il meno possibile, specialmente nelle lingue moderne e nei paesi sottomessi alla vostra autorità. Il pochissimo che viene letto generalmente alla messa dovrebbe bastare e devesi proibire a chiunque di leggere di più.
Finché il popolo si contenterà di quel poco, i vostri interessi prospereranno; ma nel momento che se ne vorrà leggere di più, i vostri interessi cominceranno a soffrire.
Ecco il libro che più di nessun altro provocò contro di noi le ribellioni, le tempeste che hanno arrischiato di perderci.
Difatti, se alcuno esamina accuratamente l’insegnamento della Bibbia e lo paragona a quanto succede nelle nostre chiese, troverà ben presto le contraddizioni e vedrà che il nostro insegnamento spesso si scarta da quello della Bibbia e più spesso ancora è in opposizione ad essa.
Se il popolo si rende conto di questo ci provocherà senza requie finché tutto venga svelato ed allora diventeremo l’oggetto della derisione e dell’odio universale.
È necessario dunque che la Bibbia venga tolta e strappata dalle mani del popolo però con gran prudenza per non provocare tumulti”.
Inutile ogni commento! Molti, che ebbero l’iniziativa di tradurre le Sacre Scritture nella lingua del popolo, furono, alcuni, perseguitati e altri anche uccisi.
È, solo, a partire dal Pontificato di Leone XIII (1878-1903) che nella Chiesa Romana si comincia a parlare di ricerca biblica e di società bibliche; si nota una certa disponibilità alla ricerca, al tradurre le Sacre Scritture nelle lingue del popolo, per arrivare poi all’apertura più completa espressa nel Concilio Vaticano II. C’è da dire anche che, se con il Concilio Vaticano II, si ha più libertà nel parlare, nel promuovere e diffondere il messaggio biblico in semplicità, senza rischi di essere perseguitati o uccisi, provo un senso di angoscia mortale, nel pensare che per secoli e secoli, milioni e milioni di individui, sono stati privati della lettura istruttiva, santa e consolatrice della Bibbia e che sia stato loro obbligato di non cercare e di non credere in una verità che non fosse esclusivamente quella della Chiesa Romana, e perfino vietato, di ascoltare le belle parole confortanti di Gesù nei luoghi di culto, perché tutto veniva quasi esclusivamente celebrato in lingua latina, ed è facile pensare che la stragrande maggioranza del popolo cattolico non comprendesse alcunché.
Nel 1442 il Concilio Ecumenico di Firenze nel suo decreto <pro Iacobitis> afferma: “Nessuno di quelli che sono fuori dalla Chiesa Cattolica, non solo i pagani, ma neppure i giudei o gli eretici o gli scismatici possono conseguire la vita eterna; essi invece sono destinati al fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi angeli se prima della morte non si saranno aggregati ad essa... nessuno per quante elemosine abbia potuto fare ed anche se avesse versato il proprio sangue per il nome di Cristo si può salvare se non è rimasto nel seno e nell’unità della Chiesa Cattolica”.
Nel 1866 prima ancora di istituire il dogma dell’infallibilità papale, Pio IX si era così espresso: “Io sono il successore dell’apostolo Pietro, il Vicario di Gesù Cristo, io solo ho il compito di guidare e governare la barca di Pietro; io sono la via, la verità, la vita. (Ciò è un abominio vedere in Giov. 14:6). Chi è con me è nella Chiesa, chi non è con me è fuori dalla Chiesa, è fuori della via, della verità e della vita”.
È a dir poco abominevole quanto detto da Pio IX, ma non è tutto; nel 1870 Pio IX (1846-1878), dopo che la Chiesa di Roma aveva subito un indebolimento politico e militare crescente con la Riforma, pensò bene di ricorrere a nuove misure per preservare il potere dei Papi e della Chiesa; egli promulgò il dogma dell’infallibilità pontificia e si mise al posto di Dio. Con l’infallibilità si intende che quando parla il Papa riguardo a dottrine, dogmi o comunque ad interessi della Chiesa, è Dio che parla. Ciò doveva servire per legare più strettamente i cattolici al potere papale. Questo fu anche un abissale legaccio, in quanto affermando l’infallibilità pontificia si dichiarava che le dottrine e i dogmi di fede emanati da qualsiasi Papa, presente, passato e futuro sono infallibili e rimangono tali e senza errore; è Dio che le ha ordinate attraverso il Vicario di Gesù in terra. Quindi, oggi, anche gli stessi teologi cattolici, pur trovando puerili e contraddittorie molte dottrine e affermazioni fatte da molti Papi, in virtù di tale dogma si rende obbligatorio continuare a promuovere tutte le dottrine emanate da qualsiasi Papa, e quando le contraddizioni sono eclatanti, in tal caso si agisce con cautela, cercando di rendere la cosa il meno evidente possibile.
C’è da dire, che prima del dogma di Pio IX si credeva solo nell’infallibilità conciliare, ovvero, nell’infallibilità solo delle dottrine e dei dogmi emanati dai Concili. Questo Papa ha toccato il culmine della menzogna, dell’orgoglio e dell’egoismo; si è dichiarato “la via, la verità e la vita”, quando invece noi sappiamo bene che solo Gesù ha tali attributi. Come può un uomo dichiararsi infallibile? È abominevole solo pensarlo; questi invece ne ha fatto un dogma di fede infischiandosene di Dio e della sua Parola. Oggi, dopo il Concilio Vaticano II, si afferma che anche altri credenti non cattolici possono essere salvati e che si possono ritenere fratelli anche coloro che sono usciti dalla Chiesa di Roma o che non lo sono mai stati, ma che comunque sono cristiani. Per secoli, i Concili e i vari Papi avevano ritenuto condannati all’inferno e perseguitato coloro che si erano attenuti ad un modello biblico diverso da quello cattolico, ad un modello semplice e vero nelle intenzioni; eppure oggi si crede e si agisce diversamente. Com’è possibile ciò? Dio ha cambiato idea? Se era Dio che ispirava i vari Concili Cattolici e i vari Papi nel prendere misure drastiche e malvagie, nel porsi con pregiudizi, persecuzioni e con comportamenti e atti inquisizionali nei confronti di coloro che osavano semplicemente leggere la Bibbia o cercavano di diffonderla o tentavano di tradurla nella lingua popolare per farla conoscere a tanti altri, come mai Dio oggi la pensa diversamente? È chiaro che Dio nei confronti di costoro non ha ispirato alcunché; questi sono stati e sono tutt’ora nella menzogna, nell’ipocrisia, nella legge dell’orgoglio e dell’egoismo. Dio non può avere ispirato nulla di simile a questo, che per secoli si è tragicamente attuato e dottrinalmente inventato. Oggi Dio non può e non vuole ancora ispirare il Papa e la Chiesa Romana, anche se questi si predispongono in modo più tollerante e pacifico, perché comunque ne mantengono le orme, le dottrine, i dogmi e le invenzioni abominevoli e menzognere di vario tipo, tutte ben nascoste o quasi, sotto un pio manto che copre tutta una buia storia secolare, politica, economica e militare della Chiesa Romana, senza parlare dell’Inquisizione, delle Crociate e di tante altre carognate dei Papi e dei preti cattolici nella storia.
Questo argomento del Papato e dell’infallibilità pontificia verrà ripreso più approfonditamente nello studio del “Papato cattolico”.
Gli apostoli dichiararono che sarebbero venuti molti falsi dottori e profeti che avrebbero introdotto false dottrine ed eresie occultando la verità.
2 Timoteo 4:3-4: “Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole”.
1 Giov. 4-1: “Carissimi, non crediate ad ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo”.
2 Pietro 2:1-3: “...come ci saranno anche tra di voi falsi dottori che introdurranno occultamente eresie di perdizione... Molti li seguiranno nella loro dissolutezza; e a causa loro la via della verità sarà diffamata. Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false...”.
2 Pietro 3:15-16: “...In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture”.
Atti 20:29-31: “Io so che dopo la mia partenza si introdurranno fra di voi lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge; e anche tra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli...”.
2 Tessalonicesi 2:9-12: “La venuta di quell’empio avrà luogo, per l’azione efficacia di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, con ogni tipo d’inganno e di iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amore della verità per essere salvati. Perciò Dio manda loro una potenza d’errore perché credano alla menzogna; affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità ma si sono compiaciuti nell’iniquità, siano giudicati”.
2 Corinzi 11:14-15: “Non c’è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere”.
Anche Gesù profetizza a riguardo in Matt. 24:23-25: “... perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile anche gli eletti...” (Matt. 7:21-23).
Infine in 1 Timoteo 4:1-3 Paolo dice: “Ma lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demoni, sviati dall’ipocrisia di uomini bugiardi, segnati da un marchio nella propria coscienza. Essi vieteranno il matrimonio...”.
È chiaro come questa profezia riguardo al divieto del matrimonio ma non solo, si sia realizzata certamente con l’iniqua opera della Chiesa Cattolica. Essa vieta il matrimonio ai preti perché questi devono compiere “un ministero divino”. Leggere 1Timoteo 3:2: “Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie...”® Tito 1-6.
1 Corinzi 9:5: “Non abbiamo il diritto di condurre con noi una moglie, sorella in fede, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?”. L’apostolo Pietro (Cefa) che i teologi cattolici definiscono “primo Papa”, era sposato (Marco 1:29-31; Luca 4:38-39; Matt. 8:14-15). Inutile ogni commento!
Riguardo al celibato, la Scrittura lo nega e anzi si oppone a tale direttiva forzata della Chiesa Romana: 1 Corinzi 7:8-9; 1 Timoteo 3:2,4. Il celibato dei preti fu decretato da Papa Gregorio VII nell’anno 1079. Pietro era sposato: 1 Corinzi 9:5; Matt. 8:14-15, ecc., e anche altri apostoli lo erano.
La Chiesa Romana ha introdotto a poco a poco le sue dottrine e i suoi dogmi di fede; ciò dovrebbe ancora di più aiutare un vero credente ad intuire e comprendere, come, mentre nella Bibbia le dottrine sono da sempre rivelate e scritte, per la Chiesa Romana ci sono voluti numerosi secoli per completare ed arrivare alle loro odierne dottrine; di tanto in tanto, di secolo in secolo, infatti, si introduceva una dottrina nuova, un dogma nuovo, fino ad arrivare al completo ed abominevole credo cattolico di oggi. Gesù disse anche in Matt. 23:5-12: “...Ma voi non vi fate chiamare ‘Rabbi’; perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo...”. Come si spiegano prendendo in considerazione le parole appena citate di Gesù i titoli di “Santo Padre”, “Sua Santità”, “Pontefice Massimo”, “Papa”, “Padre” (nel senso di Padre spirituale, come titolo dato ai preti cattolici) adottati nel seno della Chiesa Cattolica? Anche qui è inutile alcun commento! Gli ecclesiastici cattolici, ma non solo, sono anche simili ai religiosi giudei del tempo di Gesù (Marco 12-38-40; Luca 20:45-47; Luca 11:43; Matt. 23-1-34; Giov. 5:44), amano passeggiare in lunghe vesti, mettersi in mostra con lunghe preghiere, amano anche i saluti nelle piazze e i primi posti nei conviti, e prendere gloria gli uni dagli altri.
Il Papa Giovanni Paolo II, il 12 Marzo del 2000, chiese perdono per gli errori commessi dalla Chiesa Romana riguardo alle Inquisizioni e alle Crociate, per gli errori pratici e quindi visibili, ma non si sarebbe dovuto pensare forse anche di chiedere perdono per gli errori spirituali riguardo alle dottrine e i dogmi di fede errati che ha operato e continua ad operare la Chiesa Romana? Se si è potuto sbagliare nelle opere, lo si è potuto fare anche nelle dottrine e nei dogmi di fede; ma ammettere ciò sarebbe estremamente difficile per qualsiasi Papa, visto poi che non è neanche necessario, perché bisognerebbe provare tutto questo (per costringere la Chiesa Romana ad ammettere, che tali errori ci sono), in modo “scandalosamente eclatante”, visto poi che la tradizione secolare dalla Chiesa post-primitiva in poi è in gran misura dalla parte cattolica (ma non quella apostolica e della Chiesa post-primitiva sino al IV sec. d.C.).
La Sacra Scrittura contraddice molto efficacemente e in modo certo e preciso le inique dottrine e dogmi di fede cattolici, ma lo fa però in un modo tale da non attirare l’attenzione della “massa”, quindi non si viene a creare da parte cattolica l’obbligo nel dover rivelare o quanto meno rivedere alcune o molte questioni dottrinali. L’Inquisizione, le Crociate e quant’altro sono fatti di pubblico dominio oggi, e, quindi, si esigeva da parte della Chiesa Romana una richiesta di perdono e un’ammissione pubblica di avvenuti fatti, circostanze e opere compromettenti. La Sacra Scrittura, si oppone ferocemente alla tradizione cattolica romana. La richiesta di perdono da parte del Papa, non ha impiegato un grosso sacrificio, nell’accettazione da parte del popolo cattolico, per il semplice motivo che tali fatti e opere del passato (dei quali la stragrande maggioranza della gente di oggi sa poco o niente), non hanno toccato direttamente i cattolici di oggi. A differenza delle donne e degli uomini del passato, quelli di oggi non hanno e non possono avere la sensibilità e la capacità di comprendere a pieno le barbarie e le carognate subite da gente estremamente indifesa, nelle epoche buie del Medioevo e non solo. In pratica, bisognerebbe aver vissuto in quei tempi, aver fatto parte della cerchia di quei milioni di individui che sono stati torturati, perseguitati e uccisi, per comprendere pienamente il potere satanico che ha posseduto e possiede tutt’ora la Chiesa Internazionale Cattolica Romana.
Le barbarie della Chiesa Romana erano operate sia a livello psicologico che fisico, senza alcun tipo di ritegno per la dignità dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio.
Il Papa chiese perdono per delle azioni tragiche e drammatiche commesse dalla sua Chiesa; ma perché non ammettere e confessare anche gli errori dottrinali istituiti dagli stessi Papi, che così ferocemente sbagliarono il loro operato per il quale oggi si chiede il perdono? Risposta: perché per l’operato della Chiesa Romana non c’è nulla oggi che possa nascondere gli avvenimenti tragici del passato, mentre per le dottrine inique inventate che possiamo definire “errori di teoria” è più difficile, ma non impossibile, costringere la Chiesa Romana ad ammettere e dimostrare la sua applicata erroneità; quindi, nessuno si preoccupa agli alti livelli, nella nefanda Chiesa di ammettere ufficialmente e chiedere perdono e magari tendere al cambiamento da questi “errori di teoria”. D’altro canto ciò che rafforza la Chiesa di Roma da un lato, è la tradizione di tali dottrine tramandate da secoli, ovvero da troppo tempo per alcune, per essere oggi disconosciute. Ciò però può risultare oltremodo sfavorevole alla Chiesa Cattolica stessa, perché tale metodo dimostra inconfutabilmente che la maggior parte delle dottrine cattoliche, e direi anche alcune tra le più importanti, siano nate di tempo in tempo, di secolo in secolo e ciò dimostrerebbe chiaramente come queste siano legate alla mentalità e cultura umana delle varie epoche e non allo Spirito Santo che al contrario ha rivelato le verità riguardo a Dio una volta e per sempre nella Bibbia, non di tanto in tanto nei secoli a uomini egoisti e menzogneri come sono stati i Papi della Chiesa Romana. Se questi Papi e i vari Concili cattolici hanno sbagliato nel decidere riguardo all’Inquisizione, alle Crociate, al proibire di leggere la Bibbia, di diffonderla, di stamparla, ecc., quando invece dicevano di eseguire precisi ordini da parte di Dio, sotto la spinta dello Spirito Santo (se si vuole sapere di più a tale riguardo, fare una ricerca sulle lettere conciliari e pontificie nei secoli dell’Inquisizione, si leggeranno cose a dir poco tragiche e contraddittorie), non è possibile che abbiano potuto sbagliare anche riguardo alle dottrine da loro stessi emanate? Non è possibile, è certo, visto che la Bibbia ce lo dichiara apertamente. Anche se volesse il Papa, riguardo alle dottrine e ai dogmi di fede della sua Chiesa non potrebbe dir nulla a sfavore, perché c’è la famosa infallibilità papale del 1870 riguardo alla quale qualsiasi dottrina o dogma istituita da un Papa è infallibile e non revocabile, perché istituita dal “Vicario di Cristo in terra”, “l’infallibile uomo di Gesù”. Noi sappiamo che solo Dio è infallibile. È un dato certo che il promuovere ed istituire guerre, Crociate, Inquisizioni con i loro tremendi tribunali, torture, persecuzioni, proibizioni, sono stati decisi dai Concili e dai vari Papi. Queste decisioni conciliari e papali non erano sempre direttive riguardo alla fede e alla Chiesa? Non dovevano essere infallibili anche in questa circostanza? Perché non lo sono stati? Risposta: perché nessuno di essi lo è! L’unico Concilio ispirato da Dio è quello biblico di Gerusalemme nel quale, oltretutto, non vi fu un’elencazione di dottrine riguardo alla fede, perché tutto era stato già compiuto, ma vi furono solo delle norme da seguire per camminare rettamente nella fede, secondo la volontà divina, ossia un’elencazione di alcune cose nei riguardi di cristiani usciti dal paganesimo, già conosciute dai giudei, e dai giudei cristiani, nulla di nuovo quindi! Nella Chiesa Cattolica, si è susseguita, nei secoli, un’invenzione dopo l’altra, e si è arrivati ad una organizzazione religiosa cristiana che non è più degna, già da secoli e secoli, di essere definita come tale (ovvero cristiana). Nei tempi moderni la gerarchia ecclesiastica romana non può più permettersi di fare opposizione alle traduzioni e alla diffusione della Bibbia. Ha dovuto rinunciare a questa forma di lotta contro la Parola di Dio. La rapida diffusione della Bibbia è stata ed è una grossa spina nel fianco per la Chiesa Romana. In effetti, il numero di quelli che ogni anno abbandonano il Cattolicesimo in seguito alla lettura e studio della Bibbia aumenta (anche se spesso però passano dalla pentola alla brace). I teologi cattolici, dal canto loro, nelle varie edizioni delle loro bibbie tradotte nelle varie lingue, sono costretti ad inserire nella parte inferiore delle pagine del testo, le varie interpretazioni dottrinali cattoliche riguardo a molti passi che potrebbero svegliare dal sonno il lettore cattolico. Così mascherano il contrasto (o almeno cercano), fra la Parola di Dio e le varie dottrine cattoliche. La Bibbia non dovrebbe avere note esplicative da parte dell’uomo, in quanto la Parola di Dio si interpreta da sé. Come visto, cambiano i modi ma la Chiesa Cattolica usa sempre mezzi ipocriti e menzogneri per fare accettare le proprie dottrine: un tempo con la proibizione della lettura biblica e la violenza e l’uccisione per chi trasgrediva i suoi dettami, oggi con una più raffinata e sottile forza di persuasione; d’altronde non potrebbe fare altrimenti, visto che il mondo di oggi, pieno di libertà democratica, è affamato di cultura e di conoscenza, anche se molto spesso o quasi sempre gli obiettivi sono tutt’altro che la conoscenza di Dio.
Vediamo, come nel corso dei secoli, nella Chiesa Romana, si siano accumulate una serie di dottrine umane; per alcune, prima di essere idealizzate e dogmatizzate, ci sono voluti molto secoli, per altre è bastato il capriccio di un iniquo Papa o di un iniquo Concilio. La verità è tutta nelle Sacre Scritture, ma i teologi cattolici, di tanto in tanto, inventarono una dottrina e la dogmatizzarono. Qui ne presentiamo alcune:
Nell’anno 431, nel Concilio di Efeso fu ufficializzato il culto di Maria e fu dichiarata “Madre di Dio”.
Nell’anno 787, nel secondo Concilio di Nicea fu introdotto ufficialmente il culto delle immagini e delle reliquie.
Nel 1079, fu decretato da Papa Gregorio VII il celibato dei preti.
Nel 1090, Pietro l’Eremita introdusse la corona del Rosario.
Nell’anno 850, sotto Papa Leone IV comparvero per la prima volta le Indulgenze; la vendita di esse iniziò nell’anno 1190, fino all’epoca della Riforma.
Nel 1215, fu decretato da Papa Innocenzo III il dogma della Transustanziazione.
Nel 1215, nel Concilio Laterano Papa Innocenzo III istituì la confessione auricolare o confessione dei peccati all’orecchio del prete con l’assoluzione.
Nel 1220, Papa Onorio III sancì l’adorazione dell’ostia.
Nel 1414, al Concilio di Costanza la Chiesa Romana proibì il calice ai fedeli nella comunione.
Verso l’anno 593, fu idealizzata la dottrina del Purgatorio da Gregorio Magno, la quale fu considerata come dogma di fede, invece solo nel Concilio di Firenze nell’anno 1439.
Nell’anno 1545, con il Concilio di Trento si dichiarò che la tradizione deve essere ritenuta di eguale autorità alla Bibbia.
Nell’anno 1854, Papa Pio IX istituì come dogma di fede l’Immacolata Concezione di Maria.
Nell’anno 1870, Papa Pio IX stabilì il dogma dell’infallibilità papale.
Nell’anno 1950, Papa Pio XII proclamò come dogma di fede l’Assunzione della Vergine Maria in cielo.
E potremmo andare via via di seguito elencando decine e decine di altre inique dottrine istituite dalla Chiesa Romana. La Chiesa di Dio non è un luogo di adulteri, pagani, idolatri e quant’altro, che fanno solo numero e che riempiono le sale delle chiese cattoliche e di tante altre denominazioni, ma che di Cristo, della conoscenza, della verità e del giusto insegnamento c’è ben poco. Gesù non vuole il numero senza valore e senza onore, ma piuttosto Egli vuole gente, uomini, donne, individui, che credono con il cuore a Cristo Risorto e che mettono in pratica i comandamenti, la verità, l’amore e la giustizia.
La Chiesa locale di Roma ebbe sempre un posto importante nella cristianità post-primitiva.
La ragione è che Roma per secoli è stata il cuore dell’impero romano, e la sua importanza non venne meno neanche quando Costantino l’imperatore fece di Costantinopoli la nuova capitale politica dell’impero. La Chiesa di Cristo delle origini rimase pura e fedele, in linea di massima per circa trecento anni dalla sua nascita, al tempo degli apostoli.
Quella fu l’epoca dei martiri della fede a causa delle persecuzioni della Roma pagana. Avvenne poi pian piano che la Chiesa locale di Roma essendo nella Roma pagana, iniziò ad avere più prestigio, potere ed autorità sulle altre, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Con la “conversione” di Costantino il Grande, il cristianesimo iniziava un’era di favoritismi da parte dell’impero romano. I cristiani non venivano più perseguitati ed i luoghi di culto venivano resi liberi; ma nello stesso tempo iniziava un’era buia per il cristianesimo vero.
Costantino nel 313 a Milano promulgò con Licinio: “l’Editto di tolleranza” concedendo libertà di culto ai cristiani. Questo fu il primo passo per l’inizio della creazione di quella Chiesa Pagana di “massa” che è l’odierna Chiesa Cattolica Romana. Ma il fatto più importante si ebbe alcuni decenni dopo la morte di Costantino con: l’“Editto di Tessalonica” emesso da Teodosio (imperatore d’Oriente) con il consenso anche di Graziano (Imperatore d’Occidente) nel 380, in cui si proclamò il cristianesimo religione ufficiale di Stato. Teodosio e Graziano erano gli Imperatori dell’Impero Romano che a quel tempo era diviso in due parti, oriente ed occidente. Ma ecco l’Editto come ci è stato conservato nel codice di Giustiniano, l’Imperatore che promosse la sistemazione del diritto romano nel IV secolo; l’Editto era scritto in latino, ma qui è tradotto in italiano:
“Gli imperatori Graziano Valentiniano e Teodosio al popolo della città di Costantinopoli. Tutte le nazioni governate dalla nostra clemenza rimarranno in quella religione che fu tramandata dall’apostolo Pietro ai romani, e che ora è seguita dal pontefice Damaso e da Pietro vescovo d’Alessandria ed uomo dalla Santità Apostolica, in modo che crediamo, che secondo l’insegnamento Apostolico e la dottrina evangelica, v’è un solo Dio, che sussiste in tre persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, che godono della stessa dignità e quindi costituiscono la Santa Trinità.
Ordiniamo dunque a quelli che osservano questa legge di prendere il nome di Cristiani Cattolici, mentre tutti gli altri, che noi riteniamo stupidi e pazzi, devono essere dichiarati eretici. Essi saranno puniti dall’ira di Dio, ma anche dalla nostra Autorità, guidati come siamo dalla sapienza divina”.
(Nell’Editto si fa accenno al termine “pontefice”. Esso non riguarda ancora il titolo assoluto che in seguito, secoli dopo, verrà dato al vescovo di Roma; in quei tempi antichi i pontefici erano dei vescovi con particolari incarichi di posizione. Secoli dopo il titolo di “Pontifex Maximus” fu assunto dal vescovo di Roma che divenne il Pontefice assoluto [il Papa] Capo della Chiesa Cattolica Romana).
Da questo Editto si deduce che la Chiesa locale di Roma era considerata dagli Imperatori come un importante punto di riferimento per la fede cristiana. Anche se nell’Editto è menzionato il vescovo della Chiesa d’Alessandria, è un fatto che la Chiesa locale di Roma acquistò sempre più importanza e la fede, ivi professata, era l’unica ammessa nell’impero.
I pagani cominciavano ad essere perseguitati, e tra il 391 e il 392 i sacrifici pagani furono proibiti e molti templi furono chiusi. Possiamo, dunque, dire che per l’anno 394 il cristianesimo era diventato una vera e propria religione di Stato e che l’impero era stato “cristianizzato” nel senso che essere cristiani non era più soltanto una questione personale in Cristo, ma anche una questione politica. D’altro canto è vero anche che la stessa cristianità fu romanizzata e paganizzata in questo stesso processo, che possiamo definire bilaterale. In tutto questo la Chiesa locale di Roma con il suo vescovo aveva sempre più la preminenza sulle altre chiese. Si arriva poi con Gelasio I, vescovo di Roma (dal 492 al 496), con il suo “Decreto Gelasiano” nel quale si hanno le prime asserzioni chiare ad una supremazia del vescovo di Roma su tutta la Chiesa Cristiana. Da premettere che, prima, i cristiani, per via delle persecuzioni, si riunivano clandestinamente per non essere incarcerati, ma poi, in un primo momento con la conversione di Costantino (con l’“Editto di Tolleranza”), e in seguito con l’“Editto di Tessalonica”, ingenuamente credendo di vedere esplicitamente la liberazione dai loro problemi, essi si adeguarono (anche se non tutti) a queste nuove riforme imperiali “favorevoli” a loro. Ma questi non sapevano a cosa sarebbero andati incontro le loro chiese e comunità cristiane impregnate ancora di vera fede verso Cristo, da lì a poco tempo. Prima di allora, le chiese cristiane, non erano altro che comunioni di veri credenti, che riunitisi clandestinamente in casa di qualcuno o in altro luogo adoravano Dio in verità e con sincera fede. (La Chiesa di Cristo non è un edificio ma è l’adunanza dei veri fedeli riuniti nel nome del Signore: 1Corinzi 16:19; Colossesi 4:15. La Chiesa come corpo mistico di Gesù è costituita da tutti i credenti “rigenerati dallo Spirito Santo” che trascende ogni movimento organizzato, in quanto nessuna struttura esistente sulla terra rappresenta unicamente ed appieno il corpo mistico di Cristo Gesù. Ogni credente veramente rigenerato dallo Spirito Santo è un membro della vera Chiesa di Cristo che non è, ripeto, un edificio bello, fatto di pietre o un movimento, o un organizzazione religiosa ma la comunità universale di soli credenti veramente nati di nuovo). È con la “conversione di Costantino” e con la cristianità che divenne religione di stato (“Editto di Tessalonica”), che via via andando, si hanno sempre più, le prime “spettacolari” costruzioni delle basiliche, delle chiese intese come edifici, ecc..
Sin dalla “conversione” di Costantino, ma soprattutto con “l’Editto di Tessalonica” quando il cristianesimo fu ufficialmente dichiarato religione di Stato, avvenne che moltitudini di pagani furono ammessi e costretti ad entrare nelle chiese cristiane, ma ahimè, col solo battesimo d’acqua senza il ravvedimento e la conversione del cuore. Essi portarono in seno alle chiese cristiane i loro riti pagani, le loro cerimonie, le loro ideologie e la loro predisposizione verso un’iniqua trascendenza del divino attraverso la rappresentazione di immagini, sculture ed idoli e tant’altro ancora, facendo sì che la Chiesa divenisse ben presto romanizzata e paganizzata. Si può dire che Costantino con la sua fasulla conversione (egli pur favorendo la cristianità con il suo Editto si battezzò solo poco prima di morire), diede inizio a quello che poi sarà il potere pagano della Chiesa Romana fino ai giorni nostri. I cristiani clandestini di quel tempo non potevano ben immaginare a cosa tutto ciò avrebbe dato inizio e portato nella storia del cristianesimo; non sapevano che collaborando si sarebbe arrivati alla paganizzazione e romanizzazione di molte chiese che invece prima, seppure in modo clandestino, erano però impregnate di vera dottrina e di sana fede. La vera dottrina cristiana si trova tutta nella Bibbia e soprattutto nei vangeli e nelle lettere degli apostoli. La Chiesa Romana alle vere dottrine vi ha aggiunto quelle false (annullando pure molte sane dottrine bibliche), pratiche pagane, ecc.. Per cui ha assolutamente perso il diritto di denominarsi come religione cristiana. La Chiesa Cattolica Romana, dovrebbe davvero ravvedersi (ma non solo essa) eliminando tutte le dottrine menzognere, la tradizione, i riti e i dogmi di fede pagani contrari alla Parola di Dio o rinunciare a definirsi fede cristiana. La vera Chiesa di Cristo è composta di persone veramente convertite a Gesù (e non solo di individui battezzati in acqua), i cui nomi essendo veri credenti sono scritti nei cieli presso Dio. La Chiesa Romana è invece per la stragrande maggioranza (più del 90%) composta da cristiani battezzati non praticanti, e anche quel 10% circa, praticante, non ha comunque una giusta concezione di Dio, del sacrificio di Cristo per l’espiazione dei peccati e di tanto altro ancora. D’altronde questi vengono battezzati da neonati (pedobattesimo) senza aver scelto Dio e senza aver avuto alcun tipo di ravvedimento e di conversione del cuore (i pochi mesi di vita che hanno quando vengono battezzati non gli danno tali facoltà e possibilità) per cui nella Chiesa Romana (che oggi conta più di un miliardo di membri) troviamo solo il numero, la quantità di “cristiani”, ma non la qualità.
È risaputo che i ladri, gli idolatri, gli indovini, i maghi, gli adulteri, i fornicatori, i perversi d’ogni genere, i lussuriosi, i truffatori, i mafiosi e quant’altro ancora, fanno abbondantemente parte del famoso numero dei cattolici nel mondo e sono quelli che fanno numero nelle Chiese Cattoliche Romane. Dio non può volere ciò, non può desiderare una Chiesa Pagana piena di pagani non convertiti che facciano solo numero.
Egli vuole la qualità innanzi tutto e non la quantità senza valore. Dopo “l’Editto di Tessalonica” accadde che, invece di essere i cristiani ad essere perseguitati, ora, lo erano i pagani e venivano incarcerati e puniti, soprattutto se visti coinvolti con i sacrifici pagani. I non cristiani, di quel tempo, trovarono vantaggioso, utile e necessario conformarsi all’ordine dell’Editto imperiale e, quindi, tutto di un colpo, in conseguenza di ciò, nelle chiese cristiane vi furono di gran lunga più pagani non convertiti che veri convertiti.
La Chiesa di Cristo sarebbe dovuta forse diventare grande e maestosa? Avrebbe dovuto raggiungere splendori, unificare religioni e fedi diverse (come buddisti, induisti, musulmani, ecc.) come oggi sta avvenendo pian piano? Convogliare vasti consensi, conquistare potere anche con la forza? (Si studi meglio l’Inquisizione e la storia delle Crociate).
Secondo quanto profetizzato da Gesù, niente di tutto questo: Egli dichiara che la sua Chiesa non sarebbe mai morta (Matt.16:18), ma sarebbe stata però solamente un “piccolo gregge” (Luca 12:32), il quale sarebbe rimasto fedele alla verità. Mi fa dolore vedere con quanta abilità si usa manipolare le Sacre Scritture per conformarle alla tradizione umana, alle ideologie passate e presenti, impregnate di interessi politici ed economici ed influenzati da fattori storico-culturali.
Quando si fa dire alla Bibbia quello che non dice, quando si insegna ciò che non è vero, si produce una realtà senza effetto e senza frutti. E questa è una innegabile realtà nella Chiesa Cattolica Romana.
Matt. 7:21-23: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: <Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti? > Allora dichiarerò loro: < Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori! >”. Matt. 7:24-27; Luca 6:46-49; Luca 13:23-30.
Un’altra causa, oltre a quella dovuta al fatto di statalizzare la cristianità come religione ufficiale dell’impero romano, che determinò il paganesimo nel seno del cristianesimo fu ancora prima di tutto ciò lo “gnosticismo”. Con questo termine si identifica l’insieme dei sistemi e delle ideologie che raggiungono la loro massima espansione fra il II e il III secolo d.C., che si intersecano ed oppongono alle dottrine autentiche della comunità cristiana primitiva. Le dottrine dello gnosticismo sono un insieme di ideologie che dalle primitive origini della Chiesa antica e fino al IV secolo, pur essendo prive di vera unità fra loro tendevano tutte a dare un’interpretazione del messaggio cristiano in armonia con le correnti della religiosità e della cultura ellenistico-romana di quel periodo, in cui confluivano elementi di derivazione orientali, neoplatonica e neopitagorica. Furono energicamente combattute dalla comunità cristiana ortodossa antica, ma non mancarono, però, in seguito e anche da subito, di esercitare un notevole influsso nell’interpretazione del messaggio cristiano. In questo lo gnosticismo può essere visto come un chiaro fenomeno di deviazione dal cristianesimo antico autentico, con ricezione di influenze della mitologia pagana, (soprattutto riguardo alle venerazioni di angeli e di essere superiori) sia anteriori allo stesso processo di gnosi che contemporanei a tale processo.
Si verificò così, in un tempo relativamente breve, un processo di “sincretismo,” ovvero una fusione fra uno strato pagano (con elementi e fonti soprattutto ellenistiche), e il cristianesimo antico, nel tempo, in parte gnosticizzato. Si ha così il sincretismo cristiano storico, antico, cattolico, che spiega almeno in parte la tendenza a sistemare, nella religione cristiana di “massa”, filosofie ed elementi provenienti dai più vari ambiti.
In altre parole, potremmo dire che il “sincretismo cristiano” fu la fusione storica tra il cristianesimo post-primitivo gradualmente gnosticizzato e le tendenze e gli elementi religiosi pagani. Per essere più chiari, il sincretismo cristiano fu la fusione cronica e definitiva tra un cristianesimo di “massa” posseduto da un processo già in atto di gnosi (che lo aveva in qualche modo preparato all’accettazione di elementi pagani puri o quasi), ed elementi e tendenze religiose pagane.
Questo è il processo di sincretismo storico cristiano cattolico.
Lo gnosticismo è un fenomeno di deviazione dal cristianesimo autentico, con ricezione d’influenze pagane, sovrapposte al messaggio cristiano e alla sua retta elaborazione dogmatica.
Anche il giudaismo nella storia biblica aveva vissuto un processo di “gnosi” e di “sincretismo”. Dai tempi di Mosè, Giosuè, ecc., fino ai tempi di Gesù, la religione giudaica aveva subito mano a mano nel corso della sua storia un percorso parallelo di gnosticismo; in pratica, era stata influenzata da vari ideologie pagane e si era allontanata spesso e per alcune parti definitivamente dalla vera legge e dalla volontà Santa di Dio. Basta leggere il N.T. per vedere come Gesù condanni svariate volte i farisei e gli scribi ed in generale il giudaismo del suo tempo, ormai pieno di tradizioni e di rivelazioni non divine. Il “sincretismo giudaico” si sviluppò, a differenza del “sincretismo cristiano” (che avvenne un unica volta, in un sol colpo), svariate volte nella storia d’Israele ed ebbe ogni volta delle sfaccettature similari, maturando nel suo ripetersi con processi graduali o istantanei. Esso si ebbe, di volta in volta, dalla fusione delle ideologie e delle fonti pagane babilonesi, persiane, ellenistiche e romane con la religione giudaica che subiva parallelamente un processo lento e frammezzato nel tempo di gnosi da parte di elementi e tendenze religiose pagane. Tutto ciò diede vita spesso, nella storia di Israele, ad un giudaismo non biblico e, definitivamente, ad una religione piena di tradizioni e ideologie, alcune delle quali, non scritturali e non divine. Come avvenne per i giudei, così è avvenuto per il cristianesimo di “massa”, che è stato gnosticizzato inizialmente ed infine ha subito un sincretismo, ovvero una fusione catastrofica, cha ha dato vita ad un cristianesimo pagano, estraneo al messaggio delle Sacre Scritture e opposto alla volontà di Dio.
La verità di Dio si trova soltanto nella Bibbia; molte confessioni religiose fanno professione di ispirarsi a questo libro, ma nei fatti lo adoperano solo come paravento, infatti, le loro dottrine sono in contrapposizione con l’insegnamento di Cristo, che è scolpito nelle pagine delle Sacre Scritture.
Se vi diranno, come hanno sempre fatto, che la Bibbia la possono capire solo i “dotti ecclesiastici”, sappiate che è una grave menzogna; è vero il contrario, i semplici e gli umili sono graditi a Dio più di ogni altro.
Appropriatevi della Parola di Dio per camminare secondo i suoi divini insegnamenti.
Bisogna seguire Dio secondo i suoi comandamenti. Gesù disse: “insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate..” Matt.28:20; “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti” Giov.14:15; (leggere anche Daniele 9:4-5).
Nessuno ha mai perseguitato i credenti come la Chiesa Romana. Nel 1179 per deliberazione del terzo Concilio Lateranense, si decise di sterminare gli “eretici” (soprattutto Albigesi e Valdesi).
Così dal XIII al XV secolo si compì un grande sforzo per eliminarli tutti. Gli Albigesi, i Valdesi, i Bagamili, i Patarini, i Pauliciani, i Bulgari, gli Hussiti, ecc., sono stati massacrati e bruciati nel nome di Gesù Cristo. Questi gruppi religiosi sono racchiusi generalmente nel nome di “catari” dal greco che significa “puri”. L’Inquisizione fu istituita in modo più drastico nel IV Concilio Lateranense da Papa Innocenzo III per combattere con più determinazione queste “sette cristiane”.
Ad esempio, in una sola Chiesa di Bèziers, nella quale il popolo si era rifugiato, si contarono 7000 cadaveri durante la guerra Santa (Crociata Santa) dichiarata contro gli Albigesi sempre da Innocenzo III. Da allora il sangue corse a fiumi: in Spagna (dove l’Inquisizione durò circa 600 anni), in Italia, nei Paesi Bassi, ecc.. La Bibbia era interdetta e bastava possederne una in casa per essere mandato alla galera, alla prigione a vita o al supplizio.
Le torture che venivano inflitte erano di un sadismo raffinato. La Roma papale di quell’epoca sorpassò di molto in crudeltà la Roma pagana, ed anche in responsabilità, perché aveva “conoscenza” dell’amore divino e, in più, agiva nel nome di Cristo Gesù. In sostanza, in tutto questo si trova un fatto innegabile: le persecuzioni sono non solo nelle pagine di storia della Chiesa Romana ma anche nei suoi dogmi. Il dovere di far morire gli eretici figura nei decreti infallibili ed irrevocabili dei Concili generali III e IV Lateranensi.
(Tali Concili secondo i teologi cattolici di ogni tempo, erano e sono ritenuti ispirati dallo Spirito Santo e quindi ritenuti infallibili).
Se tali direttive persecutorie sono state ispirate da Dio (e ciò che Dio dà come ispirazione è infallibile ed immutabile nell’essenza), come mai oggi si affronta la questione degli “eretici” con uno spirito diverso? Non è forse perché a decidere quegli atti conciliari (e non solo quelli) è stata la mente dell’uomo e non la volontà di Dio? Altrimenti si agirebbe con crudeltà e decisione in tali questioni, anche oggi, se come è vero che si crede da parte cattolica che era volontà di Dio uccidere un individuo, che leggendo la Bibbia ed istruito da essa adorasse Dio in modo diverso da come veniva insegnato dalla Chiesa Romana.
Voglio dire in pratica, che Dio dovrebbe pensarla nello stesso modo anche oggi (Gesù condanna la violenza e non forza nessuno ad accettare la sua via).
Come non pensare a queste parole di Gesù: “...l’ora viene che chiunque vi ucciderà, crederà di rendere un culto a Dio!..” Giov 16:2-3.
Il cardinale Lèpicier, professore di teologia sacra del collegio della propaganda a Roma, scriveva nel 1908: “Chiunque fa pubblicamente professione di eresia o cerchi di pervertire gli altri sia con parole, sia col suo esempio, non solo può, assolutamente parlando, essere scomunicato, ma può essere giustamente ucciso...così può essere una buona azione privare dell’uso di una vita nociva un uomo eretico, detrattore della verità e nemico della salvezza degli altri uomini...Di più non si può negare che la Chiesa, parlando in senso assoluto, non abbia il diritto di colpire di morte gli eretici, anche se essi sono venuti a resipiscenza (cioè si sono ravveduti)”; (De stabilitàte et progressu dogmatis). Questo libro ha avuto l’approvazione veemente del Papa Pio X nel 1910.
Questo ci fa comunque capire come lo spirito persecutorio e inquisizionale sia durato fino a pochi decenni fa e non solo fino alla fine del Medioevo. Del resto i romani cattolici (parlo del clero) sono in una trappola mortale ritenendo i Concili, i Papi, i dogmi e le decisioni conciliari e papali, infallibili ed inspirati dallo Spirito Santo; non possono, in pratica, in senso assoluto, ritrattare quanto deciso nel seno della Chiesa stessa nei contesti conciliari e papali nel corso della sua storia. Tuttavia, abilmente affrontano le varie questioni porgendole in una luce diversa venendosi a trovare in un epoca moderna, in una generazione, piena di cultura e senza dubbio meno facile da rendere schiava. Quindi usano le stesse decisioni conciliari, però con un metodo e sotto una luce diversa; ma non è negabile il fatto che lo spirito della Chiesa di Roma di oggi trascende la storia secolare buia e piena di errori spirituali e dottrinali.
(I crociati molte volte massacravano gli ebrei, l’antico popolo di Dio, dovunque li incontravano, e i “Santi inquisitori” promulgarono numerosi decreti contro di essi, senza risparmiare loro espulsioni da vari stati, persecuzioni e pene di morte).
Ovvero, anche se la Chiesa Romana di oggi, usa la tolleranza ed il pacifismo e manifesta qualche cambiamento nel modo di porsi nel e con il mondo (cambiamento dovuto probabilmente ad eventi storico-politici andati a sfavore di essa quasi completamente e soprattutto a causa del fatto del dover affrontare una civiltà in un mondo diverso dal passato), i suoi dogmi, le sue dottrine e le sue decisioni conciliari, rimangono non solo nella storia di essa ma anche nel suo fantomatico canone infallibile, perché tutto quello che Dio ha deciso nei suoi vari Concili, sempre secondo i teologi cattolici non può essere annullato o contraddetto da nessuno in ogni tempo.
Roberto Bellarmino canonizzato Santo nel 1930, uno dei più quotati dottori della Chiesa Cattolica (1542-1621), rettore del collegio romano (1592), cardinale (1599), arcivescovo di Capua (1602) dichiarò: “Tutte le disposizioni di Roma contro le eresie, tutti i suoi precetti di persecuzioni continuano ad essere immutati nei suoi canoni; nulla ne è stato abrogato” e ancora “se li mettete in prigione (gli eretici) o li mandate in esilio con le loro parole essi corrompono quelli che sono loro vicino, e con i loro libri quelli che sono lontani. Perciò il solo rimedio e quello di mandarli prestamente nel loro luogo (ovvero, l’inferno con la morte)”.
Di dichiarazioni simili e di peggiori c’è ne sono a migliaia nella storia della Chiesa Cattolica. La Chiesa Romana continua a venerare come “santi” e “beati”, tanti uomini come questo persecutore, insegnando al popolo a credere in intercessioni da parte di questi, quando invece molto probabilmente uomini di tal genere sono i primi a soffrire le pene del giudizio di Dio; altro che “santi”, in paradiso, pronti ad intercedere! La Chiesa Romana è una gigantesca macchina di menzogna stracolma di errori passati e presenti (quelli presenti più raffinati di quelli del passato); essa verrà giudicata tremendamente da Dio quando la sua pazienza finirà.
Fin dalla nascita della Chiesa Cattolica sono stati introdotti, insegnati e proclamati come dogmi e dottrine tante cose che non hanno nulla a che vedere con il cristianesimo autentico.
I credenti della Chiesa primitiva autentica non conoscevano né i ceri, né l’incenso, né l’acqua santa, ecc..
Si può dire la stessa cosa per quanto riguarda la beatificazione e la canonizzazione dei defunti e la loro venerazione.
Non c’era il sacrificio quotidiano della messa, né l’invocazione della “Madre di Dio”, né tanto meno i monasteri, né i suffragi per i morti.
La Chiesa Cattolica insegna che la Sacra Scrittura e la tradizione devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di rispetto. Questa affermazione riflette ciò che era stato dichiarato dal Concilio di Trento, l’otto aprile del 1546, e cioè, che la rivelazione divina è contenuta in libri scritti (la Sacra Scrittura) e nelle tradizioni non scritte, nel senso di tradizioni che si trovano al di fuori della Sacra Scrittura. Si ritiene che tali tradizioni contengano gli insegnamenti orali di Gesù, trasmessi agli apostoli e non riportati nel N.T.. Tali insegnamenti orali, sempre secondo la teoria iniqua cattolica, furono poi in vario modo messi per iscritto e si trovano, ancora oggi, nei cosiddetti scritti dei “Padri della Chiesa”, cioè gli scrittori cristiani dei primi quattro secoli d.C.. Di particolare importanza sono considerati gli scritti dei “Padri apostolici”, cioè degli scrittori cristiani della prima metà del II sec.d.C.
Ma il fatto è che, su numerosissimi punti, le dottrine della Chiesa Romana sono molto diverse sia da quanto è detto dalle Sacre Scritture, sia da quanto deduciamo proprio dai “Padri della Chiesa” e dai “Padri Apostolici”.
Inoltre, si notano alcune divergenze dottrinali tra la testimonianza del N.T. e le affermazioni degli stessi “Padri della Chiesa” e i “Padri Apostolici” quanto più ci allontaniamo dall’epoca apostolica, cioè dal I secolo.
Ora, se come dicono i documenti cattolici, le due fonti: la Sacra Scrittura e la tradizione scaturiscono da un’unica fonte, non vi dovrebbero esserci tali differenze, ma esse pur vi sono, e sono tante. Ma grazie a Dio, gli apostoli ci hanno lasciato le Sacre Scritture del N.T. che oltre a quelle dell’A.T., noi consideriamo Scrittura Sacra e unica fonte autentica delle dottrine che stanno alla base della fede cristiana.
In ogni caso se vi fosse un’autentica tradizione, al di fuori della Sacra Scrittura, tale tradizione non potrebbe mai essere in contrasto con le Scritture ispirate, dato che la rivelazione di Dio è una sola e senza contraddizioni.
Il sacrificio espiatorio di Cristo ha dato vita ad un nuovo patto suggellato con il suo stesso sangue sul legno della croce. I sacrifici di animali con i relativi cerimoniali, gli ordinamenti che regolavano il culto, che salvaguardavano i diritti dell’uomo, le feste, ecc., legati alla legge erano, infatti, “l’ombra dei beni futuri” (Colossesi 2:16-17) inoltre, Israele non ha rispettato il patto antico e per tale motivo questo è stato sostituito con un altro fondato su migliori promesse: Ebrei 8:6-13 “Ora però egli ha ottenuto un ministero tanto superiore quanto migliore è il patto fondato su migliori promesse, del quale egli è mediatore. Perché se quel primo patto fosse stato senza difetto, non vi sarebbe stato bisogno di sostituirlo con un secondo. Infatti Dio, biasimando il popolo, dice: <Ecco i giorni vengono, dice il Signore, che io concluderò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda, un patto nuovo : ....perché essi non hanno perseverato nel mio patto....> Dicendo: <Un nuovo patto>, egli ha dichiarato antico il primo. Ora quel che diventa antico e invecchia è prossimo a scomparire”.
Ebrei 10:9-10: “..Così, egli abolisce il primo per stabilire il secondo. In virtù di questa <volontà> noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre”.
Ebrei 9:9-10: “....I doni e i sacrifici offerti secondo quel sistema non possono, quanto alla coscienza, rendere perfetto colui che offre il culto, perché si tratta solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, insomma, di regole carnali imposte fino al tempo di una loro riforma”.
Con il nuovo patto vi è l’abrogazione delle ordinanze sacrificali, cerimoniali e quant’altro (non del decalogo però). Il sacerdozio levitico, i sacrifici, le cerimonie, le feste, ecc., ordinate dalla legge, prefiguravano Cristo Sommo Sacerdote e il suo sacrificio espiatorio.
Queste cose compiute e racchiuse nel sacrificio di Gesù offertosi una volta per sempre, ormai non sono più necessarie, anzi sono inutili benché sussiste il loro valore simbolico. L’autore dell’epistola agli ebrei afferma la superiorità del cristianesimo su ogni rivelazione anteriore ad essa, poiché Gesù le supera in modo infinito.
Il capitolo 7 di Ebrei, versi 11-28 (sarebbe meglio leggere l’intero capitolo) sottolinea la superiorità del sacerdozio di Cristo di cui è tipo Melchisedec, sul sacerdozio levitico, l’annullamento di quest’ultimo e del suo cerimoniale e la completa sufficienza del sacerdozio di Cristo: “Se dunque la perfezione fosse stata possibile per mezzo del sacerdozio levitico (perché su quello è basata la legge data al popolo), che bisogno c’era ancora che sorgesse un altro sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec e non scelto secondo l’ordine di Aaronne? Poiché, cambiato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un cambiamento di legge....Così qui vi è l’abrogazione del comandamento precedente a motivo della sua debolezza e inutilità (infatti la legge non ha portato nulla alla perfezione); ma vi è altresì l’introduzione di una migliore speranza, mediante la quale ci accostiamo a Dio......Quelli sono stati fatti sacerdoti senza giuramento, ma egli lo è con giuramento........ Ne consegue che Gesù è divenuto garante di un patto migliore del primo. Inoltre, quelli sono stati fatti sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare; egli invece, poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette. Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro. Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli;.....La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento fatto dopo la legge, costituisce il Figlio, che è stato reso perfetto in eterno”.
D’altro canto Cristo solo è stato fatto sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec, ottenendo un sacerdozio che non si trasmette (Ebrei 7:21-24), di conseguenza non ha Vicari sulla terra.
Efesini 1:22: “Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa”. Egli opera dal suo trono celeste, ed esercita Egli stesso eternamente il suo sacerdozio per mezzo dello Spirito Santo e può salvare chiunque si affidi per fede al suo nome.
Ebrei 7:24-25: “...può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro”. È in abominio a Dio cercare altri intercessori nei santi cattolici, nella Madonna o negli angeli poiché oltre a quanto la Bibbia proibisce riguardo all’invocazione delle anime dei defunti (santi o non), al venerali, ecc., Cristo è il nostro unico mediatore fra Dio e l’uomo in modo completamente sufficiente (1Timoteo 2:5-6; Atti 4:12).
Nell’A.T. la religione giudaica si presentava in quest’ordine:
1) Aaronne (poi nel tempo i suoi successori) il sommo sacerdote, il quale era l’unico che poteva accedere, e una sola volta all’anno, nel luogo santissimo il giorno delle espiazioni.
2) I sacerdoti ed i leviti, incaricati del servizio del santuario, esercitavano le loro funzioni non oltre il luogo santo.
3) Il popolo ammesso a presentare le sue offerte nel cortile, davanti all’altare degli olocausti.
Sotto la legge mosaica dell’antico patto, Israele era composto da una casta sacerdotale levitica e dal popolo di Dio. Nel N.T., Cristo è il Sommo Sacerdote unico e perfetto (Ebrei 7:11-28); il sacerdozio, inteso come una casta a parte e comprendente i paramenti sacerdotali e quant’altro, è annullato; i credenti fanno tutti parte del sacerdozio regale, essendo divenuti re e sacerdoti con Gesù che li ha introdotti fin nel luogo santissimo (prima inaccessibile al popolo e ai sacerdoti, ma solo accessibile al Sommo Sacerdote, una volta all’anno), presso il quale, il velo o la cortina che lo separava dal luogo santo e dal popolo è stato tolto definitivamente.
Ap.1:6: “che ha fatto di noi un regno e dei sacerdoti del Dio e Padre suo...”.
Ap.5:10: “e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra”.
Ebrei 10:19-22: “Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio.....”.
1Pietro 2:5-9: “anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali....Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa ”.
La comunità dei credenti, si accalca davanti alla croce del sacrificio espiatorio, dinanzi a Gesù, e ha pieno titolo di arrivare alla promessa del nuovo patto senza intercessori umani, potendo arrivare in modo personale e diretto a Dio tramite Gesù Cristo.
Così, pur ammettendo i doni spirituali e i ministeri particolari nell’ambito della Chiesa di Cristo, il nuovo patto non conosce più assolutamente clero (ovvero una casta separata di sacerdoti intermediari), giacché la vera Chiesa di Dio universale è un regno di sacerdoti sottomessi all’unico Sommo Sacerdote, l’Eterno Gesù, mediatore di un nuovo patto.
Ebrei 9:11,12,15: “Ma venuto Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri...è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna...Per questo egli è mediatore di un nuovo patto...”.
Per capire meglio cos’era il luogo santissimo, parleremo in sintesi del tabernacolo, quest’ultimo era il santuario trasportabile, la “dimora” di Dio in mezzo al suo popolo d’Israele.
Esso era composto di tre parti:
Il cortile, dove tutti gli israeliti potevano entrare, il luogo santo riservato ai sacerdoti, e il luogo santissimo, dove solo il sommo sacerdote poteva entrare, e lo faceva una volta l’anno. In quest’ultimo luogo c’era l’arca dell’alleanza che era una cassa di legno d’acacia ricoperta d’oro, la quale conteneva le due tavole della legge. Nel tabernacolo erano riprodotte l’immagine e l’ombra del Santuario Celeste. Mosè lo costruì secondo il modello indicatogli da Dio sulla montagna in modo conforme e preciso; ogni particolare aveva la sua importanza ed il suo significato spirituale. L’epistola agli ebrei conferma che il Santuario fatto da mani d’uomo lo è stato come “imitazione del vero Santuario” stabilito dal Signore nel cielo (Ebrei 8:2,4-5; c.9:11,23-24). Il cerimoniale, il culto, i sacrifici, il sacerdozio d’Aaronne sono tipi e profezie della Persona, del sacrificio e del sacerdozio di Cristo, nostro Sommo Sacerdote. Questi tipi e queste ordinanze erano solo temporanee: abiti, utensili, divisioni del santuario, velo, sacrifici, abluzioni, ecc., tutto ciò ha fatto posto al culto reso in spirito e verità; giacché la venuta di Gesù Cristo ha compiuto tutto (Giov.19:30; Giov. 4:23-24; Ebrei 8:5; Ebrei 9:1-10). Voler trasportare tali cose nel culto cristiano, come fanno la Chiesa Romana e i suoi simili, significa confondere le alleanze e ritornare all’Antico Testamento.
Di conseguenza, quanto fa la Chiesa Cattolica Romana dividendo il popolo dei credenti da una casta sacerdotale (il clero), non è secondo lo Spirito del Cristo e del nuovo patto. Ogni credente oggi ha accesso al “luogo santissimo”, a Dio, perché la cortina o il velo che lo divideva dal popolo è stato tolto dal sacrificio espiatorio di Cristo, compiuto sul legno della croce. Ogni credente ha pieno titolo di accedere attraverso il Sommo Sacerdote Eterno Cristo Gesù al “luogo santissimo” che ora risulta aperto a chiunque voglia accedervi (mentre nell’antico patto solo il sommo sacerdote poteva entrarvi e solo una volta l’anno), senza l’intermediazione di qualsiasi tipo di casta sacerdotale, la qual cosa è, nell’ambito cristiano, (del nuovo patto) superata, inutile e opposta al volere di Dio.
Il caso del clero cattolico (e di quello di altre religioni dette cristiane) risulta oltre a quanto detto finora, in completo abominio a Dio per come è conformato, e offende la figura di Cristo e la sua opera, in quanto, al contrario di quello che avviene e si crede in ambito cattolico riguardo al clero, Egli (Gesù) ha aperto ogni passaggio, e senza intermediari umani, a chiunque voglia accedere in fede al Padre, attraverso il suo Nome Santo.
Nella Chiesa universale e santa di Cristo non esiste un laicato, un clero, ma uomini santi con doni spirituali e ministeri diversi. Così facendo la Chiesa Cattolica inavvertitamente o quasi, si rende colpevole della mancata istruzione ed unione nell’ambito della Chiesa stessa che risulta divisa in due categorie separate.
I laici si sentono inconsciamente più liberi nei riguardi della fede e di Dio, portati a questo, dalla loro mancata istruzione a credere che solo il clero debba attenersi a un’opera di fede più viva e regolare. Dio vuole una Chiesa istruita dalla sua Parola ed unita in tutto e per tutto, senza alcuna divisione. Quanto fa la Chiesa Cattolica (sotto numerosissimi aspetti) dimostra che essa non è sottomessa alla Parola di Dio e quindi ne è fuori; su di essa pesa la fortissima responsabilità secolare di aver condizionato moltissime vite umane ad una vita cristiana estranea alla volontà di Dio. I suoi dignitari ecclesiastici di ogni tempo si sono resi colpevoli dinnanzi a Dio di aver “chiuso la porta del cielo” a molti, quando invece il Cristo l’ha aperta a tutti. L’insegnamento della Chiesa Romana ha chiuso e chiude ancora, tutt’oggi, l’accesso per la salvezza a molti che probabilmente se fossero venuti o se venissero a conoscenza della Parola di Dio e del suo vero messaggio potrebbero davvero convertirsi (come del resto avviene per molti ex cattolici). I suoi vani insegnamenti allontanano da Dio l’uomo, anziché avvicinarlo a Lui.
L’abbandono della semplicità evangelica, dalla Chiesa delle origini, è stato lento e progressivo.
Il colpo più duro è stato inflitto con l’entrata in massa dei pagani, con i loro costumi e tradizioni nel IV sec. d.C., con l’Editto di Tessalonica. La Sacra Scrittura è proceduta da Dio dal quale solo riceve la sua autorità e non dagli uomini. Essa contiene la verità e la volontà di Dio. Non è lecito agli uomini e neppure agli angeli di aggiungere, diminuire o cambiare alcunché (Galati 1:6-9). Ne risulta che né l’antichità, né le abitudini, né la moltitudine, né la sapienza umana, né i giudizi, né le deliberazioni, né gli editti, né i decreti, né i Concili, né le visioni, né i miracoli devono essere contrapposti a quanto dice la Sacra Scrittura, ma, al contrario, ogni cosa deve essere esaminata, regolata, e riformata in accordo con essa.
La vera religione si trova nella Sacra Bibbia, perché quello è il libro divino che contiene l’insegnamento vero di Cristo e degli apostoli per la Chiesa.
Leggendo la Bibbia e specialmente il N.T. ci si accorge non solo come non vi siano le dottrine cattoliche romane, ma come quest’ultime vengano, invece, severamente proibite e condannate da Dio. Cristo Gesù è l’unico Salvatore e mediatore fra Dio e gli uomini, l’unico che possa presso il Padre Celeste rimetterci i nostri peccati e farci apparire santi e giusti. Sembra ragionevole concludere che il messaggio biblico è concentrato su Gesù Cristo e non sulla Chiesa, nello Spirito Santo e non nella gerarchia ecclesiastica, sull’amore misericordioso di Dio e non sul merito di eventuali opere buone del credente.
Chiedo ai teologi cattolici: potete provare che Gesù Cristo abbia fondato la Chiesa Cattolica Romana anziché la sua Chiesa? Matt. 16:18.
Che le dottrine e le pratiche della Chiesa Romana siano le stesse di quelle della Chiesa primitiva? Galati 1:6-9.
Che non vi sia salvezza fuori dalla Chiesa Romana? Giov. 6:40.
Che alla Chiesa di Cristo, possono appartenere uomini e donne non convertiti, ma solo battezzati in acqua (come adulteri, assassini, ladri, bestemmiatori, idolatri, lussuriosi, perversi, truffatori, fornicatori, ecc.)? Galati 5:19-21; Efesini 5:5; Ap 22:15.
La Chiesa di Cristo è composta esclusivamente dei suoi discepoli rinati di nuovo, rigenerati dallo Spirito Santo e impegnati nel continuare a trasmettere la sua opera redentrice nel mondo attraverso il messaggio dell’evangelo; essi sono portatori di testimonianza cristiana vera e del nome di Cristo Gesù come Salvatore.
I pagani entrarono in massa nella Chiesa post-primitiva, con Costantino prima, ma in modo più radicale poi, con Graziano e Teodosio con l’Editto di Tessalonica; essi (i pagani), senza la conversione del cuore e col solo battesimo in acqua, assieme al processo di “Gnosi” e del “Sincretismo”, furono gli agenti e gli elementi della catastrofe drammatica e della rovina e paganizzazione della Chiesa cristiana di “massa”. Essi portarono nelle comunità cristiane, legate ancora in qualche modo alla purezza del vangelo, le loro cerimonie, i loro riti e costumi pagani, pur essendo battezzati cristiani, però, difatti, solo con il nome e non nei fatti. Cosicché la Chiesa fu presto romanizzata e paganizzata. La vera Chiesa di Cristo è composta da credenti veramente convertiti a Gesù, i quali si trovano in diversi raggruppamenti di Chiese (chiaramente escluse quelle che sono fuori dalla verità centrale ed essenziale della Parola di Dio) e i cui nomi sono scritti nei cieli. Le Chiese visibili non sono altro che scuole per educare e preparare i santi per il Regno di Dio.
Potete provare teologi cattolici che Cristo e i suoi apostoli abbiano consigliato ai loro discepoli di ritirarsi dal mondo facendosi monaci o monache? Luca 10:1-12; Matt. 5:13-16; Giov. 17:15.
Che Gesù abbia istituito, oltre agli apostoli testimoni che dovevano predicare il vangelo ed istruire la Chiesa nascente, una gerarchia sacerdotale, ossia una casta speciale e privilegiata separata dal popolo? Matt. 23:5-12; Ap. 1:6; c.5:10; Ebrei 10:19-22; 1 Pietro 2:5-9.
Che gli apostoli abbiano istituito altri ordini diversi da quelli dei vescovi (o pastori, o anziani, o presbiteri), diaconi ed evangelisti? 1 Timoteo 3:1-8; c.5:17. Ad esempio, cardinali, monsignori, Papa, ecc.?
Che i vescovi o presbiteri non possono prendere moglie, e che un prete senza moglie e figli deve essere chiamato “padre”? 1 Timoteo 3:2,4; c. 4:3; Matt. 23:5-12.
Che vescovi e preti cattolici debbano dire messa, confessare la gente e dare l’assoluzione dei peccati? Salmo 51:1; c. 32:5.
Le parole: vescovi, pastori, presbiteri ed anziani sono sinonimi nel N.T. che indicano un ministero da parte di Dio, dato ad alcuni uomini credenti, per guidare al meglio una chiesa locale, predicatori del vangelo e servi del popolo credente, e non sacerdoti, cioè “sacrificatori” all’altare. I giudei e i pagani avevano dei sacerdoti e furono proprio i sacerdoti giudei che complottarono la morte di Gesù. Cristo non ordinò sacerdoti per la sua Chiesa, poiché la Scrittura dice che egli è il Sommo Sacerdote, che vive per sempre, il cui ufficio non è trasmissibile ad altri, e il cui sacrificio sulla croce non ha bisogno di essere ripetuto (in forma mistica sull’altare) con e nella messa (Ebrei 7:21-28; Ebrei 10:11-18).
Molti uomini e donne di religione cattolica, pur avendo conosciuto molti aspetti delle verità riguardo alla Parola di Dio, sono un po’ restii ad abbandonare il loro vecchio culto e le loro tradizioni per motivi sociali, per comodità, per mancanza di una fede completa, per paura e quant’altro. Bisognerebbe far capire loro (ma non solo), Dio permettendo, che anche ai tempi di Gesù, dei suoi apostoli e discepoli, i giudei (gli ebrei), immersi com’erano nella loro religione piena di tradizioni umane e ipocrisia nei riguardi della Parola di Dio, trovarono grossi problemi, inizialmente (per quelli che ebbero la possibilità e la volontà di convertirsi), nell’afferrare il vangelo e poter praticare di conseguenza la verità che venne loro rivelata dagli evangelizzatori, ma molti ebbero il coraggio e la vera fede per accogliere la vera via per il perdono dei peccati e per la salvezza eterna.
Oggi similmente accade la stessa cosa, ovvero: la religione cattolica (e i suoi simili), potrebbe rappresentare benissimo il giudaismo ipocrita del tempo di Gesù (scribi, farisei e sadducei); come allora, anche oggi, in un contesto e circostanze certamente diversi, bisogna avere coraggio, una fede vera e pulita e un cuore sincero per accogliere il vero messaggio della Parola di Dio, detronizzato per la massa, nei secoli e da secoli dalla Chiesa Cattolica Romana e dai suoi simili, trascinati come sono stati, in modo inequivocabile, in un vortice ciclonico di “luce” di Satana.
Capitolo 2
Idolatria, culto dei santi e falsi miracoli
Prima parte
Idolatria, culto dei santi
Caro lettore, per grazia di Dio, ho avuto la pazienza di inserire in questo studio tutti i passi biblici più chiari e interessanti attinenti al discorso dell’idolatria e del culto cattolico dei santi.
Iniziamo con i passi dall’A.T.:
Esodo 20:4-6: “Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti”. (Deut. 5:8-10).
Isaia 2:8: “Il suo paese è pieno d’idoli; si prostra davanti all’opera delle sue mani, davanti a ciò che le sue dita hanno fatto”.
Isaia 2:11: “Lo sguardo altero dell’uomo sarà umiliato, e l’orgoglio di ognuno sarà abbassato; il Signore solo sarà esaltato in quel giorno”.
Isaia 2:20-22: “In quel giorno, gli uomini getteranno ai topi e ai pipistrelli gli idoli d’argento e d’oro che si erano fatti per adorarli; ed entreranno nelle fessure delle rocce e nei crepacci delle rupi per sottrarsi al terrore...Smettete di confidarvi nell’uomo, nelle cui narici non c’è che un soffio; infatti quale importanza gli si potrebbe attribuire?”.
Isaia 10:10-11: “Come la mia mano è giunta a colpire i regni degli idoli dove le immagini erano più numerose che a Gerusalemme e a Samaria, non posso io forse, come ho fatto a Samaria e ai suoi idoli, fare anche a Gerusalemme e alle sue statue?”.
Isaia 44:9-13,19-20: “Quelli che fabbricano immagini scolpite sono tutti vanità; i loro idoli più cari non giovano a nulla; i loro testimoni non vedono, non capiscono nulla, perché essi siano coperti di vergogna. Chi fabbrica un dio o fonde un’immagine che non gli serve a nulla? Ecco tutti quelli che vi lavorano saranno coperti di vergogna e gli artefici stessi non sono che uomini!...Il fabbro lima il ferro, lo mette nel fuoco, forma l’idolo a colpi di martello e lo lavora con braccio vigoroso; soffre perfino la fame e la forza gli vien meno; non beve acqua e si affatica. Il falegname stende la sua corda, disegna l’idolo con la matita, lo lavora con lo scalpello, lo misura con il compasso, ne fa una figura umana, una bella forma d’uomo, perché abiti una casa... Nessuno rientra in sé stesso e ha conoscimento e intelletto per dire: < Ne ho bruciato la metà nel fuoco, sui suoi carboni ho fatto cuocere il pane, vi ho arrostito la carne che ho mangiata; con il resto farei un idolo abominevole? Mi inginocchierei davanti a un pezzo di legno?> Un tal uomo si pasce di cenere, il suo cuore sviato lo inganna al punto che non può liberarsene e dire: <Ciò che stringo nella mia destra non è forse una menzogna?>”.
Isaia 45:16: “Saranno svergognati, sì, tutti quanti delusi; se ne andranno tutti assieme coperti di vergogna i fabbricanti d’idoli”.
Isaia 46:5-8: “A chi mi assomigliereste, a chi mi eguagliereste, a chi mi paragonereste, quasi fossimo pari? Costoro prelevano l’oro dalla loro borsa, pesano l’argento nella bilancia, paganoun orefice perché ne faccia un dio per prostrarglisi davanti, per adorarlo. Se lo caricano sulle spalle, lo trasportano, lo mettono sul suo piedistallo; esso sta in piedi e non si muove dal suo posto; benché uno gridi a lui, esso non risponde né lo salva dalla sua afflizione. Ricordatevi di questo e mostratevi uomini! O trasgressori, rientrate in voi stessi”.
Isaia 42:17: “Ma volgeranno le spalle, coperti d’infamia, quelli che confidano negli idoli scolpiti e dicono alle immagini fuse: <Voi siete i nostri dèi!>”.
Isaia 42:8: “Io sono il SIGNORE; questo è il mio nome; io non darò la mia gloria a un altro, né la lode che mi spetta agli idoli”.
Isaia 30:22: “Considererete come cose contaminate le vostre immagini scolpite, ricoperte d’argento, e le vostre immagini fuse, rivestite d’oro, le getterete via come una cosa impura, <Fuori di qui!> Direte loro”.
Isaia 40:18-22: “A chi vorreste assomigliare Dio? Con quale immagine lo rappresentereste? Un’artista fonde l’idolo, l’orafo lo ricopre d’oro e vi salda delle catenelle d’argento. Colui che la povertà costringe ad offrire poco sceglie un legno che non marcisca, e si procura un abile artigiano per fare un idolo che non vacilli. Ma non lo sapete? Non l’avete sentito? Non vi è stato annunziato fin dal principio? Non avete riflettuto sulla fondazione della terra?...”.
Isaia 2:17-18: “L’alterigia dell’uomo sarà umiliata, e l’orgoglio di ognuno sarà abbassato; il SIGNORE solo sarà esaltato in quel giorno. Gli idoli scompariranno del tutto”.
Isaia 8:19-20: “Se vi si dice:<Consultate quelli che evocano gli spiriti e gli indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano>, rispondete:<Un popolo non deve forse consultare il suo Dio? Si rivolgerà forse ai morti in favore dei vivi? Alla legge! Alla testimonianza!> Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui nessuna aurora!”.
Geremia 1:16: “Pronunzierò i miei giudizi contro di loro, a causa di tutta la loro malvagità, perché mi hanno abbandonato e hanno offerto il loro incenso ad altri dèi, e si sono prostrati davanti all’opera delle loro mani”.
Geremia 2:26-28: “Come il ladro è confuso quand’è colto sul fatto così sono confusi quelli della casa d’Israele: essi, i loro re, i loro capi, i loro sacerdoti e i loro profeti, i quali dicono al legno: <Tu sei mio padre>, e alla pietra: <Tu ci hai dato la vita!>. Poiché essi mi hanno voltato le spalle e non la faccia; ma nel tempo della loro sventura dicono: <Alzati e salvaci!>. Dove sono i tuoi dèi che ti sei fatti? Si alzino, se ti possono salvare nel tempo della tua sventura! Infatti, o Giuda, tu hai tanti dèi quante città”.
Geremia 7:18-19: “<I figli raccolgono legna, i padri accendono il fuoco, le donne impastano la farina per fare delle focacce alla regina del cielo e per fare libazioni ad altri dèi, per offendermi. È proprio me che offendono>, dice il SIGNORE, <non offendono essi loro stessi a loro vergogna?>”.
Geremia 8:19: “Ecco il grido di angoscia della figlia del mio popolo..<..Il suo re non è più in mezzo a lei?>. <Perché hanno provocato la mia ira con le loro immagini scolpite e con vanità straniere?>”.
Geremia 51:17-18: “ogni uomo allora diventa stupido, privo di conoscenza, ogni orafo ha vergogna delle sue immagini scolpite; perché le sue immagini fuse sono menzogna e non c’è soffio vitale in loro. Sono vanità, lavoro d’inganno; nel giorno del castigo, periranno”.
Geremia 10:3-6,8-9,14-16: “<Infatti i costumi dei popoli sono vanità; poiché si taglia un albero nella foresta e le mani dell’operaio lo lavorano con l’ascia; lo si adorna di argento e d’oro, lo si fissa con chiodi e con i martelli perché non si muova. Gli idoli sono come spauracchi in un campo di cocomeri, e non parlano; bisogna portarli, perché non possono camminare. Non li temete! perché non possono fare nessun male, e non è in loro potere di fare del bene>. Non c’è nessuno pari a te, SIGNORE; tu sei grande, e grande in potenza è il tuo nome.....Ma costoro tutti insieme sono stupidi e insensati; non è che una dottrina di vanità; non è altro che legno; ...opera di scultore e di mano d’orefice; sono vestiti di porpora e di scarlatto, sono tutti lavoro d’abili artefici.....ogni uomo allora diventa stupido, privo di conoscenza; ogni orafo ha vergogna delle sue immagini scolpite; perché le sue immagini fuse sono menzogna e non c’è soffio vitale in loro. Sono vanità, lavoro di inganno; nel giorno del castigo periranno...”.
Geremia 3:9-10: “Con il rumore delle sue prostituzioni Israele ha contaminato il paese; ha commesso adulterio con la pietra e con il legno; nonostante tutto questo, la sua perfida sorella non è tornata da me...”.
Geremia 19:13: “Le case di Gerusalemme, e le case dei re di Giuda, saranno come il luogo di Tofet, immonde; tutte quelle case sui cui tetti essi hanno offerto profumi a tutto l’esercito del cielo, e fatto libazioni ad altri dèi”. (Geremia 44:17-26).
Geremia 17:5-8: “Così parla il SIGNORE: <Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si allontana dal SIGNORE! Egli è come una tamerice nel deserto: ...Benedetto l’uomo che confida nel SIGNORE, e la cui fiducia è il SIGNORE!...>”.
Ezechiele 16:17-19: “Prendesti pure i tuoi bei gioielli fatti del mio oro e del mio argento, che io ti avevo dati, te ne facesti delle immagini d’uomo e ad esse ti prostituisti; prendesti le tue vesti ricamate e ne ricopristi quelle immagini...tu li mettesti davanti a loro come un profumo di soave odore. Questo si fece! dice DIO, il Signore”.
Ezechiele 20:32: “Non avverrà affatto quello che vi passa per la mente quando dite: <Noi saremo come le nazioni, come le famiglie degli altri paesi e renderemo un culto al legno e alla pietra!>”.
Deut. 4:25-26: “Quando avrai dei figli e dei figli dei tuoi figli e sarete stati a lungo nel paese, se vi corrompete, se vi fate una scultura che sia immagine di una cosa qualsiasi, se fate ciò che è male agli occhi del SIGNORE, il vostro Dio, e lo irritate, io chiamo oggi come testimoni contro di voi il cielo e la terra, che voi ben presto perirete...”.
Deut. 4:23-24: “Guardatevi dal dimenticare il patto che il SIGNORE, il vostro Dio, ha stabilito con voi e dal farvi una scultura che sia immagine di qualsiasi cosa... il tuo Dio, è un fuoco che divora, un Dio geloso”.
Deut. 4:15-19: “Siccome non vedeste nessuna figura il giorno che il SIGNORE vi parlò in Oreb dal fuoco, badate bene a voi stessi, affinché non vi corrompiate e non vi facciate qualche scultura, la rappresentazione di qualche idolo, la figura di un uomo e di una donna...tu non ti senta attratto a prostrarti davanti a quelle cose e a offrire loro un culto, perché quelle sono le cose che il SIGNORE, il tuo Dio, ha lasciato per tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli”.
Deut. 4:27-31: “Il SIGNORE vi disperderà fra i popoli e solo un piccolo numero di voi sopravviverà in mezzo alle nazioni dove il SIGNORE vi condurrà. Là servirete dèi fatti da mano d’uomo, dèi di legno e di pietra, i quali non vedono, non odono, non mangiano, non annusano. Ma di là cercherai il SIGNORE...negli ultimi tempi, tornerai al SIGNORE...”.
Deut.16:21-22: “Non metterai nessun idolo d’Astarte, fatto di qualsiasi legno, accanto all’altare che costruirai al SIGNORE tuo Dio; e non piazzerai nessuna statua; cosa che il SIGNORE, il tuo Dio odia”.
Deut.7:5: “Invece farete loro così: demolirete i loro altari, spezzerete le loro statue, abbatterete i loro idoli d’Astarte e darete alle fiamme le loro immagini scolpite”.
Deut. 29:24-26: “... perché sono andati a servire altri dèi e si sono prostrati davanti a loro; dèi che essi non avevano conosciuti e che il SIGNORE non aveva assegnati loro. Per questo si è accesa l’ira del SIGNORE contro questo paese ed egli ha fatto venire su di esso tutte le maledizioni scritte in questo libro”.
Deut. 13:4: “Seguirete il SIGNORE, il vostro Dio, lo temerete, osserverete i suoi comandamenti, ubbidirete alla sua voce, lo servirete e vi terrete stretti a lui”.
Deut. 27:15: “<Maledetto l’uomo che si fa un’immagine scolpita o di metallo fuso, cosa abominevole per il SIGNORE, opera di un artigiano e la pone in luogo occulto!> E tutto il popolo risponderà e dirà:<Amen>”.
Lev. 26:1: “Non vi farete e non metterete in piedi né idoli, né sculture, né monumenti. Nel vostro paese non rizzerete pietre scolpite per prostrarvi davanti a loro poiché io sono il SIGNORE vostro Dio”.
Lev. 19:4: “Non vi rivolgete agli idoli, e non vi fate degli dèi di metallo fuso. Io sono il SIGNORE vostro Dio”.
Lev. 20:6: “Se qualche persona si rivolge agli spiriti e agli indovini per prostituirsi andando dietro a loro, io volgerò la mia faccia contro quella persona, e la toglierò via dal mezzo del suo popolo”.
Lev. 19:31: “Non vi rivolgete agli spiriti, né agli indovini; non li consultate, per non contaminarvi a causa loro. Io sono il SIGNORE vostro Dio”.
Salmo 115:3-8: “Il nostro Dio è nei cieli; egli fa tutto ciò che gli piace. I loro idoli sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno naso e non odorano, hanno mani e non toccano, hanno piedi e non camminano, la loro gola non emette alcun suono. Come loro sono quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano!”.
Salmo 135:15-18: “Gl’idoli delle nazioni sono argento e oro, opera di mano d’uomo. Hanno bocca e non parlano; hanno occhi e non vedono; hanno orecchi e non odono e non hanno respiro alcuno nella loro bocca. Siano simili a loro quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano”.
Salmo 146:3-9: “Non confidate nei principi, né in alcun figlio d’uomo, che non può salvare. Il suo fiato se ne va, ed egli ritorna alla sua terra; in quel giorno periscono i suoi progetti. Beato colui che ha per aiuto il Dio di Giacobbe e la cui speranza è nel SIGNORE, suo Dio, che ha fatto il cielo e la terra...”.
Salmo 73:25-26: “Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te. La mia carne e il mio cuore possono venir meno, ma Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte di eredità, in eterno”.
Salmo 97:7: “Son confusi gli adoratori di immagini e quanti si vantano degl’idoli; si prostrano a lui tutti gli dei”.
Abacuc 2:18-20: “A che serve l’immagine scolpita, perché l’artefice la scolpisca? A che serve l’immagine fusa che insegna la menzogna, perché l’artefice confidi nel suo lavoro e fabbrichi idoli muti? Guai a chi dice al legno: < Svegliati!> e alla pietra muta:<Alzati!> Può questa istruire? Ecco, è ricoperta d’oro e d’argento, ma non c’è in lei nessuno spirito. Ma il SIGNORE è nel suo tempio santo; tutta la terra faccia silenzio in sua presenza!”.
Osea 13:2: “Ora continuano a peccare, si fanno con il loro argento delle immagini fuse, idoli di loro invenzione, che sono tutti opera d’artefici...”.
Osea 13:4: “Eppure, io sono il SIGNORE... all’infuori di me non c’è altro salvatore”.
Michea 1:7: “Tutte le sue immagini scolpite saranno infrante, tutte le sue offerte agli idoli saranno arse con il fuoco, io ridurrò tutti i suoi idoli in desolazione, perché sono offerte raccolte come salario di prostituzione...”.
Esodo 20:19-23: “...Voi stessi avete visto che io vi ho parlato dai cieli. Non fatevi altri dèi accanto a me; non vi fate dèi d’argento, né dèi d’oro”.
Esodo 22:20: “Chi offre sacrifici ad altri dèi (oggi sarebbero le preghiere), anziché solo al SIGNORE, sarà sterminato come anatema”.
Giobbe 5:1,8-11: “Chiama pure! C’è forse chi ti risponda? A quale dei santi (angeli) vorrai tu rivolgerti?... Io però vorrei cercare Dio, a Dio vorrei esporre la mia causa; a lui che fa cose grandi, imperscrutabili, meraviglie innumerevoli..”.
1 Re 9:6-9: “Ma se voi o i vostri figli vi allontanate da me, se non osservate i miei comandamenti e le leggi che vi ho posto davanti e andate invece a servire altri dèi e a prostrarvi davanti a loro, io sterminerò Israele dal paese che gli ho dato..<.. si sono attaccati ad altri dèi, si sono prostrati davanti a loro e li hanno serviti; ecco perché il SIGNORE ha fatto venire tutti questi mali su di loro>”.
1 Cronache 10:13-14: “Così morì Saul a causa dell’infedeltà che egli aveva commessa contro il SIGNORE per non aver osservato la parola del SIGNORE, e anche perché aveva interrogato e consultato quelli che evocano gli spiriti mentre non aveva consultato il SIGNORE...”.
Continuiamo adesso con i passi dal N.T.:
Luca 4:8: “Gesù gli rispose: <Sta scritto: Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il tuo culto >”. (Matt. 4:10).
Luca 11:27-28: “Mentr’egli diceva queste cose, dalla folla una donna alzò la voce e gli disse:<Beato il grembo che ti portò e le mammelle che tu poppasti!>. Ma egli disse:<Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!>”.
Luca 16:19-31 (i morti non possono venire sulla terra).
Atti 4:12: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati”.
Atti 10:25-26: “Mentre Pietro entrava, Cornelio, andandogli incontro, si inginocchiò davanti a lui. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: <Alzati, anch’io sono uomo!>”.
Atti 17:29-31: “Essendo dunque discendenza di Dio, non dobbiamo credere che la divinità sia simile a oro, ad argento, o a pietra scolpita dall’arte e dall’immaginazione umana. Dio dunque, passando sopra i tempi dell’ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano...”.
Atti 4:15-19: “...Ma Pietro e Giovanni risposero loro: <Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio”.
Atti 14:9-18 (Volevano offrire un sacrifico e onore con ghirlande a Paolo e a Barnaba ma essi impedirono alla folla di fare ciò).
Giov. 4:23-24: “Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità”.
1 Timoteo 2:5-7: “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore (intercessore) fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti; questa è la testimonianza resa a suo tempo...”.
Colossesi 2:18-19: “Nessuno vi derubi a suo piacere del vostro premio, con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, affidandosi alle proprie visioni, gonfio di vanità nella sua mente carnale, senza attenersi al Capo, da cui tutto il corpo, ben fornito e congiunto insieme mediante le giunture e i legamenti, progredisce nella crescita voluta da Dio”.
Romani 1:21-23: “perché pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si son dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, son diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile...”.
Romani 1:25: “essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen”.
Galati 6:14: “Ma quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo”.
Ap. 19:9-10: “E l’angelo mi disse...Io mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: < Guardati dal farlo. Io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesù: adora Dio! Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia>”.
Ap 22:8-9: “Io, Giovanni, sono quello che ha udito e visto queste cose. E, dopo averle viste e udite, mi prostrai ai piedi dell’angelo che me le aveva mostrate, per adorarlo. Ma egli mi disse: <Guardati dal farlo; io sono un servo come te e come i tuoi fratelli, i profeti, e come quelli che custodiscono le parole di questo libro. Adora Dio!>”.
Ap. 14:7: “Egli diceva con voce forte: <Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l’ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e le fonti delle acque”.
Ap. 19:4-5: “Allora i ventiquattro anziani e le quattro creature viventi si prostrarono, adorarono Dio che siede sul trono, e dissero: <Amen! Alleluia!> Dal trono venne una voce che diceva: <Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servitori, voi che lo temete, piccoli e grandi>”.
1 Timoteo 1:17: “Al Re eterno, immortale, invisibile, all’unico Dio, siano onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen”.
Ap. 4:11: “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono”. (Solo Dio è degno di lode e di gloria, perché Egli solo è il Creatore).
Ap. 5:13: “E tutte le creature che sono nel cielo, sulla terra, sotto la terra e nel mare, e tutte le cose che sono in essi, udii che dicevano: < A colui che siede sul trono, e all’Agnello, siano la lode, l’onore, la gloria e la potenza, nei secoli dei secoli>”.
Ap. 15:4: “Chi non temerà, o Signore, e chi non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei santo; e tutte le nazioni verranno e adoreranno davanti a te, perché i tuoi giudizi sono stati manifestati”.
Romani 8:31-34: “...Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è resuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi”.
Galati 4:8-11: “In quel tempo, è vero, non avendo conoscenza di Dio, avete servito quelli che per natura non sono dèi; ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi di cui volete rendervi schiavi di nuovo? Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni! Io temo di essermi affaticato invano per voi”.
1 Corinzi 10:14: “Perciò miei cari, fuggite l’idolatria”.
Giacomo 2:8-12: “... Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti. Poiché colui che ha detto: <Non commettere adulterio>, ha detto anche:<Non uccidere>. Quindi, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge...”.
Ebrei 12:1-2: “... fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta...”.
1 Giovanni 5:21: “Figlioli, guardatevi dagl’idoli”.
2 Corinzi 6:16: “E che armonia c’è tra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio...”.
2 Corinzi 11:14-15: “Non c’è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere”.
Ebrei 1:14: “Essi non sono forse tutti spiriti al servizio di Dio, mandati a servire in favore di quelli che devono ereditare la salvezza?” (gli angeli sono tutti servitori di Dio come lo siamo anche noi; sono degni di stima e di amore ma la lode e la gloria va solo a Dio).
Ebrei 4:14-16: “Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno”.
Ebrei 7:24-25: “egli invece, poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette. Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro”.
Ebrei 6:20: “dove Gesù è entrato per noi quale precursore, essendo diventato sommo sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec”.
Ebrei 7:11-28 (parla del sacerdozio eterno ed immacolato di Gesù che può con potenza aiutare e salvare chiunque si accosti a Lui).
Ap. 4:8-11; Ap. 5:13-14; Ap. 7:11-12 (l’onore, la lode e la gloria spettano solo a Dio e all’Agnello).
Ap. 9:20-21: “Il resto degli uomini che non furono uccisi da questi flagelli, non si ravvidero dalle opere delle loro mani; non cessarono di adorare i demòni e gli idoli d’oro, d’argento, di rame, di pietra e di legno che non possono né vedere, né udire, né camminare...”.
1 Corinzi 1:11-13: “Infatti, fratelli miei, mi è stato riferito da quelli di casa Cloe che tra di voi ci sono contese. Voglio dire che ciascuno di voi dichiara: <Io sono di Paolo>; <Io d’Apollo>; <Io di Cefa>; <Io di Cristo>. Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete voi state battezzati nel nome di Paolo?”; 1 Corinzi 3:4-8: “Quando uno dice:<Io sono di Paolo>; e un altro: <Io sono d’Apollo>; non siete forse uomini carnali? Che cos’è dunque Apollo? E che cos’è Paolo? Sono servitori, per mezzo dei quali voi avete creduto; e lo sono nel modo che il Signore ha dato a ciascuno di loro. Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere; quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere! Ora, colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica”; 1 Corinzi 3:21-23: “Nessuno dunque si vanti degli uomini, perché tutto vi appartiene. Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, le cose presenti, le cose future, tutto è vostro! E voi siete di Cristo; e Cristo è di Dio”; 1 Corinzi 4:6: “Ora, fratelli, ho applicato queste cose a me stesso e ad Apollo a causa di voi, perché per nostro mezzo impariate a praticare il non oltre quel che è scritto e non vi gonfiate d’orgoglio esaltando l’uno a danno dell’altro”.
1 Corinzi 8:4-6: “...sappiamo che l’idolo non è nulla nel mondo, e che non c’è che un Dio solo. Poiché, sebbene vi siano cosiddetti dèi, sia in cielo che in terra, come infatti ci sono molti dèi e signori, tuttavia per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi viviamo per lui, e un solo Signore, Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale anche noi siamo”.
Al punto 2066 del Catechismo cattolico si legge: “La divisione e la numerazione dei comandamenti hanno subito variazioni nel corso della storia. Questo Catechismo segue la divisione dei comandamenti fissata da sant’Agostino e divenuta tradizionale nella Chiesa Cattolica. È pure quella delle confessioni luterane. I Padri greci hanno fatto una divisione un po’ diversa, che si ritrova nelle Chiese ortodosse e nelle comunità riformate”.
Al punto 2069 si legge: “il Decalogo costituisce un tutto indissociabile. Ogni <parola> rimanda a ciascuna delle altre e a tutte; esse si condizionano reciprocamente. Le due tavole si illuminano a vicenda; formano una unità organica. Trasgredire un comandamento è infrangere tutti gli altri”.
Al punto 2076 si legge: “Con il suo agire e con la sua predicazione, Gesù ha attestato la perennità del Decalogo”.
Al punto 2112 si legge: “Il primo comandamento condanna il politeismo. Esige dall’uomo di non credere in altri dèi che nell’unico Dio, di non venerare altre divinità che l’Unico. La Scrittura costantemente richiama a questo rifiuto degli idoli che sono <argento e oro, opera delle mani dell’uomo>, i quali <hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono...>. Questi idoli vani rendono l’uomo vano: <Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida> (Sal. 115,4-5.8). Dio, al contrario, è il <Dio vivente> (Gs. 3,10), che fa vivere e interviene nella storia”.
Al punto 2113 si legge: “L’idolatria non concerne soltanto i falsi culti del paganesimo. Rimane una costante tentazione della fede. Consiste nel divinizzare ciò che non è Dio. C’è idolatria quando l’uomo onora e riverisce una creatura al posto di Dio...”.
Al punto 2131 si legge: “Fondandosi sul ministero del Verbo incarnato, il settimo Concilio ecumenico, a Nicea (nel 787), ha giustificato, contro gli iconoclasti, il culto delle icone: quelle di Cristo, ma anche quelle della Madre di Dio, degli angeli e di tutti i santi. Incarnandosi, il Figlio di Dio ha inaugurato una nuova <economia> delle immagini”.
La Chiesa Cattolica ha annullato completamente il secondo comandamento del decalogo: Deut. 5:6-21; Esodo 20:1-17.
Perché annullarlo il secondo? Sarebbe lecito allora per chiunque annullarne qualcun’altro? Magari quello del “non rubare” o del “non uccidere”? Direi proprio di no! Ma per la Chiesa Cattolica il secondo comandamento non c’è più. Gesù disse che chi non rispetterà uno solo di questi minimi comandamenti non ne avrà mancato solo uno, ma tutti. La Chiesa Romana riguardo al secondo comandamento fa peggio di quanto faceva la religione giudaica al tempo di Gesù riguardo al quinto comandamento (“onora tuo padre e tua madre”) del quale “semplicemente” ne avevano mutato in parte la sostanza del messaggio (Marco 7:4-13, Matt. 15:1-9). La Chiesa Cattolica non si è limitata a mutare il significato di un comandamento, ma ne ha completamente annullato uno (il secondo). Infatti, nei dieci comandamenti cattolici manca il secondo dei dieci delle Sacre Scritture. Essa (la Chiesa Cattolica) ha sdoppiato il decimo, facendolo diventare due comandamenti anziché uno solo, per recuperare il posto del secondo comandamento tolto. Chissà cosa direbbe Gesù riguardo agli ecclesiastici cattolici, se anziché 2000 anni fa, fosse venuto oggi sulla terra, certamente gli avrebbe trovati più ipocriti dei farisei e degli scribi del suo tempo.
Se uno manca un comandamento, in realtà gli ha mancati tutti: Giacomo 2:8-12.
Colui che ha detto: “non commettere adulterio”, ha anche detto: “non uccidere”, “non prostrarti davanti ad immagini e statue” e così via dicendo (Esodo 20:1-17). Chi non rispetta il secondo comandamento è un trasgressore di tutto il decalogo. I comandamenti divini biblici sono dieci (Deut 4:13), mentre quelli in seno alla Chiesa Cattolica non sono più dieci, ma nove.
A portare ulteriore fermezza al fatto che il comandamento del Signore del non prostrarsi davanti a sculture e immagini sia il secondo in posizione nel decalogo biblico e non parte del primo (come dicono invece i teologi cattolici), e che il decimo non vada diviso in due, c’è qualcosa di importante, anzi due:
1) Alla fine del decimo comandamento è detto: Esodo 20:17 “Non desiderare... né cosa alcuna del tuo prossimo”; Deut. 5:21 “Non desiderare... né cosa alcuna del tuo prossimo”. Con queste ultime parole il comandamento vuol chiudere gli esempi del non desiderare le cose del prossimo, avendone elencate alcune prima; quindi, le ultime parole in sé racchiudono ogni cosa del prossimo che la bramosia dell’uomo può tentare di voler ottenere. Come si può voler dividere questo unico comandamento biblico in due, quando è molto chiaro che nelle sue ultime parole si definisce l’avvertimento divino verso ogni tipo di desiderio e per qualsiasi tipo di cosa del prossimo? Dividerlo in due porta il nono comandamento cattolico ad essere, in parte, ripetitivo del decimo (sempre di quello cattolico) e allo stesso tempo inutile, visto che nell’ultimo riviene definito il concetto di bramosia in modo più completo e ampio.
Ecco elencati i dieci comandamenti cattolici:
1) Non avrai altro Dio fuori di me.
2) Non nominare il nome di Dio invano.
3) Ricordati di santificare le feste.
4) Onora tuo padre e tua madre.
5) Non uccidere.
6) Non commettere atti impuri.
7) Non rubare.
8) Non dire falsa testimonianza.
9) Non desiderare la donna d’altri.
10) Non desiderare la roba d’altri. (La Bibbia dice: “né cosa alcuna del tuo prossimo” e non “ roba d’altri”; questo lo si è fatto, da parte cattolica, per meglio dare supporto alla loro divisione del decimo comandamento biblico e per evidenziare meglio una differenziazione tra il nono e il decimo comandamento cattolico).
Confrontateli con i comandamenti biblici di Esodo 20:1-17 e Deut 5:6-21, e resterete meravigliati dal fatto che l’iniqua Chiesa Cattolica ha tolto e annientato il secondo comandamento.
2)Notate come tra Esodo 20:1-17 e Deut 5:6-21 i comandamenti vengano riportati nello stesso ordine di tempo e di collocazione, con estrema precisione:
Esodo 20:1-17
1°“Non avere altri dèi oltre a me”. 2° “Non farti scultura, né immagine alcuna...”. 3° “Non pronunciare il nome del SIGNORE ...”. 4° “Ricordati del giorno del riposo...”. 5° “Onora tuo padre e tua madre...”. 6° “Non uccidere”. 7° “Non commettere adulterio”.8° “Non rubare”.9° “Non attestare il falso...”. 10° “Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo”.
Deut. 5:6-21
1° “Non avere altri dèi oltre a me”. 2° “Non farti scultura, immagine alcuna...”.3° “Non pronunciare il nome del SIGNORE ...”. 4° “Osserva il giorno del riposo...”.5° “Onora tuo padre e tua madre...”. 6° “Non uccidere”. 7° “Non commettere adulterio”. 8° “Non rubare”. 9° “Non attestare il falso...”.10° “Non desiderare la moglie del tuo prossimo; non bramare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo”.
È interessante e decisivo vedere come in Esodo 20:17, riguardo al decimo comandamento, venga detto prima: “Non desiderare la casa del tuo prossimo;” e solo dopo: “non desiderare la moglie del tuo prossimo”, mentre in Deut. 5:21 avviene il contrario, viene detto prima: “Non desiderare la moglie del tuo prossimo;” e solo dopo: “non bramare la casa del tuo prossimo”. Notare come in Esodo, parlando del decimo comandamento, viene prima elencato il “Non desiderare la casa del tuo prossimo” e poi “non desiderare la moglie del tuo prossimo”, mentre in Deut. viene detto prima “Non desiderare la moglie del tuo prossimo” e solo dopo “ non bramare la casa del tuo prossimo”. Ciò è possibile solo perché tali avvertimenti divini riguardo al cattivo desiderio o alla bramosia sono parte dello stesso comandamento, tanto da poter esserci stata la libertà nel collocarli senza alcun ordine di importanza nei confronti degli altri del comandamento stesso che in definitiva racchiude un unico e solo comando divino che è quello di non desiderare: “ cosa alcuna del tuo prossimo”. È interessante anche notare come in Esodo 20:17 (nella tabella sinistra), l’avvertimento del “non desiderare la moglie del tuo prossimo”, si trovi in mezzo agli altri avvertimenti divini riguardo al cattivo desiderio, a prova assoluta del fatto che si tratta di un unico comandamento e non di due, altrimenti che ci starebbe a fare un comandamento in mezzo ad un altro? La Chiesa Romana crede (per interessi diretti, per soppiantare il vuoto derivante dall’annientamento del secondo comandamento), che il decimo sia in realtà, non uno, ma due comandamenti. Tutto ciò è impossibile per i punti sopra menzionati, e sarebbe inoltre anche strano che, nell’elencare in tutti e due i libri (Esodo e Deuteronomio), i dieci comandamenti del decalogo che sono tutti rivelati, trascritti e collocati nello stesso ordine di tempo, di tema e di posizione, si sarebbe poi invece fatta confusione per gli ultimi due comandamenti. Infatti, in Esodo 20:17 si troverebbe come nono comandamento: “Non desiderare la casa del tuo prossimo”, mentre in Deut. 5:21: “Non desiderare la moglie del tuo prossimo”. Tutto ciò sarebbe strano dopo che si sono elencati tutti gli altri comandamenti nello stesso ordine di tempo e di posizione, mentre qui si sarebbe dovuto fare inspiegabilmente un po’ di confusione. Ovvero, il “Non avere altri dèi...”, “Non farti scultura...”, “Non pronunciare il nome del SIGNORE...”, “Ricordati del giorno del riposo...”, “Onora tuo padre e tua madre...”, “Non uccidere”, “Non commettere adulterio”, “Non rubare”, “Non attestare il falso...” sono tutti comandamenti (come del resto anche l’ultimo: il decimo) che sono stati riportati nello stesso ordine di tempo e di collocazione, sia dal libro di Esodo che dal libro del Deuteronomio. L’ultimo (per i teologi cattolici, gli ultimi due) inizia in Esodo con: “Non desiderare la casa del tuo prossimo”, mentre in Deut. con: “Non desiderare la moglie del tuo prossimo”. Chiederei ai teologi cattolici com’è possibile che, per tutti i comandamenti sopra elencati ci sia stata precisione in entrambi i due libri (gli unici poi che contengono il decalogo per intero nella Bibbia) che li riportano collocati nello stesso ordine di tempo e di posizione, mentre per “gli ultimi due” (secondo i teologi cattolici sono due), no? Ovvero, perché dovrebbe esserci stata confusione da parte di Mosè? La verità è che il “non desiderare la moglie del tuo prossimo”, “non desiderare la casa, l’asino, il campo e cosa alcuna del tuo prossimo” sono lo stesso comandamento; è un po’ ciò che è avvenuto per il comandamento del giorno del riposo (il quarto), fra i due libri, infatti, pur riportando lo stesso ordine di collocamento e di posizione nella serie dei comandamenti divini vi è, a volte, un’annotazione ed un uso di qualche parola differente all’interno di qualche singolo comandamento.
Ma l’ordine di collocazione di tutti i singoli comandamenti è lo stesso voluto da Dio in ogni libro. In Deut. semplicemente l’autore (Mosè) rievocando alcune parti della legge di Dio (in questo caso i comandamenti), circa trentott’anni dopo averle avute sul Monte Sinai annotò ad esempio, nel quarto comandamento, ulteriori parole del Signore a lui stesso rivelate, portando al comandamento stesso un quadro più completo e ampio. (Si veda come in Esodo 20:1 è scritto: “Allora Dio pronunciò tutte queste parole:” in Deut 5:5 invece: “Io stavo allora tra il SIGNORE e voi per riferirvi la parola del SIGNORE, perché voi avevate paura di quel fuoco e non siete saliti sul monte. Egli disse:”. Mosè ripeté la legge di Dio e la raccomandò di nuovo al suo popolo. Per ordine di Dio, Mosè rievoca al popolo di Israele i comandamenti divini. Sono trascorsi circa trentott’anni dal momento in cui la maggior parte dell’antica legislazione è stata data; in Deut. si ripete la legge alla vigilia del possesso di Canaan; la nuova generazione viene convocata al fine di ascoltare la legge della nazione, di comprenderne meglio il significato spirituale per partecipare con piena conoscenza di causa al patto concluso da Dio con i suoi padri, morti nei quarant’anni nel deserto per il loro peccato. Invece del Signore che parla con Mosè [dopo che il popolo, avendo ascoltato il decalogo direttamente dalla voce di Dio, chiede per timore: Esodo 20:1-2,18-26 di ascoltare ogni cosa solo per bocca di Mosè] abbiamo qui Mosè che dietro l’ordine di Dio parla al popolo: Deut 1:1-4; c.5:1-5 con l’intento di istruirlo spiritualmente prima del suo possesso delle terre di Canaan). Ciò non ci deve meravigliare più di tanto; Gesù stesso, gli apostoli e tanti scrittori ispirati nel parlare dei comandamenti di Dio vi aggiunsero ulteriori precisazioni spirituali e non solo, non perché questi (i comandamenti) mancassero di una certa precisione in loro, ma era stata volontà di Dio, come vediamo molto bene nel Pentateuco, col decalogo, racchiudere la sostanza perenne del messaggio della sua volontà nei dieci comandamenti per poi spiegarne, in modo più significativo nel N.T. soprattutto con Cristo, i dettagli spirituali e le ulteriori precisazioni. Per il decimo comandamento non avviene nulla di strano; in Deuteronomio, rispetto al libro dell’Esodo, ci troviamo aggiunte le parole “né il suo campo”, le parole iniziali sono solo in un ordine diverso, ma è proprio questo che da solo basterebbe per spiegare che si tratta di un unico comandamento.
Notare, come anche riguardo al quinto comandamento in Esodo 20:12 e Deut 5:16 siano state usate alcune parole diverse da un libro all’altro e nel caso di Deut. delle precisazioni in più rispetto al libro dell’Esodo.
Tutto ciò dovrebbe farci capire come l’ordine di collocazione dei comandamenti nei due libri sia precisamente identico, è solo nel contesto di qualche singolo comandamento che troviamo piccole aggiunte o alcune diversità di parole; ciò è un ulteriore e decisivo vantaggio a favore di quanto si sta discutendo riguardo al decimo comandamento e alla difesa della Parola di Dio, da menzogne, macchinazioni e manipolazioni umane e sataniche da parte di teologi religiosi di ogni tempo, che tutto vogliono, fuorché sottomettersi completamente e veramente a Dio e alla sua Parola.
Per il primo comandamento: Esodo 20:2-3; Deut 5:6-7 “Io sono il SIGNORE, il tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me”, Gesù Cristo per maggiore precisazione, anche se è già chiaro nel comandamento, aggiunge: Matt. 4:10; Luca 4:8 “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il tuo culto”. Il culto dei santi e delle reliquie è da considerarsi idolatria, inoltre, la Bibbia insegna che neppure agli angeli è dovuto il culto: Ap. 19:9-10; Ap. 22:8-9; Colossesi 2:18-19, e ribadisce che il culto è dovuto solo a Dio.
Ecco il secondo comandamento cosa dice: Esodo 20:4-6; Deut 5:8-10 “Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché, io il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso...”.
La Bibbia ci insegna ad adorare Dio in spirito e verità come del resto Egli è: Giov. 4:23-24; il secondo comandamento stigmatizza il culto delle statue e delle immagini, un rito questo prettamente pagano.
È da notare che il secondo comandamento dice: “..Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose...Non ti prostrare davanti a loro e non li servire..”. Dice proprio “alcuna” immagine allo scopo di prostrarvisi davanti e servirla; ciò è determinante ed elimina senza ombra di dubbio la possibilità che le immagini e sculture cattoliche possano essere lecite nel loro uso.
“Adora il Signore Dio tuo, e a lui solo rendi il tuo culto”. In questa frase sono racchiuse due precisazioni molto importanti: “Adora il Signore Dio tuo”; e l’altra “e a lui solo rendi il tuo culto”.
Gesù Cristo ha tolto così ogni equivoco, ha eliminato la differenziazione del culto che fanno i teologi cattolici con il termine adorazione (a Dio) e venerazione (ai santi morti e agli angeli) per la questione del culto. Gesù dice, togliendo ogni distinzione in merito, che il culto è dovuto soltanto a Dio: Matt. 4:10; Luca 4:8 “e a lui solo rendi il tuo culto”; Egli esclude, senza ombra di dubbio, qualsiasi culto di venerazione rivolto a santi morti, vivi, ad angeli, alla Madonna, ecc..
Tale culto risulterebbe, se attuato, un culto prettamente pagano, estraneo, in modo assoluto, al vero cristianesimo.
Il primo comandamento biblico di Dio dice anche esplicitamente “Non avere altri dèi oltre a me”, ma la Chiesa Cattolica, come è nel suo uso, ne ha modificato qualche parola.
Il comandamento biblico dice: “Non avere altri dèi oltre a me”, quello cattolico dice, invece: “Non avere altro Dio fuori di me”. Nel comandamento biblico, molto più chiaro e ampio, intendiamo bene come Dio non voglia che l’uomo abbi dèi di alcun tipo (non solo un altro Dio), oltre all’unica divinità che è Lui. Ciò ci fa capire come anche il divinizzare ad esempio, Maria come Madonna, come “Madre di Dio”, i santi, gli angeli ecc., li porti ad essere nel culto comune, in qualche modo, come dèi, inferiori sì a Dio, ma pur sempre dèi, oltre all’unica divinità che è Dio.
La Chiesa Cattolica ha “pensato bene” di cambiarne qualche parola, così da far credere che si manca il comandamento solo quando si ha un Dio diverso dall’unico vero Dio e quando i suddetti dèi non appartengono alla “famiglia” di Dio. Il comandamento parla chiaro: “Non avere altri dèi oltre a me”, ovvero esseri divinizzati dall’uomo, sia che siano fuori dalla “famiglia di Dio”, sia che siano dentro, i quali pur sempre, sono e rimangono dèi, oltre all’unico vero Dio.
L’abrogazione delle ordinanze (sacrificali, cerimoniali) locali e temporanee non comportò quella del decalogo, imperativo divino valido per i cristiani oltre che per gli ebrei (Esodo 20:1-17; Deut 5:6-21; Efesini 6:2-3; Matt. 5:21-22; Matt 19:18-19; Romani 13:8-10; ecc..).
Nessuna società può fare a meno dei dieci comandamenti, espressione della volontà e della natura immutabile di Dio. I loro principi spirituali e morali resteranno validi sin quando ci saranno degli uomini sulla terra: il culto in spirito e verità, reso solo al Dio unico, il timore del suo nome, il bisogno del riposo del settimo giorno (che oggi cambia solo il nome, invece di sabato porta il nome di domenica, ma si tratta comunque del settimo giorno. Il nuovo patto abroga però la festività cerimoniale legata a questo giorno, nel senso dei riti e delle cerimonie che un tempo erano ordinate da Dio. Comunque, lo si voglia chiamare: sabato o domenica, il Signore ha espressamente comandato il riposo del settimo giorno, e tale è per noi la domenica: vedere Esodo 20:8-11; Deut 5:12-15. Il Signore nel settimo giorno si riposò dall’opera della sua creazione: Esodo 20:11 “poiché in sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il SIGNORE ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato”), i riguardi verso i genitori, il rispetto della vita del prossimo, del suo onore, della sua famiglia e dei suoi beni. Quelli che sono scaduti nel nuovo patto sono gli ordinamenti cerimoniali, sacrificali e quant’altro dell’antico patto, ma i comandamenti sono tutti validi ancora oggi. Non si può a propria scelta annullarne uno o solo modificarlo, o quant’altro. Gesù stesso disse che, non era venuto ad abolire la legge, ma a completarla, ovvero, oggi avvicinandoci a Dio per mezzo di Cristo, la legge stessa viene racchiusa in una vocazione non dipendente dalla legge stessa, ma dall’amore per Dio e per il prossimo. Chi adempie con sincerità a questi due ordinamenti compie automaticamente tutti gli altri in modo pienamente efficace. Il sacerdozio levitico, i sacrifici, le cerimonie, le feste, e tante altre cose ordinate dalla legge prefiguravano Cristo, Sommo Sacerdote e il suo sacrifico espiatorio. Questi tipi di cose, dopo la venuta del Salvatore, non sono più necessari, anzi sono inutili, benché sussista il loro valore simbolico. (L’espressione “la legge” si applica a tutto l’A.T., ma più spesso designava il Pentateuco solamente). Quando Dio parlò dei dieci comandamenti (dati poi in forma scritta su due tavole di pietra, sul Monte Sinai), il popolo intero udì la promulgazione di questa legge fondamentale: Esodo 20:1,19,22; Deut 4:12,33,36; Deut 5:4,22; Esodo 19:9.
Preso da spavento il popolo d’Israele chiese che le ordinanze emananti dai dieci comandamenti (l’insieme degli ordinamenti che regolano il culto, che salvaguardano i diritti dell’uomo, che prescrivono le cerimonie dei sacrifici e delle feste) non gli fossero comunicati direttamente da Dio, ma per la mediazione di Mosè (Esodo 20:18-21).
Queste ordinanze furono date contemporaneamente ai dieci comandamenti, ma comunicate però al popolo da Mosè.
La classificazione cattolica riguardo ai comandamenti di Dio deriva, grosso modo, da una idea di Agostino il quale volle dividere i dieci comandamenti con una suddivisione numerica simbolica: 3-7. La prima parte comprendente tre comandamenti riguardava i doveri verso Dio, la seconda parte comprendente sette comandamenti, i doveri verso il prossimo.
Egli adottò questa suddivisione, perché in qualche modo, faceva risultare le cifre simboliche 3 e 7 ricorrenti di frequente nella Bibbia. Ma la prima parte doveva comprendere anche l’ordinanza relativa al giorno del riposo (quarto comandamento) e per avere quindi solo tre comandamenti in questa parte, Agostino fuse insieme la proibizione di avere altri dèi oltre a Dio (primo comandamento), e l’interdizione di farsi immagini scolpite a scopo di culto (secondo comandamento). Poi, ottenne sette comandamenti nella seconda parte dividendo in due, l’ultimo comandamento biblico (il decimo) relativo alla bramosia. (È altresì chiaro invece che i comandamenti che riguardano i doveri verso Dio sono quattro [i primi quattro] e quelli che riguardano i doveri verso il prossimo sono sei [gli ultimi sei]). L’avvertimento divino di non desiderare la donna d’altri divenne il nono comandamento e quello di non desiderare la casa del prossimo e quant’altro il decimo. Questa suddivisione del decimo comandamento in due è assolutamente illogica e inopportuna; essa fa una distinzione arbitraria fra due tipi di bramosie: il desiderare la donna del prossimo e il desiderare ogni cosa che è del prossimo. È chiaro che non ci sono due tipi di bramosie, ma uno; il comandamento (il decimo) vuol semplicemente dire di non desiderare del prossimo, né la sua donna, né la sua casa, né il suo campo, né quant’altro. Inoltre, se così fosse, Dio attenendosi al sistema ipotetico e inopportuno, che avrebbe usato (secondo i teologi cattolici) per il comando del “non desiderare”, avrebbe dovuto dividere anche il comandamento del “non rubare” in due parti (o almeno ci avrebbe dovuto pensare): “non rubare la donna al tuo prossimo”, “non rubare qualsiasi cosa al tuo prossimo”. Inutili ulteriori commenti. Dio nel voler chiarire, che era illecito desiderare qualsiasi cosa del prossimo, era implicito che intendesse dire che fosse illecito desiderare anche la donna del prossimo, come appunto ha fatto. A pensarci bene, sarebbe stato più giusto (se Dio avesse dovuto suddividere un unico comando in due parti o comandamenti) farlo nei confronti del comandamento, ad esempio come già citato “del non rubare” nel quale rientrano maggiori occasioni di eventuali precisazioni, in quanto concerne una vastità di campo più pratica e quindi maggiormente rischiosa e pericolosa.
Nel Catechismo cattolico il primo comandamento dice semplicemente: “Non avrai altro Dio fuori di me”. Viene così passata sotto silenzio la lunga e solenne proibizione di farsi immagini scolpite, statue ed altre rappresentazioni a scopo di culto: Esodo 20:4-6; Deut. 5:8-10.
Ma poi, anche se il secondo comandamento fosse pur vero che facesse parte del primo, dove sta scritto che gli ordini divini in esso presentati debbano essere annullati e non rispettati? Se facesse parte del primo rimarrebbe pur sempre un comando divino da osservare in modo perenne (“non prostrarsi davanti alcune immagini e non servirle”). La Chiesa Cattolica, pur immagazzinando il secondo nel primo, non può sfuggire al fatto che così facendo, non annunciandolo al popolo e non mettendolo in pratica per niente, ammesso che non annulli un comandamento intero (come del resto accade), ne annulla comunque una parte grande del “primo” che risulta essere così importante e solenne per Dio: Esodo 20:4-6; Deut. 5:8-10.
È probabile che la prima tavola della legge portava per iscritto i primi quattro comandamenti (doveri verso Dio), e la seconda gli ultimi sei (doveri verso il prossimo), oppure cinque comandamenti per ogni tavola.
Nel decalogo di Dio, quello biblico, il secondo comandamento proibisce in modo formale e solenne il fare rappresentazioni e statue a scopo di culto, di esseri umani, angelici, ecc., di prostrarsi davanti ad esse (ovvero inginocchiarsi) e di servire loro (con altari, ceri, preghiere, venerazione e adorazione).
Il Signore ha riassunto i doveri dell’uomo verso Dio in questa parola: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” (Matt. 22:36-38; Marco 12:29-30).
Questo è il primo grande comandamento e che raggruppa e riassume in sé i primi quattro comandamenti del decalogo, che sono in riferimento alla devozione e adorazione dovuta a Dio. Egli ha pure riassunto i doveri dell’uomo verso il prossimo in: “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Matt. 22:39; Marco 12:31). Questo è il secondo grande comandamento e che raggruppa e riassume in sé gli ultimi sei comandamenti del decalogo, che sono in riferimento al rispetto e l’amore verso il prossimo.
La Chiesa Cattolica giustifica il culto delle immagini, della Madonna e dei santi dicendo che non si offre a questi, che un culto d’onore e venerazione (“Dulia” per i santi, “Iperdulia” per la Madonna) mentre solo Dio viene adorato (“Latria”). Sta di fatto che in realtà non è così. Comunque sia, il secondo comandamento proibisce in maniera formale di fare rappresentazioni e statue, a scopo di culto, di esseri umani, di essere angelici, ecc., di prostrarsi dinnanzi ad esse e di servire loro, ad esempio con gli altari in loro onore, i ceri, le preghiere, le invocazioni di aiuto, e quant’altro. Infatti l’Iddio nostro è un Dio geloso, il cui amore, maestà e santità richiedono in maniera esclusiva il nostro culto e la nostra adorazione: Esodo 20:4-6; Deut 5:8-10. Per questa ragione gli apostoli mettevano spesso in guardia in maniera solenne contro gli idoli di tutti i tipi e genere: 1 Giov. 5:21 “Figlioli, guardatevi dagl’idoli”; 1Corinzi 10:14: “Perciò, miei cari, fuggite l’idolatria”.
In realtà l’unica suddivisione simbolica in due parti del decalogo, che può essere posta, è quella, tra l’altro più antica, di Flavio Giuseppe, di Filone, d’Origene, ecc.: doveri verso Dio, i primi quattro comandamenti, doveri verso il prossimo, gli ultimi sei comandamenti. In effetti, non si ha bisogno in alcun modo della testimonianza di questi uomini antichi del passato riguardo a ciò, perché la Bibbia stessa ci presenta i comandamenti in modo assolutamente e inequivocabilmente chiaro in questa suddivisione.
In ultima analisi, ciò che non può sfuggire è il fatto che il comandamento relativo all’illiceità del prostrarsi dinnanzi a delle sculture o immagini ecc., o sia compreso nel primo (cosa impossibile), o sia un comandamento separato dal primo (cosa che del resto è), quel che è certo che in ogni caso la Chiesa Cattolica non obbedisce a tale santa e giusta volontà del nostro Dio.
La Chiesa Cattolica ha anche cambiato la sostanza e le parole del quarto comandamento: Esodo 20:8-11; Deut 5:12-15 in: “Ricordati di santificare le feste”.
Il comandamento biblico dice, invece, solamente, di ricordarsi del giorno del riposo di Dio per santificarlo (il sabato, il settimo giorno, la domenica di oggi), ma la Chiesa Cattolica ne approfitta per far sembrare che il comando di rispettare le sue feste, che sanno di pagano, in qualche modo provenga da Dio, attraverso il loro quarto comandamento. Se leggiamo: Galati 4:8-11; Colossesi 2:16 ci accorgiamo che persino per le sante feste ebraiche non vi è più vincolo e obbligo nel seguirle, perché erano simbologia e ombra di cose che dovevano avvenire nel futuro per mezzo di Cristo (quindi oggi non vi è più necessità di attuarle), figuriamoci per le feste pagane ed idolatriche cattoliche.
Per quanto riguarda il fatto che Paolo parli che non vi è più obbligo neanche nei confronti delle feste dei sabati, egli vuol semplicemente fare intendere che le cerimonie, i riti, i sacrifici legati a quel giorno non sono più necessari e neanche utili e di conseguenza non vanno più svolti. Tuttavia, onorare il settimo giorno in modo particolare (ovvero il sabato ebraico), ma come del resto tutti i giorni, è ancora oggi un dovere di ogni buon cristiano che deve astenersi dal lavorare in tale giorno.
Riguardo al giorno del riposo, il significato è nel riposo di Dio nel settimo giorno della creazione, dopo che in “sei giorni” creò l’opera sua. In Deut 5:12-15 non si contraddice quanto detto in Esodo 20:8-11 riguardo al significato del riposo del settimo giorno da santificare. Al momento in cui in Deuteronomio, Mosè al c.5 rievoca il decalogo sono trascorsi già più di trentott’anni dal momento in cui la legge è stata data. Il libro del Deuteronomio non è soltanto la ripetizione o copia di leggi già date, ma anche una ricapitolazione fatta in circostanze particolari, per un fine particolare. Nell’Esodo, Levitico e Numeri la legislazione viene presentata come in via di promulgazione, nel Deuteronomio la legge viene rappresentata nel suo insieme e in un certo modo spiegata. Il ricordarsi di essere stati schiavi in Egitto, in Deut. 5:15 non serve a spiegare perché il settimo giorno è da santificare, ma nel contesto vuole semplicemente, ricordare quanto Dio aveva fatto per il suo popolo; esso doveva dietro tali parole avere ulteriore spinta nel proporsi ad osservare il settimo giorno del riposo. Osservare tale giorno non significa più osservare le cerimonie e i riti legati al sabato ebraico, perché questi sono stati abrogati. Il quarto comandamento dice semplicemente e solamente di astenersi dal lavoro in tale giorno; il resto, le cerimonie e i riti che andavano in connessione con il settimo giorno del riposo nell’antico patto sono stati abrogati in Cristo, infatti e comunque mai elencati nell’ordine formale e perenne del quarto comandamento. È vero, che con l’era della grazia inaugurata con il sacrificio di Gesù, noi siamo ogni giorno nel “riposo” di Dio, e lo glorifichiamo sempre, ma è anche vero che un giorno alla settimana Dio ci chiama ad occuparci, esclusivamente, delle cose del Signore, in modo più completo; non lavorando quindi, non si è impediti a farlo.
(Un fedele che sia costretto per motivi seri di lavoro, come i cuochi, camerieri, dottori ed infermieri a lavorare sempre o anche solo a volte, la domenica, deve comprendere a pieno, che il sistema filosofico-culturale del mondo non è quello voluto da Dio e che non ci si può sottomettere all’iniquità e al peccato. Seguire Dio vuol dire anche essere fuori dalle idee e stili di vita del mondo, non solo però da quello che ci è più semplice evitare, ma anche dalle cose che più possono, nel momento in cui le contrastiamo, crearci problematiche difficili da risolvere. Il credente non deve adeguarsi all’iniquo sistema del mondo odierno, bisogna invece avere la fede, l’amore, l’ubbidienza e il coraggio per andare quando è necessario e giusto contro-corrente, rischiando ogni cosa per il nome del Signore. Ad ognuno spetterà poi trovare le soluzioni migliori per meglio risolvere le varie problematiche che potrebbero insorgere nel voler rispettare a pieno i comandamenti di Dio e in questo caso il quarto. Una soluzione per i credenti lavoratori come i cuochi, camerieri, dottori, infermieri, ecc., potrebbe essere, in ultima analisi, oltre alla possibilità di chiedere di farsi sostituire la domenica, [senza però diventare promotori di nomi di colleghi o altri, al fine di farsi sostituire, perché ricordiamoci che se è santo e giusto ubbidire ad un comandamento del Signore, non lo è però portare altri a trasgredirlo, specialmente se credenti come noi] quella di non accettare retribuzioni di alcun tipo per le prestazioni che si dovrebbero svolgere in tale giorno. Così facendo, pur dovendo lavorare in giorno di domenica, si rispetterebbe ugualmente il comandamento, in quanto questi servizi sarebbero vissuti come un’opera pienamente caritatevole nel Signore; venendo a mancare pienamente l’introito, quello sarebbe unicamente un servizio svolto nel e per il nome del Signore e non un lavoro. Ad ogni modo anche in tal caso, ognuno si senta responsabile nel giorno di domenica di riservarsi un tempo sufficiente alla preghiera e meditazione in modo particolare [del resto ciò non dovrà mancare nemmeno gli altri giorni] e di santificarlo pienamente gioendo in comunione con altri fratelli e sorelle nell’adunanza al culto domenicale. Il settimo giorno è il giorno del riposo di Dio nella creazione. Questo giorno per i cristiani dev’essere un tempo propizio per la riflessione, il silenzio, lo studio, la meditazione e il culto fraterno, che favoriscono la crescita della vita interiore e cristiana. In questo giorno siamo tenuti ad astenerci dal lavoro. Tale giorno è necessario inoltre, perché, durante la settimana, il lavoro in qualche modo obbliga i credenti ad occupare minor tempo per le cose di Dio e spesso addirittura li priva dell’adunanza al culto, così, la domenica, il fedele può liberamente partecipare al culto fraterno e dedicarsi esclusivamente alle cose di Dio, alle quali magari era stato impedito parzialmente o non, gli altri giorni).
Riguardo al settimo comandamento biblico: “Non commettere adulterio” che la Chiesa Cattolica ha mutato in: “Non commettere atti impuri”, non ho nulla da obbiettare nella sostanza, perché tale ordinamento è comunque voluto da Dio, ma obbietto però il fatto che si siano voluti cambiare anche qui le parole di questo comandamento. Bisogna smettere di avere poco rispetto della Parola di Dio per manipolarla alla maniera dell’uomo e non riportarla invece come Dio l’ha voluta. Che il commettere atti impuri è un peccato è risaputo; ciò deve essere insegnato sempre e in tutti i modi come tante altre cose che i dieci comandamenti non esplicitano dettagliatamente e precisamente da soli. È giusto però anche che, nel riportare lo scritto del decalogo divino, si faccia come Dio ha comandato.
Il Signore ci ha comandato di osservare tutti i suoi comandamenti: 1Giov 2:3-5; 1Giov. 3:22-24; 1Giov. 5:2-3; 2Giov. v.6; Matt.19:16-21; Luca 11:28; Luca 18:18-27; Giov.14:15,21; Giov 15:10; 1 Corinzi 7:19; Marco 10:17-27; Esodo 34:28; Lev. 26:3; Lev 26:14-16; Deut. 4:2; Deut. 4:13; Deut. 4:40; Deut. 5:10; Deut. 5:29; Deut. 5:32-33; Deut. 6:1-9; Deut. 7:9-10; Deut. 8:1,6; Deut. 10:4; Deut. 11:13-14; Deut. 11:26-28; Deut. 12:32; Deut. 13:4; Deut. 28:9; Deut. 28:13-15; Esodo 20:6; Esodo 31:18; Esodo 32:16; 1Re 8:61; 1Re 9:6-7,9; 1Cronache 28:8; 2Cronache 24:20; Ecclesiaste 12:15; Neemia 1:5,9; Salmo103:17-18; Salmo 119:151,172; Proverbi 3:1-2; Proverbi 4:4; Daniele 9:4 (tutti e non solo nove).
Dio vuole che si osservino tutti i comandamenti del decalogo senza annullare alcunché. Gesù spiegò inoltre che i comandamenti andavano seguiti tutti, per essere nella volontà di Dio e questi sono proprio i comandamenti del decalogo di Mosè; nessuno può avere il diritto iniquo e la disobbedienza di annullare il secondo comandamento, perché così li “offende” e li manca tutti.
I teologi cattolici di ogni tempo hanno osato annientare il comandamento più solenne del decalogo di Mosè e per questo motivo il giudizio di Dio, nel suo giorno, cadrà come una folgore su di loro, sfolgorando e rendendo visibili a tutti la loro iniquità, malizia e orgoglio.
L’idolatria nel seno della Chiesa cristiana di “massa” (ormai avviata, senza possibilità di tornare indietro, verso l’esordio e la nascita della Chiesa Cattolica), iniziò a causa del sincretismo (vedere nello studio “Tradizione e Sacra Scrittura”), che fu un accomodamento fra il vero cristianesimo già gnosticizzato e la religione pagana! Nel IV sec. d.C. nel periodo in cui i pagani entravano in massa nella Chiesa (vedere “l’Editto di tolleranza” e “l’Editto di Tessalonica” nello studio “Tradizione e Sacra Scrittura”) si introdussero delle immagini in alcuni edifici cristiani, ma soltanto, così si diceva, per ornamento e per istruire il popolo. Nel 736 Leone d’Isaurico, Imperatore d’Oriente, promulgò degli editti contro le immagini, che oramai erano diventati oggetti di culto per il popolo. Nel 780 l’Imperatrice Irene reintrodusse il culto nella Chiesa d’Oriente, cosa che fu ratificata nel 787 dal II Concilio di Nicea; ciò però urtò contro un’opposizione tenace contraria a tale dottrina anti-cristiana. Il II Concilio di Nicea del 787 sancì il culto delle immagini dopo numerosissime opposizioni in ambito della Chiesa da alti esponenti e non; tali opposizioni forti continuarono per circa due secoli ancora dopo il Concilio del 787.
Nel 754, il Concilio di Costantinopoli aveva dichiarato eretico ed idolatrico il culto delle immagini; ciò venne ribaltato poi dal II Concilio di Nicea (787) che contraddisse in pieno quanto deciso dal Concilio di Costantinopoli del 754. Poi, ancora il Concilio di Francoforte del 794 condannò nuovamente il culto delle immagini; la decisione ne permetteva la presenza solo nelle chiese a condizione che non si rendesse loro un culto. Il Concilio di Parigi, poi, nel 825 confermò questa decisione. Ma la superstizione popolare purtroppo prevalse su queste giuste decisioni. In Oriente verso il IX sec. e in Occidente verso il X sec., il culto delle immagini è introdotto nuovamente e rifiorisce. Si capiscono subito due cose: la prima è la non infallibilità dei Concili cattolici i quali si contraddissero a vicenda numerose volte e non solo su questa questione; la seconda è che il culto delle immagini rappresentò vivamente, per un lungo periodo, un problema per la Chiesa Cattolica nella quale vi furono forti divisioni riguardo a tale questione, a dimostrazione del fatto che tale culto non è stato tramandato dalla Chiesa primitiva, né tanto meno è consigliata dalla Sacra Scrittura (che anzi si oppone con forza a tale opera iniqua). Quindi, caro lettore è utile che tu sappia, che il culto delle immagini, che oggi la Chiesa Cattolica vanta essere una tradizione giusta, così non è, oltre al fatto che la Bibbia si oppone ferocemente, sta di fatto che perfino in seno alla Chiesa Cattolica stessa non si fu concordi su ciò per lungo tempo, dimostrando ancora di più che la sorgente di tale culto viene dal popolo pagano, dalle tradizioni pagane antiche. È utile non dimenticare come i Concili si contraddissero vivacemente e ferocemente, decidendo a favore una volta, a sfavore un’altra volta, di tale culto, rivelando la non infallibilità loro e la vera fonte da cui nasce tale culto, ovvero il mondo pagano. La cosa assurda è che nel seno della Chiesa Romana vi è proprio la prova di questo nei suoi decreti conciliari del 754 (Costantinopoli), 794 (Francoforte) e 825 (Parigi).
Possibile che non si riesca a capire che prostrandosi davanti ad una Madonnina, una statua di padre Pio, ecc., ci si prostra solo davanti ad un pezzo di legno, di gesso o di metallo fuso? Uno prende un pezzo di legno, gli dà una figura umana, una figura di padre Pio, o di un altro qualsiasi, e gli si prostra dinnanzi invocando il nome di tale “santo”, lo venera, lo prega, gli chiede aiuto per i problemi quotidiani e non; possibile dico, che uno non possa rendersi conto che quel pezzo di legno tale era e tale è rimasto? Che l’aver dato un’immagine umana al pezzo di legno non può cambiarne la natura? Isaia 44:19-20; Isaia 44:12-13; Geremia 10:3-6,8-9,14-16; Geremia 51:17-19; ecc..
Che prostrarsi davanti a quell’immagine significa prostrarsi davanti ad un innocuo pezzo di legno, di gesso o di metallo fuso? Non è menzogna tutto ciò? Non è abominevole, come Dio stesso afferma? Non è al pezzo di legno o tramite esso che chiede aiuto il devoto? Qualcuno forse sarebbe tanto folle da prostrarsi, per esempio, davanti a un pezzo di legno come quello da ardere? Non credo! Allora perché farlo se esso porta un’immagine umana? Forse la sua natura cambia? Non è sempre legno? I teologi cattolici dicono spesso: “Ma noi non veneriamo l’immagine in sé ma colui che viene rappresentato, il santo, la Madonna, ecc.”. Ma Dio proibisce anche qualunque tipo di contatto con le anime dei defunti santi o non: Lev. 20:6; c.19:31 (lo vedremo più avanti) e ordina di invocare solo Lui, il Creatore, l’unico che può salvare e redimere. La Chiesa Romana insegna (tra le altre cose) l’invocazione dei santi morti, (che è idolatria) cosa abominevole agli occhi di Dio, portando il popolo inconsciamente a considerarli come degli dèi, anime potenti con qualità e peculiarità che sono invece uniche di Dio (ne parleremo più approfonditamente più avanti). Comunque sia, anche gli antichi uomini pagani di cui parla la Bibbia, quando si prostravano davanti ai loro idoli non lo facevano sempre ritenendo l’idolo in sé un qualcosa (e Dio li dichiara comunque atti fortemente illeciti ed idolatri), ma spesso lo facevano rivolgendosi solo a quello che essi (gli idoli) rappresentavano. Per quanto riguarda il rivolgersi al Dio Eterno attraverso dei crocifissi, statue e immagini che lo rappresentano, vi è solo il peccato di idolatria, dato che invece Dio può e deve essere invocato, a differenza delle anime dei santi defunti e quant’altro. Chi si prostra davanti ad un crocifisso con l’intento di invocare Dio, commette idolatria; Dio va adorato in spirito e verità, come Egli, appunto, è (Giov. 4:23-24), adorandolo attraverso l’imperfezione di un oggetto, implicitamente, mettiamo in ombra la sua immensa perfezione e santità. Del resto, notiamo come un’immagine di Gesù non c’è stata in alcun modo tramandata dalla cristianità primitiva, perché, cosa non necessaria, ma inutile per il culto al Dio Unico, Vero e Vivente, ed oggi ci ritroviamo ad avere svariate interpretazioni del volto di Gesù. Alcuni lo rappresentano con la carnagione olivastra, specialmente in Oriente (cosa poi vera; Gesù era ebreo e tale popolo presentava e presenta, appunto, tale tipo di carnagione), altri con la carnagione bianca, in Occidente, e con profili facciali innumerevoli.
Alcune immagini (ad esempio quelle raffiguranti i cherubini nel tempio di Salomone) furono fatte al tempo dell’A.T. in Israele, tra il popolo ebreo (anche se in modo assai limitato), e ciò senza urtare la volontà di Dio, in quanto non si rendeva a loro un culto, era solo l’immagine di Dio che non poteva essere fatta, perché la sua immagine non era mai stata rivelata. Ma quando è diventato lecito però prostrarsi davanti ad immagini e statue? Gesù ha rivelato il Padre, questo è vero, e un immagine di Gesù come immagine del Dio nostro, è consentita, ma dico, quando è diventato lecito il culto delle immagini e statue? Di certo non è diventato lecito con la venuta di Gesù tutto ciò, come non lo era prima e mai lo sarà. Il secondo comandamento in sostanza vuole dire che le immagini si possono fare, ma non al fine di prostrarsi davanti a loro e di servirle. Non è certo la venuta di Gesù che ha proclamato, in alcun modo, l’annullamento del secondo comandamento, anzi, il Cristo ha convalidato pienamente i comandamenti del decalogo. Con la sua incarnazione però, avendo rivelato l’Iddio invisibile, possiamo farci un’immagine del Dio Gesù (cosa prima non lecita) ma non è lecito, come allora, neanche oggi prostrarsi e servire le immagini e sculture di alcun tipo. Chi si prostra davanti a sculture e immagini e le serve (peggio ancora se rappresentano uomini mortali ed esseri angelici), si prostra ai demòni e li serve: 1 Corinzi 10:19-20.
Gli ebrei non si prostravano davanti alle immagini dei cherubini del tempio di Salomone, e noi nemmeno dovremmo farlo oggi, di fronte a milioni di idoli umani che ci sono nel mondo cattolico e non solo. Le immagini di Gesù, degli angeli, e i dipinti di qualsiasi cosa, sono ammissibili, purché non vengano rappresentati in modo non appropriato. La croce non è illecita in sé, ed averla come segno o simbolo in una casa non è cosa illecita, purché non vi sia il “cadavere” (cosa deplorevole) di Gesù crocifisso; ciò sarebbe alquanto spregevole per molti motivi; Cristo è risorto, Egli è Potenza alla destra di Dio Padre, non si può sconfinarlo, ancora sofferente, su di una croce. Quindi, la croce che simboleggia la morte e la vittoria di Cristo sul maligno e sul peccato è ben accetta, ma non i crocifissi cattolici e quant’altri con il “corpo” di Gesù sofferente; ciò sfigura l’immagine di Cristo Vittorioso e Potente. Un dipinto va bene, perché esso ricorda l’avvenimento, ma il crocifisso con il “corpo” del Cristo detronizza l’immagine del Gesù risorto. Il crocifisso, così, diventa una contraddizione pesante e, in modo più semplice, si può dire che è anche abominevole perché esso è un pezzo di legno o di ferro sul quale viene sconfinato il “cadavere” di Gesù il quale, invece, è Vivente e Vittorioso. Non è l’oggetto in sé che è un idolo o che comporta l’idolatria, a meno che non rappresenti qualcosa o qualcuno in modo non appropriato. L’idolatria implica l’oggetto da una parte e la devozione dall’altra. I cherubini che costruì Mosè, per ordine divino, alle due estremità del propiziatorio, non furono ordinati allo scopo che il popolo li dovesse servire o che dovesse rendere loro una qualche forma di culto, mentre le immagini e sculture cattoliche ordinate dalla teologia romana sono fatte per rendere a loro e a coloro che essi rappresentano un vero e proprio culto che non importa come venga chiamato, se adorazione o venerazione, rimane sempre un culto e perciò in abominio a Dio. (Leggere per le altre raffigurazioni di cherubini e dei due cherubini lavorati al martello alle due estremità del propiziatorio: Esodo 25:18-20; c.26:1; c.26:31; c.36:8; c.36:35; c.37:7-9; 1 Re 7:29,36; 1 Re 8:6-7; 1 Re 6:23-24,27-29,32,35 ).
Una certa manifestazione visiva e “fisica” di Dio, prima della venuta di Gesù sulla terra, alcuni avevano avuto l’onore di viverla; cioè avevano visto Dio, in un modo sicuramente diverso da quello rilevato poi dall’uomo-Dio Gesù, ma non troppo; per esempio ne citiamo alcuni casi: Genesi 32:24-32, Giacobbe lotta con l’Angelo del Signore, cioè con Dio (Gesù) che si manifestò nella natura di un uomo; Genesi c.18, Abraamo parla con il Signore per intercedere a favore di Sodoma e lo vide nella forma umana; Esodo 3:1-6, Mosè ebbe una manifestazione gloriosa e visibile di Dio che gli apparve come fiamme di fuoco in un pruno, anche qui era l’Angelo del Signore che apparve, cioè Gesù, la seconda Persona della Trinità divina e celeste, quindi Dio; Giudici 13:18-23, Manoà vedendo l’Angelo del Signore (Gesù) dichiarò di aver visto Dio, lo stesso fu per Gedeone in Giudici 6:16-24.
Ma a nessuno di questi personaggi biblici venne mai in mente, dopo aver visto l’Iddio invisibile, in una forma visibile e concreta anche di un uomo, di adorarlo attraverso una rappresentazione, un’immagine, una scultura che rappresentasse quello che loro avevano visto. Sapevano bene che il Dio degli Eserciti era un Dio Vivente ed incorruttibile nell’essenza, nella Persona, nella natura e nell’immagine, e che non poteva essere adorato se non con lo Spirito e in spirito e non con cose materiali e morte. È da notare come per la circostanza e il caso di Giacobbe, di Abraamo e di Mosè, che agirono in tale modo, non ci fosse ancora nemmeno il decalogo mosaico dato da Dio, eppure questi agirono nel giusto modo, tanto più dovremmo fare noi oggi che abbiamo per rivelazione divina i comandamenti di Dio (e in questo caso il secondo comandamento).
Maria, madre di Gesù, ed i “santi”, rappresentati dalle statue cattoliche, sono dei morti non ancora resuscitati: Giov. 6:40; 1 Corinzi 15:22-23.
L’A.T. proibiva sotto pena di morte o, nei migliori casi d’anatema, il cercare di entrare in contatto con i defunti anche se credenti, santi e profeti: Lev. 20:6; Lev. 20:27; Lev 19:31 (Dio non vuole che si evochino i morti, credenti o non).
Deut. 18:11-14 (nessuno può consultare gli spiriti, tanto meno cercare di farlo attraverso degli spiritisti).
1 Samuele 28:3-19; Saul muore per aver voluto evocare l’anima di un “santo”, di un profeta morto (Samuele il profeta), anziché l’Eterno.
C’è da chiedersi anche, se colui, che apparve all’evocatrice di spiriti, non fosse il Signore stesso (l’Angelo dell’Eterno), che poté aver simulato le sembianze di Samuele, anche alla luce di quanto dice il passo di Luca: 16:27-31, e di quanto afferma la Scrittura Sacra in generale.
Le anime dei defunti sono sotto il dominio di Dio e non sotto la volontà degli evocatori che a loro piacimento, come se avessero qualche potere sull’aldilà, credono di poterli evocare. Può anche essere che in quella occasione sia stato davvero Samuele ad apparire, ma ciò solo per eccezione, dietro volontà suprema di Dio, ma con la relativa punizione per Saul disubbidiente. Bisogna inoltre credere (a parte questo caso eccezionale) che gli spiriti evocati e che si manifestano, nei loro modi e tempi, non siano anime di uomini deceduti, ma demòni e forze spirituali malefiche, menzognere.
1 Cronache 10:13-14 (Saul morì perché, invece, di consultare il Signore, decise di consultare l’anima di Samuele).
Isaia 8:19-20: “...Un popolo non deve forse consultare il suo Dio? Si rivolgerà forse ai morti in favore dei vivi? Alla legge! Alla testimonianza! ...”.
Che differenza c’è in realtà tra l’andare da un medium per evocare un’anima di un defunto, con l’evocarlo per conto proprio? Cercare un contatto con un “santo” trapassato, pregarlo, invocarlo, chiamarlo per nome, prostrarsi davanti ad una sua immagine scolpita, venerarlo, servirlo, come si fa in ambito cattolico, non è forse tremendamente ancora peggio del semplice, ma pur grave contatto con un medium per evocare un’anima?
Lev. 19:31; c.20:6: “se qualche persona si rivolge agli spiriti e agli indovini” è proibito non solo evocarli attraverso un medium o un indovino, ma anche direttamente e per conto proprio.
È chiaro che, pregare, essere devoti, venerare, invocare, prostrarsi, servire, un santo morto è più che evocarlo. Coloro che malignamente tentano di sviare il problema dicendo che oggi, tuttavia, si venerano solo i “santi” e non i defunti “normali”, vorrei ricordare che Samuele era un profeta, credente e santo, perché su di lui fu la Parola di Dio e il suo Spirito, ma nel cercare un contatto con lui, Saul ebbe comunque una punizione dal Signore, la morte. La Chiesa Romana incoraggia il culto delle statue e delle rappresentazioni di Cristo, della Vergine e dei santi, giustificandolo col dire che a questi ultimi (alla Vergine e ai santi) viene reso solo onore e venerazione, ma si adora solo Dio e il suo divino Figliolo. Tuttavia, il decalogo di Mosè proibisce esplicitamente di fare qualsiasi immagine di uomo, di donna o di qualsiasi altro essere (Deut 4:15-18; c.4:23-24) a scopo di culto, venerazione o adorazione.
Il secondo comandamento del decalogo, uno dei più lunghi e solenni, insiste sul divieto di servire le immagini e di prostrarsi dinnanzi ad esse. È quindi proibito porle su altari, inginocchiarsi dinnanzi ad esse, bruciare ceri in loro onore, rivolgere loro preghiere, e portarle in processione. L’Eterno è un Dio geloso che reclama, in maniera assoluta ed esclusiva, la nostra adorazione ed il nostro culto, Egli punisce severamente e duramente chi disubbidisce a questo ordine formale. Il N.T. indica le ragioni spirituali di tali proibizioni: per prima cosa è Cristo Gesù il nostro unico mediatore ed intercessore Onnipotente, e rivolgersi ad altre creature come ipotetici intercessori significa offenderlo duramente: Atti 4:12; Romani 8:31-34; 1 Timoteo 2:5-7; Ebrei 7:24-25; c.9:24.
D’altro canto, se è evidente che una statua non è altro che un po’ di marmo, di metallo o di gesso, per Paolo, il culto reso all’idolo è in realtà reso ai demòni: 1 Corinzi 10:19-22.
Questa parola può sembrare molto dura, ma è chiaro che un atto religioso, proibito da Dio, può recare profitto solo all’avversario.
Nell’ebraico del vecchio testamento la frase: “e si prostrò con la faccia a terra”, serviva ad esprimere la forma di rispetto in uso tra i popoli d’oriente in circostanze svariate, a uomini svariati: Genesi 33:3; c. 42:6; 2 Samuele 24:20 (ma anche a Dio: Genesi 24:52; Salmi 95:6), un rispetto e un uso che voleva dimostrare l’umiltà di chi si accingeva a farlo. Era assolutamente proibito osservare questo atteggiamento nei riguardi degli idoli o di immagini scolpite riguardanti i defunti, gli angeli o perfino di Dio, perché ciò implicava un’adorazione e venerazione (Esodo 20:5) all’idolo stesso e a chi vi era rappresentato.
Quanto accadeva col: “e si prostrò con la faccia a terra”, nei riguardi di un uomo, significava solo un gesto di rispetto e di umiliazione in uso in oriente, nei confronti di una tal persona, ma mai un culto di venerazione o di esaltazione; quello riguardava e riguarda solo Dio.
Nell’A.T. vi è un esempio chiave riguardo l’adorazione nei confronti di Dio, con l’illecito servirsi delle immagini anche se con esse si voglia interpretare e servire un culto a Dio.
Esodo 32:4: “...O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto”; Esodo 32:5: “Quando Aaronne vide questo, costruì un altare davanti al vitello ed esclamò: Domani sarà festa in onore del SIGNORE” (Yahweh).
Aaronne (come del resto anche il popolo) aveva assistito di persona ai grandi prodigi e segni operati dal Dio Yahweh, ad esempio in Esodo 20:18-21, ecc., le piaghe d’Egitto, il passaggio del Mar Rosso con gli egiziani sommersi dall’acqua, e così via dicendo; egli era stato vicinissimo a Mosè (era il fratello) ed aveva avuto l’incarico di profeta di Dio (Esodo 7:1-7); egli (Aaronne) e il popolo sapevano bene che a farli uscire dal paese d’Egitto era stato il Dio di Mosè, il Dio di Abraamo, d’Isacco e di Giacobbe, loro padri (Esodo 3:13-18), perciò quando Aaronne pronuncia tali parole (Esodo 32:4-5), egli si rivolge proprio al Dio di Mosè, del quale aveva visto grandi segni e prodigi, ma Dio rifiuta tale culto anche se è nel suo nome. Esodo 32:8: “...O Israele questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto” (leggere tutto Esodo 32:1-10).
Deut 9:12: “...hanno ben presto lasciato la via che io avevo loro ordinato di seguire; si sono fatti un immagine di metallo fuso”; c.9:16-21.
Notare come il popolo sapesse bene quale dio avesse fatto uscire Israele dall’Egitto, ovvero il Dio di Mosè: Esodo 14:31 (leggere anche tutto il c.15). Aaronne costruì un altare davanti al vitello d’oro ed esclamò: “...Domani sarà festa in onore del SIGNORE” Esodo 32:5 (la parola: “SIGNORE”, qui con carattere maiuscoletto, nella versione Nuova Riveduta [società biblica di Ginevra], indica, appunto, il termine “Yahweh”, nome del Dio di Mosè).
È alquanto chiaro che Aaronne si riferiva al Dio di Abraamo e di Mosè, perché lo chiama con il nome “Yahweh”, e anche per via dei segni che egli aveva visto e che non avrebbero potuto portarlo di colpo a credere in un altro dio salvatore del suo popolo, all’infuori del Dio Yahweh. Egli stesso assieme a Mosè aveva operato prodigi nel nome del Signore: Esodo 7:9-10; c.7:19-21; c.8:5-7; c.8:16; ecc..
Mosè e i figli d’Israele, dopo aver visto le piaghe di Dio colpire l’Egitto e la potenza del Dio Yahweh scatenarsi sugli egiziani, che li fece affogare nel Mar Rosso (Esodo c.14), cantarono un cantico al Signore Yahweh: Esodo c.15. Quindi, gli israeliti ed Aaronne quando invocarono il nome di Yahweh, servendosi del vitello d’oro, non facevano altro (oltre all’assoluta evidenza del nome che diedero al vitello: “Yahweh”) che invocare il Dio dei loro padri, Abraamo, Isacco e Giacobbe. Ma a Dio ciò non piacque per niente, perché lo si invocò attraverso l’imperfezione di un’immagine, di un idolo, di un qualcosa di metallo fuso, indipendentemente dall’immagine in se stessa, infatti era l’azione del rivolgersi a Lui tramite un idolo, una scultura, che non piacque a Dio.
È inverosimile che dopo tanti segni e miracoli operati dal Dio Yahweh, Aaronne, soprattutto, ma anche il popolo, potessero credere e invocare un altro dio, fuori del Dio Yahweh; infatti lo chiamarono appunto Yahweh. Dio come parlò a Mosè, in alcune occasioni aveva parlato direttamente anche ad Aaronne: Esodo 4:27; c.7:8-10; c.9:8; c.12:1-3, c.12:43; ecc..
Il Signore Yahweh aveva parlato anche ad Aaronne, in modo diretto, e quando egli inaugurò il vitello d’oro, non poté non farlo in onore del Signore di Mosè, che gli aveva parlato personalmente; infatti lo chiamò appunto Yahweh: “Domani sarà festa in onore di Yahweh (SIGNORE)”, il Signore d’Israele, Colui che gli aveva parlato direttamente e che aveva operato grandi prodigi e segni per mezzo suo e di Mosè, davanti al popolo intero.
Nel richiedere ad Aaronne di fare loro un “dio”, il popolo non intendeva dire un “dio” che prendesse il posto di Yahweh, il Dio dei loro padri e di Mosè, ma piuttosto un visibile e tangibile oggetto da seguire col nome e nel nome di Yahweh (un po’ come fanno i cattolici): Esodo 32:1.
Aaronne in virtù di questo accondiscese alla loro richiesta, e presi gli anelli d’oro del popolo, “...dopo aver cesellato lo stampo, ne fece un vitello di metallo fuso...” Esodo 32:4. Come abbiamo già visto, Aaronne non poteva credere ed accettare tale cosa (da parte del popolo), se non in onore del Dio Yahweh: “Domani sarà festa in onore di Yahweh” che aveva a lui parlato e che aveva operato prodigi meravigliosi, di cui egli stesso a volte ne era stato lo strumento e il tramite. Con quella immagine fusa si supponeva, in qualche modo, nell’ignoranza del popolo d’Israele, di aver rappresentato l’Iddio dei loro padri, il Signore di Mosè (Salmo 106:19-20). Si veda poi, come in 1 Re 7:29,36 viene detto che furono scolpiti oltre a dei cherubini nel tempio del Signore anche dei buoi e dei leoni (vedere anche 1 Re 7:25). Per un vitello d’oro il Signore si era adirato ferocemente e si era accesa la sua ira sul popolo uscito dall’Egitto, invece, per i buoi e i leoni del tempio non avviene la stessa cosa. In realtà, non è l’immagine in se stessa o la scultura che è in abominio a Dio (a meno che non vi sia raffigurato o scolpito qualcosa o qualcuno in modo non appropriato), ma il culto che si pretende voler rendere a questi. In quel caso il vitello d’oro fu fatto per offrire attraverso di esso un culto al Signore Yahweh che invece è Spirito; in questo caso i leoni, i buoi e i cherubini, servivano di abbellimento e, in alcuni casi, anche per pura simbologia; nient’altro, nessun culto doveva essere reso ai cherubini, ai buoi o ai leoni (specialmente poi attraverso loro rappresentazioni), ma solo a Dio e solo in spirito e verità, come Egli è: Giov. 4:23-24.
Questi non furono mai costruiti e scolpiti a scopo di culto, come invece avviene oggi in ambito cattolico per le numerosissime immagini e sculture e quant’altro, ma solo per ornamento e a volte anche per puro senso simbolico. Il secondo comandamento proibiva e proibisce il prostrarsi davanti ad alcun tipo di immagini e sculture e soprattutto il servirle: Esodo 20:4-6; Deut 5:8-10.
Gesù disse che ogni forma di culto deve essere resa solo a Dio: Matt. 4:10; Luca 4:8.
Notare poi in 1 Re 7:25, come addirittura nel tempio del Signore, il mare di bronzo posasse su dodici buoi di metallo (che probabilmente rappresentavano le dodici tribù d’Israele) a prova del fatto che Dio non proibiva le immagini, ma solo quelle che sarebbero state usate per un culto e per essere servite. Oggi la legge di Dio riguardo al secondo comandamento rimane invariata in modo assoluto. Il popolo quando costruì il vitello d’oro aveva già ricevuto da Dio il secondo comandamento in forma verbale assieme agli altri nove (i comandamenti scolpiti sulle due pietre, Mosè li ricevette in seguito dal Signore, nei quaranta giorni passati sul Monte Sinai).
Riflessione: Sarebbe cambiato qualcosa se invece del vitello d’oro, Aaronne e il popolo avessero eretto un’immagine rappresentante la forma umana, o una forma astratta, dichiarando sempre che quella immagine era lì come testimonianza della potenza e della Persona del Dio d’Israele, Colui che aveva fatto uscire il suo popolo dall’Egitto? Credo proprio di no! Aaronne e il popolo d’Israele sapevano bene che a farli uscire dal paese d’Egitto non era stato un altro dio (ad esempio un dio egiziano come pensano alcuni teologi cattolici, nel senso che credono che questi si siano, attraverso il vitello, prostrati a una divinità egiziana e non al Dio Yahweh, in quanto erano, essendo usciti dall’Egitto, influenzati dalla tradizione religiosa egiziana; ma rispondo loro con fermezza: è, oltremodo, impossibile che il popolo d’Israele potesse aver concluso che una divinità egiziana protettrice, del popolo d’Egitto, potesse aver agito in contraddizione con i suoi personali legami col popolo del Faraone ed aver aiutato un popolo straniero nemico d’Egitto; è anche, oltremodo, assai improbabile che questi si siano affidati ad un’altra divinità non egiziana, in quanto non ne conoscevano altri all’infuori di quelli d’Egitto, nel quale avevano soggiornato per più di quattrocento anni; è anche improbabile che in quell’occasione abbiano avuto il tempo, il modo, la fantasia, l’immaginazione di inventare una nuova divinità), ma il Dio d’Abraamo, d’Isacco e di Giacobbe, il Dio di Mosè.
Il popolo di Mosè voleva con tali gesta rendere l’invisibile perfezione di Dio, simile alla visibile imperfezione della materia. Dio non gradì tutto ciò, perché essi disobbedirono al suo comandamento.Vorrei chiedere ai teologi cattolici, se Aaronne e il popolo, per adorare Dio, avessero fatto un’immagine di metallo fuso, diversa dal vitello, forse Dio avrebbe potuto gradirla? Certamente no! Dio si sarebbe ugualmente adirato, perché la sua ira non era direttamente legata alla figura dell’immagine rappresentata in se stessa, ma all’immagine utilizzata come servizio di culto nel suo nome; Egli che è Spirito e verità, e non materia imperfetta. Il nostro Dio unico reclama da noi, in maniera assoluta, un culto in spirito e verità come Egli è: Giov. 4:23-24.
A quelli che credono che l’avvertimento del secondo comandamento era valido sino a quando l’Iddio d’Israele non si sarebbe manifestato visibilmente nella Persona di Gesù uomo e allora, in seguito, avendo Dio preso forma umana e resosi visibile si potrebbe adorarlo attraverso le immagini e, come Lui, si potrebbero anche venerare gli angeli e i santi morti, attraverso e con le statue e le varie immagini, annullando, così, il secondo comandamento, rispondo: mi chiedo, dunque, in principio Dio si sarebbe offeso se lo si avesse adorato attraverso qualunque immagine, mentre oggi, ad esempio, se l’adoriamo con il crocifisso, o se peggio, ancora, veneriamo la Madonna e i santi, Egli non dovrebbe offendersi più. Tutto ciò mi sembra alquanto illogico, perché ciò che prima era Spirito e verità, oggi lo è ancora e sempre lo sarà.
Comunque, analizziamo meglio il problema: il secondo comandamento non era in aspettativa di essere annullato dalla manifestazione divina di Gesù uomo, infatti, anche nell’A.T., furono scolpite delle immagini, come i cherubini, nel tempio di Salomone, e quelli nel tabernacolo alle due estremità del propiziatorio (Esodo 25:18-22), e ciò avvenne per ordine di Dio, quindi il secondo comandamento non voleva dire, nella sostanza, che le immagini in sé erano in abominio a Dio, altrimenti non avrebbe ordinato tali immagini di cherubini e Dio stesso distruggerebbe le cose le quali a volte erano adorate, anche senza l’uso delle immagini; il sole, la luna, le stelle, ecc., ciò era ed è “impossibile” da un punto di vista umano e della creazione, ma Dio voleva semplicemente dire che nulla della natura e della creazione, alberi, mari, animali, uomini, stelle, sole, luna o immagini di codeste cose dovesse avere un culto.
Quando Gesù si è incarnato sulla terra, ha rivelato il Padre, ma non ha annullato il secondo comandamento. Inoltre, gli angeli come pure i santi (parlo di quegli uomini biblici che sono stati un esempio di fede) erano già “creature rivelate”, eppure il comandamento (il secondo) condannava anche ogni loro rappresentazione a scopo di culto. Ciò era in abominio a Dio e lo è anche oggi perché sussiste il fondamento del comandamento ordinato da Dio.
Pertanto, il sole, la luna, le stelle, un’immagine di un angelo, di un uomo, un dipinto di Gesù, non sono cose illecite, ovvero non sono cose in abominio a Dio (a meno che, nel rappresentare l’immagine di qualche creatura, non si evidenzi una volontaria o involontaria esaltazione della creatura stessa in modo non appropriato), ma è la venerazione o adorazione rivolte ad essi o per mezzo di essi, che è cosa illecita, ovvero la devozione e l’utilizzo che se ne fanno. È sbagliato pensare che con la venuta di Cristo in carne sulla terra e la rivelazione del Dio invisibile, operata attraverso una natura carnale, cioè nell’uomo Gesù, noi non siamo più tenuti ad adempiere al secondo comandamento, tanto addirittura da annullarlo. È vero, che in circostanza del fatto che Gesù è venuto sulla terra, per un sano capriccio, potremmo anche avere un dipinto che lo raffiguri o un qualcosa di scolpito che rappresenti la sua Potenza e Gloria, ma mai, lo dico con l’autorità che viene da Dio e dalle Sacre Scritture, mai usarle come strumenti di adorazione e venerazione. Gesù disse: Matt. 5:18-20 “..finché non siano passati il cielo e la terra, neppure uno iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini...” (Apice, iota: piccolo segno grafico. Il discorso qui riportato fu indubbiamente pronunciato in aramaico, la parola: iota si riferisce quindi alla lettera ebraica: gòd, gòdh. Nella scrittura ebraico-aramaica, in uso ai tempi di Gesù, gòd era la più piccola lettera dell’alfabeto. In senso figurato la parola: iota o apice indica ciò che sembra avere poca importanza). Al verso 17 Gesù dice: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento”.
I teologi cattolici portano spesso l’esempio del serpente di rame fatto da Mosè (Numeri 21:4-9) per giustificare il culto cattolico delle immagini e sculture. Il Signore, irato, aveva mandato un gran numero di serpenti velenosi tra il popolo d’Israele e un gran numero d’israeliti morirono. Allora, chiesero a Mosè di intercedere presso Dio per loro ed egli lo fece; il Signore gli rispose, che tutti coloro che venivano morsi da serpenti velenosi, dovevano guardare un serpente di rame, che Mosè doveva forgiare e porre sopra un’asta; chi lo avrebbe guardato sarebbe rimasto in vita (questo implicava un atto di fede: Giov. 3:14-15). Vediamo, poi, come in 2 Re 18:1-7, secoli più tardi, il re Ezechia, uomo giusto e timorato di Dio fece a pezzi il serpente di rame, che Mosè aveva fatto nel deserto e che gli israeliti avevano conservato sino ad allora. Il motivo fu che gli israeliti da tempo avevano iniziato ad offrire incenso davanti a quel pezzo di rame (2 Re 18:4).
Il re Ezechia, così, pose fine a questa idolatria; il messaggio ancora una volta è che le immagini, le statue non sono in sé in abominio a Dio. Fino a quando il serpente di rame rimase solo un punto di riferimento per guarire per fede in Dio dal veleno dei serpenti velenosi, questo non fu abominevole ma solo, però, fino al momento che non divenne oggetto di culto. Fare un culto agli angeli, ai santi morti e peggio ancora farlo, attraverso loro immagini e sculture, è in abominio a Dio; questa è idolatria a tutti gli effetti. Gli israeliti avrebbero potuto (come taluni probabilmente fecero) prostrarsi ad offrire incenso davanti a quel pezzo di rame, invocando solo il Signore, e solo in suo onore; ma ciò era ed è, comunque, idolatria e come tale il re Ezechia (uomo giusto) fece a pezzi quello che per il suo popolo era diventato una pietra d’inciampo. Ricordiamoci che non è l’immagine in se stessa che è in abominio a Dio, ma essa lo è quando diventa oggetto di culto, d’adorazione o venerazione. Che sia per Dio, o per i santi, o per gli angeli, questo non cambia niente.
Quindi, teologi cattolici, non ha alcun senso prendere il passo biblico che parla del serpente di rame (Numeri 21:4-9), per giustificare il culto che rendete attraverso immagini e statue a Dio, ai santi e agli angeli, perché bisogna inoltre prendere in considerazione anche il passo biblico di 2 Re 18:1-7, dove chiaramente è detto che quando si arrivò ad offrire incenso (quindi un culto) davanti a quel pezzo di rame, si entrò nell’idolatria. Peggio ancora fate voi teologi cattolici insegnando agli uomini di pregare attraverso queste cose, accendere ceri, invocare morti, prostrarsi e servire immagini e sculture, portarli in processione e quant’altro. Altro che semplice incenso, voi fate molto di peggio. Il serpente di rame doveva essere solo guardato, non ci si doveva prostrare dinnanzi o peggio ancora adorarlo, venerarlo, ecc..
Numeri 21:8-9; gli israeliti dovevano solo guardare il serpente di rame, non lo dovevano adorare, venerare; il “guardare” il serpente di rame implicava solo un atto di fede; il “guardare” è diverso dal “prostrarsi” davanti e dall’adorare e venerare l’oggetto.
Un uomo non pecca d’idolatria se, ad esempio, guarda il sole e ne coglie la bellezza, ma pecca (d’idolatria) nel momento in cui si prostra davanti ad esso, perché ciò implica un culto.
Così è stato per il serpente di rame di Mosè.
Molti israeliti errarono in seguito in questo senso, non si limitarono solamente a guardare al serpente di rame (che simboleggiava un atto di fede), ma gli offrirono incenso e probabilmente gli si prostrarono dinnanzi di continuo: 2 Re 18:4.
“Guardare” al serpente di rame di Mosè, per ricevere la guarigione fisica dai morsi dei serpenti velenosi, era figura della fede nella potente opera del Signore Dio, Cristo Gesù, per ricevere guarigione spirituale dal veleno del peccato (Giov. 3:14-15).
Al punto 2634 del Catechismo della Chiesa Cattolica si legge: “L’intercessione è una preghiera di domanda che ci conforma da vicino alla preghiera di Gesù. È lui l’unico intercessore presso il Padre in favore di tutti gli uomini, particolarmente dei peccatori. Egli <può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore> (Eb. 7,25). Lo Spirito Santo stesso, <intercede [...], poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio> (Rm 8,26-27)”.
Al punto 2664 si legge: “Per la preghiera cristiana non c’è altra via che Cristo. La nostra preghiera, sia essa comunitaria o personale, vocale o interiore, giunge al Padre soltanto se preghiamo nel <nome> di Gesù. Quindi, la santa umanità di Gesù è la via mediante la quale lo Spirito Santo ci insegna a pregare Dio nostro Padre”.
Al punto 2683 si legge: “I testimoni che ci hanno preceduto nel Regno, specialmente coloro che la Chiesa riconosce come <santi>, partecipano alla tradizione vivente della preghiera... Entrando nella <gioia> del loro Signore, essi sono stati stabiliti <su molto>. La loro intercessione è il più alto servizio che rendono al disegno di Dio. Possiamo e dobbiamo pregarli di intercedere per noi e per il mondo intero”.
È alquanto contraddittorio quanto viene detto (e non solo) in questi tre punti. È assai evidente la confusione e l’astuzia nel proporre tali dogmi e dottrine in modo poco chiaro e vago.
La venerazione dei santi morti nasceva ufficialmente verso l’anno 375 d.C.. Verso la fine dello stesso secolo (il IV), entra nella cristianità di “massa”, oramai, gnosticizzata e posseduta dal processo del sincretismo (vedere nello studio “Tradizione e Sacra Scrittura”) la primitiva e originaria venerazione dei santi morti e degli angeli, ma alla fine del V secolo, e soprattutto nel VI secolo, il culto dei santi morti, che poco prima era legato, fondamentalmente, alle loro tombe, ha un processo ancora più pagano; si irradia aldilà delle proprie tombe ed esce dai confini della chiesa locale con il diffondersi delle loro gesta (raccontate e narrate spesso in forma mistica e leggendaria) e con la distribuzione ed il relativo culto delle reliquie.
Tutto ciò creò molti disaccordi anche nel seno della Chiesa stessa oramai paganizzata. Nel 736 Leone d’Isaurico, Imperatore d’Oriente, promulgò degli editti contro il culto delle immagini e delle reliquie. Nel 780 l’Imperatrice bizantina Irene, dopo decenni reintrodusse nella Chiesa d’Oriente il culto e poi convocò un Concilio della Chiesa (II Concilio di Nicea del 787) nel quale tale culto venne ratificato. Tutto ciò urtò (del resto come avveniva già da tempo) contro un’opposizione cristiana tenace e contraria a tale dottrina nefasta.
La teologia cattolica distingue il culto reso a Dio definendolo di “Latria” o adorazione, con quello alla Madonna “Iperdulia” e ai santi “Dulia”.
In seguito, per non appesantire il calendario universale romano (alcuni secoli più avanti) con troppe memorie di santi, si decise di toglierne i nomi di quelli storicamente meno constatabili e lasciare quelli con più accurata provatura storica.
Ma a volte si sono dovuti lasciare alcuni nomi di “santi” nel calendario, pur non essendo legati (le loro storie) a fatti e avvenimenti veri nella storia, a motivo di altri criteri, ad esempio quello più comune, della già avviata rappresentatività e devozione popolare. Se alcuni non provati da veridicità storica furono tolti, per altri invece non fu possibile, perché erano già molto venerati dal popolo e quindi si decise di lasciarli nel calendario romano, pur la ulteriore constatazione che molti di quei “santi” nella tradizione popolare vi erano entrati dietro una storia leggendaria o di certo non propriamente vera; esempi possono essere: San Biagio, Sant’Agata, San Giorgio, San Gennaro, Santa Lucia, ecc.. Pensiamo a quanta gente invoca i santi defunti, li venera, offre loro preghiere, chiede loro intercessioni e quant’altro; se potessero sapere, oltre a quanto dice la Sacra Scrittura a riguardo, che oltretutto molti di quei santi, che essi venerano, sono stati mistificati da fatti leggendari e non veri, e che altri ancora furono in prima linea, o di appoggio nel formulare e attuare l’Inquisizione, per mezzo della quale si commisero atroci omicidi nel nome di Gesù, e così via dicendo, forse avrebbero più discernimento almeno in questo agire.
Nel passato non sono mai mancate le dispute riguardo all’accettazione o meno dell’arte sacra, intesa come iconografia. Gli ebrei che avevano un più acuto senso spirituale della infinità e perfezione di Dio, in genere, si sono sempre mostrati diffidenti nei riguardi delle arti figurative. Si può chiaramente dire che l’idolo non è sempre la rappresentazione, la scultura, o il dipinto dove viene raffigurato una situazione o un personaggio storico-religioso, ma questi lo divengono per coloro i quali ne sono devoti, e si servono di questi stessi per adorare il Signore o venerare i santi e gli angeli. In pratica, è in particolar modo la devozione che fa divenire l’immagine o la scultura un idolo. Ad esempio, potremmo dire che il denaro in sé non è un idolo, ma lo è per chi ne è troppo affascinato; la stessa cosa vale per il calcio, per chi è devoto di un cantante famoso, ecc.; un cantante non è un idolo in sé, ma può diventarlo per chi ne è in una certa maniera “devoto”.
La “massa” nel mondo, oggi esposta e schiava all’idolatria di ogni tipo, lo è anche nel seno della Chiesa Cattolica, sotto il manto della religiosità. Della gente diviene devota di una persona morta, spesso, perché affascinata dalla storia del “santo”, dai miracoli, dalla bellezza dell’oggetto inanimato che lo rappresenta e ne fa un idolo nel suo cuore attuando un culto di venerazione. Se da parte della Chiesa Cattolica e di tanti altri suoi simili non ci fosse un insensato insegnamento a riguardo e una sempre più crescente e lucrosa pubblicità di codeste cose, venendo a mancare l’occasione non ci sarebbe la forte tentazione da parte del popolo cattolico ad agire con idolatria a riguardo di queste cose.
La giustificazione del culto delle immagini dichiarata, al II Concilio di Nicea (787), contro le opposizioni cristiane contrarie, si fondò principalmente sul fatto che quello che nella Bibbia è scritto può essere rappresentato da immagini, perché ciò aiuta specialmente quelli poco istruiti teologicamente ad avere subito un’idea del discorso storico religioso. Per certi aspetti tale motivazione può essere cosa, limitatamente però, buona. Ma da qui ad arrivare a vivere per queste immagini, facendone degli idoli, a praticare la nostra fede attraverso e con l’intermediazione di altri presso Dio e attraverso gli idoli, c’è molta strada che è stata percorsa. La rappresentazione è in parte giustificata dalla voglia di conoscenza per i poco istruiti e per la possibilità di riceverla nel minor tempo e con più chiarezza, ma se dovessimo giustificare invece quello che accade oggi, l’impresa sarebbe ardua. Cosa si dovrebbe inventare per giustificare tale idolatria? L’immagine di Gesù, ad esempio, non ci è stata tramandata storicamente, e questo ha sempre lasciato campo libero alle svariate interpretazioni degli artisti e alle loro ispirazioni religiose-culturali.
La prima giustificazione della Chiesa Cattolica di oggi, riguardo al culto delle immagini, è la stessa di quella di un tempo, ovvero essa afferma che tale culto è in primo luogo un mezzo attraverso il quale un individuo può conoscere meglio un avvenimento accaduto e un veicolo attraverso il quale si può ricordare meglio e più costantemente Dio stesso. A me però non pare che oggi, come anche nel passato, accada solo questo (anzi, di tutto ciò non vi è la minima traccia o quasi). Vedo nelle persone dare una fondamentale e particolare importanza all’oggetto e a chi vi è rappresentato; è una devozione piena di fanatismo che li porta inevitabilmente ad attuare il culto idolatra che è abominio agli occhi di Dio.
Salomone decorò il tempio di Gerusalemme con sculture di cherubini, ma solo come rappresentazioni, non fini a se stesse, ma semplicemente come arte intesa a rivelare la bellezza della Potenza di Dio e del suo tempio. Infatti, gli ebrei non adoravano Dio attraverso una scultura o un’ immagine (e neanche oggi lo fanno) e tanto meno si sarebbero sognati di venerare gli angeli o i morti, addirittura attraverso delle loro sculture. (Eccetto i casi e i momenti turbolenti del popolo ebreo del passato, in cui venne, proprio per la colpa di idolatria, punito da Dio svariate volte nel corso della sua storia).
In pratica, se era illecito adorare Dio, per mezzo di un’immagine, tanto più lo era ed è, adorare e venerare le creature (che non sono Dio) attraverso loro rappresentazioni o sculture; inoltre è assolutamente vietato invocare, in qualsiasi modo, qualsiasi creatura, che si tratti di santi morti o angeli. Oggi nella Chiesa Cattolica vi sono numerosissimi intercessori tra Dio e l’uomo: la Madonna, i santi di epoche passate e presenti e gli angeli. Spessissimo si tende a divinizzarli come accade soprattutto nei riguardi della Madonna. Noi sappiamo, invece, che c’è un solo intercessore fra Dio e gli uomini, l’uomo-Dio Cristo Gesù che è morto per i nostri peccati e ci ha liberato dall’eterna infamia (1 Timoteo 2:5-7), ed è solo nel suo nome e per mezzo di Lui solo, che possiamo avere la salvezza (Atti 4:12). Gesù dice, inoltre, di rendere ogni forma di culto solo a Dio: Luca 4:8; Matt.4:10.
Chiunque potrebbe avere un dipinto che ricordi un avvenimento biblico, una raffigurazione di una creatura angelica o altro (non è la stessa cosa però nel caso della Madonna rappresentata spesso sui vari dipinti e con le varie sculture, come esaltata, divinizzata e glorificata. In questo caso come in altri, questo oggetto, indipendentemente dalla devozione o meno dei devoti, rappresenta in se stesso già un idolo, perché presenta una creatura in un modo non appropriato).
Avere un dipinto come ricordanza di fatti o avvenimenti biblici o altro non deve però portare il credente a considerare l’oggetto o il dipinto come un qualcosa al quale rendere un culto, e addirittura esporsi con fanatismo, o non, a preghiere e suppliche ed invocazioni attraverso l’idolo, alla creatura in esso rappresentata o a Dio il Creatore.
Tutto ciò porterebbe il credente a essere spaventosamente lontano dal messaggio biblico e di Dio e si ritroverebbe legato in un abisso quasi senza alcuna possibilità di uscirne fuori. Dio non vuole che lo si adori attraverso delle sculture o immagini che lo rappresentino (anche se non è illecito avere ad esempio un dipinto di Gesù) figuriamoci quanto di peggio possa esserci nella devozione e venerazione di immagini o sculture di creature, fini o no al soggetto stesso raffigurato. Dio è Spirito e verità, e in spirito e verità bisogna adorarlo: Giov. 4:23-24.
Sul piano spirituale l’idolo può essere ogni persona o cosa che nel nostro cuore prende il posto di Dio. L’amore per il denaro, la concupiscenza sono essi stessi forma d’idolatria. Gli uomini del XX secolo credono di essere più raffinati di quelli dell’antichità, ma non sono meno idolatri di essi. Gli dèi di oggi, come anche del passato, oltre a quanto detto riguardo ai “santi” cattolici sono ancora: lo sport, lo Stato, l’astrologia, la magia, la cartomanzia, il denaro, l’io, ecc.; essi si pongono tra il Creatore e la creatura. Fuggiamo, dunque, dagli idoli e da ogni idolatria esteriore e interiore. Il solo mezzo per farlo consiste nell’amare con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra mente, l’Iddio unico e meraviglioso che reclama da noi, in maniera assoluta, il nostro culto in spirito e verità: Giov. 4:23-24.
Ma i santi chi sono? Sono forse solo e tutti quelli canonizzati dalla Chiesa Cattolica? Innanzi tutto la Scrittura ci insegna che i santi sono tutti coloro che rigenerati dallo Spirito Santo confidano in Gesù, vivono per Lui e mettono in pratica la volontà del Padre celeste. I santi non sono solo coloro che fanno o hanno fatto miracoli, guarigioni o altri segni spettacolari; non è da queste cose che si può dedurre con certezza se un uomo è santo, o meglio, se è fedele a Dio. Leggiamo in Matt.7:21-23 che molti tra coloro che hanno fatto opere potenti, miracoli, profetizzato ed evangelizzato nel nome di Gesù, davanti a Dio nel loro giorno verranno trovati infedeli, malfattori e quindi saranno condannati. È molto probabile che questi (ritenuti malfattori da Gesù), invece sulla terra siano stati canonizzati santi e venerati con devozione dal popolo. L’uomo non può decidere al posto di Dio innalzando agli onori del popolo un credente defunto come santo, insegnando un culto da rendere a quest’ultimo e una personale ed individuale devozione a seconda da chi uno viene affascinato. I santi sono tutti coloro che vivono con fedeltà alla Parola di Dio. È il Signore, che in ultima analisi, ne distingue i veri dai falsi. I veri santi praticano ed insegnano ciò che Dio ha insegnato, cose molto più importanti e grandi che fare miracoli e prodigi. Chi fa la volontà di Dio è un santo e possiede la salvezza, chi fa i miracoli o profetizza o quant’altro, ma non è fedele all’insegnamento della Parola di Dio, non è un santo, ma un malfattore e verrà condannato (Matt.7:21-23). Ne risulta, che molti dei santi, canonizzati dalla Chiesa Romana, avendo insegnato false dottrine e avendo operato di conseguenza, non possono essere ritenuti tali da Gesù e quindi è piuttosto probabile che non si trovino in paradiso, come crede invece il popolo cattolico. Esso crede che solo alcuni possono essere definiti “santi” e scoraggiati continuano la loro vita mondana senza il coraggio e la speranza di poter essere nell’opera e nella fede “simili a questi”.
La Chiesa Cattolica, con la sua divisione fra clero e laici, pone una barriera mal sana al popolo che è portato a credere che solo i preti e quant’altri siano tenuti ad avere uno stretto rigore morale di vita, mentre ad esso basta cercare di fare il possibile di tanto in tanto nella mondanità e di confessarsi qualche volta al prete. La gerarchia ecclesiastica romana mette in una condizione sfavorevole il popolo riguardo alla conoscenza e alla pratica della volontà di Dio.
Sulla Chiesa Romana pesano condanne maggiori di ogni altra istituzione religiosa, sia per la potenza d’errore che insegna, sia per il lungo tempo per il quale è al potere e al servizio della menzogna. Morte e crudeltà atroci fanno parte della storia della Chiesa Romana. Dio non dimenticherà, al giudizio finale, la pena su quegli uomini di ogni tempo che presi dal fascino del prestigio e del potere hanno insegnato ed insegnano menzogne, nascondendo e occultando le verità di Dio. Così facendo loro negano a se stessi la possibilità della salvezza ed insegnano agli altri, scrupolosamente, come e cosa fare per aver parte alla stessa sorte. Su di loro pesa l’enorme e pesante responsabilità di aver ostacolato ed infine negato la salvezza a moltitudine di uomini, con i loro nefasti ed iniqui insegnamenti. Colui che ruba qualcosa pecca contro Dio e contro colui che ha danneggiato. Colui che invece insegna il falso, nel nome di Dio, pecca contro Dio e contro l’uomo che è stato ingannato, ma il “peggio” è che insegna a quest’ultimo a fare lo stesso. Egli è peggiore di un comune ladro che si limitasse a rubare senza prendersi la briga di insegnare agli altri a fare lo stesso. I santi, secondo la Sacra Scrittura, sono tutti coloro che fanno la volontà di Dio, confidando nel suo Figliolo Cristo Gesù. Ecco quanto dice la Bibbia a riguardo: Atti 26:10 “...io rinchiusi nelle prigioni molti santi...”; Filippesi 4:21-23: “Salutate ognuno dei santi in Cristo Gesù...Tutti i santi vi salutano e specialmente quelli della casa di Cesare...”; 1Corinzi 1:2; c.16:1; 2 Corinzi 1:1; c.8:4; c.9:1,12; c.13:12; Efesini1:15-18; c.3:8; c.6:18-19; Filippesi 1:1-2; Colossesi 1:1-2; c.1:4; c.1:12; c.1:26; Ebrei 6:10; Romani 12:13; c.15:25-26; c.15:31-33; c.16:1-2; c.16:15; Salmo 37:28; Atti 9:13; Atti 9:32 .
Si diventa santi, qui in terra, con la conversione a Gesù Cristo e con l’ubbidienza alla volontà di Dio Padre. Iddio li fa santi e i loro nomi sono scritti nei cieli. Non hanno bisogno di essere riconosciuti o canonizzati dal Papa. I veri santi non attirano mai la gente a loro stessi; gli individui vanno diretti ed istruiti per la conversione unica a Cristo Gesù. I cattolici romani credono di onorarli facendo in loro onore delle feste e quant’altro che sanno di pagano e d’idolatria, ma invece offendono il loro nome o almeno quello dei veri santi.
Leggere: 1Corinzi 1:11-13; c.3:4-8; c.3:21-23; c.4:6; Paolo fa capire com’è stolto e anticristiano avere devozione per un credente a danno di un’altro e che bisogna essere devoti solo a Dio per mezzo di Cristo Gesù, nel nome del quale si viene battezzati. (Esempi di stoltezza, da parte dei cattolici, sono quelli che si definiscono: mariani, ovvero, devoti particolari di Maria. Noi siamo cristiani e non mariani o quant’altro. Cristiani significa: “di Cristo” non “di Maria”. Paolo qui parla dell’assurdità che c’è nella devozione verso alcuni credenti vivi; chissà cosa direbbe oggi riguardo alla devozione cattolica nei confronti di miriadi di santi morti e degli angeli, con l’aggiunta abominevole delle invocazioni dei santi morti, delle preghiere e delle suppliche a loro rivolte).
In Isaia 8:19-20 si legge: “...Un popolo non deve forse consultare il suo Dio? Si rivolgerà forse ai morti in favore dei vivi? Alla legge! Alla testimonianza!....” . Si comprende bene in questo passo la vanità e la disubbidienza che c’è nel consultare, invocare e venerare i morti santi o non, a favore dei vivi; chi fa ciò verrà giudicato da Dio. In Atti 10:25-26 Pietro non accetta che gli si prostri davanti; egli afferma che è un uomo comune come tutti gli altri credenti. Chissà come reagirebbe oggi nei confronti degli onori e quant’altro, che vengono rivolti ai santi morti e al Papa (che i teologi cattolici spudoratamente sostengono essere successore di Pietro). In Atti 14:9-18 è scritto che si voleva offrire un sacrificio e fare onore con ghirlande a Paolo e a Barnaba, ma questi con forza si opposero all’attribuzione di tali onori che quei pagani avevano in mente di dare alla loro persona.
In Ap.22:8-9; c.19:9-10 l’angelo non accetta l’onore e l’adorazione da parte di Giovanni e dichiara in modo preciso che si adora solo Dio. In Colossesi 2:18-19 Paolo avverte di non venerare gli angeli, in caso contrario, si perde il premio presso Dio (probabilmente con il dire che si perde il premio, Paolo, qui, vuol dire che si perde la ricompensa: 1Corinzi 3:14-15, non la salvezza [vedere quanto viene detto a proposito nello studio: “Il Purgatorio”]. È sott’inteso che Paolo non stia parlando a delle persone non nate di nuovo, non rigenerate o ad individui che vivono una profonda intimità con l’idolatria, ma semplicemente a credenti nati di nuovo che, mossi da falsi insegnamenti e da intenzioni di pietà carnale e non spirituale, potevano essere portati a venerare gli angeli oltre a Dio; un po’, lontanamente, quello che capitò all’apostolo Giovanni in Ap.19:9-10; c.22:8-9. Il riferimento alla semplice perdita della ricompensa, anziché della salvezza, in questo passo, è riferito solo a credenti nati di nuovo e per le circostanze sopra citate. È altresì chiaro e certo che coloro che hanno un’intima comunione con l’idolatria non possono perdere alcuna ricompensa, perché, non essendo rigenerati e nati di nuovo, non hanno la salvezza).
Alcuni teologi cattolici vedono nei due passi, che sto per esporre, un indizio favorevole riguardo al loro insegnamento dottrinale che gli angeli possono essere pregati, invocati e venerati: Ap.5:8 “Quand’ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, ciascuno con una cetra e delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi”; Ap.8:3-4: “E venne un’altro angelo con un incensiere d’oro; si fermò presso l’altare e gli furono dati molti profumi affinché li offrisse con le preghiere di tutti i santi sull’altare d’oro posto davanti al trono. E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio insieme alle preghiere dei santi”. Qui non si parla di preghiere fatte da credenti ad angeli o a creature celesti, ma di esseri angelici che porgono simbolicamente davanti a Dio le preghiere, dei santi vivi, rivolte al Signore, e non agli angeli (si tratta di preghiere rivolte a Dio che, in questo caso, sono da parte dei credenti vivi al tempo della tribolazione) per la liberazione dal male al tempo della tribolazione (periodo che sulla terra si manifesterà in un contesto di globale violenza e malvagità nei confronti dei cristiani e degli ebrei da parte dei pagani e nel quale non mancheranno i giudizi divini decisi in cielo). Le preghiere sono sempre rivolte a Dio; vorrei chiedere ai teologi cattolici, come mai nelle Scritture ispirate (Bibbia) non vi è mai alcuna traccia di preghiere fatte agli angeli o ai santi defunti e, anzi è scritto di adorare e venerare sempre e solo Dio? Come si può giustificare il vostro culto ai santi morti e agli angeli, con quanto dice la Sacra Scrittura? In tutta la Bibbia vi sono numerosissime preghiere rivolte solo e sempre a Dio, e mai, dico mai, in una sola occasione, viene esposta una sola preghiera fatta a un credente defunto o a un angelo. Ad esempio, i Salmi sono preghiere ispirate e scritte da personaggi biblici come: Salomone (Salmo 127), Mosè (Salmo 90), i figli di Core (Salmo 87), Davide (Salmo 86), Asaf (Salmo 80), ecc., e presentano sempre e solo preghiere rivolte a Dio (Salmo 5:2), mai ad esempio a Mosè, ad Abramo e a tanti altri uomini di fede e profeti e angeli che si potrebbero elencare; perché oggi avviene l’opposto in molti ambiti religiosi che si definiscono cristiani? Niente nelle Sacre Scritture è scritto riguardo al culto dei santi morti e degli angeli, è invece scritto l’esatto contrario: Matt.4:10; Luca 4:8. Ad esempio, chiedo ai teologi cattolici: potete provare che un credente cristiano nel N.T. abbia mai rivolto preghiere a santi defunti o agli angeli anziché solo a Gesù Cristo? Che si possono accendere candele e sparare fuochi d’artificio in loro onore? Che si possono portare le loro immagini o statue in processione per le pubbliche vie per farle venerare dal popolo? Credo proprio di no! Nel N.T. tutti i credenti in Cristo sulla terra sono chiamati “santi” quantunque non siano perfetti. Si diventa santi qui in terra per la conversione a Cristo Gesù e con l’ubbidienza a Lui. L’Iddio li fa e li dichiara santi e i loro nomi sono scritti nei cieli. Non hanno bisogno di essere riconosciuti o canonizzati dal Papa. I veri santi non attirano mai l’attenzione e la gente a loro stessi; nel N.T. i santi dirigevano le persone a Cristo Gesù, il Salvatore. I cattolici romani credono di onorare la memoria dei santi defunti facendo in loro onore delle feste che sanno di pagano e d’idolatria, ma invece li offendono. I santi defunti sarebbero i primi a protestare e a rifiutare simili idolatrie (almeno i veri santi). Cristo Gesù è il nostro avvocato presso il Padre. Egli solo è Colui che può giustificarci davanti al Padre Celeste. Nessuna anima di un defunto può far ciò, perché essa non è Dio e perché non ha il titolo di mediatore (intercessore) che Gesù uomo-Dio si è acquistato sulla croce espiando una volta per sempre i nostri peccati. Perché non invocare il Padre per mezzo di Gesù solo? Perché invocare Dio per mezzo di qualcun’altro? Perché invocare un’anima di un defunto, anziché Gesù il Salvatore? Forse Gesù non è in grado di soddisfare chiunque potentemente? L’altro passo che i teologi cattolici prendono per sostenere che i santi morti possono essere invocati è l’apocrifo: 2Maccabei 15:11-16, versione C.E.I. cattolica (vedere quanto viene detto riguardo agli apocrifi e in questo caso al libro 2Maccabei nello studio del “Il Purgatorio”). È scritto che Giuda Maccabeo raccontò ai suoi uomini un sogno che aveva avuto; anzi, si trattava di una visione. (v.11) “La sua visione era questa: Onia, che era stato sommo sacerdote...con le mani protese pregava per tutta la nazione giudaica. Gli era anche apparso un personaggio...Onia disse:<Questi è l’amico dei suoi fratelli, colui che innalza molte preghiere per il popolo e per la città santa, Geremia il profeta di Dio>. E Geremia stendendo la destra consegnò a Giuda una spada d’oro, pronunciando queste parole nel porgerla: <Prendi la spada sacra come dono da parte di Dio; con questa abbatterai i nemici>”. Ad ogni modo, qui l’avvenimento presenta questi personaggi che pregano per il loro popolo, in modo implicito, senza aver loro chiesto al popolo di essere invocati per poter intercedere in suo favore, ovvero non vi è alcun minimo accenno riguardo ad un’invocazione da fare ai santi morti, né tanto meno ad una loro intercessione proposta su richiesta da parte del bisognoso. Diciamo subito che né in 2Maccabei 15:11-16, né in 2Maccabei 12:40-45 (andare a leggere) vi è alcuna indicazione riguardo all’invocare e venerare le anime dei santi defunti, pur essendovi però altri generi di contraddizioni evidenti. Il contenuto di tale libro fu composto da un certo Giasone di Cirene, in un’opera che conteneva originariamente cinque libri, questi furono poi sintetizzati, in seguito, da altri scrittori, in unico libro (l’odierno 2Maccabei). Giasone quando scrive sono già passati molti decenni dai fatti che egli descrive e deve essersi basato su fatti oralmente tramandati o scritti da qualcun’altro, o tutte e due le cose insieme dalle quali, poi, lui ne ha preso spunto per la sua opera di cinque libri. L’opera sua non è ispirata, né tanto meno lo è lui, tanto più che se fosse stata Parola di Dio ispirata, gli scrittori, in seguito, non avrebbero osato sintetizzarla da cinque libri in uno solo. Pensate al vangelo di Marco, di Matteo, di Luca, di Giovanni, anche in essi è raccontata una storia, quella di Gesù (il libro di 2Maccabei ma anche il primo narrano invece la storia dei giudei in un drastico periodo), chi si sognerebbe di sintetizzarli? Fare ciò significherebbe tagliuzzare la Parola di Dio; e ciò non sarebbe un atto lecito, ma un atto degno di punizione divina (Proverbi 30:5-6; Deut. 4:2; Ap. 22:18-19), inoltre, il libro ispirato perderebbe tale peculiarità e non sarebbe più parte della Parola di Dio. Uno scrittore ispirato, inoltre, non avrebbe mai potuto scrivere parole come: (parlo di Giasone, l’autore dei cinque libri sintetizzati da altri scrittori in un unico libro) c.15:37-39 (vers.C.E.I.) “...anch’io chiudo qui la mia narrazione. Se la disposizione dei fatti è riuscita scritta bene e ben composta, era quello che volevo; se invece è riuscita di poco valore e mediocre questo solo ho potuto fare....così l’arte di ben disporre l’argomento delizia gli orecchi di coloro a cui capita di leggere la composizione. E qui sia la fine ”. Immaginate, ad esempio, Isaia il profeta che ultimando il suo Scritto Sacro, scrivesse simili cose, certamente non sarebbe ritenuto ispirato; difficile da poter immaginare che uno scrittore ispirato, che scrive sotto la potenza e l’ispirazione dello Spirito Santo, possa pensare e scrivere codeste parole. Nello scritto ispirato tutto è buono e verace e ha pieno valore perché chi guida è Dio, e quello che è scritto è Parola di Dio. Qualcuno potrebbe obbiettare a ciò, dichiarando che anche se i cinque libri di Giasone potevano non essere ispirati, Dio potrebbe, invece aver ispirato gli scrittori che sintetizzarono tale opera in un unico libro, ovvero potrebbero affermare che l’odierno libro di 2Maccabei è ispirato, in quanto il Signore potrebbe aver suscitato negli scrittori l’ispirazione divina, i quali avrebbero usato, come base del loro testo, dei libri storici non ispirati (i cinque libri di Giasone), come d’altronde avviene per i libri 1-2 Re e 1-2 Cronache, nei quali gli scrittori ispirati senza dubbio affermano, a volte implicitamente, a volte esplicitamente, di aver preso le fonti storiche del loro racconto ispirato da altri libri storici non ispirati. Rispondo: innanzi tutto in 1-2 Re e 1-2 Cronache, gli scrittori ispirati fanno assumere alla loro opera una propria personalità individuale dovuta all’ispirazione divina e non compare in alcun modo la vecchia personalità individuale dei libri storici, usati come fonti per il libro ispirato.
Nel libro 2Maccabei, invece, avviene l’opposto; gli scrittori (quelli che hanno sintetizzato l’opera di cinque libri di Giasone) hanno completamente e certamente lasciato la personalità e individualità propria dei cinque libri di Giasone di Cirene; 2Maccabei 2:23-31: “questi fatti, narrati da Giasone di Cirene nel corso di cinque libri, ci studieremo di riassumerli in una sola composizione.Vedendo infatti la massa di numeri e l’effettiva difficoltà per chi desidera di inoltrarsi nelle narrazioni storiche, a causa della vastità della materia, ci siamo preoccupati di offrire diletto a coloro che amano leggere, facilità a quanti intendono ritenere nella memoria, utilità a tutti gli eventuali lettori. Per noi certo, che ci siamo sobbarcati la fatica del sunteggiare, l’impresa non si presenta facile: ci vorranno sudori e veglie, così come non è facile preparare un banchetto e accontentare le esigenze altrui; tuttavia per far cosa gradita a molti ci sarà dolce sopportare la fatica, lasciando all’autore la completa esposizione dei particolari, curandoci invece di procedere secondo gli schemi di un riassunto. Come infatti in una casa nuova all’architetto tocca pensare a tutta la costruzione, mentre chi è incaricato di dipingere a fuoco e a fresco deve badare solo alla decorazione, così, penso, è per noi. L’entrare in argomento e il passare in rassegna i fatti e l’insinuarsi nei particolari, spetta all’ideatore dell’opera storica; curare il sunto della esposizione e tralasciare i complementi della narrazione storica, è riservato a chi fa l’opera di compendio. Di qui dunque cominceremo la narrazione, senza nulla aggiungere a ciò che abbiamo detto nella prefazione: sarebbe certo ingenuo abbondare nei preamboli e abbreviare poi la narrazione storica”.
Quando Dio ispirava uno scrittore non lasciava alcuna opportunità e occasione di trasmettere, nel libro ispirato, l’identità e la personalità propria di quei libri non ispirati usati come fonti storiche e nemmeno date o avvenimenti non veri e non reali. Nel libro 2Maccabei, invece, è, assolutamente, chiaro che gli scrittori hanno lasciato pensiero, opera e ideologia dell’autore Giasone, senza preoccuparsi di lasciare la propria sotto l’influsso dello Spirito Santo (che infatti non c’è stato e neanche era in programma) e di dare attraverso l’influenza di Egli, al nuovo libro, un’identità nuova che in effetti non c’è stata. Quando Dio ispira lo fa con potenza e i segni che lascia sono alcuni evidenti ed altri evidenziabili. Chi legge il libro 2Maccabei si renderà subito conto che gli scrittori hanno semplicemente sintetizzato l’opera di Giasone, lasciando l’identità, la personalità e l’individualità propria dell’opera originaria del tutto intatta. (Inoltre, se fossero stati ispirati gli scrittori, che sintetizzarono l’opera, non avrebbero dovuto lasciare il pensiero personale del Giasone riguardo al suo scritto, specialmente intriso com’è di pensiero e insicurezza umana: c.15:37-39). I libri di 1-2 Re e 1-2 Cronache fanno accenno semplicemente a dei libri storici non ispirati (indicandone spesso il nome degli autori), dai quali era possibile ricavarne delle fonti con date ed elementi storici utili, ma niente di più. Nel libro 2Maccabei, invece si dà fin troppa importanza all’autore originario dell’opera, e questo è fin troppo contraddittorio, se si vuol considerare il libro 2Maccabei come ispirato, perché l’autore vero e autentico in questo caso sarebbe stato lo Spirito Santo. Nel libro 2Maccabei si vuole, da parte degli scrittori, lasciare completamente intatti, pensiero, ideologia e identità dell’autore umano Giasone e si sprecano fin troppe parole per la sua presentazione (2Maccabei 2:23-32). In conclusione, né i cinque libri di Giasone sono ispirati, né lo è l’opera forgiata da codesti libri dagli scrittori anonimi di 2Maccabei.
Giasone di Cirene può aver scritto (per quanto riguarda il passo citato e non solo) tali cose riguardo alla visione di Giuda Maccabeo, non basandosi però su fatti realmente accaduti, ma affidandosi a fonti orali o scritte con lo sfondo leggendario, oppure questa visione può essere stata un’aggiunta degli scrittori che hanno riassunto l’opera (che poteva non contenerla), affascinati da fonti orali o scritte, dalle sfumature leggendarie; del resto, essi dichiarano di aver sintetizzato i cinque libri di Giasone, e ciò non esclude, per niente, che nell’esecuzione non vi siano state delle modifiche importanti di composizioni frasarie e anche di elementi, come anche delle aggiunte. Oppure, ancora, Giuda può aver realmente dichiarato tale visione (anche se nessuno può garantire se l’abbia fatto effettivamente in quel modo e con tali elementi). Ad ogni modo, anche se Giuda avesse realmente dichiarato, di aver avuto tale visione, ai suoi uomini, non dimentichiamoci che l’arte del raccontare sogni e visioni false non mancava nel giudaismo: Geremia 23:32: “...<io vengo contro quelli che profetizzano sogni falsi, che li raccontano e traviano il mio popolo con le loro menzogne e con la loro temerarietà, sebbene io non li abbia mandati e non abbia dato alcun ordine, ed essi non possano recare alcun giovamento a questo popolo>, dice il SIGNORE”; soprattutto se constatiamo dai versi 11,17-18, sempre del capitolo 15 di Maccabei, che l’intento di Giuda era quello di spronare e incoraggiare all’eroismo i suoi uomini, attaccando battaglia contro i nemici; e non è da sottovalutare nemmeno l’opera ingannatrice di Satana che può aver reso visibile tale sogno o visione a Giuda, per distorcere, in qualche modo, il vero messaggio della Parola di Dio.
Ad ogni modo, sono propenso a credere che sia stata in realtà colpa del Giasone di Cirene che, probabilmente, narrò tale fatto nella sua opera di cinque libri, poi sintetizzata dagli altri scrittori, basandosi su prove e scritti poco affidabili ed è anche probabile che lui stesso, attratto da aspetti leggendari, ha potuto poco diligentemente riportare avvenimenti credibili a volte, poco credibili altre volte, e leggendari pure. D’altronde, egli stesso si definisce semplicemente un narratore paragonabile, lontanamente, quasi ad uno storico credente di oggi, probabilmente, anche poco conoscitore del vero giudaismo e della Parola di Dio.
Che si tratti di un avvenimento leggendario lo si può riscontrare anche leggendo i versi 15 e 16, sempre del capitolo 15, dove si intravede, vivacemente, uno sfondo di leggenda e non di storia reale. La “spada d’oro”, “la spada sacra”, data da Geremia, defunto ormai da secoli, a Giuda, come dono di Dio per abbattere i nemici, ci fa pensare molto alle storie raccontate nei film di fantascienza e molto di più a mitologie e leggende del mondo ellenistico dalle quali i giudei in quel tempo, inesorabilmente, erano influenzati. Tutto quanto è stato detto finora chiarisce come ci si trovi di fronte ad un libro apocrifo. Inoltre, tale libro non fa parte del canone ebraico e mai lo è stato. Gesù e gli apostoli non lo citano mai. È, poi, evidente in 2Maccabei 15:11-16, che né Onia, né Geremia, i quali vengono presentati come personaggi che pregano Dio per il loro popolo, abbiano mai chiesto che il popolo invocasse e pregasse loro. In nessuna parte della Bibbia, che contiene numerosissime preghiere, troviamo mai una preghiera o un’invocazione fatta ad un credente defunto o ad un angelo, ma sempre ed esclusivamente a Dio.
1Timoteo 2:5: “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo”; Giov.14:13: “e quello che chiederete nel mio nome, lo farò...”; Giov 16:23-24: “... In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà...”; Giov15:16: “...affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia”; Atti 4:12: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati”; ecc..
È contrario alla Parola di Dio pregare i defunti e chiedere la loro mediazione presso Dio.
L’invocazione dei defunti, la loro venerazione, le immagini per il culto e tanto altro ancora, oltre ad essere tutte cose condannate da Dio, sminuiscono anche la mediazione che Gesù Cristo (l’unica mediazione) compie alla destra del Padre in favore dei credenti. Se davvero i santi in cielo potessero intercedere, dietro richieste a loro fatte, per i credenti sulla terra, la Parola di Dio avrebbe in questo (e non solo) delle contraddizioni, in quanto in 1 Timoteo 2:5-7 è chiaramente detto che c’è un solo intercessore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo-Dio. I teologi cattolici infischiandosene dell’autorità della Bibbia dicono, invece, che vi sono tanti intercessori in cielo. Secondo la Parola di Dio tutti coloro che credono veramente e fermamente nel Signore Gesù sono santi, perché sono santificati mediante l’offerta di Cristo, fatta una volta per sempre (Ebrei 10:10); essi sono santificati da Cristo già sulla terra e non hanno bisogno di essere dichiarati “santi” dopo morti da qualche autorità ecclesiastica romana.
La Chiesa Cattolica ha dichiarato “santi” (canonizzati) tanti uomini cattolici che sono stati malvagi, arroganti, ipocriti, e quant’altro ancora, nella sua storia secolare di Chiesa Romana, anche se oggi sembra molto scrupolosa in tale processo di canonizzazione. (Però non è stato sempre così, specialmente, nel Medioevo).
Le inique dottrine cattoliche portano con facilità gli uomini ad avere una fede ipocrita, specialmente, a causa del culto reso ai “santi”, invece che solo a Dio. Basti pensare come molti cattolici invocano il loro santo protettore, semplicemente, perché ritenuto potente nelle opere miracolose (quindi c’è l’interesse), e non invocano altri, spesso solo perché non ritenuti operatori di miracoli. Tutto ciò è un inganno cattolico che fa fiorire l’ipocrisia negli individui predisposti, anziché amputarli del male che hanno in essi. Cosi facendo, implicitamente, non si ritiene Dio potente e capace tanto da soccorrere ogni credente in ogni sua necessità, perché ha bisogno dell’aiuto di miriadi di intercessori. Egli invece è infinitamente Onnipotente.
Il nostro Dio, è Vivente, il “suo orecchio” non è troppo duro per udire, il suo braccio è potente da soccorrere chiunque lo invochi in qualsiasi situazione si trovi; è in Lui che bisogna avere piena fiducia, non nei santi defunti o negli angeli che sono solo delle creature di Dio, come lo siamo anche noi.
Il vero credente ha come unico protettore il Signore Iddio Onnipotente, l’Eterno degli Eserciti, il Creatore di tutte le cose: Salmo 34:6; c.50:15; c.91:9-11; c.103:3-4; c.121:5-8; Geremia17:14.
È sempre e solo Dio che esaudisce ogni nostro bisogno; a Lui ricorriamo e siamo pieni di fiducia che Egli farà la cosa più giusta secondo la sua santa volontà. L’uomo santo non lo si discerne dal fatto se fa miracoli o meno, ma dal fatto che crede nel Signore Gesù dal quale viene giustificato per grazia e santificato mediante lo Spirito Santo e mette in pratica la volontà del Padre Celeste. Cari cattolici, quando pregate padre Pio (ad esempio) lo fate spinti da piena fede in Dio, o spinti dal fatto che tale “santo” viene ritenuto come uno che fa miracoli anche da morto? Se questi non li facesse, e non li avesse mai fatti, lo avreste mai invocato? Sappiate discernere quanto detto finora e praticate la Parola di Dio secondo quanto è stata ispirata; mettete in pratica gli insegnamenti di Gesù che hanno una scienza e una saggezza immensi e lasciate perdere gli insegnamenti dei cristiani infedeli contrari, come nel caso della Chiesa Romana, alla volontà di Dio.
Potete provare teologi cattolici con la Bibbia che le preghiere possono essere rivolte ad altri invece che solo a Dio, Uno e Trino? Matt. 6:6; Giov. 16:23-24; Atti 7:59; 1 Corinzi 1:2; ecc..
Che la stessa preghiera si possa ripetere meccanicamente tante volte come avviene, per esempio, per la corona del rosario? Matt. 6:7.
La canonizzazione dei “santi” è antibiblica e ci fu solo molti secoli dopo la testimonianza degli apostoli e dei discepoli della Chiesa primitiva, e dal 1172 fu riservata solo al Papa.
Per la canonizzazione di un “santo” normalmente è richiesto l’accertamento di due miracoli e il processo di beatificazione che è anteriore a quello di canonizzazione. (Tutto ciò a volte può avvenire a seconda dei casi con metodiche e tempi un po’ diversi). La Bibbia, invece, chiama santi tutti i credenti e veri seguaci di Cristo: Romani 1:7; 1 Corinzi 1:2; ecc..
Nessun uomo credente o non, vivo o morto, è degno di ricevere una qualche forma di culto, perché è, e rimane, sempre e solo una creatura di Dio. In Matt. 4:10 Gesù disse: “Adora il Signore Dio tuo, e a lui solo rendi il culto”; Luca 4:8: “...a lui solo rendi il tuo culto”; si esclude quindi la possibilità di poter rendere qualsiasi tipo di culto ad altri oltre che a Dio.
Adorare o venerare una creatura di Dio, non importa se viva o morta, se un essere umano o angelico, è idolatria agli occhi di Dio, quindi è peccato.
Gli idolatri non erediteranno il Regno di Dio (1 Corinzi 6:9), ma saranno gettati nello stagno di fuoco ardente che è la morte seconda (Ap. 20:11-15).
Il processo di canonizzazione, oggi, in ambito cattolico, segue un lungo e laborioso esame della vita e delle opere del defunto cattolico da santificare, questi, morto in odore di santità, viene, dopo essere stato proclamato beato, canonizzato santo e quindi iscritto nel catalogo dei santi che possono essere invocati universalmente da tutti. Inutile dire che quando si dovrebbe parlare di santi morti, ci si dovrebbe riferire, in questo senso, solo nei riguardi di credenti rigenerati, morti in Cristo, quindi che sono andati ad abitare in cielo con il Signore. Molti dei santi cattolici invece, che sulla terra erano dati all’idolatria (e che la insegnavano ad altri), alle più svariate superstizioni, che insegnavano, inoltre, che la salvezza si merita con le opere (così detronizzavano il sacrificio unico e completo di Gesù sulla croce), che dopo la morte c’è il purgatorio, che hanno favorito e praticato formule inquisitorie, Crociate e quant’altro, è molto probabile che si trovino in tutt’altro luogo che non nel paradiso di Dio.
L’ambiente cattolico è anche pieno di superstizione finemente nascosta, ovvero che non si presenta in modo propriamente esplicito. Il popolo cattolico colloca nelle proprie automobili, case e quant’altro, immaginette di “santi”, crocifissi, madonnine e via dicendo, credendo che questi possano, in qualche modo, proteggerlo contro i mali quotidiani di questa vita, ma non solo. Ci sono mamme premurose che, ad esempio, nelle automobili dei propri figli collocano l’immaginetta di padre Pio, San Cosimo, San Francesco, una madonnina, ecc., perché questi servano di protezione a loro. Tutto questo sconfina oltre che nell’idolatria pura, anche nella superstizione vera e propria condannata anch’essa duramente da Dio. L’immaginetta non ha alcun potere, né di fare il male, né di fare il bene. Dio ci chiama al ravvedimento e a portare il suo Nome nei nostri cuori. Non sarà un crocifisso, una madonnina, o un’immaginetta di padre Pio, che ci soccorrerà o proteggerà dai pericoli, bisogna, invece, coltivare l’amore per Dio ed istruirsi nella sua Parola e volontà divina. Tutto questo è roba da superstiziosi, maghi, cartomanti, negromanti, idolatri, ecc., e non deve far parte della Chiesa di Cristo Gesù.
La superstizione nella Chiesa Cattolica non ha limiti, si arriva perfino a proporre alcuni dei “santi defunti” con delle specifiche capacità guaritrici e con dei compiti ben precisi.
C’è il santo cattolico che è particolarmente invocato come protettore dei bambini, quello o quella per le malattie agli occhi, la santa protettrice delle partorienti, ecc., c’è il santo patrono di una città, di uno Stato, e via dicendo. Ogni nazione e città cattolica hanno un “santo protettore”, così anche le arti, i mestieri, le forze armate e gli individui in seno alla Chiesa stessa. C’è anche Santa Barbara protettrice dell’artiglieria, San Cristofaro degli automobilisti e dei viaggiatori, la Madonna di Loreto dell’aviazione (La Madonna, pur rappresentando sempre e solo Maria, viene, superstiziosamente, spesso creduta e figurata come protettrice di un qualcosa o di un qualcos’altro a seconda dei paesi e delle nazioni), Santa Lucia contro il mal degli occhi, ecc..
Il cristianesimo cattolico ha sostituito la devozione agli antichi dèi pagani, con quella a degli uomini defunti, i “santi morti protettori”. Leggere: 1 Corinzi 1:11-13; c.3:4-8,21-23; c.4:6.
Paolo, nei passi citati, mette in luce come sia carnale e non spirituale essere devoti a qualcuno, anziché solo a Cristo, disapprovando la gente che, semplicemente (nel passo di 1 Corinzi in questione), prova devozione verso taluni a danno di altri; figuriamoci quanto c’è di più carnale nell’essere devoti a santi morti, ad invocarli, pregarli, festeggiarli, ecc., anziché essere devoti solo a Dio ed invocare solo Lui. Caro lettore (e la Bibbia insegna così e non può mentire) m’immagino Dio e la sua gloria come una presenza folgorante davanti alla quale ogni sua creatura si prostra (Ap. 4:8-11; Ap. 5:13-14; ecc.) per servirlo. L’immagine cattolica di Dio è differente, è antibiblica. C’è chi si prostra a Dio e nel contempo alla Madonna, a padre Pio, a San Francesco e a tanti altri. È una visione distorta di Dio e del culto che gli è dovuto. Potremmo dire che si viene a creare come una sorta di “scala” a tanti gradini, con tanti intercessori e culti offerti a tante creature, anziché solo a Dio. Pensando a Dio, non vedo, invece, una “scala”, ma un unico grande gradino dove vi è posto gloriosamente l’Iddio Creatore e noi tutti credenti, alla base inferiore, pronti a servire esclusivamente Lui con piena adorazione. In pratica, secondo la teologia cattolica, la Madonna, padre Pio, ecc., dovrebbero intercedere presso Gesù e poi Egli dovrebbe mediare per il Padre. Ma perché creare una “scala” a più gradini; perché non rivolgersi direttamente a Gesù, l’unico mediatore, intercessore fra Dio Padre e gli uomini? 1 Timoteo 2:5-7.
Questi finiscono per diventare letteralmente dei veri e propri dèi con la loro schiera di fanatici devoti, i quali inconsciamente non sanno nemmeno di considerarli tali. La superstizione li induce a portarli in processione; in loro onore sparano dei fuochi in cielo, fanno delle feste, ecc.. Tutto questo è contrario alla Parola e volontà di Dio in modo assoluto. Egli disse: “Non avere altri dèi oltre a me” (primo comandamento biblico non precisamente uguale al primo comandamento cattolico che dai teologi cattolici è stato reso in parte diverso da quello biblico: Esodo 20:3; Deut. 5:7).
Questi “santi” defunti, anche se non a parole, nei fatti, però, vengono ritenuti degli dèi oltre al Dio Creatore. Caro lettore, ti sei mai chiesto se tu, volendo vivere una reale vita cristiana in umiltà e amore, saresti stato disposto a ricevere gli onori, la gloria e i bacia mano, ad esempio, come quelli dati nei confronti della persona del Papa? Se tu, buon cristiano che rivolgi l’attenzione e lo sguardo, di chi ti ascolta, esclusivamente a Dio, in Cristo Gesù, per glorificarlo sempre, da morto acconsentiresti a feste, fuochi e processioni in tuo onore? Probabilmente se la tua fede è vera, se è pulita, ciò non sarebbe buono per te, non lo accetteresti mai, ti strapperesti le vesti di dosso e urleresti con tutte le forze che la gloria, l’onore, la lode, e il culto spettano solo all’Iddio Creatore di ogni cosa: Atti 4:12; Atti 10:25-26; Atti 14:9-18; Ap. 19:9-10, Ap 22:8-9; Colossesi 2:18-19; Matt. 4:10; Luca 4:8; 1 Corinzi 1:11-13; c.3:4-8,21-23; c.4:6; Ebrei 7:24-25; 1 Timoteo 2:5-7; Isaia 8:19-20; Romani 8:31-34; Esodo 20:3-6; Deut. 5:7-10. Così parlerebbe un buon cristiano, un vero credente che cerca solo la gloria che viene da Dio e non quella vana che viene dagli uomini.
Non sarebbe poi corretto da parte di Dio considerare santi solo coloro che hanno fatto o fanno miracoli “da morti” o, comunque, considerare tali solo una piccola cerchia di cristiani credenti e non invece tutti i veri credenti. Tutti quelli, che fanno la volontà di Dio, sono santi, anche se imperfetti nella carne, essi lo sono perché vengono santificati nel sangue sacrificale di Cristo Gesù, per mezzo della loro sincera fede. Ogni cosa va chiesta a Dio Padre nel nome di Cristo Gesù, e colui che chiede in questo modo verrà esaudito secondo la giustizia e la volontà di Dio: Giov. 14:13-14; Giov. 15:16; Giov. 16:23-24.
La preghiera a Dio Padre va rivolta esclusivamente nel nome di Gesù, suo unigenito Figlio, non con altri nomi di uomini, o angeli, cosa che Dio non ha ordinato in alcun modo e che risulta essere tremendamente illecita. Gesù è l’unico mediatore fra Dio e gli uomini: 1Timoteo 2:5-7.
La Parola del Signore considera santi tutti coloro che, dopo aver realizzato la nuova nascita, si consacrano totalmente a Cristo per seguirlo fedelmente e costantemente, sebbene, molti possono essere ancora spiritualmente immaturi e certamente imperfetti, meritano comunque questo appellativo, perché consacrati a Cristo e intenti a proseguire nel cammino della santificazione.
Il culto ai santi morti e agli angeli è proibito da Dio. Perché la Chiesa Cattolica li venera? Perché insegna di fare le preghiere anche ai santi morti e agli angeli in contrapposizione con la Parola di Dio? Gli angeli di Dio non sono suoi avversari, perché possano gradire, a loro favore, la disubbidienza alla legge di Dio: Colossesi 2:18-19; Ap. 22:8-9; Ap. 19:9-10.
Dio ha condannato con tanta decisione l’idolatria, il culto al di fuori del Dio Unico.
Tutto il culto, che non è rivolto a Dio soltanto, è idolatria: Luca 4:8; Matt. 4:10.
La Sacra Bibbia contiene tutte le regole di Dio e nessuno può ignorarle e trasformarle a proprio piacimento. Dalla Genesi all’Apocalisse, e fino ad oggi, i comandamenti di Dio rimangono immutabili, “Gesù Cristo era con Mosè” ed era con gli apostoli.
“Gesù è lo stesso ieri, oggi e in eterno”: Ebrei 13:8, Matt. 5:18, Luca 16:17.
Il secondo comandamento recita (inutile il tentativo di nasconderlo nel primo) la volontà di Dio riguardo al non prostrarsi e venerare le immagini e le sculture rappresentanti qualsiasi forma umana o altro che è lassù nei cieli o quaggiù sulla terra, o nelle acque sotto la terra.
Dio è andato perfino nello specifico, affinché non ci fossero esclusioni. Tale precisione determina e chiarisce, in modo assoluto e specifico, la volontà unica dell’ordine formale di Dio del secondo comandamento, riguardo al divieto di culto per ogni tipo di immagini e statue. Vi sembra che questo comandamento divino venga osservato? Non viene forse violato, nonostante le precise definizioni di Dio? Le raffigurazioni umane nelle immagini, nei dipinti o sulle sculture non appartengono a cose che sono “quaggiù sulla terra”? Nonostante le proclamazioni solenni dei dieci comandamenti, si continua a servire ideologie pagane, attirando la maledizione di Dio. Gli angeli di Dio sono rimasti fedeli a Lui e amministrano i compiti che Dio assegna a loro. Essi sono assegnati a coloro che vivono per Cristo ed osservano i comandamenti divini: Ebrei 1:14; Dio è il Creatore di ogni cosa ed Egli solo va ringraziato per ogni opera.
Leggere: Lev. 26:14-25; Deut. 28:15; Lev. 26:2-6; Giacomo 2:10; Giov. 14:15.
Un grande equivoco ha indotto milioni di persone a considerare idoli soltanto quelli che esistevano al tempo dei popoli antichi dell’A.T. come anche nell’Impero Romano ed in altri popoli pagani. Ciò non corrisponde assolutamente a verità. La definizione dell’idolo è data in modo preciso dal secondo comandamento e dal primo (“Non avere altri dèi oltre a me”), quello che fa la Chiesa Cattolica è idolatria pura, camuffata da mascheramenti che trovano le loro forti basi, a causa della malizia e dell’ignoranza al messaggio biblico, nel mondo pagano. Nel c.14 degli Atti, versi 8-18 è narrato che Paolo guarì uno zoppo dalla nascita; le genti, volevano rendergli onore e sacrifici, e con lui anche a Barnaba, ma i due membri della Chiesa (Paolo e Barnaba) si stracciarono le vesti a quella vista, rimproverando loro aspramente e impedendoli di fare ciò. Ai giorni nostri avviene l’esatto contrario. Il secondo comandamento è stato completamente annientato ed eliminato, e di conseguenza l’ordine successivo dei comandamenti risulta sbagliato nell’ambito cattolico; inoltre i comandamenti sono diventati nove, nonostante il tentativo di sdoppiare il decimo.
Luca 4:8; Matt. 4:10: “e a lui solo rendi il tuo culto”, ci si guardi un po’ attorno e si constati se il culto è rivolto solo a Dio, oppure le cose stanno diversamente. La domanda che sorge spontanea e che ispira una potente curiosità insoddisfatta è: perché, se il culto delle statue e delle immagini non è una violazione del secondo comandamento, dico, perché, è stato nascosto ed eliminato e sostituito dal decimo sdoppiato? Ovvero, perché i teologi cattolici hanno fatto e continuano a fare di tutto per nascondere il comando divino del “ non prostrarsi davanti alle immagini e statue e di non servirle”, se credono di essere nel giusto? Un uomo che è convinto della propria innocenza non ha paura di affrontare la verità, non si nasconde e non ha segreti di cui avere paura, invece voi teologi cattolici che dite che il secondo comandamento fa parte del primo, comunque lo nascondete e non lo presentate in esso e non lo portate a conoscenza del popolo. Ditemi voi, se questo è un atteggiamento di uno che crede di agire nel giusto, di essere innocente e in questo caso di fare la volontà di Dio.
La spiegazione è molto semplice: il secondo comandamento contrasta con il culto cattolico dei santi che è la più vasta organizzazione idolatra diffusa al mondo (basti pensare all’enorme numero di santuari esistenti nel mondo cattolico) ed è precisamente questo, e non solo, il motivo che ha indotto a nasconderlo.
Pensate un po’ se il mondo cattolico venisse in massa a conoscenza della verità di Dio riguardo a tutto ciò, quanto la Chiesa Romana potrebbe perdere in prestigio, potere e tanto altro ancora. Una volta che la Bibbia è stata resa accessibile a tutti (e ciò non è avvenuto se non da qualche decennio) si cerca di dire che il secondo comandamento, di cui parla la Scrittura nel decalogo di Mosè, riguarda solo gli idoli pagani; ma allora perché nasconderlo?
Inutile dire, poi, che sarebbe stato abbastanza ingenuo e poco saggio da parte di Dio aver formulato un comandamento così preciso, solenne e completo, per poi dividere l’idolatria in “quella pagana disubbidiente” e in “quella sacra ubbidiente”.
Ad esempio, possiamo dire che quando il comandamento dice “non uccidere”, “non rubare”, non si può (e in questo caso è da notare come i comandi del “non uccidere”, “non rubare” siano volutamente descritti in modo generale e non specifico) credere che tale comando possa in qualche modo riguardare solo una parte del messaggio stesso. Ovvero, quando Dio dice: “non rubare” non lascia alcuna alternativa o scappatoia che rientri nella sostanza del messaggio stesso, che possa invece essere definito contraddittoriamente come una non disubbidienza dell’ordine divino.
Così è anche per il secondo comandamento che tra l’altro è l’unico dei comandamenti ad essere stato volutamente, da Dio espresso, decisamente con una precisione tale che non può, essere scisso da un ordine generale, specifico, preciso e dettagliato, in un ordine limitato che ne divide la sostanza del messaggio.
Quindi possiamo dire che come per il comandamento “non rubare” non possiamo dire che sia giusto rubare qualcosa e ingiusto solo rubarne qualcun’altra, ma è ingiusto rubare qualsiasi cosa di ogni tipo e a qualsiasi persona, così anche, e soprattutto, per il secondo comandamento possiamo dire, con estrema e assoluta certezza, che non è giusto prostrarsi davanti ad “alcuna” immagine e scultura (e non ingiusto solamente in alcuni casi); è ingiusto, in ogni caso, in ogni circostanza del tipo generale, specifico e assoluto.
Per quanto riguarda il decalogo di Mosè, in Atti 7:38: “Questi è colui che nell’assemblea del deserto fu con l’angelo che gli parlava sul Monte Sinai e con i nostri padri, e che ricevette parole di vita da trasmettere a noi”, è evidente che le rivelazioni del decalogo sono da osservare con diligenza assoluta. Non è possibile, trattandosi di comandamenti di Dio, stabilire quali osservare e quali non osservare, poiché sono tutti comandamenti divini: Giacomo 2:10 “Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti”.
Ai nostri giorni, in spregio ai comandamenti di Dio, ci si carica sulle spalle un simulacro di legno, di gesso, di pietra, di metalli fusi, adornati di vesti splendenti, e si crede di ottenere miracoli da Dio rivolgendo preghiere alla polvere della terra, ad esseri angelici fedeli servitori di Dio che non accetterebbero mai l’onore, la gloria e le preghiere che spettano solo al Dio Creatore.
Gli uomini si rivolgono alla creatura, anziché completamente e solamente a Dio, a Colui che ha il potere di salvarli.
Atti 14:14-15; se Paolo potesse vedere queste nefandezze si strapperebbe ancora le vesti e farebbe anche di più. Si continua ad alimentare la fabbrica dei “santi”, incuranti della maledizione di Dio che dice: Geremia 17:5 “..Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si allontana dal SIGNORE!”. Gli uomini confidano nei santi morti, nella Madonna, e li invocano con preghiere e tant’altro; così dimostrano di confidare nell’uomo riguardo a qualcosa che spetta solo a Dio concedere, rivelando in loro una lontananza cronica dal vero amore e culto al Signore.
Gesù ha detto in Matt. 6:6: “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa” (leggere anche i versi 7-13). Invece di implorare solo il Padre, solo Dio, nel nome di Gesù, si è andati ad invocare la Madonna, padre Pio, San Francesco e tanti altri ancora. Leggere: 1 Corinzi 1:11-13; c.3:4-8; c.3:21-23; c.4:6.
Questo non è cristianesimo (che significa “di Cristo”), ma è idolatria, paganità, menzogna, religione, culto esteriore, ecc.. Tutti i veri credenti hanno il compito di evangelizzare il vero messaggio di Dio, di Cristo Gesù, al mondo intero ed inculcare la lettura e lo studio della Bibbia, affinché chiunque sia spinto da sincerità e vero amore, per grazia di Dio, si accorga dell’inganno del mondo, e possa rimediare, acquisendo una vera conoscenza e donando un vero culto e vere preghiere al Dio Unico che è Spirito e Verità.
I teologi cattolici, dicono spesso, che “il non prostrarsi davanti a sculture e immagini” era inteso solo per le rappresentazioni di altri dèi. In realtà per Dio non c’è differenza, se uno chiama la scultura o l’immagine: Madonna, padre Pio, o con altri nomi del mondo antico pagano. Sono sempre idoli, mezzi o cose di devozione, alle quali viene rivolta l’invocazione e le preghiere, oltre tutto anche perché, comunque sia, tale invocazione e tali preghiere devono sempre, in modo assoluto, essere solo ed esclusivamente rivolte a Dio ed in spirito e verità, come Egli potentemente è, senza osare nemmeno nei casi di adorazione a Lui, come tramite o mezzi, sculture o immagini che se usate a scopo di culto sono idoli maledetti da Dio, in ogni caso.
Perché caro lettore, dobbiamo rivolgerci ai santi morti e non solo a Gesù? Forse dovremmo non ritenerlo Onnipotente, Onnisciente e Onnipresente per poter accontentare tutti? Così facendo dovremmo forse ritenere che la Madonna e quant’altri possono, invece, avere tale Potenza da poterlo fare loro? È certo che così non può essere; in più offendiamo il Signore Gesù, ritenendolo non in grado di soddisfare ogni nostra richiesta. Solo Lui è degno di essere il mediatore, Egli è Dio ed ha, in quanto tale, tutte le peculiarità divine per poter accontentare tutti (gli altri non le posseggono), e in più, è Lui solo che ci ha riconciliato con Dio risolvendo il problema del peccato che allontanava l’uomo da Dio, facendosi crocifiggere per il peccato di coloro che in ogni tempo hanno creduto e continuano a credere. Naturalmente, questa riconciliazione è possibile solo per coloro che lo accettano nella propria vita come Signore e personale Salvatore, e solo attraverso di Lui (Gesù, il Figlio del Padre celeste), le nostre preghiere possono giungere al Padre; nessun’altro nome è stato dato per intercedere a nostro favore: 1 Timoteo 2:5-7; Atti 4:12.
In ambiente cattolico ho visto anche, con dispiacere, gente fanatica di un “santo” morto (la Madonna, padre Pio, ecc...), ma di un fanatismo senza limiti che non ha nulla da invidiare al fanatismo di alcuni scellerati per una squadra di calcio, per un cantante, per un vip della televisione o del cinema; ciò è idolatria in ogni caso. Questi cattolici sono inoltre più idolatri di questi altri, perché nel loro fanatismo c’è pura devozione, puro affidamento ad una creatura, con preghiere, invocazioni, venerazioni, ecc..
Dio è l’unico che può ascoltare i nostri pensieri, i nostri gemiti, le nostre preghiere; Egli solo è Onnipotente, Onnisciente e Onnipresente. Confidiamo in Lui solo, Colui che può redimerci e salvarci, in quanto il Creatore di ogni cosa. Egli, ascoltando le nostre preghiere, manderà lo Spirito Santo nei nostri cuori e nelle nostre menti e degli angeli suoi servi che verranno ad abitare come sentinelle sulla via della nostra vita.
Questi “santi” cattolici li si prega, li si invoca, si fanno in loro onore lunghe e ripetitive preghiere (ad esempio il rosario), si fanno loro richieste, perfino quelle più banali (vincite al lotto, al totocalcio, ecc.), si chiede loro aiuto e i miracoli di guarigione, si accendono ceri e si fanno feste in loro onore e si sparano fuochi nel cielo; la Chiesa Cattolica e i suoi simili dedicano perfino delle chiese e dei luoghi di culto in loro onore, e via dicendo.
Cari cattolici, riuscite a riflettere su una cosa molto semplice? Come può un’anima staccatasi dal corpo e andata in cielo (anche se molti dei “santi” cattolici, invece di stare in cielo sono sicuramente nell’Ades [inferno]), potere ascoltare tutte le vostre invocazioni, tutte le vostre preghiere, tutte le vostre richieste in ogni parte del mondo? Quest’anima che misera com’è al cospetto di Dio e in aspettativa della risurrezione corporale, dico: come può avere tale Potenza? Voi offendete Dio per svariati motivi che ho già elencato; questi voi li fate diventare, nel vostro immaginario, inconsciamente, degli dèi (Esodo 20:3; Deut. 5:7) che non importa come li chiamate, ma davanti a Dio rimane pur sempre una situazione abominevole e deplorevole. Forse tu uomo potresti ascoltare una richiesta d’aiuto fatta a centinaia di chilometri di distanza da te? Forse tu potresti ascoltarne milioni al contempo stesso? Hai tale potere tu, oh, uomo? Hai tale potenza? Forse tu potresti ascoltare le richieste interiori espresse nel cuore di una persona, senza che lo faccia verbalmente con delle parole, e in più a distanza di centinaia di chilometri da te? Credo proprio di no! Come può allora un’anima di un credente defunto che oltretutto è in aspettativa di ricevere il nuovo corpo e la relativa gloria che avverrà alla resurrezione, poter adempiere a tutto ciò? Come può l’anima di Maria poter ascoltare tutte le preghiere e le richieste di aiuto rivolte a lei da ogni parte del mondo? Come può ella, addirittura, ascoltare le preghiere interiori (dette nel cuore) dei suoi devoti senza che questi proferiscano parola? Forse ella è Onnisciente? Onnipresente? Onnipotente? Forse che un’anima può scrutare anche i cuori nella profondità? Non è solo Dio che ha tale potere? Salmo 7:9; Ap. 2:23; Salmo 139:2-4; Matt. 6:8.
Ecco cosa fate, avete posto davanti a Dio degli dèi, e Dio, se non vi ravvedete, non potrà che chiamarvi in giudizio, tanto più, se ascoltate e verificate (almeno per chi ne ha avuto la possibilità) con le vostre orecchie e i vostri occhi quanto di falso c’è nella tradizione religiosa e continuate a non ravvedervi.
L’Onnipotenza, l’Onniscienza e l’Onnipresenza sono qualità e peculiarità assolute di Dio. Come possono le anime dei santi morti ascoltare le preghiere che il mondo pagano rivolge loro?
L’Onnipresenza, come le altre due peculiarità, appartiene solo a Dio.
L’anima dei santi defunti non può stare o dividersi in ogni parte sulla terra e nello stesso momento (in effetti non ci sono per niente sulla terra) per ascoltare le preghiere a loro rivolte, in svariati luoghi, paesi, nazioni e continenti. Non possono farlo nemmeno gli angeli e i demòni. Gli angeli, per adempiere ai loro servizi nei riguardi di quelli (cioè gli uomini sulla terra) che devono ereditare la salvezza (Ebrei 1:14), sì, perché a questo sono incaricati, sono dei girovaghi tra terra e cielo, non se ne stanno comodamente in cielo ad adempiere da lì ai loro incarichi, essi non hanno le peculiarità divine e devono venire sulla terra direttamente ad adempiere il loro lavoro o ministero: Daniele 10:12-14,20-21.
Le anime sante, invece, stanno in cielo, non essendo destinate a questo ministero e non ne hanno alcuno in questa “età presente”, da svolgere nuovamente sulla terra (ce l’hanno avuto quando erano viventi sulla terra e ne avranno un altro solo nel Regno di Dio sulla terra quando verrà), ma aspettano in cielo la resurrezione dei nuovi corpi. Ad ogni modo, non potrebbero essere in alcun modo Onnipresenti, solo Dio lo è. Gli angeli sono in movimento tra cielo e terra. (Solo Dio può essere Onnipresente, gli angeli non possono esserlo e nemmeno le anime dei credenti).
C’è un esempio in Giobbe 1:6-8; c.2:1-3; Satana (angelo decaduto) appare come un girovago, un vagabondo sulla terra, sempre in cerca delle sue prede (come fanno anche i suoi demòni, del resto). Nel libro di Giobbe, Dio chiede a Satana: “Da dove vieni?”, e Satana risponde: “Dal percorrere la terra e dal passeggiare per essa”. Egli non è Onnipresente, ma è in continuo movimento e anche gli angeli lo sono. Le anime sante invece stanno in cielo e non vengono sulla terra e, lì, aspettano la resurrezione dei nuovi corpi. (Gli angeli e i demòni, nel mondo spirituale nel quale vivono, che non ha le leggi fisiche del mondo materiale, nel quale noi viviamo, possono agire nella loro opera con una velocità “supersonica”, che permette loro di spostarsi velocissimamente da un luogo all’altro, ma non possono essere, in alcun modo, Onnipresenti, e tanto meno, Onnipotenti e Onniscienti).
Luca 16:26-31; qui vi è un esempio di come anche per il “seno di Abraamo”, o “paradiso”, valeva la stessa regola, e cioè che le anime dei credenti non hanno alcun ministero da svolgere sulla terra, ma si riposano dalle loro fatiche: Ap. 14:13 (infatti, prima della resurrezione e ascensione di Gesù, le anime dei credenti andavano “nel seno di Abraamo” o “paradiso”, oggi invece vanno direttamente in cielo che ugualmente chiamiamo “paradiso”).
Se uno invoca, prega, chiede aiuto a padre Pio, alla Madonna e a quant’altri, facendolo crede spessissimo di venerare semplicemente un santo, la “Madre di Dio”, un angelo, ma ai fatti egli, ritenendo questi capaci di poterlo aiutare, ascoltare, ed intervenire, e non solo, ma di poter ascoltare e soddisfare tutte le invocazioni di aiuto di ogni uomo sulla terra, che si rivolge a loro, fa divenire (spessissimo solo inconsciamente, senza che neanche se ne accorga), nel suo cuore e nella sua mente, quei “santi”, gli angeli e la Madonna, al pari o quasi, di Dio Eterno, facendone degli dèi, dei dii, perché li ritiene Onnipresenti, Onniscienti e Onnipotenti, in grado cioè di ascoltare, aiutare, esaudire, intercedere per tutti coloro che li invocano in ogni parte del mondo; in pratica quindi tanti dèi o dii.
Il primo comandamento dice: “Non avere altri dèi oltre a me” Esodo 20:3; Deut. 5:7.
A parole, i “santi”, la Madonna e gli angeli non sono, in ambito cattolico ritenuti tali (ovvero dèi o dii), ma nei fatti non è affatto così; si interagisce con loro come si interagirebbe con un dio. Non esplicitamente ma implicitamente, questi vengono ad essere, per il popolo cattolico, dei dii o dèi, perché si associano alla loro persona, peculiarità che, invece appartengono, esclusivamente, solo al Dio Unico ed Eterno. Si crede, che abbiano tale potenza e peculiarità, e, quindi, è come voler dire che questi sono dei dii, infatti, li si ritiene Onnipotenti, Onniscienti e Onnipresenti. Per entrare nella disubbidienza, nei confronti del primo comandamento, non è necessario che uno chiami qualcun’altro, all’infuori di Dio solo, con il termine “dio”, ma basta che uno interagisca con questi, che può essere un essere umano o angelico che non è Dio, in qualche modo però come se lo fosse.
Ne risulta che la religione cattolica romana, ai fatti, non è una religione monoteista, ma politeista, perché ha tanti “santi defunti” ritenuti, seppur, dalla maggioranza, solo inconsciamente, degli dèi, ai quali si offre il culto che, invece, è dovuto solo a Dio.
Chi, invece, di adorare solo il Creatore, adora e venera anche la creatura, rientra come membro appartenente ad una religione politeistica pagana, nella quale tale caratteristica è principale e fondamentale. Infatti, nella Chiesa Romana non vi è un unico culto dovuto solo a Dio, ma ve ne sono di tre tipi: “Latria” per Dio, “Dulia” per i santi defunti canonizzati, “Iperdulia” per la Madonna.
In Ap. 6:9-11; Ap.7:9-17 si nota molto bene come perfino le anime sante dei martiri della tribolazione (e noi sappiamo che i martiri sono più che santi, per aver dato la propria vita a causa della testimonianza del nome di Gesù), appaiono, chiaramente, non Onnipotenti, non Onniscienti e non Onnipresenti davanti a Dio che è il solo ad esserlo; questi vengono presentati nel libro dell’Apocalisse “come una folla immensa”: c.7:9; essi gridano che si compia il giudizio divino sulla terra: c.6:10-11; ecc.. Vengono presentate come “misere” davanti al trono di Dio, il quale viene da loro e dagli angeli tutti e dalla Chiesa rapita (con tutti i resuscitati), continuamente adorato. Non vi è traccia alcuna che questi siano dopo la morte diventati, in alcun modo, Onnipotenti, Onniscienti e Onnipresenti; il loro desiderio è pieno di umiltà e adorazione; non di potere assoluto.
(Riguardo alle anime dei martiri di Ap. 6:9-11 si tratta, ovviamente, dei martiri della grande tribolazione, descritti più approfonditamente in Ap. 7:9-17. Questi del c.6:9-11 sono i primi martiri della grande tribolazione: v.10-11. Si noti anche l’espressione “su quelli che abitano sulla terra” v. 10, la quale indicherebbe che i loro uccisori sono ancora viventi sulla terra. Questo passo non vuol dire che i santi nel cielo vedono nello specifico quanto accade sulla terra; questi conoscono gli avvenimenti drastici che avvengono sulla terra, solo e perché, è proprio da questi eventi che essi provengono ed è proprio a causa di questi che sono morti e quindi saliti in cielo).
Troppo spesso si sente parlare in ambito cattolico che l’intercessione dei santi, nell’aldilà, è permessa a causa della comunione dei santi. Ogni buon credente prega l’Iddio, affinché aiuti i suoi fratelli e sorelle, di conseguenza anche le anime che sono in cielo, certamente, chiedono il bene per gli uomini giusti sulla terra (d’altronde, essendo credenti possono e devono solo volere il bene per i loro fratelli rimasti sulla terra) ma essi lo fanno però solo in modo implicito.
Nessun buon cristiano si sognerebbe di porgere delle preghiere di lodi ad un suo fratello nella fede, di dargli degli onori divini, di essergli devoto, di venerarlo, di adorarlo e quant’altro.
È quindi inconcepibile il fatto che possa e debba farlo quando questi è defunto; del resto, in questo caso, oltre a quanto già detto, si aggiungerebbe l’illegalità dell’invocazione dell’anima di un defunto (cosa in abominio a Dio). È cristiano andare da un fratello nella fede e chiedergli di pregare il Signore per noi, ma è assolutamente da folli e anticristiano volgere lo sguardo verso il cielo dove troneggia il Cristo e il Padre Celeste e chiedere invece, l’intercessione di qualcun’altro.
Le anime che sono in cielo, implicitamente, chiedono a Dio il bene per gli uomini giusti, chiedono che si appresti l’instaurazione del Regno di Dio sulla terra, ecc.. Non serve invocarli, ciò è un impedimento ad avere un aiuto da parte di Dio, perché non solo non si fa la sua volontà, ma si fa l’opposto. È proibito invocare le anime dei defunti santi o non, si invoca solo Dio: Isaia 8:19-20; Lev. 20:6; Lev. 19:31; 1Samuele 28:1-25.
È del tutto improbabile, per non dire impossibile, che le anime salvate, che sono in cielo, possano, in alcun modo, ascoltare le invocazioni e le preghiere a loro rivolte; ciò significherebbe voler credere che tali anime sono Onnipotenti, Onniscienti e Onnipresenti, visto che potrebbero conoscere, ascoltare ed esaudire ogni nostro bisogno per il quale esse vengono interrogate. È da chiarire, poi (e lo dico con certezza di convinzione), che molti dei santi, canonizzati dalla Chiesa Cattolica (chiaramente esclusi quelli dell’era apostolica), è certo che non siano in cielo ma nell’Ades (inferno), un motivo in più per non invocarli. (Molti di essi, infatti, hanno traviato la Parola di Dio e hanno insegnato la disubbidienza nei confronti di Dio agli altri).
Abbiamo già detto che tale intercessione delle anime in cielo avviene in modo implicito, generale e non specifico, essa non va invocata, perché le anime sante non possono sentirci e anche perché ciò è un male per vari aspetti. Questa comunione dei santi avviene, perché tutti i credenti sono uniti nel medesimo Spirito Santo; ossia tutta la Chiesa, sia nell’aldilà, che quella sulla terra, è unita in una comunione santa, perché lo è per mezzo dello Spirito Santo che è in ognuno dei veri credenti. Ma questa comunione non è tale da permettere l’intercessione dei santi in paradiso in modo esplicito, diretto (perché essi non sono Onnipotenti, Onniscienti e Onnipresenti) e specifico secondo le richieste a loro rivolte; infatti, notiamo come perfino la comunione dei santi sulla terra ha dei limiti ben precisi; una chiesa o un credente non possono essere in contatto con un altra chiesa o credente di un altro paese se non con un contatto personale e diretto; non possono parlarsi telepaticamente. (E se già tra i credenti vivi sulla terra la comunione non può e non avviene con Onnipresenza, Onnipotenza e Onniscienza, tanto più, ciò non può avvenire tra i credenti vivi e quelli defunti). Essi sono uniti nel medesimo Spirito e sono in comunione grazie ad Esso, ma con dei limiti ben precisi.
Quindi come la comunione dei santi sulla terra non vuol dire vivere un rapporto di Onniscienza, Onnipotenza e Onnipresenza con gli altri credenti vivi, così è fra le anime del cielo e i credenti sulla terra. Ciò può farlo solo ed esclusivamente Dio. La comunione non indica un rapporto di perfetta Onnipresenza e Onniscienza tra i credenti, sia tra i vivi, che tra i vivi e i defunti (Ebrei 12:22-24).
I santi intercedono in cielo in modo implicito: Ap 6:9-11.
Possiamo portare un esempio che ci può aiutare a comprendere meglio quanto detto:
La moglie e il marito sono in comunione tra loro, a causa della loro promessa, del loro amore e della loro intimità. La Bibbia inoltre, ci dice che i due sono una sola o una stessa carne: Genesi 2:24; Matt. 19:5. Questo però non vuol dire, in alcuno modo, che essi vivano il loro rapporto con Onniscienza e Onnipresenza, infatti, i due non possono né conoscere i pensieri l’uno dell’altro (o comunque non completamente), né possono essere a conoscenza diretta di quanto l’altro faccia in assenza di uno dei due. Così avviene per la comunione dei santi.
In alcun modo fra i credenti vi è una posizione di Onnipotenza, Onniscienza e Onnipresenza.
Cristo Gesù è l’unico mediatore fra Dio e gli uomini: 1 Timoteo 2:5. Forse qualcuno potrebbe pensare che sono necessari altri intercessori in cielo, oltre a Gesù, perché Egli da solo non può farcela a prestare ascolto a tutte le preghiere che gli vengono rivolte nel suo nome? È bene sapere, invece, che tale idea deve essere subito annientata. Gesù, dopo che fu risorto, disse (oltre alla testimonianza resa di essere Dio) che gli era stata data ogni potestà in cielo e in terra (Matt. 28:18) e nell’epistola agli ebrei è scritto chiaramente che Gesù, dato che dimora in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette: Ebrei 7:24, e il v.25 dice: “Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro”.
Se dunque è scritto che Gesù ha ogni potestà anche in cielo e che può salvare, a pieno, coloro che si accostano a Dio tramite Lui, è inammissibile pensare e udire che abbia bisogno di una schiera di intercessori al suo fianco per aiutarlo nella sua opera di mediazione. È non solo inammissibile, ma anche ingiurioso nei suoi confronti. Esorto coloro che sono ancora nella Chiesa Cattolica ad uscire da essa e di unirsi ad una Chiesa Evangelica Pentecostale che annunzia il vero messaggio di Dio riguardo alla sua volontà. Le anime, che sono in cielo, non sanno nulla, in modo diretto, di quel che accade sulla terra (in modo indiretto, sì, però attraverso Dio), soprattutto non possono investigare e conoscere le faccende individuali dei singoli uomini (questo non avviene neanche in modo indiretto). Le anime dei defunti non ci vedono e neppure possono ascoltarci: Ecclesiaste 9:5 “non sanno nulla”. Sia, dunque, che essi si trovino in paradiso o nell’Ades, essi non possono sapere nulla, in modo diretto, di noi. A conferma di ciò c’è il fatto che gli israeliti, ai giorni di Isaia, dicevano a Dio: Isaia 63:16 “Tuttavia tu sei nostro padre; poiché Abraamo non sa chi siamo e Israele non ci riconosce”, e il fatto che nel libro di Giobbe, a proposito dell’empio che muore, è detto: Giobbe 14:20-22 “Tu lo sopraffai una volta per sempre, ed egli se ne va; gli muti la sembianza, e lo mandi via. Se i suoi figli salgono in onore, egli lo ignora; se cadono in disprezzo, egli non lo vede; questo solo sente: che il suo corpo soffre, che l’anima sua è in lutto”. C’è anche qualcosa, nella storia della consultazione dell’evocatrice di En-dor da parte di Saul, che conferma, quanto abbiamo detto, infatti, quando Samuele “viene fatto risalire”, dallo Sceol, da questa spiritista (è stata una rarissima eccezione e solo per volontà di Dio), e appare a Saul, gli disse: 1Samuele 28:15 “..Perché mi hai disturbato, facendomi salire?..”. Se Samuele avesse potuto vedere ed ascoltare Saul, prima di essere evocato, non gli avrebbe fatto quella domanda. L’invocazione delle anime dei defunti, come si è visto in precedenza, è condannata da Dio: Lev. 19:31; Lev. 20:6; 1Cronache 10:13-14; Deut. 18:10-14; Lev. 20:27; ecc..
In Isaia 8:19-22 è scritto che non si possono consultare i morti a favore dei vivi; chi farà ciò sarà condannato come empio da Dio, se non si ravvede quanto prima, specialmente, se al peccato del consultare le anime dei defunti vi aggiungiamo pure la devozione e venerazione nei loro confronti.
Tutto questo non esclude, assolutamente, che le anime dei credenti che sono in cielo non ci siano alleate e che, pur non vedendoci e non potendoci ascoltare, esse parlino a Dio in favore dell’umanità credente e che si affretti il giudizio sull’opera empia del mondo.
Tutto questo avviene, implicitamente, senza bisogno di alcun tipo di richieste da parte dei credenti nei loro confronti.
Ogni cosa è sottomessa sempre al disegno di Dio, secondo la sua santa e giusta volontà.
Il ricco della storia di Luca 16:19-31, finito nell’Ades (v.22-23), chiede (v.27-28), essendo ancora vivi in lui i ricordi dei suoi cari (infatti la sua richiesta è basata sui ricordi terrestri e non su una visione diretta delle faccende terrestri), un segno per questi che possa aiutare loro a ravvedersi, e lo chiede interpellando Abraamo (che era nel “seno di Abraamo” o “paradiso”), chiedendogli una visita speciale di Lazzaro (il quale era anche, in quanto salvato, “nel seno di Abraamo”) sulla terra; ma Abraamo gli rispose: (v.29) “Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli”; (v.30) “Ed egli:<No, padre Abraamo; ma se qualcuno dai morti va a loro, si ravvedranno>”; (v.31) “Abraamo rispose: <Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti resuscita>”.
Qui si esclude, in assoluto, che un’anima di un defunto santo, o non, possa avere il ministero di aiutare gli uomini sulla terra a convertirsi, perché questi hanno la testimonianza della Parola di Dio che è sufficiente per ravvedersi e credere. Tuttavia, ciò testimonia come il ricco, pur essendo stato un uomo ingiusto sulla terra, nell’Ades egli chiede, comunque, un atto di pietà per i suoi cari e lo fa chiedendo un qualcosa di inammissibile (cosa che non può essere esaudita, non perché è un empio a chiederla, ma perché tale è la volontà di Dio), tanto più dobbiamo credere, con ferma certezza, che le anime in cielo, pur non potendo vedere e ascoltare gli affari terrestri, in modo diretto, hanno sentimenti benigni di pietà verso coloro che sono ancora sulla terra, ma la volontà di Dio esige che gli increduli sulla terra, arrivino alla conoscenza del Divino, attraverso la testimonianza della Parola di Dio e non tramite apparizione di credenti defunti: Luca 16:27-31.
I teologi cattolici nel passo dell’Apocalisse: c.6:9-11, in qualche modo, credono di poter affermare che le anime nel cielo possano vederci e ascoltarci e, quindi, intercedere specificatamente ed esplicitamente per noi: “Essi gridarono a gran voce: Fino a quando aspetterai, o Signore santo e veritiero, per fare giustizia e vendicare il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?...”.
Bisogna subito dire che queste anime, che il veggente Giovanni (come abbiamo già spiegato prima) vede e che descrive in questo passo, sono le anime dei credenti uccisi nella prima parte della tribolazione che durerà sette anni e che avverrà negli ultimissimi tempi; la sua fine segnerà l’inizio del Regno di Dio sulla terra.
Queste anime, che da poco hanno lasciato lo spettacolo tenebroso della terra (ma che non sanno, dopo la loro morte, cosa in più o in meno vi accada), ricordano bene gli avvenimenti e la causa della loro morte da martiri (in più vedono salire in cielo schiere di anime che come loro sono state martirizzate sulla terra) e chiedono al Signore quanto tempo manchi perché ciò finisca e vengano puniti i malvagi che abitano sulla terra e che probabilmente sono gli stessi che li hanno uccisi: v.10.
V.11, a loro gli viene detto di riposarsi ancora un po’ di tempo, finché non fosse stato raggiunto il numero dei loro compagni di servizio che dovevano essere uccisi come loro.
Essi non sanno quel che succede di nuovo sulla terra nello specifico, perché non sono Onniscienti, Onnipotenti e Onnipresenti; quello che loro sanno dipende dal fatto che essi sono stati, solo, poco tempo prima, uccisi sulla terra e ricordano bene come e per mezzo di chi ciò è avvenuto.
In questo passo non può, in alcun modo, signori e teologi cattolici, esservi nemmeno lontanamente l’idea di quanto voi sostenete.
Parliamo dei passi: Ap.19:9-10; c.22:8-9:
Ap.19:9-10: “E l’angelo mi disse...Io mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: <Guardati dal farlo. Io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesù: adora Dio! Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia>”.
Ap.22:8-9: “Io, Giovanni, sono quello che ha udito e visto queste cose. E, dopo averle viste e udite, mi prostrai ai piedi dell’angelo che me le aveva mostrate, per adorarlo. Ma egli mi disse: <Guardati dal farlo; io sono un servo come te e come i tuoi fratelli, i profeti, e come quelli che custodiscono le parole di questo libro. Adora Dio!>”.
Il veggente Giovanni (quasi certamente si tratta dell’apostolo Giovanni), ricco di esperienza cristiana e vecchio negli anni, sapeva bene che Iddio solo doveva essere adorato.
In molte delle sue visioni egli aveva visto come i ventiquattro anziani, le quattro creature viventi e tutti gli angeli fedeli perennemente adorassero Dio e l’Agnello: Ap.4:8-11; c.5:8-10,13-14; c.7:11-12; c.11:16-17; c.19:4-5.
Quando egli si prostrò ai piedi dell’angelo (e sapeva bene che era semplicemente un angelo e non Dio, ad esempio, leggere Ap.19:9: “E l’angelo mi disse:...”; Ap.22:6: “Poi mi disse:<Queste parole sono fedeli e veritiere; e il Signore, il Dio degli spiriti dei profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi ciò che deve avvenire tra poco>”) non poté con la sua esperienza incappare in un errore d’idolatria schietta adorando l’angelo come un dio.
Questo è assolutamente da escludere. È impossibile pensare che Giovanni, prostrato ai piedi dell’angelo, lo acclamasse come un dio, perché sapeva bene che era semplicemente un angelo mandato da Dio: Ap. 22:6,8-9. È chiaro che i due passi (Ap. 19:9-10 e Ap. 22:8-9) escludono qualsiasi possibilità di culto agli angeli come anche ai santi morti. In Matt. 4:10 e Luca 4:8, Gesù chiarisce come ogni culto deve essere reso solo a Dio; in pratica, ogni forma di culto deve essere reso al Creatore soltanto e non anche alla creatura. I teologi cattolici sostengono di non offendere Dio con il culto degli angeli e dei santi morti, dichiarano che esso sia semplicemente un culto di venerazione, differente da quello reso a Dio di adorazione. Innanzi tutto i passi: Matt. 4:10 e Luca 4:8 rivelano come in realtà il culto è unico e non ve ne sono di due o più tipi, e soprattutto, che deve essere reso solo a Dio che lo si voglia chiamare adorazione, venerazione o quant’altro. Ma se esistono due tipi di culto, adorazione e venerazione, come poteva Giovanni con la sua esperienza, l’ispirazione ricevuta, le rivelazioni e visioni a lui concesse, incappare in un errore simile? Ovvero come poté rendere all’angelo un culto di adorazione, anziché di venerazione? E come poteva, poi, dopo il rimprovero, in Ap. 19:10, ripetere lo stesso errore, in Ap.22:8-9, una seconda volta dopo che era già stato ammonito dall’angelo?
Ma, poi, che avrebbe dovuto dire o fare per ritrovarsi nel culto di adorazione, anziché in quello di venerazione, secondo i teologi cattolici lecito? Egli non lo acclamò come Dio, o come un dio, perché sapeva bene che era un angelo (e la sua esperienza cristiana e il fatto che era stato testimone oculare del ministero di Gesù, non potevano aver lasciato Giovanni in una condizione di ignoranza e ingenuità), ma invece gli portò riverenza, onore e ringraziamento per l’opera compiuta (da parte di Dio) riguardo alle visioni e rivelazioni all’apostolo stesso date.
Egli prostrandosi all’angelo, lo volle onorare e dimostrò riverenza e ringraziamento, molto di meno di quanto oggi dichiarasi faccia ogni “buon cattolico” verso tutti i santi morti, la Madonna e gli angeli, venerandoli, invocandoli e quant’altro.
Ma l’angelo non accettò tale comportamento e atteggiamento nei suoi riguardi e venne dichiarato per ben due volte, e in due occasioni, che solo Dio poteva essere adorato e che perfino solo Lui poteva essere onorato e ringraziato per ogni cosa; l’angelo dichiara che egli era solo un servo di Dio come lo erano i fratelli spirituali di Giovanni, i profeti, ecc..
Se la Chiesa Cattolica osa dire che è lecito quanto si fa con il culto agli angeli e ai santi morti, e che ciò non è adorazione ma venerazione (come se ci fosse qualche differenza tra l’una o l’altra) e che nessun cattolico, pure il più ignorante dell’argomento, prostrandosi e venerando la Madonna, ecc., erra entrando nel culto di adorazione, come si può credere che Giovanni abbia invece agito così?
Se quello che fece Giovanni fu ritenuto sbagliato, figuriamoci quanto possa esserlo di più quello che i cattolici fanno nei confronti dei loro santi, della Madonna, ecc., che va ben oltre.
Oggi si invoca la Madonna, padre Pio, ecc., si chiede a loro ogni sorta di cose e di aiuto, li si onora e si porgono a loro infinite preghiere; la Madonna viene chiamata: “la Regina del cielo”, “la Regina dell’universo”, “la Regina degli angeli”, “Madre Santissima”, “Madre di Dio”, ecc., e le si dedicano rosari interi in ogni parte del mondo, feste, e quant’altro. La Chiesa Cattolica favorisce tali culti abominevoli e li ritiene leciti e graditi da Dio.
Ma se tutto ciò è lecito davanti a Dio, cosa fece Giovanni per meritarsi il rimprovero da parte dell’angelo? Egli non considerò l’angelo come Dio, o come un dio, anche perché se pure avrebbe potuto errare così esageratamente la prima volta, sarebbe inspiegabile come Giovanni avesse potuto sbagliare nuovamente nello stesso modo, per una seconda volta, dopo la prima ammonizione.
Egli, semplicemente, preso dalla situazione, chiaramente non comune, si lasciò andare in una sorta di ringraziamento verso l’angelo, prostrandosi ai suoi piedi, ma ciò venne ritenuto un male, nei confronti di Dio, da parte dell’angelo, perché questi pur essendo un essere spirituale più elevato dell’uomo, rimane pur sempre un servo di Dio come tutti i santi vivi sulla terra e le anime dei credenti in cielo.
Oggi avviene molto di più di quanto fece Giovanni che a sua volta, per lo meno, era giustificato dalla circostanza fuori dal comune che rese lui passibile ad emozioni e sentimenti non del tutto controllabili. Non c’è differenza tra adorazione e venerazione; quale differenza dovrebbe esserci cari teologi cattolici? Queste differenti terminologie, culto di “Latria” per Dio, culto di “Iperdulia” per la Madonna, e culto di “Dulia” per i santi defunti canonizzati e gli angeli, sono pure e fantasiose invenzioni umane, filosofiche e pagane. Esiste un unico culto e per servire unicamente Dio Creatore di ogni cosa.
In Atti 10:25-26 è scritto che Cornelio si inginocchiò per onorare Pietro, ma questi non glielo permise e non accettò. Cornelio non lo acclamò come Dio, o come un dio, ma solo come uomo di Dio, eppure lo scrittore ispirato degli Atti (Luca) scrive: “Ma Pietro lo rialzò dicendo:< Alzati, anch’io sono uomo!>”. Cornelio voleva mostrargli semplicemente un onore che all’uomo non è dovuto e che non è lecito avere, in quanto creatura e non Creatore. Quanto allora ci può essere, e c’è di più errato, nell’atteggiamento specifico e generale della Chiesa Cattolica, nei confronti del culto reso ai santi e agli angeli, che maliziosamente definiscono col termine di venerazione, credendo che così facendo possano, in qualche modo, sfuggire al significato dato al termine “culto” nella Bibbia (Matt.4:10; Luca 4:8), dividendo appunto il culto in due tipi diversi. I teologi cattolici dicono che si entra nell’adorazione quando, compiendo un culto nei confronti di un determinato essere, umano o angelico, lo si consideri Dio o un dio. Ma se il significato vero del verbo adorare, nella Bibbia, è realmente solo questo e non racchiude invece molteplici altri atteggiamenti di devozione, ringraziamento e onore, come poté Giovanni adorare, in questo senso, l’angelo con la sua esperienza cristiana, con l’ispirazione avuta da Dio, oltretutto sapendo di avere di fronte solo un angelo e non Dio?
Anche i pellegrinaggi ai vari sepolcri di “santi” morti, che i teologi cattolici sponsorizzano al popolo cattolico, sono cosa abominevole per Dio. L’Arcangelo Michele disputò col Diavolo riguardo al corpo di Mosè (Giuda v.9), proprio, perché questi (il Diavolo) certamente voleva fare del sepolcro di Mosè una meta di pellegrinaggio per sviare il popolo, ma tale luogo, con ragione fu nascosto da Dio (Deut. 34:6).
Mosè era un personaggio così rilevante che il suo corpo senza vita avrebbe potuto creare tutto ciò.
Dio non abita in templi costruiti da mani d’uomo:
Atti 17:16,24-25®Atti 7:47-50 ® Isaia 66:1-2. Se Dio affermò, che la sua presenza o dimora era nel tabernacolo, fu perché esso conteneva l’arca del patto (la testimonianza dei dieci comandamenti su due tavole di pietra era contenuta nell’arca del patto) e poi perché tale tabernacolo era ordinato direttamente da Dio, secondo il modello del tabernacolo celeste, dove Gesù si trova attualmente: Esodo 25:40; Ebrei 8:1-5 ® Ebrei 9:11-12 ® Ebrei 9:24-25.
Se viene menzionato che il tempio di Salomone, anch’esso fosse, secoli più tardi, la dimora di Dio, era semplicemente perché esso conteneva l’arca dell’alleanza o del patto, e la sua costruzione interna, riguardante il servizio a Dio, era secondo il tabernacolo precedente. Nell’arca, Dio aveva impresso il suo Santo Nome; i suoi comandamenti erano scritti su due tavole di pietra contenute dall’arca. Non era a motivo del tempio di Salomone o per la costruzione in se stessa, che il nome di Dio vi era impresso; vediamo come in 1Re 8:1-11; 2Cronache c.5, la gloria del Signore entrò nel tempio in concomitanza del posizionamento in esso dell’arca dell’alleanza.
Rivolgendomi al popolo cattolico dico: smettete di andare in pellegrinaggio ai vari santuari mariani e quant’altri; sì, perché quelli sono templi o chiese dedicate in onore della Madonna, dei “santi” morti, ecc., cosa abominevole per Dio; il tempio di Salomone non era dedicato a Salomone, ma a Dio, esso portava il nome di Dio, Salomone era semplicemente colui che ne aveva ordinato, per ordine di Dio, la costruzione, non vi era impresso il suo nome e non era a lui che era stato dedicato.
Dio è in ogni luogo dove lo si invochi, non è necessario fare migliaia di chilometri credendo di trovarlo in un determinato luogo (Matt. 18:20).
Il tempio di Gerusalemme, di quel tempo, veniva chiamato di Salomone, perché lui ne era stato il fondatore e non perché era in suo onore.
A Pentecoste ci fu la discesa dello Spirito Santo sulla comunità cristiana a Gerusalemme (Atti 2:1-4). La discesa dello Spirito Santo sui credenti fu preceduta da due segni: il primo fu un suono come di vento impetuoso che soffia, il secondo furono delle lingue come di fuoco. Probabilmente una nuvola di fuoco che li sovrastava, si divise in modo da formare delle lingue come di fuoco, che scesero su ciascuno di loro. Nuvola e fuoco avevano accompagnato la manifestazione della presenza divina all’inizio della dispensazione della legge (Esodo 40:34,38).
Del fuoco era sceso dal cielo sul sacrifico inaugurale, a dimostrazione che Dio aveva accettato il tabernacolo come suo santuario e durante il regno di Salomone avvenne lo stesso per il tempio: Lev. 9:24; 2Cronache 7:1-3, in questo modo investiva tabernacolo e tempio come luoghi messi da parte perché Egli potesse manifestare la sua presenza in Israele in modo continuo e permanente. L’apparizione di lingue “come di fuoco” a Pentecoste rivela l’esistenza di un nuovo tipo di santuario o di tempio, quello umano, attraverso il quale Dio manifesta la sua presenza. Il segno del “fuoco”, nel giorno di Pentecoste, annunziò chiaramente che il vecchio tempio, tra l’altro prossimo alla distruzione per opera di Tito (nel 70 d.C.), non era più necessario. Il santuario dell’attuale dispensazione, con la morte e resurrezione di Cristo Gesù e la discesa dello Spirito Santo, si sarebbe realizzato dovunque, uomini e donne, pieni dello Spirito Santo, si sarebbero radunati in pieno accordo per permettere a Dio di operare nella loro vita: Matt. 18:20; Efesini 2:20-22.
Oggi il tempio di Dio è il corpo del credente rigenerato, e lo è anche la Chiesa di Cristo, intesa come unione di credenti perché lo Spirito di Dio abita in loro: 1Corinzi 3:16-17; c.6:19-20; 2Corinzi 6:16.
La Chiesa di Dio, di Cristo Gesù, è ovunque vi siano i credenti riuniti nell’adorazione; anche in una semplice casa come avveniva ai tempi degli apostoli (1Corinzi 16:19; Colossesi 4:15), e come avviene spesso anche tuttora, e volendo anche su “una barca in alto mare”, purché vi siano i credenti riuniti nel nome del Signore (Matt. 18:20). Dio va adorato, in Spirito e verità, in ogni luogo con vera fede e vocazione, non nei templi pagani dedicati ai più svariati “santi” morti, fatti diventare per il popolo pagano cattolico come degli dèi (Giov. 4:23-24; Matt. 18:20). Dio detesta l’idolatria e la superstizione.
1Timoteo 2:5-7; se l’apostolo Paolo avesse creduto che c’erano innumerevoli intercessori, mediatori, (milioni per i cattolici) fra Dio e gli uomini, perché scrisse che ce n’era uno solamente? Cristo Gesù uomo-Dio è l’unico e il solo mediatore fra Dio e l’uomo, perché Lui solo ha risolto il problema del peccato, per mezzo del suo sacrificio e ci ha riconciliati al Padre; Egli è Dio e può condurci a Dio Padre, infatti, siede alla destra di Lui.
Gesù è l’unico intercessore per l’uomo, proprio il Cristo, vero uomo e vero Dio, glorificato e asceso al cielo. Paolo per rinforzare la tesi, secondo cui c’è un solo mediatore, intercessore fra Dio e gli uomini, fa un paragone preciso e solenne: “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo”. In pratica, come c’è un solo Dio, così c’è un solo intercessore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo. È importante notare come Paolo dica: “Cristo Gesù uomo”, ovvero, Cristo Gesù come Dio ma anche come uomo (infatti, è asceso al cielo con un corpo glorificato, e così pure ritornerà) è l’unico intercessore; Egli può esserlo perché è Dio e uomo nello stesso tempo. Inoltre, Egli è Onnipotente, Onnisciente e Onnipresente, in quanto Dio. Egli è mediatore anche come uomo, annullando così qualsiasi altro ipotetico mediatore cattolico umano. Nessun uomo può avere le peculiarità divine per poter essere un altro mediatore. Quindi, come non ci sono tanti dèi o dii, ma uno solo (il Dio vivente), così non possono esserci tanti intercessori o mediatori, ma solo uno, Cristo Gesù uomo-Dio.
Se l’angelo non accettò che Giovanni gli si prostrasse davanti per adorarlo, come possiamo pensare che i veri santi defunti possano accettare tale culto nei loro riguardi che supera di gran lunga quanto fece Giovanni nei confronti dell’angelo? Ap. 19:9-10; Ap. 22:8-9.
La verità è che ogni forma di culto, sia con onore, sia con preghiere che con ringraziamenti, ecc., deve essere offerto solo a Dio e unicamente per mezzo del nome di Cristo Gesù. Solo Dio, il Creatore, è degno di lode, gloria e adorazione.
La Chiesa Cattolica e i suoi simili dovrebbero ravvedersi in modo totale, ma le profezie bibliche ci fanno capire ed intendere, tra le altre cose, che ciò non potrà avvenire perché il mondo giace sotto il dominio di Satana, ed in quanto così, la massa degli individui è in suo potere. Non v’illudete, i salvati, benché siamo nell’era della grazia di Cristo Gesù, sono alquanto minori riguardo a quanti riceveranno il giudizio di condanna. Gesù definisce il popolo dei salvati un “piccolo gregge” confrontato col gregge dei dispersi, dei condannati: Luca 12:32; Luca 13:23-24; Luca 18:8; Matt. 7:13-14.
La Chiesa Cattolica (e i suoi simili) assicura la salvezza a molti, attraverso i suoi sacramenti e la purificazione in purgatorio. In realtà, non è così; questa fiducia viene inculcata ed insegnata dal demònio insediato in seno alla Chiesa Romana, il quale vuole che l’uomo pensi che, in un modo o in un altro, può essere salvato senza una vera conversione a Cristo Gesù e un vero ravvedimento. Si ottiene così una massa di “cristiani” non cristiani che verranno invece giudicati e condannati.
Ravvedetevi finché siete in tempo, il mondo passa, ogni cosa bella o cattiva passa, ma la vita eterna è un qualcosa che non finirà mai. Proponiamoci di vivere secondo Dio, secondo i suoi comandamenti. In primo luogo, non come se fossimo interessati unicamente alla salvezza, ma per ricambiare l’immenso amore che Cristo Gesù gratuitamente ci ha elargito morendo sulla croce per noi.
Egli patì cattiverie e violenze di ogni genere sulla propria carne con estrema umiltà e per amore verso di noi; sì, proprio verso tutti gli uomini di ogni epoca, anche verso te, caro lettore. Come si potrebbe non amarlo? Come si potrebbe non amare Colui che ci ha tanto amati da sacrificarsi per la nostra salvezza, per soddisfare la giustizia del Padre, di Dio, attraverso il suo Santo e Giusto sacrificio espiatorio? Sono convinto che il vero amore per Dio lo si può discernere solo in chi non ama Dio unicamente a motivo della salvezza, ma lo ama per quello che Egli è, per la sua Giustizia, la sua Santità, il suo Amore, per quello che Egli ha fatto e continua ad operare e soprattutto perché Egli ci ha amati per primo.
La venerazione tributata ai “santi” morti (Dulia) e alla Madonna (Iperdulia) non differisce nei fatti dall’adorazione che deve essere resa solo a Dio. Esiste un unico culto e dev’essere tributato esclusivamente a Dio Onnipotente: Matt. 4:10; Luca 4:8.
Il culto della venerazione è un’invenzione dell’uomo poiché esiste un unico culto e solo per Dio. La sola idea della necessità di più intermediari è una vera e propria bestemmia contro lo Spirito Santo.
L’unico mediatore fra Dio e gli uomini è Cristo Gesù uomo-Dio: 1Timoteo 2:5-7; 1Giov. 2:1; Ebrei 7:24-25; Ebrei 9:24; Giov. 14:6,13-14; Giov. 15:16; Romani 8:33-34; Efesini 5:20 .
Molti, semplicemente per il fatto di far parte di una religione cristiana senza essersi veramente convertiti a Cristo, ravveduti, ed aver accettato pienamente la grazia e i comandamenti divini nella propria vita, credono di dover ricevere dopo la morte, la salvezza, ma Gesù, individui del genere li dichiara malfattori: Luca 13:23-28. Anche molti che avranno fatto opere potenti nel nome di Gesù, cacciato demòni, profetizzato ecc., il Signore Gesù li dichiarerà malfattori e dirà loro di non averli mai conosciuti, in quanto saranno stati nelle loro vita sulla terra, disubbidienti alla volontà del Padre Celeste e della sua Parola: Matt. 7:21-23.
Dio non dà la gloria, la lode e l’onore, che spetta solo a Lui, a qualcun’altro, quindi, tanto meno può accettare che altri s’impossessino di tale titoli e di tali onori per conto proprio (Isaia 42:8).
Il vero credente ha piena fiducia e fede solo in Dio e si rivolge in preghiera e con invocazioni esclusivamente a Lui: Salmo 73:25-26.
Possiamo rispondere alla domanda: “perché non deve esserci il culto dei santi defunti, degli angeli e delle immagini?” Sì, e per i seguenti motivi che elenco in modo sintetico:
1) Perché Dio vieta, ripetutamente, di prostrarsi davanti ad immagini e sculture, e lo fa soprattutto nel secondo comandamento del decalogo; è vietato di prostrarsi davanti a loro e soprattutto di rendere a loro, o attraverso di loro, qualsiasi tipo di culto (Esodo 20:4-6; Deut. 5:8-10).
2) Perché Dio proibisce d’invocare gli spiriti o anime dei defunti, credenti o non, santi o non, e specialmente pregarli, venerarli, fare loro richieste d’aiuto e quant’altro (Isaia 8:19-20; Lev. 19:31; Lev. 20:6; 1Samuele 28:7-20).
3) Perché Gesù è l’unico mediatore, intercessore fra Dio e gli uomini (1Timoteo 2:5-7) e perché non ci è stato dato altro nome per mezzo del quale noi possiamo essere salvati (Atti 4:12). Egli può essere intercessore perché è Onnipotente, Onnisciente, Onnipresente, le anime dei defunti, non lo sono. Inoltre, Cristo Gesù uomo-Dio è il solo che ha risolto con il suo sacrificio il problema del peccato ed è quindi il mediatore anche del nuovo patto.
4) Perché gli angeli, le anime dei “santi” e la Madonna non sono Onnipotenti, Onniscienti, Onnipresenti; quindi, non avendo tali peculiarità divine, non possono essere degli intercessori, né in modo diretto, né in modo specifico.
5) Perché Dio richiede assoluta devozione a Lui (“Non avere altri dèi oltre a me”); Egli solo può essere invocato e adorato (Deut. 5:7; Esodo 20:3; Matt. 4:10; Luca 4:8; Ap. 19:10; Ap. 22:8-9; Colossesi 2:18-19; Luca 11:27-28).
“Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Luca 11:28).
Seconda parte
Falsi miracoli
La potenza di Satana è continuamente all’opera sul piano soprannaturale, e la Bibbia ci mette costantemente in guardia contro di essa.
Gesù (e anche gli apostoli; lo vedremo più avanti) parla apertamente dei grandi prodigi e dei miracoli che avrebbero compiuto molti falsi profeti allo scopo di sedurre, non solo gli sviati, ma se fosse possibile, anche gli eletti (Matt. 24:24).
Come distinguere un miracolo vero da uno falso? Come distinguere un miracolo che viene da Dio da uno che viene da Satana? Utilizzando la pietra di paragone della Parola di Dio. Se un segno o un prodigio contraddice i comandamenti divini, dev’essere senz’altro respinto (Deut. 13:1-5). Se mira poi alla gloria e al vantaggio personale dell’uomo, non è secondo lo spirito cristiano autentico. I veri miracoli divini manifestano la Grandezza e la Santità di Dio; i prodigi assurdi e puerili non possono venire da Dio, per esempio, quelli degli evangeli apocrifi, delle leggende dei “santi” del Medioevo, delle immaginette della Madonna che lacrimano sangue, così pure i dogmi antibiblici come la Transustanziazione, l’Immacolata Concezione di Maria, ecc.. Nella nostra epoca, prossima alla fine, i prodigi menzogneri abbondano nel mondo religioso. Abbiamo tutti noi la fede e il discernimento biblico di Dio per respingere le trappole del nemico e riconoscere ed accogliere invece il vero miracolo?
Matt.7:21-23: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno:<Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?>. Allora dichiarerò loro:<Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!>”. Il Signore nel suo giorno lascerà fuori del suo Regno quelli che pretenderanno di aver operato miracoli, prodigi e profetizzato nel suo nome (Matt. 7:21-23), ma lo avranno fatto con uno spirito di disubbidienza ai suoi comandamenti e alla volontà del Padre Celeste; quindi, in realtà, saranno stati in qualche modo sedotti dallo spirito di disubbidienza e dalla potenza di Satana che se ne servirà per sedurre, attraverso i loro miracoli, le genti, per portarle nella stessa disubbidienza nei confronti di Dio; ecco perché Gesù dichiarerà loro di non averli mai conosciuti e li indicherà come malfattori.
Il fatto che Gesù dica: v.23 “Allora dichiarerò loro:<Io non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me, malfattori!>”, la frase: “Io non vi ho mai conosciuti”, indica che, anche quando questi, operavano quei prodigi, Gesù non era con loro; infatti, il non averli mai “conosciuti” indica che Gesù non è mai stato dalla loro parte e con loro. Il bello è che, sempre nel passo in questione, è scritto che molti di questi avranno cacciato pure demòni. Il maligno sa abbastanza bene cosa fare e come usare la sua potenza per ingannare gli uomini; i suoi intrighi sono innumerevoli e molto subdoli. La maggior parte delle volte, quando vuole ingannare, ama e sa di poter ottenere più risultati, facendo passare le sue opere, i suoi prodigi e le sue dottrine che ispira, come cose che provengono da Dio. Noi abbiamo un’arma infallibile a disposizione: le Sacre Scritture. Esse possono darci il discernimento che viene da Dio, per smascherare con semplicità Satana nel suo agire nel mondo, sempre e sotto tutti gli aspetti. Dio si scaglia con molta fermezza contro chi si costruisce statue ed immagini per il culto: Romani 1:21-25 “perché pure avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti, e il loro cuore, privo d’intelligenza, si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, son diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile....essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore che è benedetto in eterno. Amen”. (Inutile elencare tutti gli altri passi che parlano chiaramente dell’illegalità di tale culto). Dio darebbe dello stolto a quelli che si “dichiarano sapienti”, mentre si comporterebbe allo stesso modo, accreditando, con segni e prodigi, le statue e le immagini con il loro relativo culto? Dio maledice chi costruisce un’immagine scolpita per prostrarsi davanti ad essa: Abacuc 2:18-20; Deut. 4:23-31; Deut. 4:15-19; Isaia 44:9-13,19-20; ecc..
Dio potrebbe mandare messaggi per mezzo d’immagini e sculture? Potrebbe maledire se stesso? Dio ha stabilito il secondo comandamento del decalogo: Esodo 20:1-17; Deut. 5:6-21, perché avrebbe stabilito un comandamento così circostanziato e preciso, se fosse lecito fare l’esatto contrario? Può Dio essere in contraddizione?
Dio punì severamente il re Saul perché questi “aveva interrogato e consultato quelli che evocano gli spiriti”. 1Cronache 10:13-14: “Così morì Saul, a causa dell’infedeltà che egli aveva commessa contro il SIGNORE per non aver osservato la parola del SIGNORE, e anche perché aveva interrogato e consultato quelli che evocano gli spiriti, mentre non aveva consultato il SIGNORE. E il SIGNORE lo fece morire, e trasferì il regno a Davide, figlio d’Isai” (vedere anche: 1Samuele 28:1-25). Va detto che lo stesso giorno morirono anche tre figli di Saul (1Cronache 10:2) quindi, la punizione fu molto severa. In Lev. 19:31 e Lev. 20:6 il Signore proibisce qualsiasi tipo di contatto con le anime dei defunti. In Isaia 8:19-20 è scritto: “...Un popolo non deve forse consultare il suo Dio? Si rivolgerà forse ai morti in favore dei vivi? Alla legge! alla testimonianza!...”.
Perché mai Dio avrebbe punito Saul e affermato quanto detto nei passi prima citati, se Egli stesso avesse oggi mandato la “bella Signora di Fatima” comportandosi allo stesso modo (se non peggio) di Saul? Come potrebbe essere Lui l’artefice diretto delle apparizioni Mariane, ben sapendo che ciò avrebbe comportato un incoraggiamento ed un incremento delle invocazioni già ad essa rivolte da parte di quanti sono sviati? Come avrebbe potuto Egli punire Saul e poi accettare ben volentieri le invocazioni dirette e personali ai santi defunti e alla Madonna, la devozione a loro rivolti, le preghiere, i ceri, le processioni e quant’altro e addirittura, provvedere Egli stesso alle apparizioni di tali “soggetti”? Il Signore non è un Dio ingiusto e mai si contraddice. Ciò che un tempo era contrario alla sua volontà, ai suoi comandamenti divini e giusti, non può essere ben accetto oggi; peggio ancora essere Lui stesso a promuoverli (le preghiere ai santi defunti, i ceri, le processioni, ecc.) per contraddire i suoi stessi comandamenti divini con delle apparizioni e quant’altro. Dio non può avvallare ciò che ha proibito con i comandamenti, perciò Egli non compie direttamente quei “segni e prodigi” bugiardi, ma permette di farlo alla potenza del nemico, come Paolo dice espressamente in 2Tessalonicesi 2:9-12: “..Perciò Dio manda loro una potenza d’errore perché credano alla menzogna ”; Deut. 13:1-4.
Badate bene che qui non si sta affermando che quei “segni e prodigi” bugiardi non avvengano, si afferma invece, che non è opera dei santi morti, né di Dio. Il Signore non potrebbe contraddirsi, avallando quello che ha proibito con i suoi comandamenti divini. Ma è l’opera delle tenebre che si è insinuata fin dal principio in molteplici forme, assoggettando e tenendo prigioniere le coscienze di quelli che non hanno tenuto fede ai comandamenti di Dio (2Tessalonicesi 2:9-12).
Perché meravigliarsi se una statua piange sangue, se nell’aria appare una figura angelica che si presenta come proveniente da Dio o per tutti i prodigi menzogneri che avvengono nei più svariati ambiti religiosi, alcuni dei quali erroneamente e falsamente definiti anche cristiani? Teniamo presente che Satana ha detto di aver ricevuto “gloria” e “potenza” e di poterle dare a chi vuole (Luca 4:6-7; Matt. 4:8-9); egli può fare prodigi e miracoli confondendoli in apparenza con quelli che veramente provengono da Dio. Non c’è da meravigliarsi di tutto ciò. Ci sarebbe, invece, da stupirsi come tutto questo porti a quel grande movimento di pellegrinaggi verso i santuari e ad un’accentuazione maggiore di credibilità verso false dottrine che sono l’ombra dell’opera di Satana.
Ma Gesù si è premurato di avvertire gli individui, e specialmente i suoi servitori, riguardo le bugie e le trappole di Satana; infatti, ad esempio, in un passo della Bibbia è scritto che Egli disse: Matt. 24:23-26 “Allora, se qualcuno vi dice: <Il Cristo è qui>, oppure <È là>, non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco v’è l’ho predetto. Se dunque vi dicono: <Eccolo è nel deserto>, non v’andate; <eccolo è nelle stanze interne>, non lo credete”. Gesù parla di “grandi segni e prodigi”, come quelli che avvengono in vari santuari cattolici ed in altri luoghi similmente idolatri. Egli però ordina di non credere e di non andarci. I santuari Mariani e gli altri luoghi di culto cattolici, le apparizioni ingannatrici, i falsi miracoli e via dicendo, dei nostri tempi sviano dalla verità, invece di essere di aiuto, come Gesù stesso ci ha predetto. Certi miracoli, apparizioni e messaggi (“grandi segni e prodigi”), vengono attribuiti a Dio, ma Cristo ha prevenuto questo inganno, avvertendo di non credere. Tuttavia, questi “prodigi bugiardi” avvengono, qual’è la spiegazione? Perché Dio li permette? È la stessa Parola di Dio a darcene una spiegazione.
Deut. 13:1-4: “Quando sorgerà in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti annunzia un segno o un prodigio, e il segno o il prodigio di cui ti avrà parlato si compie, ed egli ti dice: <Andiamo dietro a dèi stranieri, che tu non hai mai conosciuto, e serviamoli>, tu non darai retta alle parole di quel profeta o di quel sognatore, perché il SIGNORE, il vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate il SIGNORE, il vostro Dio, con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra. Seguirete il SIGNORE, il vostro Dio, lo temerete, osserverete i suoi comandamenti, ubbidirete alla sua voce, lo servirete e vi terrete stretti a lui”.
2Cronache 18:17-22: “... Io ho visto il SIGNORE seduto sul suo trono, e tutto l’esercito del cielo che gli stava a destra e a sinistra. E il SIGNORE disse: <Chi sedurrà Acab, re di Israele, affinché salga contro Ramot di Galaad e vi perisca?> Ci fu chi rispose in un modo e chi rispose in un altro. Allora si fece avanti uno spirito, il quale si presentò davanti al SIGNORE, e disse: <Lo sedurrò io>. Il SIGNORE gli disse: <E come?> Quello rispose: <Io uscirò e sarò spirito di menzogna in bocca a tutti i suoi profeti>. Il SIGNORE gli disse: <Si, riuscirai a sedurlo; esci e fa così>. E ora, ecco, il SIGNORE ha messo uno spirito di menzogna in bocca a questi tuoi profeti; ma il SIGNORE ha pronunziato del male contro di te”; 1Re 22:19-23.
2Tessalonicesi 2:9-12: “La venuta di quell’empio avrà luogo, per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, con ogni tipo di inganno e d’iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amore della verità per essere salvati. Perciò Dio manda loro una potenza d’errore perché credano alla menzogna, affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nell’iniquità, siano giudicati”.
1Timoteo 4:1-3: “Ma lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demòni, sviati dalla ipocrisia di uomini bugiardi, segnati da un marchio nella propria coscienza...”.
Ti consiglio vivamente, caro lettore, di meditare attentamente questi passi; in essi sono nascosti innumerevoli verità riguardo a Dio e al suo modo di agire nei riguardi della sua creazione. Avendo il mondo scelto di seguire il male, Dio, secondo i suoi disegni e la sua volontà, lascia e permette ad ogni sorta di spirito menzognero di ingannare i più (gli sviati) con ogni sorta di prodigi e segni ingannatori. Una rimanenza eletta, preservata, Dio l’ha sempre scelta in ogni epoca. Così, Dio, quando uomini e popoli interi si lasciano andare dietro alla menzogna, dietro a ciò che è male agli occhi di Dio, Egli permette ai demòni e a Satana, che travino con false ispirazioni e falsi segni ulteriormente ciò che è già traviato di per sé, affinché si renda ancora più manifesta in modo incontestabile l’empietà e la disubbidienza di molti riguardo alla volontà di Dio, spesso nascoste sotto un pio manto. Dio lascia traviare chi già è traviato di per sé, chi è stato già giudicato o è comunque nel giudizio (benché chiunque può ravvedersi in seguito e credere nel perdono di Dio) e, aiuta, ispira chi si è spinto nella ricerca della verità e non della menzogna, chi nella coscienza vuole con amore e sincerità seguire le vie del Signore. Così avviene, in un certo senso, nel mondo cattolico; si chiedono segni menzogneri per mezzo della Madonna (che altro non è che uno spirito menzognero, quando addirittura non sia invenzione dell’uomo), ed essa appare loro per traviarli di più, per insegnare maggiormente a loro le vie della menzogna e della disubbidienza. Si chiedono segni per mezzi di padre Pio e quant’altri, e questi spesso vengono concessi a loro danno e giudizio. Bisogna invocare solo Dio e solo nel nome di Cristo Gesù, l’unico intercessore fra Dio e gli uomini: 1Timoteo 2:5-7. Gli uomini, inconsciamente (ma non sempre solo inconsciamente), chiedono di essere traviati e spesso ciò viene loro concesso a loro danno e giudizio. Dio vuole la salvezza di tutti, ma, riguardo a molti empi predisposti sempre e solo alla menzogna, Dio concede loro la menzogna, nient’altro quello che il loro cuore ha già scelto di seguire. Crediamo in Dio e predisponiamoci a voler seguire tutte le sue vie e i suoi comandamenti secondo la sua santa e giusta volontà, ed Egli ci istruirà nel bene e nella giustizia secondo verità, annichilendo il velo che copre gli occhi dal vedere la Luce risplendente e sfolgorante del Signore nostro Cristo Gesù.
1Re 22:19-23; 2Cronache 18:17-22; Acab era da tempo che agiva malvagiamente e che era lontano da Dio. Il Signore lo aveva giudicato e aveva deciso che doveva morire nella battaglia contro il re di Siria; permise allora ad uno spirito menzognero di ispirare i quattrocento profeti di Acab a profetizzare a favore della partenza di Acab alla guerra contro il re di Siria; questi gli comunicarono che certamente avrebbe vinto (1Re 22:3-12); la realtà era, invece, che avrebbe trovato la morte e la sconfitta del suo esercito (1Re 22:29-38). Dio manda lo spirito dell’errore sugli uomini che hanno già il loro cuore verso la menzogna e indurisce il cuore degli uomini che hanno già, in modo profondo e cronico, il loro cuore indurito per l’empietà, ma aiuta e salva tutti coloro che pur peccatori si predispongono o sono predisposti verso il ravvedimento e la conversione dal profondo del loro cuore e a rinunciare alla menzogna e all’empietà. Inoltre, nel periodo della grande tribolazione, Satana, di questi prodigi e segni bugiardi, avrà il permesso da Dio di compierne in maggior numero e con maggior potenza: Ap. c.13; c.16:14; c.19:20.
Riguardo ai falsi profeti, leggere anche quanto è detto in Geremia 23:16, 21-22, 25, 30-32.
Anche l’occultismo potrebbe partorire falsi miracoli: Atti 8:9-11; Esodo 7:11,22; Esodo 8:7.
2Corinzi 11:14-15: “Non c’è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere”. Ricordatevi che Satana viene spesso nel mondo per traviare, nelle vesti di angelo di luce, perché sa che se venisse nella forma e nei modi che fanno parte della sua natura, avrebbe poco credito e pochi seguaci.
I demòni, nei loro disegni menzogneri, sono soliti, per avvalorare in modo maggiore i loro inganni essere in “qualche modo dalla parte” di Dio e mettere in atto opere, prodigi e segni con una certa marcatura di verità divine. Ad esempio, in Atti 16:16-18 vediamo uno spirito demoniaco che possedeva una donna e che non aveva alcun tipo di problema nell’esaltare il nome di Dio: “Questi uomini sono servi del Dio altissimo, e vi annunziano la via della salvezza”, ma il suo scopo era quello di portare le genti a una certa esaltazione di Paolo e Sila. Quindi, l’astuzia di questo demònio era quella di usare il nome di Dio per portare gli individui che ascoltavano Paolo e Sila (e gli altri evangelizzatori) a dare una qualche specie di onore nei loro confronti. Ma Paolo, infastidito, si voltò e disse allo spirito: “< Io ti ordino, nel nome di Gesù Cristo, che tu esca da costei.> Ed egli uscì in quell’istante”.
Galati 1:6-9 (scrivo il v.8): “Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema”. I messaggi attribuiti alla Madonna (Maria), o a tanti altri, non sono altro che messaggi provenienti da uno spirito menzognero o da più spiriti (1Re 22:19-23; 2Cronache 18:17-22; Deut. 13:1-4), (senza escludere anche la possibilità che una parte di questi vengano dalla menzogna dell’uomo) perché contraddicono e combattono la Parola di Dio. Analizziamo quanto è scritto in Galati; qualunque apparizione angelica (o qualunque uomo che professi un vangelo o un insegnamento che non porti esclusivamente le verità di Gesù) è da ritenere anatema se porta delle verità non bibliche, non divine; in pratica, se contraddice quanto dice la Parola di Dio.
È chiaro che riguardo alle apparizioni mariane e a quant’altro ancora, per quanto detto finora, siamo di fronte a messaggi, rivelazioni menzognere e demoniache ma anche di pura invenzione umana. Attenti però che qui non si sta dicendo, per niente, che alcune rivelazioni date e alcune apparizioni mariane, o di altri, non si siano verificate realmente o non possano verificarsi, la potenza di Satana agisce anche in questo senso, ma noi abbiamo molti avvertimenti divini a riguardo, ad esempio, la Parola di Dio in Deut. 13:1-4; Matt. 24:24; 2Tessalonicesi 2:9-12; 2Cronache 18:17-22; 1Re 22:19-23; Ap. 13:13-14; Ap. 19:20; Geremia 23:16, 21-22, 25, 30-32 .
Noi non dobbiamo limitarci ad identificare come divine, o non, queste o altre rivelazioni, messaggi e quant’altro, semplicemente, per il fatto che in alcune occasioni taluni cose rivelate possono essersi realmente verificate, e ritenere provenienti da Satana solo quelle che non si verificano. Gli stolti credono che se tali cose si compiono come profetizzate, debbano provenire assolutamente da Dio e solo, nel caso contrario, provengono da Satana. Questo è vero in parte: il modo più completo e giusto per verificare se tali segni e messaggi vengono da Dio, oppure no, è porre la Parola di Dio come pietra di paragone. Se tali messaggi e segni rientrano nella verità biblica secondo certi profili e le loro parole profetiche si avverano, allora tali cose e quant’altro provengono da Dio. Se tali segni annunciati si avverano, ma non sono conformi alla volontà di Dio, secondo alcuni o molti profili, allora provengono da Satana.
Se tali segni non si avverano, ed inoltre non sono conformi alla Parola di Dio, è evidente che in questi casi ci può essere la mano di Satana, come anche la menzogna dell’uomo (Geremia 23:16,21-22,25,30-32).
Dio mette alla prova, a volte, gli uomini, facendo verificare prodigi d’inganno e menzogneri.
Molti credono, e fanno bene, che Satana non conosca il futuro aldilà di quanto è stato rivelato, e può essere a conoscenza di “tutti”, nelle Sacre Scritture. A motivo di questo, essi credono che qualunque profezia, segno annunciato da uomini, da apparizioni angeliche, mariane e di “santi” defunti, se si avvera deve, per forza di cose, provenire da Dio, in quanto Satana non potrebbe mai aver rivelato uno specifico evento futuro reale e vero, perché egli non ha tale potere che ha solo Dio. Rispondo subito “ingenuamente”, a questi, che se la “Madonna” o gli angeli possono venire a conoscenza di specifici eventi futuri da Dio, non bisogna escludere che anche Satana (e i suoi seguaci angeli decaduti), non da sé (perché egli non ha questo potere), ma indirettamente, da Dio, potrebbe venirne a conoscenza. Vediamo in Ap. 6:9-11 come le anime dei santi martiri della tribolazione non sappiano neanche quanto attraverso la Bibbia sarebbe stato loro possibile sapere. Infatti, al v.10 essi chiedono al Signore fino a quando avrebbe aspettato per giudicare gli empi sulla terra, cosa, che noi, sappiamo deve avvenire alla fine del periodo della tribolazione che dovrà durare non meno di sette anni.
Si dovrebbe sapere, una cosa molto importante, che qualunque angelo di Dio non ha alcun potere in sé di conoscere il futuro, ma quello che può conoscere nello specifico viene esclusivamente da Dio. Se avviene ciò per gli angeli di Dio, non deve essere esclusa la stessa possibilità per Satana e i suoi angeli. Inoltre, certamente avviene qualcosa di non meno importante: Satana ha la possibilità, concessagli da Dio, di chiedergli di provare gli uomini in svariati modi. Vediamo, ad esempio, in Giobbe 1:6-22; c.2:1-10 come Satana aveva chiesto a Dio di poter provare Giobbe con dei grandi mali. Dio glielo permise non concedendogli però di stendere la mano sulla vita di Giobbe per farlo morire. Se avesse voluto Satana, avendo avuto la concessione da Dio di poter attuare i suoi disegni cattivi sulla persona di Giobbe, sulla sua famiglia, sui suoi servi e sul suo bestiame, egli conoscendo nello specifico quali cose tremende dovevano accadere nella vita di Giobbe, perché egli stesso doveva causarle, avrebbe potuto investire un uomo della sua ispirazione (oppure apparire come angelo di luce), e questi avrebbe potuto profetizzare tale avvenimenti che poi sarebbero accaduti, grazie solo, non ad una potenza conoscitiva diretta di Satana degli eventi futuri nello specifico, ma alla concessione resa da Dio di poter mettere in atto tali eventi; egli, poi, per mezzo della profezia o di apparizioni, avrebbe potuto, semplicemente, per suoi scopi ingannatori, farli conoscere, investendo un uomo della sua ispirazione, oppure apparendo come angelo di luce.
2 Corinzi 11:14-15: “Non c’è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori, si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere”. Non dimenticatevi che Satana quando viene nel mondo per traviare, lo fa prevalentemente nelle vesti di angelo di luce, perché sa che se venisse nella forma e nei modi che fanno parte della sua natura, avrebbe poco credito e pochi seguaci.
È anche certo che quando la potente menzogna satanica prende piede nel mondo, ciò avviene perché tutto rientra nei disegni e nella volontà santa e giusta di Dio, che si serve di essa (la potente menzogna satanica) e dell’opera sua, anche per rendere manifesta l’empietà, l’ingiustizia, che spesso possono essere nascoste in modo subdolo, e sotto un pio manto, affinché il suo giusto giudizio quando viene sia potentemente individuato come vero e santo. Leggere: 2Cronache 18:17-22; 1Re 22:19-23; 2 Tessalonicesi 2:9-12; Deut.13:1-4.
Capitolo 3
Culto di Maria
A Maria la Chiesa Cattolica Romana tributa un culto di “Iperdulia”, cioè di speciale venerazione che in pratica equivale ad una vera e propria adorazione come quella resa a Dio. Maria (o la Madonna per i cattolici) ha un posto di preminenza nel movimento cattolico.
Nel rosario, per esempio, la proporzione stabilita è di un Padre Nostro per ogni dieci Ave Maria. Frasi del genere: Santa Madre di Dio, Stella Mattutina, Porta del cielo, Regina dell’Universo, Regina degli angeli, Madre Santissima, ecc., dette da Papi, da vescovi e preti nelle varie epoche risuonano spesso nell’ambito religioso cattolico. A questo proposito vorrei farvi leggere, giusto per darvi un’idea di quanto c’è stato e c’è attorno alla figura di Maria, alcune citazioni prese dall’opera “Le glorie di Maria” di Alfonso Maria dei Liquori vescovo di S.Agata dei Goti, proclamato santo dal 1839 e dottore della Chiesa dal 1871: “Allorché ricorriamo a questa divina Madre, non solamente dobbiamo star sicuri della sua protezione, ma alle volte saremo più presto esauditi e salvati con il ricorrere a Maria, invocando il suo santo nome, che invocando il nome di Gesù nostro Salvatore”; “Quelli che si impiegano nel pubblicare le glorie di Maria sono sicuri del paradiso”; “Tutte le grazie si dispensano solo per mano di Maria”; “Maria è la Regina di misericordia, perché ella apre i tesori della misericordia di Dio a chi vuole, quando vuole e come vuole, sì che non vi è peccatore, per incallito che sia, il quale si perda, se Maria lo protegge”, “Maria è il principio, il mezzo ed il fine della nostra felicità”; “Chi non ricorre a Maria non si salverà”; “Ogni bene, ogni aiuto, ogni grazia che gli uomini han ricevuto e riceveranno da Dio sino alla fine del mondo, tutto è venuto e verrà loro grazie all’intercessione e per mezzo di Maria”; “Per essere salvati, basta invocare questa divina madre”; “Niuno può entrare in cielo se non passa per Maria, la quale ne è la porta”; “ Tutti gli uomini, passati, presenti, e futuri devono considerare Maria come il mezzo e l’arca della salvezza di tutti i secoli”; “Solo di Maria può dirsi che abbia avuto questa sorte: che non solamente che ella sia stata sottomessa alla volontà di Dio, ma anche Dio si sia assoggettato alla di lei volontà”; “Ai comandi di Maria, tutti ubbidiscono, anche Dio”; “Voi (Maria) avete dato a me (Gesù) l’essere umano, io darò a voi l’essere Dio, cioè l’onnipotenza con cui possiate aiutare e salvare chi volete”. Inutile ogni commento, quello che è utile sapere è che i vari messaggi e le varie apparizioni mariane approvano e confermano tali affermazioni e, anzi, li incentivano sempre più. Questa è opera del diavolo, della sua potenza malefica e ingannatrice. Frasi del genere sono simili al pensiero e agli scritti di moltissimi “dottori della Chiesa Cattolica” e a quelli di molti teologi ed ecclesiastici contemporanei. (Contro la preghiera del rosario: Matt.6:7. L’origine del rosario, ovvero di uno strumento “conta preghiere” fu certamente importato, introdotto e diffuso dai crociati che l’avevano visto in uso tra i musulmani, religiosi pagani, anche se ad incentivarlo, inizialmente, nella Chiesa, come un uso importante, fu Pietro l’eremita nell’anno 1090).
Nell’anno 1954 Papa Pio XII proclama Maria “Regina del Mondo”.
Nell’anno 1964 Papa Paolo VI proclama Maria “Madre della Chiesa”.
L’origine della corona del rosario, introdotta ufficialmente da Pietro l’eremita nell’anno 1090, è da cercarsi nelle varie espressioni di pietà popolare pagane musulmane, via via diffusesi poi nel cristianesimo pagano, dando origine ad una particolare devozione a Maria che nel tempo diede vita all’ideazione del rosario odierno. Il contare le preghiere è pratica pagana ed è severamente condannata da Cristo. Egli vuole preghiere del cuore, spontanee, sincere, non un numero infinito di parole e preghiere memorizzate e meccaniche, sempre uguali fra loro (Matt.6:5-13). Dopo il Concilio di Efeso (431 d.C.) il culto verso Maria crebbe mirabilmente in venerazione, devozione e in preghiere; ebbe, come dire, uno slancio. Mentre prima era qualcosa di disorganizzato e senza un vero e proprio culto, al Concilio avvenne la regolamentazione di tutto quanto riguardava la natura di Maria e il culto come “Madre di Dio”, e fu l’inizio di quanto oggi si vede.
La tradizione del rosario trovò il suo successo alla fine del XV secolo ad opera del predicatore Bretone Alain de la Roche. I teologi cattolici (e non solo) dichiarano che Gesù non vuole che la maternità di Maria passi inosservata; essa (la maternità di Maria) deve esprimersi in atti di venerazione e di pubblico culto. Il culto verso la figura di Maria nasce, prima ancora della regolamentazione ufficiale nel Concilio di Efeso del 431, verso il IV secolo come segno di pietà popolare, ma in modo molto disorganizzato e controverso.
I teologi cattolici dichiarano che il culto reso alla Madonna (“Iperdulia”) e ai santi (“Dulia”) non offende Dio perché ad Egli si rende un culto assoluto (“Latria”), mentre agli altri viene reso solo onore e venerazione. La realtà è un’altra, basti vedere quanto accade oggi nei riguardi della Madonna e dei più svariati “santi” defunti cattolici.
Nel XIV secolo le devozioni a Maria si moltiplicano e facilmente degenerano in credenze popolari nutrite di miracoli e prodigi, sconfinanti nella superstizione e nel sentimentalismo.
I riformatori chiedono ai cattolici (durante la Riforma) di cercare di ritornare all’essenziale, al Cristo solo, e alla sola Scrittura Sacra. La controreazione cattolica invece fa si che la Madonna diventi oggetto di un culto ancora più esagerato; infatti, nasce il movimento mariano dei tempi moderni, con un’immenso flusso di pubblicazioni, fondazioni e devozioni. Nel secolo XIX si moltiplicano in Europa le apparizioni della Madonna provocando “conversioni” di massa e successi.
Ma come nasce il culto popolare a Maria come Madre di Dio e le conseguenti dottrine mariane?
C’è infatti una differenza fra il modo in cui Dio ci presenta Maria nella Sacra Scrittura, in cui ce la descrivono i testimoni suoi contemporanei che l’hanno conosciuta e il modo di quelli che tanti secoli dopo fino ad oggi pretendono di conoscerla. Penso che sia chiaro, per tutti noi, che coloro i quali vivono con una persona la conoscano meglio di quelli che secoli dopo ne vorranno parlare. Credo che sia decisivo ciò che Gesù e i suoi discepoli ci dicono di Maria (e in generale la Sacra Scrittura riguardo alla proibizione di venerare una creatura, di invocare le anime dei defunti, di prostrarsi davanti a immagini e statue) e non quello che ne hanno detto gli altri secoli più tardi.
Noi sappiamo che non c’è altro intercessore fra Dio e gli uomini al di fuori di Cristo Gesù (1Timoteo 2:5) e solo nel suo nome ed invocando solo Lui si può avere la salvezza (Atti 4:12).
Cercheremo adesso di spiegare come è nato il culto di Maria nel cristianesimo di “massa”. Oltre al processo di gnosi in seno al cristianesimo e a quello del sincretismo che fuse il cristianesimo gnosticizzato, con la religione pagana (vedere in “Tradizione e Sacra Scrittura”), il culto mariano praticato nella Chiesa Cattolica ha le sue origini nei culti pagani anteriori al cristianesimo. Esso (il culto mariano) non ha nulla a che vedere con la reale figura di Maria madre di Gesù del N.T.. Il Concilio di Efeso, condannando le dottrine del vescovo Nestorio, aveva dichiarato: “Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo”. Da questa definizione i teologi trassero la conseguenza: se Gesù è vero Dio allora Maria è “Madre di Dio”. Quest’ultima affermazione, poggiando su un ragionamento filosofico ma non biblico, spalancò le porte alla fantasia religiosa e ad un fanatismo mariano, sulla scia dei culti pagani delle Dee-Madri. I romani avevano un culto speciale per la Dea Diana, simbolo della verginità, venerata come Dea e regina del cielo.
I greci avevano invece la Dea Artemide, simbolo anch’essa della verginità e che aveva dato vita al mito di Diana per i romani. Potremmo dire che la Dea Diana e la Dea Artemide sono la stessa cosa. Per capire meglio quanto si sta per dire leggere il capitolo 19 di Atti, dove si nota come ad Efeso (dove Maria fu proclamata “Madre di Dio”) gli uomini erano legati a questa figura di Dea-Madre in modo morboso. Questa tradizione pagana era diffusa non solo ad Efeso, ma in tutti i territori romani, greci e babilonesi. La Dea Diana dei romani e la Dea Artemide dei greci erano associate e, in qualche modo, traevano origine entrambe, dal mito della Dea Semiramide dei babilonesi.
In pratica, queste tre Dee riportavano di diverso solo il nome, ma gli aggettivi e gli attributi ad esse tributati erano pressoché gli stessi. Ad esempio, sia la Dea Diana che la Dea Artemide venivano ovunque chiamate “Madre di Dio”, “Madre del cielo”, “Regina del cielo”, “Onnipotente cui tutto è sottoposto”. In molti paesi la Dea-Madre era la divinità più importante; era quella che genera, e per tanto era oggetto di un culto speciale.
Paolo capì che la gente di Efeso era schiava di quella “Dea potente” e che non potevano essere facilmente liberati. Dovendo partire per la Macedonia, l’apostolo lasciò ad Efeso, Timoteo, perché curasse la piccola comunità cristiana. Ma l’opposizione contro il cristianesimo era molto forte. Ad Efeso, dopo questi fatti elencati nel capitolo 19 di Atti, convissero ancora anche se nettamente separati cristianesimo e paganesimo, finché gli Imperatori romani, Teodosio e Graziano dichiararono nel 380 con “l’Editto di Tessalonica” il cristianesimo religione di Stato (questo fu un’altro evento decisivo che provocò l’introduzione in massa dei pagani nelle allora piccole comunità cristiane, che finì per paganizzare e romanizzare il movimento cristiano di “massa” e che portò anche al culto verso la figura di Maria), proibendo nello stesso tempo tutti i culti pagani. Leggiamo ora Atti 19:27-28,34: ”...ma che anche il tempio della grande dea Diana non conti più, e che sia perfino privata della sua maestà colei che tutta l’Asia e il mondo adorano...<Grande è la Diana degli Efesini!>...<Grande è la Diana degli Efesini!>”; c.19:35-36: “Allora il segretario calmata la folla, disse: <Uomini di Efeso, c’è forse qualcuno che non sappia che la città degli Efesini è la custode del tempio della grande Diana e della sua immagine caduta dal cielo? Queste cose sono incontestabili...>”. Per quegli efesini, ma non solo, che fino a quel momento erano rimasti fedeli alle loro tradizioni pagane ed alla fede nella Dea Diana (o Artemide), si presentavano ora dei momenti difficili. Essi dovevano sottomettersi ad un Dio-Padre, sebbene nel loro cuore restassero fedeli ad una Dea-Madre, Diana o Artemide.
Ma appena cinquant’anni più tardi dall’“Editto di Tessalonica” del 380, nel 431 il Concilio di Efeso portò ad una svolta decisiva. È fuori di dubbio che già con Costantino e prima ancora, a causa dello gnosticismo, vi era stata una sorta di mescolanza fra il cristianesimo autentico e le tradizioni e filosofie pagane che finì poi nel processo finale del sincretismo (è nel periodo di paganizzazione e romanizzazione del cristianesimo di “massa” e con il processo iniziale dello gnosticismo che si ultimò con il sincretismo, che vediamo prender vita gli esponenti cattolici che hanno fatto la storia della dottrina cattolica, suscitati e partoriti in tali periodi e sempre più in seguito, da processi pagani fortemente acuti che nel tempo si sono definitivamente cronicizzati). Ma il fare del cristianesimo una religione di Stato diede una svolta e uno slancio inaudito al paganesimo in seno alla cristianità di “massa”. È vero che la venerazione di Diana o Artemide con “l’Editto di Tessalonica” non fu più autorizzata, ma la Chiesa cristiana di “massa” statalizzata diede a Maria il titolo di “Madre di Dio” proprio ad Efeso nel 431 (mentre fino a quel momento era stata designata ufficialmente solo come madre di Gesù), e si cominciò a venerarla come tale. In tal modo ella veniva disonorata e ridotta al rango di una Dea, cosa che lei non era e non avrebbe mai voluto essere.
Ora gli efesini, ma non solo, avevano di nuovo la loro Dea, un surrogato di Artemide e di Diana. In quel periodo un gran numero di pagani era entrato (erano stati costretti a motivo della persecuzioni nei loro confronti) a far parte delle comunità cristiane, portandovi nel segreto del loro cuore le credenze nelle divinità pagane. Maria ora diveniva “Madre di Dio e Regina del cielo” come lo era in precedenza Diana (o Artemide). La proclamazione del dogma di Maria, come “Madre di Dio”, fu accolta ad Efeso con grandi esplosioni di Giubilo popolare, ed il vecchio culto pagano, divenuto cattolico, si è protratto fino ai giorni nostri. Paolo scrisse due lettere a Timoteo che si trovava ad Efeso, ed in esse lo esortava a rimanere fedele alla Parola di Dio; ciò che hanno fatto molti veri cristiani fedeli alla Parola di Dio, che al tempo dell’uscita di tale dogma si opposero, dichiarando che era una cosa abominevole e che avrebbe ostacolato la vera conversione. Gli uomini non avrebbero trovato la salvezza poiché si sarebbero trovati asserviti all’antica Dea-Madre che aveva cambiato solo il nome, da pagano, a un nome cristiano. Paolo aveva scritto a Timoteo (1 Timoteo 2:5-7) che l’unico intercessore (mediatore) fra Dio e gli uomini è Cristo Gesù. E in un’altra lettera Paolo dichiara (Galati 1:6-10) l’anatema per chi proclama un vangelo, una dottrina, un insegnamento diverso da quello autentico, perfino se fosse un angelo dal cielo a promuoverlo. In Atti 4:12 gli apostoli Pietro e Giovanni sono concordi nel dire che non c’è intercessore al di fuori di Gesù Cristo e che non c’è altro nome dato agli uomini, per mezzo del quale si può essere salvati. Maria è un esempio di fede, non è lecito però rivolgerle preghiere, invocazioni, venerarla e considerarla la “Regina del cielo”, “Madre di Dio”; invece di onorarla si offende la sua memoria e si offende in maniera grave Dio, perché ciò vuol dire idolatria.
Anche nel giudaismo antico si hanno esempi di depravazione spirituale da parte degli israeliti riguardo al culto della Dea-Madre, della Regina del cielo; ad esempio leggere: Geremia 7:18-19; Geremia 44:16-18 .
Maria è madre della natura umana di Gesù, non di quella divina.
Cosa penserebbe Gesù oggi riguardo alla venerazione (“Iperdulia”), al culto e ad ogni altra forma di devozione che c’è verso la figura di Maria, o come dicono i cattolici “Madonna”? Leggendo i vangeli ci si rende conto quale fosse l’idea di Gesù riguardo a Maria che egli designava come madre della sua natura umana e non di quella divina, ovvero, non ha mai detto nulla riguardo alla figura di Maria come se dovesse essere presentata o considerata come Madre di Dio, secondo l’ideologia cattolica, ma, invece, mette nero su bianco come ella fosse semplicemente colei che aveva ospitato nel grembo il Figlio Eterno e Celeste di Dio Padre per opera dello Spirito Santo e non per opera sua. Maria fu Madre a tutti gli effetti dell’uomo Gesù, che ella concepì, ma riguardo alla natura divina di Cristo (Dio incarnato) ella rivestì semplicemente il ruolo, o per meglio dire, fu un canale attraverso il quale l’Iddio Gesù, Creatore di ogni cosa, poté venire nella natura di uomo sulla terra. È chiaro che per attuare questo suo disegno divino, ovvero far sì che Egli potesse incarnarsi nella natura di uomo e venire nel mondo, doveva usare un canale umano (Maria). Dio doveva, per potersi incarnare nella natura di uomo sulla terra oltre ad entrare divinamente nel grembo di Maria, “assoggettarsi” alle leggi della natura e prendere un corpo umano attraverso un processo naturale umano comune, diverso solo per il concepimento verginale di Maria. Come Dio si servì d’Abraamo per attuare il suo patto divino, di Mosè per dare le sue leggi al suo popolo, e in generale si servì e si serve dei suoi servitori, taluni rivestendoli come profeti, taluni come guaritori, altri come evangelizzatori, ecc., di Maria, Dio si servì per poter assumere la natura di uomo sulla terra. Le aggiunte ideologiche cattoliche, e non solo, alla figura di Maria sono menzogna, filosofia, misticismo e paganesimo.
Maria era una serva di Dio, come lo erano e lo sono tutti gli altri suoi fedeli servitori. Fare di Maria una divinità, con tanto di onore, gloria e venerazione (a Maria viene reso un culto speciale superiore a quello reso agli altri santi venerati, chiamato “Iperdulia”, mentre il culto per i santi viene chiamato “Dulia”), non solo offende in modo grave Dio, ma ella stessa ne risulterebbe offesa, conoscendo bene che ogni forma di culto va reso solo a Dio (Luca 4:8) a Colui il quale ha creato ogni cosa.
Noi tutti, invece, dobbiamo servire con adorazione, lode e ogni sorta di ringraziamenti, unicamente, Colui che ci ha creati e che ha il potere assoluto di salvarci.
Matt.1:18-24; Luca 1:34-35; la divina Persona di Gesù entrò nel grembo di Maria per opera dello Spirito Santo. Ella diede alla luce Gesù uomo, la sua natura umana, ma quella divina era preesistente e poté trovarsi nel grembo di Maria per opera dello Spirito Santo.
Fu la divina Persona di Gesù, la potenza dello Spirito Santo e del Padre a mettere in atto il meccanismo della gravidanza di Maria nella sua verginità.
Ella in quanto donna, creatura, è madre del Gesù vero uomo, non del Gesù vero Dio, Creatore d’ogni cosa. Gesù, nella sua natura incarnata di uomo, aveva un’anima, uno spirito e un corpo, ma aveva anche la natura e l’essenza divina; ovvero, la Persona Spirituale Onnipotente del Gesù celeste s’incarnò in un corpo umano che aveva lo spirito e l’anima comune a tutti gli uomini sulla terra, e che però furono distinti dalla Divinità. La Parola di Dio si era incarnata in un corpo umano dal quale era distinta. Maria è madre della natura umana di Gesù che comprende l’anima, lo spirito e il corpo, ma non dell’Essere divino. Il Gesù divino ha solo un Padre (il Padre Altissimo), Colui che lo ha dall’eternità generato nel suo seno; Egli non ha una “Madre”, ma solo un Padre celeste; Maria, inoltre, che è una creatura, è stata ella stessa creata da Gesù. Il Gesù Dio è figlio del Dio Padre Altissimo. Il Gesù uomo è figlio di Maria. Gesù Dio non ha un Padre e una Madre, ma solo un Padre, e solo da Lui è stato eternamente generato. La verginità di Maria è servita ad un tempo per dimostrare l’opera miracolosa del parto, ma anche la figliolanza e la natura divina e non carnale del Gesù Dio incarnato. Matt.1:18,20: “...si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.....perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo”; Luca 1:35: “L’angelo le rispose: <Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio>”. Il Padre di Gesù Dio è uno solo (Colui che lo ha generato dall’eternità), l’ Iddio Padre Onnipotente. Per il resto, come è detto in Marco 3:31-35; Luca 8:19-21; Matt.12:46-50 chiunque nella fede e in forma spirituale può, come meglio crede, sentirsi madre, sorella o fratello nei confronti della persona umana di Gesù (sembra che, nella circostanza dei versetti appena citati, Gesù fosse con i suoi discepoli in una casa; sua madre, i suoi fratelli e le sue sorelle quando vennero per incontrarlo aspettavano di fuori: Matt.12:46-47; Marco 3:31-32 ).
Luca 11:27-28; tutti coloro che mettono in pratica la volontà di Dio sono beati e la loro beatitudine e il loro privilegio è maggiore della semplice maternità di Maria nei confronti dell’uomo Gesù, se non fosse però che anche ella fu credente e mise in pratica la volontà di Dio. Gesù, nel passo di Luca appena citato, vuole affermare che Maria non è più beata degli altri, per il semplice fatto che è stata sua madre, ma beati sono tutti coloro che praticano la volontà di Dio in modo efficiente. Il Gesù Dio (la Persona divina Gesù) è Colui che assieme al Padre e allo Spirito Santo (eterni e preesistenti) ha creato ogni cosa; come può Maria essere madre della divinità di Gesù? Ella riguardo alla divinità di Gesù figura solo come “madre adottiva”, come del resto Giuseppe figura come “padre adottivo” sia per la divinità di Gesù, ma anche (a differenza di Maria) per quella umana, della quale invece Maria è madre a tutti gli effetti.
Rimasi sconcertato in una occasione quando, da parte di uno studioso cattolico, mi fu detto che Maria, in ogni caso, solo per il fatto di essere stata prescelta per concepire Gesù, fosse davanti a Dio la figura umana superiore e rivestita di maestà più di ogni altra creatura.
In pratica, mi fu fatto figurativamente un esempio del genere: una scala con dei gradini, sull’ultimo gradino c’era Dio, subito dopo veniva la Madonna, San Giuseppe e in seguito tutti gli altri angeli e santi. Si spiega perché i cattolici si volgono verso Maria in modo particolare, perché la ritengono dopo Dio “la mediatrice per eccellenza” superiore a ogni altro “santo intercessore”. Dietro a tutto ciò, chiunque abbia una vera conoscenza biblica, può riscontrare con estrema facilità la natura carnale e pagana di tali ideologie. Gesù prevedendo che ciò sarebbe accaduto fece in modo che Maria non fosse mai presa in considerazione più del dovuto (Matt. 12:46-50; Marco 3:31-35; Luca 8:19-21; Giov. 2:3-7; Luca 11:27-28), e a chi si rivolse a Lui ponendo un’enfasi non biblica riguardo alla persona di Maria, Egli rispose: “Mentr’egli diceva queste cose, dalla folla una donna alzò la voce e gli disse:<Beato il grembo che ti portò e le mammelle che tu poppasti!>. Ma egli disse:< Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!>” (Luca 11:27-28).
Comprendiamo il messaggio di Gesù di quest’ultimo passo e proviamo a pensare cosa risponderebbe oggi il Signore nei confronti di coloro che certamente non si limitano solamente a quanto accade nel passo, ma rivolgono a Maria infinite preghiere (rosari, ecc.), la invocano pur essendo ella defunta, la venerano e ne sono infinitamente devoti.
Ad aumentare il culto verso Maria vi sono le numerose apparizioni di quest’ultimo secolo; tutto ciò non solo ha alimentato nuove e controverse forme di pietà popolare, ma ne ha stabilizzato, in modo più forte, il culto in generale nei riguardi della persona di Maria. Noi sappiamo quanto dice Paolo in Galati 1:6-10, che quand’anche scendesse un angelo dal cielo e portasse un insegnamento, una dottrina, o rivelazioni estranee ed opposte all’insegnamento delle Sacre Scritture sia anatema. In pratica, la “Madonna” nelle sue varie apparizioni ha detto e dichiarato tantissime cose estranee ed opposte al messaggio biblico, quindi, non può trattarsi di un messaggero o inviato di Dio. Di conseguenza, tutto ciò, invece di rafforzare il culto avrebbe dovuto far verificare il contrario. Ma del resto chi è lontano dalla verità non può, con le sue sole forze, comprendere i segni e gli avvenimenti, discernendo quelli divini da quelli non divini. Nella Sacra Scrittura è con forza affermato che non vi è un altro nome all’infuori del nome di Gesù, per il quale possiamo essere salvati; di conseguenza l’invocazione alla Madonna risulta vana, inutile e provocatoria nei confronti di Dio e dell’opera salvifica di Cristo Gesù (Atti 4:12). Nella Scrittura è chiaramente detto che è proibito invocare i morti, esserne devoti, porgere loro preghiere e venerarli; ciò, oltre ad essere offensivo riguardo a Dio, risulta essere certamente un culto che non porta ad alcun minimo beneficio; anzi! Lev. 19:31; Lev. 20:6; Isaia 8:19-20.
La Scrittura, inoltre, dichiara, in modo molto chiaro e preciso, di non venerare gli angeli e alcun’altra creatura e quindi anche Maria: Colossesi 2:18-19; Ap. 22:8-9; c.19:9-10.
È proibito non solo venerare le creature ma peggio ancora farlo attraverso loro immagini e sculture: Deut. 5:8-10; Esodo 20:4-6.
La Sacra Scrittura indica Gesù Cristo come l’unico intercessore, mediatore fra Dio e gli uomini (1Timoteo 2:5-7). Questo principio di ispirazione divina viene contraddetto dall’ideologia cattolica (e non solo) come lo si vede nel codice del Catechismo cattolico, dove Maria viene indicata come “ la mediatrice per eccellenza ”. A dirla tutta, la Chiesa Cattolica, ritiene come intercessori e mediatori tutti i suoi “santi” morti canonizzati e gli angeli. Anche in questo studio abbiamo visto come, molto dell’insegnamento e delle dottrine cattoliche, siano opposte all’insegnamento ispirato della Parola di Dio. Maria è chiaramente una santa che è vissuta in umiltà e fedeltà al Signore; è un esempio per tutti noi come lo sono tanti altri santi morti (attenzione, con la parola “santi”, in questo caso, non si intendono però “i santi” del culto cattolico in generale [a parte molti di quelli dell’epoca apostolica e della Chiesa primitiva, ritenuti giustamente santi dalla medesima Chiesa]) di ogni epoca che sono vissuti con fedeltà vera al Signore. Noi ringraziamo il Signore di aver attuato il suo disegno attraverso una donna simile, come è stata Maria, nell’umiltà e nella fedeltà al Signore, ma in alcun modo possiamo o dobbiamo invocarla e venerarla, perché ciò vorrebbe dire idolatria, offendere Dio e anche Maria stessa.
Maria non è la “Madre di Dio” nel senso cattolico, poiché ha dato a Cristo la natura umana e non quella divina.
I testi citati: Matt. 12:46-50; Marco 3:31-35; Luca 8:19-21; Luca 11:27-28, Giov. 2:3-7 mostrano che il Signore ha sempre vigilato affinché gli uomini (e anche Maria stessa) non attribuissero alla figura della madre di Gesù un rango più elevato degli altri, né una parte nel suo ministero.
In Giov. 2:1-12, alle nozze di Cana, Maria vede con gioia che Gesù si manifesta come Messia e crede alla sua missione. Cristo si oppone con rispetto, ma con fermezza, all’intervento inopportuno di sua madre; v.4: “Gesù le disse: <Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta>”.
Le fa comprendere che ella non deve entrare in rapporto col suo ministero esclusivo di Messia e Salvatore. Come figlio le mostra rispetto, come Messia, Salvatore e Dio la mette sullo stesso piano dei suoi discepoli, poiché Maria, come chiunque altro, aveva bisogno della salvezza offerta da Cristo. “L’ora mia non è ancora venuta” (Giov.2:4; Giov.2:11). Questa frase di Gesù sta a significare che non era ancora venuto il momento in cui Gesù doveva compiere il primo miracolo ufficiale, e Maria sua madre, a differenza di come interpretano i teologi cattolici, non doveva avere alcuna parte nel suo esclusivo ministero di Messia: “Che c’è fra me e te, o donna?”.
Per capire ulteriormente il distacco che Gesù voleva intendere quando parlò così a Maria, riguardo al suo ministero esclusivo di Messia e di Salvatore nel c.2:4 di Giovanni, è bene leggere: Marco 5:7-8 “e a gran voce disse: <Che c’è fra me e te, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi>. Gesù, infatti, gli diceva: <Spirito immondo, esci da quest’uomo!>”.
Il “che c’è fra me e te” nel c.2:4 di Giovanni vuol rendere chiaro come Gesù ponesse Maria, riguardo al suo ministero di Salvatore, sullo stesso piano dei suoi discepoli. Egli ripeté che il legame spirituale, che lo univa ai discepoli, aveva più valore di qualsiasi legame carnale: Matt. 12:50 “ Poiché chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre”.
Il “che c’è fra me e te”, dà ad intendere come per Gesù, il rapporto di Salvatore e Messia nei confronti di sua madre non era più elevato di quello con i suoi discepoli; ella, pur essendo la madre della sua natura umana, aveva bisogno come tutti di essere salvata tramite il ministero di Gesù Cristo. Maria occupa un posto unico nella storia del cristianesimo come madre del Messia, del Gesù uomo (Luca 1:48: “...Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”), perché ha avuto l’onore di essere la madre della natura umana di Gesù, il canale attraverso il quale, il divino Gesù preesistente è entrato nel mondo (attraverso il grembo materno di Maria) per opera dello Spirito Santo.
La “donna” di Apocalisse cap.12
Molti teologi cattolici vedono nella “donna” di Ap. c.12 la figura di Maria elevata al rango di “Regina del cielo”. Altri teologi cattolici pensano che la “donna”, del passo in questione, figuri la Chiesa, altri ancora l’una e l’altra cosa, in maniera sovrapposta. È del tutto evidente che c’è un bel po’ di incertezza e confusione in ambito cattolico, e non solo, riguardo all’interpretazione del passo che stiamo per trattare a proposito della “donna”.
La “donna”, ivi menzionata, rappresenta, invece, l’antico popolo di Dio, Israele.
La ragione per cui Israele (la “donna”) è perseguitato dal dragone è che esso ha dato al mondo la testimonianza di Dio (le Sacre Scritture) e il Salvatore (Cristo Gesù).
D’altro canto, Israele, numerosissime volte nelle Sacre Scritture, viene presentato e figurato come una “donna” (a volte fedele, a volte infedele), ciò avviene anche per descrivere e presentare spesso gli altri popoli della storia biblica. Cito gli esempi che ritengo più rilevanti: Galati 4:21-26 “...Ma la Gerusalemme di lassù è libera, ed è nostra madre...”; Osea 2:16-19: “...dice il SIGNORE, <che tu mi chiamerai: Marito mio...>”; Geremia 31:22: “Fino a quando te ne andrai vagabonda, figlia infedele? Poiché il SIGNORE crea una cosa nuova sulla terra: la donna che corteggia l’uomo”; Isaia 54:5-6: “Poiché il tuo creatore è il tuo sposo...Poiché il SIGNORE ti richiama come una donna abbandonata, il cui spirito è afflitto, come la sposa della giovinezza..”; Isaia 50:1: “..Dov’è la lettera di divorzio di vostra madre, con cui io l’ho ripudiata?... per i vostri misfatti vostra madre è stata ripudiata”; Osea 2:2: “Contestate vostra madre, contestatela! perché lei non è più mia moglie e io non sono più suo marito!..”; Osea 2:19: “Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità...”; Michea 4:10: “Soffri e gemi, figlia di Sion, come donna che partorisce, perché ora uscirai dalla città, abiterai per i campi, e andrai fino a Babilonia...”; Geremia 4:31: “Odo infatti dei gridi come di donna che è nei dolori; un’angoscia come quella di donna che è nel suo primo parto; è la voce della figlia di Sion...”; Geremia 46:11: “Sali a Galaad, prendi del balsamo, o vergine, figlia d’Egitto!..”; Isaia 47:1: “Scendi e siedi sulla polvere, vergine figlia di Babilonia..”; Geremia 18:13: “..La vergine, d’Israele ha fatto una cosa orribile, enorme”; Geremia 31:4: “Io ti ricostruirò e tu sarai ricostruita, vergine d’Israele..”; Isaia 1:8: “La figlia di Sion è rimasta ....come una città assediata”; Sofonia 3:14: “Prorompi in grida di gioia, o figlia di Sion. Alza grida di esultanza, o Israele...”; 2 Re 19:21: “..La vergine figlia di Sion ti disprezza, si fa beffe di te; la figlia di Gerusalemme scrolla il capo dietro a te”; Zaccaria 9:9: “Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme...”; Lamentazioni 4:22: “Il castigo della tua iniquità è finito, o figlia di Sion!...”; Osea 2:2-7; Ezechiele c.16; Ezechiele c.23; Amos 5:2; Isaia 22:4; c.23:12; c.37:22; c.47:7-9; c.52:1-2; c.62:11-12; Geremia 4:11; c.8:19-22; c.13:21; c.14:17; c.22:23; c.46:24; Lament. 1:1,6; c.1:15; c.2:1-18; c.3:48.
Dopo aver visto come tantissimi profeti presentano molteplici volte Israele come una “donna”, non dovrebbe più sorprenderci il fatto che la “donna” di Ap. c.12 sia Israele.
Tra l’altro, lo stesso veggente Giovanni, nella sua composizione del libro dell’Apocalisse, presenta il popolo infedele di Dio ugualmente come una “donna” (la “meretrice”, la “prostituta”). È chiaro che, nel parlare della grande tribolazione, il veggente descrive, da una parte, l’Israele di Dio (c.12) sotto le vesti di una “donna” comune ai profeti, da un’altra parte (c.17-18) l’infedele popolo sotto le vesti di una “donna” meretrice, prostituta, che è adultera nei confronti di Dio. Nel parlare di Babilonia la grande (la “donna prostituta”), trattando il periodo della tribolazione prima del Regno di Dio e del giudizio finale, Giovanni spreca due capitoli interi (c.17-18) nel descriverla, e vuoi che non abbia dedicato un solo capitolo al popolo fedele di Dio, l’Israele vero (la “donna” del c.12)?
La meretrice (Babilonia la grande) è anch’essa presentata come una “donna”, la stessa cosa avviene anche per l’Israele fedele (c.12).
Si ha, come un parallelismo, da una parte la “donna” del c.12 (l’Israele vero, fedele), dall’altra parte la “donna” infedele, la “prostituta” (c.l7-18), la “meretrice” (“BABILONIA LA GRANDE, LA MADRE DELLE PROSTITUTE E DELLE ABOMINAZIONI DELLA TERRA”: c.17:5). Ma leggiamo i versi più interessanti riguardo alla “donna” meretrice: c.17:3-6 “...e vidi una donna seduta sopra una bestia... La donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle.... E vidi che quella donna era ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù”; c.17:18: “La donna che hai vista è la grande città che domina sui re della terra”; c.18:7-10: “Datele tormento e afflizione nella stessa misura in cui ha glorificato se stessa e vissuto nel lusso. Poiché dice in cuor suo: <Io sono regina, non sono vedova e non vedrò mai lutto!>...I re della terra, che fornicavano e vivevano in lascivie con lei, quando vedranno il fumo del suo incendio piangeranno e faranno cordoglio per lei. Spaventati dai suoi tormenti se ne staranno lontani e diranno: <Ahi! Ahi! Babilonia, la grande città, la potente città! Il tuo giudizio è venuto in un momento!>”. Babilonia la grande, nel passo dell’Apocalisse in questione, è chiaramente la figura del popolo infedele di Dio, sotto tutti gli aspetti. Nel c.12:1 si descrive la futura gloria celeste d’Israele (la “donna”), mentre nel c.17:4 si vede come la “donna” meretrice (Babilonia la grande) abbia una gloria ricevuta dall’uomo e non da Dio e al c.18:7 si legge come verrà punita nella stessa misura in cui si è autoglorificata. Babilonia la grande al c.17 rappresenta la falsa religione mondiale (che ovviamente raggrupperà tutte le più importanti ideologie religiose menzognere), mentre al c.18 rappresenta il potere commerciale e politico mondiale, senza scrupoli, del mondo globale di quel tempo. Nel c.12 dell’Apocalisse viene, poi, detto che la “donna” fugge nel deserto per 1260 giorni (l’ultima e tremenda fase della grande tribolazione, infatti, essa durerà completamente sette anni), subisce un attacco dal serpente che non è un attacco spirituale, ma fisico sulla terra, ed, infine, è nutrita sempre per quei 1260 giorni (tre anni e mezzo) nel deserto. È fin troppo chiaro che la “donna”, in questione, non può essere, in alcun modo, Maria; che ci andrebbe a fare nel deserto, rifugiata, per 1260 giorni? Per quale motivo e come dovrebbe essere nutrita Maria e quali attacchi terrestri Satana potrebbe e dovrebbe attuare contro di lei? Se parla di Maria, sembrerebbe strano che Satana perseguiti un’anima che è in cielo con Dio, tanto da costringerla a fuggire, come se Dio lasciasse che le anime sante dei defunti, che vanno in paradiso, possano essere perseguitate da Satana anche in cielo. Che timore ci coglierebbe se così fosse! Vediamo nel c.12:15-16: “Il serpente gettò acqua dalla sua bocca, come un fiume dietro alla donna, per farla travolgere dalla corrente. Ma la terra soccorse la donna: aprì la bocca e inghiottì il fiume che il dragone aveva gettato fuori dalla sua bocca”. Quest’acqua, come un fiume contro la “donna”, figura alcuni popoli che aizzati dal serpente attaccheranno Israele che quasi miracolosamente resterà illeso, forse per aiuto di nazioni amiche o per eventi soprannaturali, oppure tutte e due le cose insieme. Ap.17:15: “...<Le acque che hai viste e sulle quali siede la prostituta, sono popoli, moltitudini, nazioni e lingue>”; Salmo 18:16-19: “Egli tese dall’alto la mano e mi prese, mi trasse fuori dalle grandi acque. Mi liberò dal mio potente nemico, da quelli che mi odiavano, perch’eran più forti di me...”; Isaia 17:13: “Le nazioni rumoreggiano, come rumoreggiano le grandi acque. Ma egli le minaccia, ed esse fuggono lontano”; Geremia 47:2-4: “Così parla il SIGNORE: <Ecco, delle acque salgono dal settentrione; formano un torrente che straripa; esse inondano il paese e tutto ciò che contiene, ...perché giunge il giorno in cui tutti i Filistei saranno devastati...”; Isaia 60:5: “Allora guarderai e sarai raggiante... poiché l’abbondanza del mare si volgerà verso di te, la ricchezza delle nazioni verrà a te”; Isaia 8:7-8: “ecco, il SIGNORE sta per far salire su di loro le potenti e grandi acque del fiume, cioè il re d’Assiria e tutta la sua gloria...”; Salmo 46:3-6: “se le acque rumoreggiano, schiumano e si gonfiano... Le nazioni rumoreggiano, i regni vacillano; egli fa udire la sua voce, la terra si scioglie”.
Diventa chiaro come al v.15-16 si parli di un attacco terrestre verso il popolo d’Israele e non verso Maria che è in cielo con Dio, con gli angeli e gli altri santi. Come già detto all’inizio dell’argomentazione, che stiamo trattando, alcuni teologi cattolici pensano che nel c.12 si presenti la figura di Maria, ma anche della Chiesa in maniera sovrapposta; ovvero in un tempo Maria, in un altro tempo la Chiesa perseguitata. Dal v.1 al v.5 la “donna” figurerebbe Maria, dal v.6 in poi, invece, la Chiesa perseguitata dal serpente. Questo mutamento è assai artificioso ed ignobile; riguardo ad Israele (ed alla Chiesa) si parlerebbe solo della persecuzione (e non della gloria futura), mentre il v.1, che parla, invece, della futura gloria celeste, del regale premio del popolo di Dio, apparterebbe e rappresenterebbe solo la gloria di Maria come “Madre di Dio”.
Il v.1 dice: “Poi un grande segno apparve nel cielo: una donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo”. Il rivestimento del sole e la luna sotto i piedi indicano la gloria celeste futura del popolo di Dio; la corona sul capo della “donna” rappresenta il titolo regale d’Israele (Ezechiele 16:12); le dodici stelle rappresentano le dodici tribù d’Israele (è chiaro che nella figurazione dell’Israele regale, sotto le vesti di una “donna”, la Chiesa vi faccia parte, d’altronde, l’Israele spirituale è il popolo credente di Dio per mezzo di Cristo Gesù, di ogni nazione e parte del mondo. Gesù stesso disse che “Giudeo” non era chi lo era secondo la carne, ma chiunque avrebbe fatto la volontà di Dio).
A mio avviso il capitolo 12 si divide, invece, in una visione nel cielo dell’Israele vero (la “donna”), Chiesa inclusa, che figura la gloria futura del popolo di Dio, e in una visione terrena che figura la persecuzione letterale sulla terra del popolo ebreo (Israele): Ap.12:13-16 e in un secondo momento anche della Chiesa vivente sulla terra: Ap. 12:17.
Non c’è un mutamento di soggetto, ma solo un mutamento di proiezione profetica nei riguardi d’Israele; si passa da una visione nel cielo ad una visione sulla terra, infatti, la “donna” fugge nel deserto e viene perseguitata sulla terra; è chiaro, quindi, che la visione dal cielo (v.1) si è spostata sulla terra (v.6,13-16). C’è da chiedersi perché debba avvenire un mutamento di soggetto, vale a dire perché la “donna” dovrebbe indicare Maria, in un primo momento, e, solo dopo, indicare Israele (o come secondo alcuni teologi cattolici la Chiesa)? Sin dai tempi antichi ad Israele era stata promessa la gloria celeste, rappresentata nel v.1 del c.12 di Apocalisse. Qui invece se crediamo che al v.1 si descrivi Maria e la sua gloria, riguardo ad Israele viene menzionato solo persecuzione e non la speranza finale della gloria, almeno non in questa visione. Leggendo il c.12, per intero, si capisce bene come la “donna” glorificata è anche quella che partorisce, ed è anche quella che viene perseguitata sulla terra dal serpente; quando e come dovrebbe avvenire il mutamento da Maria ad Israele (o la Chiesa)? Al v.1 il veggente descrive una visione celeste della gloria futura d’Israele (e della Chiesa), più avanti descrive una visione sulla terra riguardo alla stessa “donna”, descrivendo invece la tribolazione e la persecuzione che l’Israele ancora sulla terra (e in seguito anche la Chiesa) dovrà subire prima che venga il giorno della coronazione e della gloria completa. A portare molti teologi cattolici a credere che la “donna” di Ap. c.12 sia Maria, sta il fatto che questa “donna” (v.2) viene presentata nella visione come incinta e partoriente un figlio maschio, il quale deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro (v.5). Bisogna, innanzi tutto, dire che qualsiasi interpretazione si voglia dare alla figura del figlio partorito, sarebbe molto strano, se credessimo che la “donna” fosse Maria, il fatto che al figlio (che quindi sarebbe Gesù) non vengano dedicati elementi di gloria (v.2-5), almeno simili a quelli dedicati secondo molti teologi cattolici a Maria nel v.1. Invece del figlio viene detto solo che reggerà tutte le nazioni con una verga di ferro, mentre Maria da sola verrebbe presentata con immensa gloria e regalità celeste (v.1).
Parlando del “figlio maschio”, pur ritenendo sufficientemente valida la tesi di molti studiosi evangelici (ma non troppo perché presenta i suoi problemi) che questi figuri Gesù, che venne dal popolo d’Israele (dalla “donna”), ovvero che, in pratica, venne partorito nel mondo da esso; bisogna dire comunque che vi sono alcune tesi forse più attendibili, ma non è l’occasione adatta per discuterle, ci vorrebbero troppe parole per renderle chiare ed accettabili. Lo scopo di questo studio è un’altro, far venire alla luce l’identità vera della “donna” di Ap.12. Ad ogni modo quel che c’è di certo è che la “donna” in questione non è Maria; si noti anche il fatto che dopo che il figlio è stato partorito e rapito verso Dio (v.5) e dopo che Michele e i suoi angeli combattono contro Satana e i suoi angeli (v.7-9), al v.13 è scritto: “Quando il dragone si vide precipitato sulla terra, perseguitò la donna che aveva partorito il figlio maschio”; al v.14: “Ma alla donna furono date le due ali della grande aquila affinché se ne volasse nel deserto, nel suo luogo, dov’è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, lontana dalla presenza del serpente”® v.6 (I 1260 giorni del v.6 sono la stessa cosa di, un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, inoltre lo sono anche quando si parla di 42 mesi: Ap. 13:5; il calendario ebraico era di 360 giorni l’anno [perché usavano il calendario lunare anziché quello solare], quindi ogni mese era di 30 giorni; 42 mesi fanno esattamente 1260 giorni o tre anni e mezzo; come vedete le date profetiche riguardo a quest’avvenimento sono precise e concordano tra loro).
È chiaro che Satana perseguita la stessa “donna” che aveva partorito il “figlio maschio” e questa stessa “donna”, e non un’altra, si rifugia per 1260 giorni nel deserto. È evidente che non c’è alcun mutamento di soggetto; come potrebbe Maria essere perseguitata da Satana, essendo oggi in cielo con Dio? E perché dovrebbe rifugiarsi ed essere nutrita nel deserto?
Il passo dice chiaramente che è la stessa “donna” che ha partorito che si rifugia nel deserto; perché i teologi cattolici qui mutano la figura di Maria in quella della Chiesa? Perché sarebbe impossibile far passare per vero, che al tempo della grande tribolazione (che è un evento futuro), Maria debba, in qualche modo, scappare, rifugiarsi, essere nutrita nel deserto, ed essere anche attaccata (v. 15-16) da un esercito di uomini terrestri, essendo un’anima che sta in cielo che aspetta, come le altre anime salvate, la resurrezione corporale. Voi avete visto un mutamento di soggetto nello scritto di questo passo ispirato? Qui si parla sempre della “donna” Israele e mai di Maria. Dio punirà gli ipocriti, coloro che manipolano, per loro interessi teologici preconfezionati, la sua Parola e le visioni e rivelazioni date al veggente Giovanni e a tutti gli altri profeti, veggenti e scrittori ispirati, della Bibbia. È utile sapere che non bisogna seguire il concetto di consecuzione, o non, degli eventi col solo criterio dei capitoli e dei versetti numerati, perché questi furono aggiunti dopo dall’uomo, ed è facile pensare che la loro collocazione, spesso, non essendo ispirata, possa ostacolare la consecuzione dovuta agli eventi rivelati e che, quasi mai, sono utili a spiegare o facilitare tale apprendimento riguardo agli eventi, tuttavia, questo metodo è assai utile per trovare i passi e i versi desiderati con facilità, ma, al di là di tale scopo, non bisogna utilizzarlo.
Giovanni scrisse l’Apocalisse (o rivelazione di Gesù) come si scrive una comune lettera, senza mettere capitoli o versetti numerati, quindi, sarebbe utile a tutti usare un criterio più elevato riguardo ai passi (in questo caso dell’Apocalisse), identificando la consecuzione o non, degli eventi, senza tener conto dei capitoli o versetti numerati, ma affidandosi pienamente allo Spirito di Dio, come unica guida e ad uno studio profondo e sincero, come del resto, bisogna fare nei riguardi di tutti gli Scritti Sacri.
Durante gli ultimi tre anni e mezzo (o 1260 giorni, o un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, o 42 mesi) della grande tribolazione, la “donna” (Israele), che ormai non sarà più una nazione nel senso di uno Stato come lo è oggi, dopo aver avuto un attacco da parte del serpente (il dragone), fugge e trova un riparo nel deserto, dove viene nutrita malgrado le sanzioni ordinate dall’Anticristo: Ap. 12:6; c.12:14.
Durante l’attacco del serpente (che simbolicamente sta a significare che popoli nemici si raduneranno per attaccare lo Stato d’Israele, che soccombendo, a causa di tale attacco, non rimarrà altro che un popolo disperso che fuggirà nel deserto: Matt. 24:15-22; Marco 13:14-20), la stessa terra prende le difese della “donna”: Ap. 12:14-16 (forse nazioni amiche o eventi soprannaturali, o entrambi, aiuteranno il popolo ebreo e questi, in qualche modo, avrà il tempo di fuggire nel deserto, nel quale sarà protetto dal nemico).
Durante il regno dell’Anticristo è probabile che gli ebrei trovino un rifugio in Transgiordania e fin nel deserto della Siria. Infatti, Daniele spiega che l’Anticristo entrerà in Palestina per schiacciare i giudei ma “Edom, Moab e la parte principale dei figli di Ammon” scamperanno dalle sue mani: Daniele 11:41.
I fuggitivi (Matt. 24:15-22; Marco 13:14-20; Isaia 26:20-21; Gioele 3:14-16; Sofonia 2:1-3) che si nasconderanno in quei territori, troveranno scampo e nutrimento per il resto della tribolazione.
A questo punto Satana (il serpente) non potendo più far niente alla “donna” fuggita (il popolo ebreo che mediante la predicazione dei due testimoni: c.11:1-14, e dei 144.000: c. 7:1-8, almeno in parte, si è convertito a Cristo, prima dell’attacco allo Stato d’Israele) che sarà dispersa nel deserto, sempre nelle vesti dell’Anticristo, si scaglia contro il “rimanente” fedele: v.17 (gli individui e non la nazione), coloro che sono ancora nel paese e che non sono fuggiti nel deserto quando è scoppiato l’attacco tremendo verso il popolo d’Israele, a metà periodo della tribolazione: Matt. 24:15-22, Marco 13:14-20 (la tribolazione durerà sette anni, a metà di questo periodo, ciò dovrebbe avvenire e durare per tre anni e mezzo circa, ovvero 1260 giorni, 42 mesi); in più e soprattutto non risparmierà assolutamente (v.17) “...quelli che restano della discendenza di lei che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù...”, ovvero i cristiani, di ogni nazione e parte del mondo, che si saranno convertiti al Salvatore dopo il rapimento della Chiesa che avverrà poco tempo prima dell’inizio della tribolazione che durerà sette anni. Questi verranno tremendamente perseguitati, torturati e uccisi dal regime dittatoriale omicida dell’Anticristo, poco tempo dopo l’attacco degli eserciti sferrato alla nazione d’Israele e per i restanti tre anni e mezzo della tribolazione. È chiaro che mentre al v.1, parlando della gloria futura d’Israele nel Regno di Dio (il Regno di mille anni), è implicita anche la figurazione della Chiesa, nelle fasi successive vediamo come riguardo alla persecuzione, da parte del serpente, alla “donna”, che ha partorito, sia da identificare, in un primo momento, precisamente solo il popolo ebreo, mentre i credenti cristiani perseguitati, di ogni razza e parte del mondo, compaiono solo nel v.17, quando l’Anticristo, non potendo quasi più far niente contro la “donna” (il popolo ebreo rifugiato nel deserto), rivolge la sua tremenda attenzione sul mondo cristiano in generale, applicando normative omicida contro di esso. Ad ogni modo non si pretende con certezza di aver descritto gli eventi futuri con dettagliata precisione; Dio solo sa nei dettagli cosa accadrà, noi dovremo aspettare che tali eventi si verifichino per conoscerne le ulteriori precisazioni nei dettagli. Comunque, non vien meno la convinzione, da parte mia, che quanto detto, riguardo alle profezie di persecuzioni, in senso generale, si verificheranno, secondo quanto spiegato, in virtù di una evidente e chiara esposizione biblica nei riguardi di tali eventi.
Il mio scopo era quello di detronizzare la menzognera ideologia cattolica e di quant’altri che credono di poter trovare nel c.12 di Apocalisse una giustificazione al culto di Maria e al titolo a lei dato di “Madre di Dio”; spero di esserci riuscito, ringraziando e lodando sempre l’Iddio Creatore. A Lui sia la gloria, l’onore, la lode e l’adorazione, oggi e in eterno.
Perché si deve sempre voler manipolare le Sacre Scritture per agevolare dottrine che vengono dalla tradizione pagana dell’uomo?
In Ap. 22:18-19 è detto che se qualcuno aggiunge o toglie qualcosa dalle parole di queste profezie, Dio lo punirà con estrema severità. E ciò non vuol dire soltanto tradurre lo Scritto Sacro in modo corretto senza manipolazioni letterarie, ma anche stare attenti nell’evangelizzazione e nell’esporre gli insegnamenti riguardo a tali profezie, senza farlo con malizia o fine estraneo alla volontà e verità rivelata, seguendo le proprie ideologie e abbassando l’autorità della Bibbia e di Dio.
Qui ho voluto solo rendere chiara l’identificazione della “donna” con Israele (e con l’Israele futuro e la sua gloria comprendente anche la Chiesa: v.1); comprenderete che elencare ulteriori particolari, mi avrebbe distolto dallo scopo iniziale che era quello di detronizzare il culto verso la “Madonna”. Si dovrebbe scrivere un libro esclusivamente per il c.12 di Apocalisse per poterne trattare gli eventi in modo consecutivo e completo.
(Ap. 12:4; la caduta della terza parte delle stelle del cielo sulla terra potrebbe significare che il potere di Satana si estende sia nei cieli che sulla terra o anche, come è più probabile, la caduta dei suoi angeli assieme a lui sulla terra, a causa della perdita della battaglia nel cielo con Michele e i suoi angeli, che avverrà in quel tempo e in modo spirituale, invisibile e soprannaturale: Ap. 12:7-9. Dopo tale avvenimento Satana e i suoi angeli non potranno avere più accesso in cielo, come invece avviene ancora oggi: Ap.12:10-12; Giobbe 1:6-7; c.2:1-2, ma saranno sconfinati in modo definitivo sulla terra ed è per questo che il loro potere di azione sul mondo aumenterà).
Sembra che l’Anticristo debba governare a livello mondiale in modo globale per sette anni (Daniele 9:27; “settimana” di anni), ma a metà di quei sette anni dopo che avrà regnato per tre anni e mezzo e si sarà prodigato efficientemente (ma falsamente) per promuovere la pace mondiale (anche se non mancheranno, tuttavia, casi sporadici di guerre nel mondo, in qualche modo, in questo primo periodo della tribolazione, ci riuscirà quasi ad un livello globale), si rivelerà (dopo quei primi tre anni e mezzo) drasticamente per quello che egli, in realtà, è; si rivelerà come un tremendo distruttore e omicida (e ciò sarà in concomitanza con il potere datogli dal dragone: Ap. 13:2-5,7) e vi saranno guerre devastanti nel mondo intero per tutto il resto degli ultimi tre anni e mezzo.
Probabilmente all’inizio dei sette anni stipulerà trattati di pace con e fra molte nazioni, promovendo la diplomazia pacifista. Infatti, in Daniele 9:27 è detto che in mezzo alla settimana (sette anni) quindi dopo tre anni e mezzo e per i restanti tre anni e mezzo (vedere: Ap. 13:5; 42 mesi = tre anni e mezzo), l’invasore, l’Anticristo, farà cessare sacrifici e offerta (probabilmente egli stesso prima ne promuoverà la restaurazione a Gerusalemme, assieme alla ricostruzione del tempio) oltre a rompere i trattati di pace, che prima avrà stipulato, e commetterà le cose più abominevoli mai accadute sulla terra; ucciderà i santi e coloro che gli saranno avversari nei suoi scopi: Ap.13:7. Sarà in quel tempo che molti ebrei convertiti, e non, fuggiranno nel deserto e troveranno scampo (la “donna” che fugge); molti altri invece, i convertiti a Cristo di ogni nazione e contrari al regime dell’Anticristo, troveranno la morte, ma il loro premio sarà grande: Ap. 20:4-6, essi regneranno con Cristo mille anni sulla terra, assieme alla Chiesa rapita e ai morti resuscitati di ogni tempo, e in seguito tutti noi credenti vivremo su una nuova terra (che avrà un nuovo cielo e non ci sarà più il mare), nella Gerusalemme celeste e saremo con Dio Onnipotente nel suo amore in eterno.
La progenie della donna di Genesi 3:15
Un altro passo che i teologi cattolici prendono per sostenere, non si riesce a capire in che modo, la dottrina del culto a Maria è Genesi 3:15: “Io porrò inimicizia fra te e la donna e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno”. Il passo dice che la progenie (Gesù Cristo) della “donna” schiaccerà il capo del serpente, ovvero lo vincerà del tutto (questo è avvenuto spiritualmente sulla croce e concretamente avverrà al giudizio finale quando Satana e i suoi verranno eternamente rinchiusi nell’inferno); il serpente, d’altra parte, ha ferito questa progenie (Gesù Cristo) al calcagno, ovvero disegnò ed attuò la morte di Gesù, con la quale, poi, lo stesso serpente è stato sconfitto. Come si fa qui in questo passo a vedere la figura di Maria, o addirittura Maria, come “Madre di Dio”, col suo culto secondo l’ideologia cattolica? Qui si profetizza la venuta di Gesù che avrebbe sconfitto Satana (con la sua morte espiatoria sulla croce).
Perché allora bisogna assistere a innumerevoli assurdità? Perché fare di questo passo un qualcosa che indichi, ad esempio, Maria come “Madre di Dio” o il culto da renderle? Voi vedete qualcosa di tutto ciò in questo passo? Molte volte, tanto per citare un esempio, mi è capitato di vedere immaginette e statuette della Madonna con un serpente alla loro base, la cui testa era schiacciata dai piedi, appunto, della Madonna.
Tutto ciò è offensivo nei riguardi di Gesù e della sua opera salvifica. È Gesù che ha schiacciato la testa al serpente, con la sua morte sulla croce. In più, Egli se ha potuto, spiritualmente, vincere definitivamente Satana, è perché Egli stesso è Dio; la gloria per la salvezza dal peccato va solo al Signore, Colui che per grazia, ha annientato il potere del peccato e la pena che esso comportava per i suoi figlioli. Come si può pensare che una creatura (Maria), per quanto umile e santa possa essere stata, abbia potuto avere tale potenza per poter far questo, quando sappiamo, invece, che la salvezza viene solo da Dio, per mezzo del suo unigenito Figliuolo, Cristo Gesù?
Il resto è pura filosofia umana che meriterà la giusta condanna divina a suo tempo.
Altri passi della Bibbia presi dai teologi cattolici.
I teologi cattolici prendono anche questi versi, che sto per citare per appoggiare le loro inique dottrine, riguardo al culto da rendere a Maria e al titolo di “Madre di Dio” che al suo nome impongono.
Giov. 19:25-27; vedendo il dolore di Maria, sua madre, Gesù volle onorarla e la consegnò alle cure dell’apostolo che egli amava (Giovanni); ciò avvenne perché i suoi fratelli carnali, vivevano in Galilea: Matt. 13:53-58; Matt. 6:1-6 (avevano la residenza lì), anche perché, inoltre, con molta probabilità non erano ancora credenti, (infatti, vediamo che probabilmente, solo dopo la resurrezione, essi credettero al ministero di Gesù: Giov. 7:3-9; Atti 1:14) e in più, perché non era difficile che fossero già sposati (1Corinzi 9:5) e quindi, tirando le somme, non potevano,, appieno curarsi di Maria loro madre e forse neanche confortarla con il giusto spirito da credente, come Giovanni, invece, avrebbe fatto.
E infatti, vediamo che da quel momento il discepolo la prese in casa sua.
Anche qui nulla che confermi minimamente le dottrine mariane cattoliche.
Proseguiamo:
Luca 1:42; le parole dette ad alta voce da Elisabetta: Luca 1:42 “... Benedetta sei tu fra le donne...”, danno l’idea di come a Maria era stato dato un onore più grande che a tutte le altre donne.
Maria, ispirata (Luca 1:46-55) dalla circostanza in atto, intonò un cantico per lodare Dio, innanzi tutto, per il favore speciale che le aveva concesso (v.48-49).
Ella consapevole che la nascita del suo figlio Gesù, sarebbe stata qualcosa di grande e potente disse: “... Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatto il Potente. Santo è il suo nome”.
I teologi cattolici fanno di questi versetti un qualcosa di rivelatore al culto che deve essere reso a Maria come “Madre di Dio”. Il fatto che Elisabetta abbia detto: “Benedetta sei tu tra le donne” e che Maria abbia detto riguardo a sé “Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”, non significa di certo che a Maria si deve offrire un culto o che ella stessa voleva essere venerata.
Se leggiamo: Giudici 5:24 “Benedetta sia fra le donne Iael, moglie di Eber, il Cheneo! Fra le donne che stanno sotto le tende, sia benedetta”, vediamo come da Debora, nel suo cantico con Barac, figlio di Abinoam (v.1), per una donna di nome Iael, viene usata la stessa terminologia nello spessore che usò Elisabetta nei confronti di Maria, tutto questo senza che si dovesse intendere, in alcun modo, una forma di venerazione da rendere a Iael. Abraamo in Genesi 17:4-5: “Quanto a me, ecco il patto che faccio con te; tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni”, viene designato come padre di una moltitudine di nazioni, per non parlare delle benedizioni rivolte a Davide, a Mosè e a tanti altri. Benedizioni e onori dati a personaggi che hanno adempiuto fedelmente il loro mandato divino e che non hanno nulla a che vedere con il doverli venerare.
Maria ha avuto un onore particolare, perché è stata la madre di Gesù Salvatore; Mosè perché è stato il legislatore; Abraamo perché è stato il padre da cui discende il popolo di Dio (quello ebreo nella carne, e tutti i cristiani rigenerati di ogni razza e nazione [anche ebrei] nello spirito); Davide il re, perché è stato colui al quale fu promesso un trono eterno; da lui doveva discendere il vero Re ed Eterno Cristo Gesù. Ognuno ha adempiuto fedelmente ai comandi di Dio, per cui sono beati nella storia umana e sono esempi di fede in modo perenne.
Beati sono tutti coloro che mettono in pratica la volontà di Dio, con umiltà ed amore (Matt. 5:3-11) e non solo Maria e altri pochi (Luca 11:17-28).
La Scrittura dice che il popolo d’Israele dell’età avvenire sarà beato: “Tutte le nazioni vi proclameranno beati...” Malachia 3:12.
Maria ha indubbiamente avuto il privilegio di concepire e partorire Cristo Gesù; ma beati sono tutti (e non solo pochi) coloro che fanno la volontà di Dio. Essi sono santi perché vengono santificati dall’opera di Cristo Gesù in loro.
Maria è beata non solo perché concepì e partorì Gesù, ma sopratutto perché credette e praticò la volontà di Dio con un servizio sincero ed umile.
Maria disse: v.48-49 “perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva. Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatto il Potente. Santo è il suo nome”.
Ella affermando che, da quel momento in poi, tutte le generazioni l’avrebbero chiamata beata, non voleva accreditarsi un titolo di maestosità (cosa che tra l’altro, sarebbe stato estraneo alla sua natura piena di umiltà: v.48), ma volle semplicemente dire che a causa del suo privilegio (dal suo grembo sarebbe uscito il Salvatore), il suo nome sarebbe rimasto nelle menti e ricordato di generazione in generazione, e se vogliamo anche a causa della sua fede nel compimento dell’opera divina in lei e della sua umiltà di servizio (v.45,48), esempio di fede per ogni cristiano che vuole davvero seguire l’Iddio Onnipotente.
Maria sarebbe rimasta nei ricordi di tutti i credenti, a causa del suo ruolo importante e decisivo nella storia della cristianità. Il suo nome sarebbe stato ricordato generazioni avvenire. Noi possiamo dire che Maria è beata e santa, ma tali sono anche tutti i veri credenti che operano secondo la Parola di Dio.
Maria però, come del resto altri personaggi biblici importanti per la loro opera svolta (Mosè, Abraamo, Davide, ecc.), rimane, in modo incisivo, nei ricordi della storia dell’umanità cristiana e nelle nostre menti a causa del ruolo decisivo e importante da lei avuto, appunto, nella storia umana e cristiana. Non è lecito però innalzarla agli onori degli altari, come se fosse una Dea Madre (“Madre di Dio”); Dio ha in abominio simili cose. Maria se fosse ancora viva, non avrebbe accettato in modo assoluto quanto avviene in ambito cattolico (e quant’altri) riguardo al suo nome. Solo Dio va adorato e innalzato in gloria e onore, Egli è Colui che ha creato ogni cosa e che dà la vita agli esseri viventi. Noi creature di Dio dobbiamo amarci gli uni e gli altri con profonda stima e sincerità, non però venerandoci a vicenda, o offrendo un culto gli uni agli altri, ciò sarebbe idolatria e come tale punita da Dio.
Riguardo poi al fatto che Elisabetta dica a Maria in Luca 1:43: “Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me?”, qui non viene detto che Maria è “Madre di Dio” nel senso cattolico, ma madre di Gesù, il bambino che doveva nascere, il Messia aspettato. Le intenzioni di Elisabetta non furono quelle di chiamare Maria, “Madre di Dio” (infatti non lo fece, ella non avrebbe mai detto che Dio è figlio di Maria o che Maria è “Madre di Dio”. Colui che ha creato ogni cosa è Padre di tutti e noi tutti siamo sui figli. Ella non disse: “Madre di Dio “, ma : “madre del mio Signore”, madre del Messia uomo.), perché ella stessa, benché fu ripiena di Spirito Santo (v.41), non poté trascendere la perfetta realtà che Gesù non sarebbe stato soltanto il Messia uomo ma nello stesso tempo l’Iddio incarnato. Questo venne rivelato più tardi durante il ministero di Gesù che iniziò all’età di trent’anni. Benché alcune profezie antiche lo rivelavano anche come tale, rimanevano ancora celate per tale aspetto. Perfino Maria non poté capire, prima del ministero di Gesù, che egli fosse l’Iddio incarnato, altrimenti, non sarebbe più potuta essere sua “madre”; sin da bambino Gesù sarebbe stato continuamente adorato da lei e i rapporti madre e figlio non sarebbero potuti coesistere. Questo lo si capisce anche dalla storia del Gesù dodicenne che va al tempio e vi rimane all’insaputa dei genitori, Maria dopo averlo cercato e trovato gli dice: “Quando i genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: <Figlio mio perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre ed io ti cercavamo, stando in gran pena>. Ed egli disse loro :< Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?> Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro” Luca 2:48-50.
Appare evidente come Maria non avesse la piena concezione della realtà del figlio Gesù; come poteva sapere che Egli era Dio? Ciò avvenne gradualmente da quando Gesù, all’età di trent’anni, iniziò il suo ministero di predicazione e di Messia. In conclusione, come avrebbe dovuto Elisabetta chiamare Maria per non lasciarvi sviare teologi cattolici? Cosa doveva dire per non essere traviati voi pagani di fatto? Del resto, sempre in Luca vediamo come perfino Giuseppe viene identificato come il padre di Gesù; che si dovrebbe forse dire, che egli era il “Padre di Dio”? No di certo! Luca 2:33,41,48: “Il padre e la madre di Gesù... I suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme... Quando i suoi genitori lo videro... Ecco tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena”.
Per Elisabetta fu come voler dire: “Come mai mi è dato che la madre del Messia mio Signore venga da me?”. Maria non è la “Madre di Dio”, nel senso cattolico, perché ha dato a Cristo la natura umana e non la divina. I passi: Matt. 12:46-50; Marco 3:31-35; Luca 8:19-21; Luca 11:27-28 mostrano che il Signore ha sempre vigilato, affinché gli uomini (e anche Maria stessa) non attribuissero alla figura della madre di Gesù un rango più elevato degli altri; né una parte nel suo ministero esclusivo: Giov. 2:3-4.
I fratelli di Gesù.
Al punto 411 del Catechismo della Chiesa Cattolica si legge: “ ... Inoltre, numerosi Padri e dottori della Chiesa vedono nella Donna annunciata nel <protovangelo>, la Madre di Cristo, Maria, come <nuova Eva>. Ella è stata colei che, per prima e in una maniera unica, ha beneficiato della vittoria sul peccato riportata da Cristo: è stata preservata da ogni macchia di peccato originale e, durante tutta la sua vita terrena, per una speciale grazia di Dio, non ha commesso alcun peccato” .
Al punto 508 si legge: “...fin dal primo istante del suo concepimento, è interamente preservata da ogni macchia del peccato originale, ed è rimasta immune da ogni peccato personale durante tutta la sua vita”.
Nel 1854 Papa Pio IX, l’8 dicembre, proclamò Maria Immacolata Concezione, dichiarando come dogma di fede la Concezione Immacolata di Maria, ovvero il privilegio esclusivo di Maria di essere stata, sin dal primo istante del suo concepimento, in vista dei meriti di Cristo Gesù, preservata immune da ogni macchia del peccato originale, e anche l’impossibilità da parte di Maria all’essere stata esposta anche a peccati veniali, ovvero ella non avrebbe mai commesso alcun tipo di peccato. (Questo è falso perché la Sacra Scrittura ci insegna che tutti noi siamo peccatori, solo il Gesù uomo non lo fu). Si dichiara, inoltre, che Maria concepì Gesù nella verginità (e questo è vero perché ce lo dice la Sacra Scrittura) e che rimase tale per tutta la sua vita (questo è falso). La Scrittura ci insegna chiaramente che l’unico ad essere stato concepito con immacolata concezione fu solo Gesù che mai peccò.
Maria, in realtà, dopo il concepimento verginale di Gesù, ebbe dei figli e delle figlie, quindi è impossibile darle il titolo di Vergine Perpetua, come anche di Immacolata Concezione.
Matt. 1:18: “...Maria sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”.
Luca 2:7: “ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito...”.
Matt. 1:25: “e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù”. La Bibbia dimostra chiaramente che Gesù aveva fratelli e sorelle carnali, ne specifica i nomi (solo dei fratelli) e ne descrive le circostanze; è impossibile affermare il contrario.
Riportiamo i passi della Bibbia nei quali si parla dei fratelli e delle sorelle carnali di Gesù:
Marco 6:1-4: “Poi partì di là e andò nel suo paese e i suoi discepoli lo seguirono... <...Non è questi il falegname, il figlio di Maria, e il fratello di Giacomo e di Iose, di Giuda e di Simone? Le sue sorelle non stanno qui da noi?> E si scandalizzavano a causa di lui”.
Matt. 13:53-58: “...Recatosi nella sua patria...< ...Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte tra di noi? ...>”. (Si noti bene, in questo passo, che Gesù torna nel suo paese, e che erano persone del luogo ad indicare per nome i suoi fratelli carnali; se non fossero suoi fratelli, l’evangelista avrebbe indicato il nome del loro padre o il grado di parentela, infatti, la Scrittura, spessissimo, quando cita, per la prima volta, dei nomi di personaggi, indica la loro appartenenza, la tribù o la famiglia, o il padre, o la madre, o il fratello, o la sorella).
1 Corinzi 9:5: “Non abbiamo il diritto di condurre con noi una moglie, sorella in fede come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?” (Un’altra testimonianza, sui fratelli di Gesù, da parte di Paolo).
Matt. 12:46-50: “Mentre Gesù parlava ancora alle folle, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi di fuori, cercavano di parlargli. Ed uno gli disse: <Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori che cercano di parlarti>”; Marco 3:31-35; Luca 8:19-21.
Per quelli che equivocano sul termine “fratello”, dicendo che andrebbe letto “cugino” (se gli evangelisti avessero voluto indicare i cugini di Gesù, anziché i fratelli carnali, avrebbero certamente indicato a quale famiglia appartenevano, specialmente nell’elencazione in Marco 6:1-4; Matt. 13:53-58; inoltre, vedremo, più avanti, che molti altri scrittori ispirati parlano dei fratelli e delle sorelle di Gesù senza mai porre un accenno all’appartenenza di questi ad un’altra famiglia che non fosse quella di Gesù) è da notare anche che, nei tre passi citati, a rendere ancora più evidente il fatto, che si tratti di fratelli e sorelle carnali di Gesù e non di cugini, è proprio l’ultima risposta che diede Gesù: “Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre” (Matt. 12:50); “Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre” (Marco 3:35); “Ma egli rispose loro: <Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica>” (Luca 8:21).
L’annuncio che viene fatto a Gesù è: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle là fuori che ti cercano” (Marco 3:32). A ciò Gesù risponde: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” (Marco 3:33), e poi aggiunge, girando lo sguardo verso i suoi discepoli: “..Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre” (Marco 3:34-35).
Se dovessimo credere che la parola “fratello” sta in realtà per “cugino” (ciò è impossibile), vediamo cosa, praticamente, avrebbe risposto Gesù all’uomo che gli annunciò l’arrivo di sua madre, dei suoi fratelli e delle sue sorelle; in pratica avrebbe detto: “Chi è mia madre e chi sono i miei cugini?”, “Ecco mia madre e i miei cugini”, “Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è cugino, cugina e madre”. È chiaro che un tale discorso non regge; Gesù ha realmente voluto indicare i suoi discepoli come fratelli e sorelle (nel senso spirituale) e non come cugini e cugine. Per rispondere con tali parole e tale significato, il motivo è, essenzialmente che, colui che annunciò l’arrivo di questi, non voleva dire altro che la madre, i fratelli e le sorelle di Gesù lo cercavano per vederlo. Così Gesù ripiegò tali titoli carnali (madre, fratello e sorella) in senso spirituale sui suoi discepoli.
Sarebbe, poi, alquanto strano che sia l’uomo, che annunciò, sia Gesù avessero usato allo stesso modo i due termini cugini e cugine, quando sappiamo bene che il termine cugini di per sé racchiude già molto bene il senso dei due sessi; cioè, perché dire cugini e cugine quando con il termine cugini si ha già una completezza di significato sia del sesso femminile che maschile? Inutile dire che, comunque li si vogliano mettere, questi termini nel passo stonano fortemente. Proviamo a tradurre un passo secondo il pensiero cattolico: Marco 3:31-35 “...<Ecco tua madre, i tuoi cugini e le tue cugine là fuori che ti cercano>. Egli rispose: <Chi è mia madre e chi sono i miei cugini?> Girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno, disse: <Ecco mia madre e i miei cugini! Chiunque avrà fatto la volontà di Dio mi è cugino, cugina e madre>”.
Questi invece erano fratelli e sorelle carnali di Gesù, ma Egli chiarisce che, comunque sia, chiunque avrà fatto la volontà del Padre suo celeste, gli è fratello, sorella e madre, non la carne, ma lo Spirito e la fede avrebbero definito i veri fratelli e sorelle di Gesù, chiaramente in senso spirituale.
Alcuni teologi cattolici sostengono che nelle parole: “fratelli” e “sorelle” ci siano da vedere (non si sa come in realtà) i termini “cugini” e “cugine”, dicendo che nell’ebraico, lingua che scarseggiava di terminologie e parole indicative precise, il termine “fratello” o “sorella” poteva indicare a volte anche una parentela più larga, come cugino, nipote, ecc. (e ciò non è falso). Ma questi teologi dimenticano, con malizia, che il N.T. (dove si parla dei fratelli e delle sorelle di Gesù) è stato scritto in greco, lingua che non scarseggia di termini e nomi, a differenza della lingua ebraica. Questa lingua (la greca) ha per il termine “fratello” il corrispettivo termine greco “adelphos” e per “cugino” il termine “anepsios”, quindi, non vi è alcun motivo per il quale gli scrittori del N.T. abbiano voluto tutti usare il termine greco “adelphos” (fratello), anziché “anepsios” (cugino) se erano cugini di Gesù e non fratelli e sorelle. Ci sono termini usati nel N.T., che vedremo più avanti, i quali indicano con estrema precisione anche i gradi di parentela più larga.
Nella lingua usata per i testi sacri del N.T. (il greco antico), la parola italiana “fratello” si traduce, come già detto: “adelphos”, mentre la parola cugino: “anepsios”; gli evangelisti e gli scrittori ispirati, parlando di questi (dei fratelli e delle sorelle di Gesù), usarono sempre la parola greca “adelphos” (fratello); come mai, se erano cugini, anziché fratelli carnali, non usarono la parola greca “anepsios” (cugino)? Come mai tutti gli scrittori del N.T., tutti gli evangelisti, se questi non erano fratelli carnali di Gesù, dico: come mai usarono tutti la parola greca “adelphos” (fratello)? Com’è possibile che scrittori per di più ispirati che spesso hanno scritto i loro testi a distanza l’uno dall’altro nel tempo, a distanza l’uno dall’altro nel luogo, dico: com’è possibile che tutti questi siano stati concordi nel decifrare e definire tali personaggi della famiglia di Gesù con il termine “fratelli”, “sorelle”, anziché “cugini”? Escludendo la folle idea che questi possano essersi messi d'accordo tra loro, per un motivo occulto nell’usare sempre lo stesso termine che invece doveva indicarne un altro, diviene, invece, assai chiaro che se ciò è avvenuto, è esclusivamente per il semplice fatto che tutti gli scrittori ispirati, quando parlavano di questi personaggi, erano ben a conoscenza che questi erano, realmente, fratelli e sorelle carnali di Gesù, altrimenti non si potrebbe spiegare, in alcun modo, come mai tutti siano stati concordi nell’usare sempre i termini “fratello e sorella”, senza che alcuno abbia mai voluto, ispirato dallo Spirito Santo, usare il termine più appropriato “cugino” (anepsios). Cari teologi cattolici, se credete allo Spirito Santo e alla sua ispirazione e se conoscete bene la lingua greca e i suoi termini “adelphos” (fratello) e “anepsios” (cugino), come fate a ritenere e a pensare che tutti questi scrittori, ispirati dallo Spirito Santo, abbiano usato tutti, e ripeto tutti, un termine, anziché un altro comunque a loro disposizione? Gli abitanti di Nazaret erano sorpresi di vedere una tale differenza tra Gesù il figlio del falegname e i suoi fratelli e le sue sorelle, precisamente, perché erano della stessa famiglia: Marco 6:2-3; Matt. 13:54-57.
Proviamo a chiederci: può essere possibile che uno scrittore ispirato (e lo Spirito Santo è infallibile), il quale avesse dovuto scrivere un testo sacro in lingua italiana, nella quale ci sono a disposizione, come nella lingua greca, i termini “fratello” e “cugino”, nell’identificare dei cugini di un personaggio chiave dovrebbe aver usato il termine “fratello”, pur avendo a disposizione la parola “cugino”? Diventa ancora più folle tale cosa se si pensa che in ciò dovessero incappare non uno, ma tutti gli scrittori ispirati dallo Spirito Santo che si accingessero a parlare degli stessi cugini, dello stesso personaggio chiave.
Matteo ci dice che Giuseppe: “...prese con sé sua moglie; e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio (il suo figlio primogenito: Luca 2:7); e gli pose nome Gesù” (Matt. 1:24-25).
Questo significa che Giuseppe, dopo che Maria ebbe partorito Gesù, conobbe sua moglie, ovvero ebbe rapporti coniugali con lei. Notate come non ci sia scritto che lui non la conobbe mai, ma solo che non la conobbe fino ad un tempo preciso, e cioè fino a che non partorì Gesù.
Per cui dopo il parto verginale di Maria, Giuseppe conobbe sua moglie.
Luca dice : “ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito” (Luca 2:7), per cui se Gesù fosse stato il suo unico figlio, sarebbe stato chiamato il suo unigenito e non il suo primogenito, oppure, Luca avrebbe dovuto, semplicemente, scrivere: “ed ella diede alla luce suo figlio”.
Ma poi, perché Maria sarebbe dovuta rimanere vergine per tutta la vita? Lei era sposata legalmente con Giuseppe, suo marito, chi o che cosa doveva vietarle di avere rapporti coniugali con il suo coniuge? Vediamo che Maria era fidanzata e promessa sposa a Giuseppe già da tempo prima del messaggio dell’angelo riguardo al concepimento verginale di Gesù (Luca 1:26-27).
D’altro canto è ovvio che se Maria e Giuseppe avevano deciso di unirsi in matrimonio (Matt. 1:18; Luca 1:26-27), è palese che ciò avrebbe comportato anche i rapporti coniugali; è alquanto stupido credere (soprattutto dopo quanto abbiamo visto e vedremo) che Giuseppe e Maria abbiano voluto sposarsi volendo privarsi nel matrimonio dei rapporti coniugali, ciò non avrebbe avuto molto senso. Essi avrebbero potuto decidere di non unirsi in matrimonio vista l’incompletezza che questo avrebbe comportato, e per certi punti di vista, se consideriamo la tesi cattolica del matrimonio casto perpetuo di Maria con Giuseppe, sarebbe potuta essere questa, una “potente” occasione (specialmente nel tempo) per Satana di tentare a pensieri ed azioni di peccato (1 Corinzi 7:5) .
Essi avrebbero potuto tranquillamente decidere di rimanere in buoni rapporti e di non sposarsi, se avessero avuto in mente un matrimonio di questo tipo. L’angelo Gabriele le disse che lei avrebbe concepito e partorito il Figlio di Dio, per la potenza dell’Altissimo; nella sua verginità ella avrebbe concepito e partorito Gesù per opera dello Spirito Santo, e tutto ciò come segno manifesto che l’opera che doveva avvenire era opera di Dio e non dell’uomo. Ma dopo aver partorito Gesù, nulla vietava a Maria di avere una vita coniugale completa con suo marito Giuseppe. Nessun ordinamento era stato dato dall’angelo, da parte di Dio, riguardo al non avere rapporti coniugali con Giuseppe, dopo aver partorito Gesù. Ella doveva rimanere vergine finché la nascita di Gesù fosse avvenuta e ciò per dar gloria e rendere nota la potenza dell’Altissimo che si era manifestata in lei. Del resto Giuseppe, suo marito, non avendo impedimenti di alcunché, avrà certamente richiesto a Maria, sua moglie, dopo il compimento della nascita di Gesù, una vita matrimoniale completa anche sotto l’aspetto dei rapporti coniugali.
Come abbiamo già detto, molti teologi cattolici pensano che questi fratelli e sorelle, elencati nella Bibbia, siano, invece, cugini di Gesù, anche se il termine “cugini” non viene mai impiegato nei loro confronti, benché la parola greca, che sta precisamente ad indicare il termine “cugino” (anepsios), faccia parte del vocabolario del N.T.. Leggere ad esempio: Colossesi 4:10 “...Marco, il cugino di Barnaba (... se viene da voi, accoglietelo)”. Anche la parola parente è molto presente nel N.T.: Marco 6:4 “...se non nella sua patria, fra i suoi parenti e in casa sua”; Luca 1:36: “Ecco Elisabetta, tua parente ...”; Luca 1:58: “I suoi vicini e i parenti udirono che il Signore le aveva usato grande misericordia...”; Giov. 18:26: “Uno dei suoi servi, del sommo sacerdote, parente di quello ...”; Atti 10:24: “....Cornelio li stava aspettando e aveva chiamato i suoi parenti e i suoi amici intimi”. È strano che i fratelli carnali di Gesù non siano mai stati chiamati “cugini”, se davvero lo erano, visto che, come abbiamo notato, non solo il termine “cugino” (anepsios) viene usato nel N.T. e quindi adoperato dagli scrittori ispirati, ma quello che è fondamentale e determinante, lo ribadisco, è che nella lingua greca, i termini “cugino” (anepsios) e “fratello” (adelphos) non mancano per nulla. Come potrebbe essere possibile inoltre, che proprio Paolo che usò nella sua lettera ai Colossesi 4:10: “...Marco il cugino di Barnaba...”, il termine “cugino” (anepsios) per esprimere il grado di parentela di Marco con Barnaba, nei riguardi dei fratelli del Signore nella sua prima lettera ai Corinzi 9:5: “Non abbiamo il diritto di condurre con noi una moglie, sorella in fede, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?”, abbia, invece, potuto usare il termine “fratello” (adelphos), anziché “cugino” (anepsios), se questi erano cugini del Signore e non fratelli carnali? Perché non usò in questo passo lo stesso termine “cugino” che aveva usato per esprimere il grado di parentela di Marco con Barnaba, ma usò invece il termine “fratelli”, se questi erano, invece, i cugini del Signore?
Quindi, se questi erano cugini o parenti più alla larga di Gesù, perché si sono usate sempre le parole “fratelli” e “sorelle”, anziché quelle più adatte? Evidentemente, perché tali erano, come abbiamo in molti modi, avuto occasione di verificare. Se, come credono la maggior parte dei teologi cattolici odierni, questi erano figli di una sorella di Maria, madre di Gesù, o di una sua cugina, perché non vengono impiegati i termini più precisi di “figli della sorella o cugini”, come avviene, ad esempio in Atti 23:16? “Ma il figlio della sorella di Paolo”. Leggere anche: Colossesi 4:10.
Tanta precisione in questo passo e una confusione di ordine di gradi in tanti altri? È da aggiungere che tutti e quattro gli evangelisti scrittori ispirati (senza contare gli scrittori ispirati dell’epistole) per un “caso di pura coincidenza” (lo dico con ironia), parlando di questi personaggi li designano tutti con i termini di “fratelli” e “sorelle”; nessuno si sognò di designarli con i termini di “cugini” e “cugine”, o come figli di qualcun’altro. Simile coincidenza non è possibile; gli scrittori ispirati scrissero in tempi diversi l’uno dall’altro i propri scritti (e non scopiazzarono a vicenda le loro narrazioni); quello che scrissero fu ispirato dallo Spirito Santo e realmente indicativo della biografia storica di Cristo Gesù: Luca 1:1-4. Perché nessuno designò questi con un altro termine? Perché gli stessi evangelisti altrove nei loro vangeli, e gli scrittori dell’epistole usano i termini “parente”, “cugino”, mentre con “quei tali” concordano tutti tranquillamente a designarli come fratelli e sorelle carnali di Gesù? Perché parlando di Maria, madre di Gesù e dei fratelli e sorelle di Lui, non viene mai data alcuna indicazione che non si trattassero dei figlioli di Maria? Eppure non è nello stile degli scrittori ispirati evangelisti essere poco precisi nei riguardi dei dettagli biografici legati alla Persona di Gesù, durante il suo ministero.
Come mai nemmeno una sola volta in un passo qualunque del N.T. questi vengono designati con i termini di “cugini” e “cugine”? Nemmeno una sola volta! Perché tanti scrittori ispirati furono portati a designarli sempre con i termini “fratelli” e “sorelle”? Evidentemente perché tali erano. Leggere quest’altri passi: Galati 1:18-19 “Poi, dopo tre anni, salii a Gerusalemme per visitare Cefa e stetti da lui quindici giorni; e non vidi nessun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il fratello del Signore” (la Scrittura ci dimostra che i fratelli di Gesù credettero in Lui completamente solo dopo la sua resurrezione; Paolo qui testimonia della presenza del fratello di Gesù di nome Giacomo, proprio quel Giacomo di Matt. 13:55-56; Marco 6:3-4).
Giov. 2:12: “Dopo questo, scese a Capernaum egli con sua madre, con i suoi fratelli e i suoi discepoli, e rimasero là alcuni giorni” (quelli che sostengono che i fratelli di Gesù sono, invece, i suoi discepoli, hanno torto, perché l’evangelista li cita contemporaneamente, ponendo una differenza fra loro, molto chiara).
Giov. 7:3-5,10: “Perciò i suoi fratelli gli dissero: <Parti di qua e và in Giudea, affinché i tuoi discepoli..>.. Poiché neppure i suoi fratelli credevano in lui....Ma quando i suoi fratelli furono saliti alla festa, allora vi salì anche lui....” (altra differenziazione tra i fratelli di Gesù e i discepoli).
Atti 1:14: “Tutti questi perseveravano concordi nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù e con i fratelli di lui” (dopo la resurrezione di Cristo anche i suoi fratelli credettero in lui, infatti li troviamo radunati, assieme con gli apostoli, nella circostanza raccontata in questo passo).
Le parole “fratelli” e “sorelle” non possono nemmeno essere intese come fratelli e sorelle in senso spirituale, o come discepoli; oltre ai punti già visionati possiamo dire che Gesù certamente (vedere ad esempio: Marco 3:31-35) alle parole indirizzategli: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle, là fuori che ti cercano”, se esse fossero da intendersi come fratelli e sorelle spirituali di Gesù, non avrebbe dovuto rispondere: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”, perché colui che aveva parlato, in tale senso, non avrebbe sbagliato usando tali termini se questi fossero stati dei fratelli e delle sorelle spirituali di Gesù. Ma Egli rispose, girando lo sguardo sui discepoli che gli sedevano attorno: “Chiunque avrà fatto la volontà di Dio mi è fratello, sorella e madre”. Se questi fossero stati fratelli e sorelle spirituali e non carnali, Gesù non avrebbe dovuto ribadire il concetto di chi fossero i veri fratelli e sorelle spirituali, essendo, appunto, questi già rientranti nel suo concetto ideologico-spirituale.
In Giov. 7:5 viene detto: “Poiché neppure i suoi fratelli credevano in lui”, quindi non possono essere né discepoli, né fratelli spirituali perché è implicito che se questi fossero stati tali, avrebbero dovuto, certamente, credere in Lui, per poter essere definiti fratelli spirituali.
Il passo, invece, ci dice che “..neppure i suoi fratelli credevano in lui”; oltre al fatto che il passo dica, chiaramente, che questi non credevano nel ministero di Gesù e, quindi, non potevano essere suoi fratelli o discepoli spirituali, si può intendere bene il messaggio del verso 5, in questione, con la parola “neppure” che vuole fare intendere un qualcosa, in qualche modo, di “incredibile” a credersi, appunto: nemmeno i fratelli carnali di Gesù (che avrebbero dovuto essere i primi a credere in Lui), credevano in Lui.
Questi erano certamente fratelli carnali di Gesù, i quali, probabilmente, per il fatto che erano cresciuti insieme e avevano condiviso la fanciullezza e l’adolescenza, stentavano un po’ a credere che il loro fratello carnale Gesù potesse essere il Messia tanto aspettato. In pratica, sembrava loro un po’ inverosimile, ma in seguito, però, ebbero modo di ricredersi: 1 Corinzi 9:5; Atti 1:14. Rimane anche il fatto che essi seguivano sempre Maria, ne condividevano la vita, i viaggi: Luca 8:19-20; Marco 3:31-32; Matt. 12:46-47; Giov. 2:12; Atti 1:14, ecc.; azioni queste che giustificano ulteriormente la figliolanza con Maria. Se erano cugini, anziché seguire sempre Maria, potevano stare con i loro genitori e parenti; se erano fratelli spirituali e non carnali di Gesù, potevano seguire direttamente Gesù, anziché stare sempre dietro a Maria. Che avrebbero dovuto avere a che fare con Maria per stare sempre con lei, se erano dei discepoli o fratelli spirituali di Gesù? Se fossero tali, non dovevano, proprio a motivo di questo, seguire esclusivamente Gesù, come facevano i suoi discepoli?
Matt. 13:53-58; Marco 6:1-6; Giacomo, Simone, Giuda e Giuseppe (o Iose o Giosè), fratelli di Gesù, e le sue sorelle, appaiono in modo evidente in questi passi come fratelli e sorelle carnali di Gesù anziché spirituali: “Non è questo il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli... E le sue sorelle non sono tutte tra di noi? Da dove gli vengono tutte queste cose? E si scandalizzavano a causa di lui” Matt.13:55-57. Questi non sono, in alcun modo, fratelli e sorelle spirituali di Gesù, ma sono individui che sono cresciuti con Gesù, e nel suo stesso paese Nazaret; sono appunto fratelli e sorelle di carne.
Non possono nemmeno essere i suoi cugini perché dopo aver citato il padre e la madre, la gente di Nazaret non avrebbe usato un collegamento prettamente logico nell’elencare i nomi dei suoi cugini: Matt. 13:55-56; Marco 6:3.
Giacomo, fratello del Signore, non può essere identificato nell’apostolo Giacomo, figlio d’Alfeo, né nell’apostolo Giacomo, figlio di Zebedeo, fratello dell’apostolo Giovanni.
Giacomo figlio di Zebedeo fu ucciso da Erode Agrippa I probabilmente nel 44 d.C. (Atti 12:1-2).
Ma il Giacomo, fratello del Signore (egli fu conduttore della Chiesa di Gerusalemme: Galati 2:9; Atti 12:17; c.15:13) continua a comparire sulla scena. Inoltre, leggere il v.2 di Atti c.12: “...Giacomo, fratello di Giovanni” .
D’altro canto, Giacomo figlio d’Alfeo (come anche Giacomo di Zebedeo) era fra gli apostoli: Matt. 10:2-4; Luca 6:12-16, perché dire allora: “Poiché neppure i suoi fratelli credevano in lui?” Giov. 7:5.
Galati 1:18-19: “Poi, dopo tre anni, salii a Gerusalemme per visitare Cefa e stetti da lui quindici giorni; e non vidi nessun altro degli apostoli; ma solo Giacomo il fratello del Signore”.
I fratelli e le sorelle di Gesù non possono essere né gli apostoli, né i discepoli di Gesù, guardate la differenziazione che si fa in 1 Corinzi 9:5; Atti 1:12-14; Giov. 2:12.
I fratelli e le sorelle di Gesù vengono elencati in modo separato dai discepoli e dagli apostoli. È, oltremodo, chiaro (leggere: Matt.13:53-58) come i fratelli e le sorelle carnali di Gesù appaiono in modo concreto e reale. Notare in che modo preciso viene fatta l’analisi familiare di Gesù dalla gente di Nazaret (prima il padre, poi la madre, poi i suoi fratelli e sorelle), si inizia col dire: “Non è questo il figlio del falegname?” (quindi si parla di Giuseppe), poi: “Sua madre non si chiama Maria?” (quindi si passa a elencare Maria sua madre), poi: “e i sui fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte tra di noi?” (quindi infine si passa ad elencare i suoi fratelli e sorelle carnali). Perché interrompere l’ordine familiare, inserendo qui i cugini o procugini di Gesù? Egli era tornato a Nazaret, il paese in cui viveva ed era cresciuto, dopo un certo tempo che aveva iniziato a predicare; la gente del posto che lo conosceva bene perché lo aveva visto crescere fin dalla sua infanzia, si stupiva che al suo ritorno Egli fosse così cambiato (Gesù aveva iniziato il suo ministero di Messia circa all’età di trent’anni) e scandalizzati non riuscivano a conciliare il Gesù che avevano sempre conosciuto nella famiglia di Giuseppe e di Maria, suoi genitori, con i suoi fratelli e sorelle, con il Gesù che predicava con tanta sapienza e operava opere potenti. Non riuscivano a capire un tale cambiamento in potenza e sapienza.
Quando si parla dei fratelli di Gesù, insieme ad essi, si parla sempre di Maria, senza mai dare la minima indicazione che non si trattasse dei suoi figlioli: Luca 8:19; Giov.2:12; Matt.12:46; Marco 3:31; Atti 1:14.
Molti altri teologi cattolici, invece, pensano che i fratelli e le sorelle di Gesù, in questione, possano essere prole di un matrimonio precedente di Giuseppe. Questi sforzi di trasformare quanto la Scrittura Sacra, in realtà, dice sono conseguenza del desiderio di provare la verginità perpetua di Maria. Ricordiamo che Cristo in Luca 2:7 viene chiamato “il figlio primogenito” di Maria. All’epoca, nella quale scriveva Luca, Gesù era stato il maggiore e non il figlio unico di Maria. Il passo di Matt.1:25 lascia intendere che, dopo la nascita di Gesù, Maria divenne realmente la moglie a tutti gli effetti di Giuseppe. Ad ogni modo, lo scrittore poteva non scrivere “primogenito”, ma semplicemente: “unigenito”, “unico figlio”, “suo figlio” (come esempio); se inserì tale precisazione, un motivo ci sarà stato certamente. Perché, poi allora, i fratelli e le sorelle di Gesù, in questione, non vengono mai, semplicemente, descritti come figli di Giuseppe marito di Maria? C’è da dire anche che se ciò fosse stato scritto (cosa che non è avvenuta per niente), non proverebbe comunque che questi non potessero essere anche figli di Maria. Nulla è detto in questi termini, anzi è sempre detto il contrario. Anche se nella Bibbia vi fosse stato scritto che Giuseppe fosse stato già sposato (e ciò in assoluto non avviene), ciò non escluderebbe, comunque, che alcuni di tali figli (o tutti) potessero essere stati di Maria e gli altri del matrimonio precedente di Giuseppe.
Se tutti questi fratelli e sorelle di Gesù (Matt.13:55-57; Marco 6:1-6) fossero frutto di un matrimonio precedente a quello con Maria, per il quale Giuseppe sarebbe rimasto vedovo, apparirebbe abbastanza strano il fatto che egli non gli avesse portati con sé a Betlemme per la registrazione. Ma nulla è detto al riguardo: Luca 2:1-7; Luca 2:16-17.
In Matt. 2:13-15 è detto che Giuseppe, il quale era ancora in Giudea, dovette con il bambino (Gesù) e sua madre, a causa di Erode, fuggire in Egitto, finché il tiranno non morì; nessuna traccia di altri figli di Giuseppe; per tutto quel tempo chi avrebbe dovuto custodirli? “...Alzati, prendi il bambino e sua madre, fuggì in Egitto....Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto...”.
In Matt.2:19-23 l’angelo dice: “...Alzati prendi il bambino e sua madre, e va’ nel paese d’Israele...Egli, alzatosi, prese il bambino e sua madre, e rientrò nel paese d’Israele..”.
È chiaro che tali figli sono nati solo dopo a Giuseppe e proprio da Maria, sua moglie; perché confondere e manipolare quanto la Scrittura dice in modo chiaro? Matt.1:25; Luca 2:7.
Luca parla di una iscrizione ufficiale su un registro che ogni uomo doveva compiere per la sua famiglia e per lui, secondo le sue origini primitive. Normalmente era sufficiente la presenza del capo famiglia per la registrazione della situazione familiare e patrimoniale (Luca 2:1-7), ma Giuseppe prevedendo che Maria avrebbe partorito in quel tempo decise di portarla con sé, non era però necessario che lei andasse insieme. Non vi è alcuna notizia che Giuseppe abbia iscritto nel registro alcun altro nome se non quello suo e di Maria: Luca 2:5 “per farsi registrare con Maria sua sposa, che era incinta”. Se avesse avuto dei figli da un’altro matrimonio avrebbe dovuto iscrivere nel registro i loro nomi, essendo egli il loro padre e loro i suoi discendenti, e vista la situazione come minimo portarli con sé sia a Betlemme che in Egitto poi. (Luca 2:1-7; c.2:16-17; Matteo 2:13-15; c.2:19-23).
Ad avvalorare quanto dice la Bibbia, riguardo ai fratelli e alle sorelle di Gesù c’è questa scoperta archeologica: l’otto Ottobre la “BIBLICAL ARCHAEOLOGY REVIEW” convoca una conferenza stampa a Washington e comunica una notizia, la seguente: “un’urna funebre, scoperta di recente in Israele, potrebbe essere la più antica traccia archeologica dell’esistenza di Gesù. La tomba di origine calcarea è lunga 50 cm circa, risalibile all’anno 63 d.C. e avrebbe contenuto le ossa di Giacomo fratello di Cristo Gesù (che tra l’altro fu conduttore della Chiesa di Gerusalemme). Una scritta incisa sul coperchio recita, infatti: <Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù>. Lo stile della scrittura e il fatto che urne del genere venissero utilizzate dagli ebrei solo tra il 20 e il 70 d.C. hanno aiutato la datazione. Uno storico ebreo del primo secolo d.C. ha poi tramandato che il fratello di Gesù, il cosiddetto Cristo, che si chiamava Giacomo fu lapidato come eretico nell’anno 62 d.C., e se le sue ossa fossero state poste in un’urna ciò sarebbe avvenuto per tradizione proprio un anno dopo”.
Matt.13:53-57; Marco 6:1-6. Di questa notizia ne ha parlato anche il programma “Enigma” andato in onda sulla rete RAI3 il 13 Dicembre 2002, Televisione Italiana ore 20:50.
Il dogma cattolico dell’ascensione di Maria.
Al punto 966 del Catechismo della Chiesa Cattolica si legge: “<Infine, l’immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima, e dal Signore esaltata come la Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, il Signore dei dominanti, il vincitore del peccato e della morte>. L’assunzione della santa Vergine è una singolare partecipazione alla risurrezione del suo Figlio e un’anticipazione della risurrezione degli altri cristiani”.
Al punto 974 si legge: “La santissima Vergine Maria, dopo aver terminato il corso della sua vita terrena, fu elevata, corpo e anima, alla gloria del cielo, dove già partecipa alla gloria della resurrezione del suo Figlio, anticipando la risurrezione di tutte le membra del suo corpo”.
Il primo Novembre del 1950 Papa Pio XII proclamò il dogma dell’Assunzione di Maria al cielo col corpo glorificato. Pio XII nel dogma affermò: “Maria, la Madre di Dio immacolata e sempre vergine dopo essere giunta al termine della sua vita terrena è stata elevata in anima e corpo alla gloria celeste”.
La “Bolla” non esplicita le modalità del trapasso di Maria, ovvero non spiega se ella deve essere stata rapita da viva e assunta in cielo con l’anima e il corpo glorificato, oppure deve essere stata morta, resuscitata e rapita poi in cielo col corpo glorificato. Tutto ciò è assolutamente un’invenzione filosofico-umana che ha le sue basi nelle tradizioni e pietà popolari. Nulla di biblico. Il dogma di Pio XII, così com’è stato da lui composto, ha dato modo di prendere in considerazione da parte cattolica tutte e due le tesi (rapita da viva, o morta e poi resuscitata e rapita in cielo).
Parliamo della prima tesi: se Maria fosse veramente stata rapita in cielo senza passare dalla morte fisica, essendo un avvenimento eccezionale, non ne avrebbero parlato con clamore gli apostoli e i discepoli nelle loro epistole del N.T.? Ma, invece, nulla è detto a riguardo, anzi Maria, da Atti 1:14 in poi, non viene più citata negli Scritti Sacri. Anche se Elia ed Enoc furono rapiti al cielo, non v’è motivo di pensare che a Maria sia toccata simile sorte. Riguardo ad Elia ed Enoc, la Scrittura ci parla del loro rapimento, ma riguardo a Maria non dice niente. Perché promuovere una dottrina senza alcun fondamento scritturale di alcun tipo? Ad ogni modo, né Elia, né Enoc ebbero, nel loro rapimento al cielo, il corpo glorificato. Parlando di tale corpo (che sarà un corpo incorruttibile ed immortale), collegandomi con la seconda tesi, la Sacra Scrittura ci insegna che esso verrà donato a tutte le anime dei credenti al momento della resurrezione dei giusti (vedere meglio negli studi: “Purgatorio” e “Millennio”). Maria non può aver preceduto tutti gli altri credenti. Paolo indica in maniera precisa qual’è l’ordine delle resurrezioni: 1 Corinzi 15:23 “ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo (compreso Maria), alla sua venuta”; 1 Corinzi 15:51-55: “Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili e noi saremo trasformati....”; 1Tessalonicesi 4:13-18: “...Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima resusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria.....”. Perché promulgare il dogma dell’Assunzione di Maria in cielo col corpo glorificato, quando la Scrittura Sacra rivela che la resurrezione avverrà in un unico momento per tutti i credenti? La Chiesa Cattolica crede che Maria abbia avuto un privilegio particolare ed esclusivo a tale riguardo. Ma la Scrittura Sacra non solo non dice nulla riguardo a tale ipotetico privilegio avuto da Maria, ma spiega l’ordine delle resurrezioni (la spiegazione di Paolo, a riguardo di tali resurrezioni, consiste solo nell’indicazione di quanto avverrà al rapimento della Chiesa, al ritorno invisibile di Gesù sulla terra [sarà invisibile solo per i non rapiti] prima del suo ritorno fisico in gloria per regnare) in modo chiaro e in netto contrasto con la tesi cattolica inventata riguardo all’assunzione di Maria col corpo glorificato e incorruttibile in cielo.
(Leggere quanto è detto a riguardo, più dettagliatamente, negli studi: “Purgatorio” e “Millennio”).
Attenzione: la resurrezione corporale, di cui si sta parlando e di cui parla Paolo, non va confusa con i casi di resurrezione biblici (ad esempio quella Lazzaro); quelle sono resurrezioni in cui l’anima del defunto ritorna a vivere nel suo corpo mortale (riprende vita il corpo che aveva prima di morire; qui si parla, invece, della resurrezione generale delle anime dei credenti che entreranno in possesso di un nuovo corpo, di un corpo glorioso, immortale e incorruttibile). In conclusione, Maria non può aver preceduto gli altri credenti nella resurrezione col corpo glorificato; ciò avverrà, per tutti, alla venuta di Gesù, quando verrà (in modo invisibile per gli increduli, ma visibile per i credenti rapiti) per rapire la sua Chiesa e far risorgere i credenti di ogni tempo.
I messaggi della Madonna.
Messaggi della Madonna presi dalle riviste “Messaggi carismatici cattolici” (Editrice: Edizioni Segno):
1) Messaggio della Madonna a Raymundo Lopes, 25-07-2000 (Anno III n° 25), pag. 29: “È urgente e necessario che il corpo clericale della Chiesa promuova una consacrazione del mondo al Mio Cuore Immacolato. Consacrate l’America al Mio Cuore Immacolato”.
(Di ogni messaggio, senza che ne venga intaccato in nulla il senso e il contenuto delle parole in essi espresse, ne verrà riportato solo la parte ritenuta importante per questo studio, il quale riguarderà l’attendibilità o meno di queste apparizioni come provenienti o no da Dio).
2) Mess. della Madonna, 11-08-2000 (Anno II n° 22), pag. 22: “Io, Io la Madre del Cielo Mi rivolgo a voi, piccoli cari, che Mi avete dato il cuore ed ogni anelito dell’Anima”.
3) Mess. di Gesù, 18-04-2000 (Anno II n° 22), pag. 25: “..ricordatevi che ci sono sempre Io con voi e con Me c’è la Mia e vostra Santa Madre Nutrice, che vi nutre con il latte del Suo stesso Cuore per essere ancora parafulmini della cristianità”.
4) Mess. della Madonna (Anno III n° 25), copertina: “SONO COLEI CHE SONO NELLA TRINITÀ DIVINA. SONO LA VERGINE DELLA RIVELAZIONE”.
(Le parole di questi messaggi, che hanno uno o più caratteri maiuscoletto, le ho riportate così come sono state scritte in questi libri).
Dal libro: “La Madonna ci viene a trovare”, messaggi dati a Riccardo Giuseppini (Editrice: Edizioni Segno):
1) Mess. della Madonna del 25-02-93: “Pregate il Santo Rosario per cancellare le paure dei vostri figli”.
2) Mess. della Madonna del 15-03-93: “In verità vi dico: Un domani camminerete con me per le vie del Paradiso”.
3) Mess. della Madonna del 25-04-93: “Anche stasera pregate con devozione il Santo Rosario. Anche se sarete pochi per via del tempo, avrà sempre un grande effetto in Cielo... Oggi vengo a voi come Madre del Buon Consiglio. Il consiglio che vi dò è quello di seguire le direttive del signor Vescovo. Anche lui è stato illuminato da Me”.
4) Mess. della Madonna del 14-05-93: “Suonerete a festa perché molti guariranno. Suonerete a festa perché tutto il paese si consacrerà a Maria SS. Incoronata. Questo prometto e questo manterrò! Non dubitate. Come vostra Mamma di Fatima vi bacio, vi accarezzo dolcemente il cuore, o figli miei laboriosi. Grazie per tutto quello che fate per me”.
5) Mess. della Madonna del 7-07-93: “Vi invio la forza per portare la pesante Croce, vi invio la pace per essere sereni anche nel dolore e vi invio la consolazione che Maria, la vostra Mamma, non vi abbandona, ma è sempre vicina a voi, pronta ad aiutarvi nei momenti di disperazione. Grandi grazie si attueranno questa sera grazie alla recita del Santo Rosario. Vi benedico dal mio Sacro Cuore”.
6) Mess. di Gesù del 20-08-93: “Quando pregate, abbandonatevi a Me, al Padre e alla Santa Madre Maria”. Leggere, invece, cosa dice Gesù in Matt. 12:46-50; Luca 11:27-28.
7) Mess. della Madonna del 20-09-93: “Soltanto venendo a Me potete trovare la luce. Potete trovare la pace...Decidetevi subito quest’oggi a consacrarvi a Me, ed Io vi sosterrò nella lotta contro il potere delle tenebre...Decidetevi! Venite a Me! Lo grido forte! Ora o mai più!...Vi amo e piango per voi che fate piangere! Maria Santissima Regina della Luce”.
8) Mess. della Madonna del 28-09-93: “Io lo comando nel Santissimo Nome di Gesù! Io lo comando nel nome della Vergine Maria!”. Leggere cosa è detto, invece, in Giov. 14:13-14; c.15:16; c.16:23-24.
9) Mess. della Madonna del 7-10-93: “Anch’Io ho il rosario in mano e mentre prego guardo con amore ognuno di voi...Ho pietà soprattutto per gli indemòniati”.
10) Mess. della Madonna del 28-10-93: “E l’ora del trapasso non vi spaventi, perché Io sono Maria, la Porta del Cielo! Amen!”. Leggere quanto, invece, è detto in Giov. 10:9.
11) Mess. della Madonna del 08-12-93: “È apparso, infatti nel cielo, un enorme cuore: il Cuore Immacolato di Maria, dove voglio che vi rifugiate e dove voglio che racchiudiate le vostre speranze e tutte le vostre creature. Una grande ‘M’ è apparsa. Questa è la sigla di Maria, regina del cielo e della terra...Io sono l’Immacolata dello Spirito Santo. Alleluja!”.
12) Mess. della Madonna del 02-01-94: “Le profezie si avvereranno e molte anime verranno a me. In quanto a voi, io, la Vergine Maria, sono già in possesso dei vostri cuori per le opere di bene che seminate ovunque. Peccherete, sì! Ma mai, dico mai, il Maligno potrà impadronirsi delle vostre anime perché voi già siete con me. Allora nulla vi spaventi. Io vi amo”.
13) Mess. della Madonna del 20-01-94: “La grande ‘M’ luminosa che hai visto Riccardo, è la ‘M’ che ho impresso nel cuore di ognuno di voi; è il marchio indelebile della Vergine Immacolata che, ogni qualvolta viene invocata, riesce a schiacciare la testa del serpente che rantola, agonizza, perché imminente è la sua fine. Accanto alla ‘M’ hai visto la mia figura, Riccardo. Questo per dirti che io sono sempre vicina a coloro che portano la mia sigla nel loro cuore”.
14) Mess. della Madonna del 20-02-94: “Queste preghiere arrivano alla Vergine Maria ed Io le posso presentare al Padre con infinito Amore”.
15) Mess. di Gesù del 01-04-94: “Allora, pochi attimi prima di quest’ora attuale, Io, appeso alla Croce, soffrivo in maniera terribile. Si univano al mio dolore: mia Madre, la SS. Vergine Maria, alcune donne e molti miserabili della città”. Leggere quanto dice, invece, Gesù in Matt. 12:46-50.
16) Mess. della Madonna del 20-04-94: “Pace a voi, o figli! La Vergine della Salvezza è in mezzo a voi! Gloria a Dio nell’alto dei Cieli!...Grazie per aver risposto alla mia chiamata, Io sono la Regina dell’Amore. Vi abbraccio tutti, o figli cari, e vi amo. Guardo la piccola, qua alla tua sinistra: ungetela con l’Olio Santo della Vergine Maria”.
17) Mess. della Madonna del 20-06-94: “Nuove guerre scoppieranno se voi non vi convertirete tutti quanti al Mio Sacro Cuore. Questo fu l’avviso di Fatima e questo è l’avviso che oggi la Madre Santa vi offre. Io vi dò speranza, vi dò forza e anche la fede, se voi me la chiedete, ma ho bisogno di preghiere da presentare al Padre per lenire i dolori del mondo”.
18) Mess. della Madonna del 20-09-94: “Vattene, Satana, maestro d’inganni! Lascia questa figlia che non ti appartiene! Ti ordino di lasciarla! Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo! Non ribellarti a Maria, la Vergine del Cielo!”.
19) Mess. della Madonna del 20-09-94: “Egli è forte (il Maligno) e non vuole lasciare le sue prede, ma per chi confida in Me, Io prometto la liberazione...Siate vicini alla Vergine Maria! Accostatevi al mio Sacro Manto!...Il mio amore vi accosterà al mio Sacro Cuore! A nulla potranno le trappole del Maligno! Io ho già vinto per l’Autorità del Divino!”.
20) Mess. della Madonna del 20-01-95: “Abbracciatemi forte e incoraggiate la Mamma Celeste, che vi supplica preghiere piangendo...I miei profeti si riveleranno con segni evidenti. Io sradicherò tutte le radici di Satana e il mio Cuore Immacolato trionferà”.
21) Mess. della Madonna del 20-02-95: “Le mie immagini, per i credenti, versano sangue e lacrime. Non ci sono delle mie immagini che sorridono, ma piangono”.
22) Mess. della Madonna del 20-03-96: “In verità vi dico: mio FIGLIO ha vinto sulle legioni del male, mai riuscirà (Satana) a prendere un’anima che con fede viene incontro alla sua MAMMA CELESTE”.
23) Mess. della Madonna del 20-09-96: “Vengo con le mani giunte e con la corona del Rosario Santo per insegnarvi a pregare...Salite sino al Calvario, senza paura, la Vergine della Salvezza vi tenderà la mano per darvi la ricompensa eterna..Non appoggiatevi alla politica, ma logorate il Santo Rosario..Non lasciatevi lusingare dal male, in verità voi già siete con Me”.
24) Mess. della Madonna del 20-11-96: “Ho dovuto sempre tribolare per divulgare la mia parola, che è parola di amore, ma alla fine sapete che Maria vince la sua lotta contro il dominio delle tenebre”.
Dal libro: “I messaggi della Regina della Pace”, Medjugorje (Editrice SHALOM):
1) Mess. della Madonna, pag.73 e pag.132: “Vengo a convertire e a riconciliare tutto il mondo!”.
2) Mess. della Madonna, pag.99: “La Gospa (la Madonna) dice che dobbiamo pregare il rosario ogni giorno!” (Parla la veggente).
3) Mess. della Madonna, pag.130 e pag.131: “Vorrei che la gente in questi giorni pregasse con me; e pregasse il più possibile! Che inoltre digiunasse il mercoledì e il venerdì; che recitasse ogni giorno il Rosario: i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi”.
4) Mess. della Madonna, pag. 140: “In qualunque luogo io vada ed è con me pure mio Figlio, là mi raggiunge anche satana”.
5) Mess. della Madonna, pag. 142: “Satana si è impossessato di una parte del mio progetto e vuole farlo suo. Pregate affinché non abbia successo”.
6) Mess. della Madonna, pag. 149: “Io sono con voi e vi proteggo nonostante satana desideri distruggere i miei progetti e fermare i desideri che il Padre celeste vuole realizzare qui”.
7) Mess. della Madonna, pag. 155 e pag.156: “Satana è forte, e per questo chiedo le vostre preghiere e che me le offriate per quelli che stanno sotto il suo influsso, perché si salvino”.
8) Mess. della Madonna, pag. 156: “Cari figli, armatevi contro satana e sconfiggetelo con il rosario in mano. La corona del rosario sia sempre nelle vostre mani, come segno per satana che appartenete a me”. “Con il rosario vincerete tutti i mali che satana intende infliggere ora alla Chiesa Cattolica”. “Cari figli, voi dimenticate che io da voi attendo i sacrifici per aiutarvi e per allontanare satana da voi”. (Sempre nella pag. 156 si afferma che la Madonna abbia detto, in occasione di alcune sue apparizioni a Fatima e a Lourdes, che il “santo rosario” è un’arma particolarmente efficace per combattere il Maligno).
9) Mess. della Madonna, pag. 192: “Ed ora in quest’ultimo periodo, molti chiedono dei messaggi solo per curiosità, e non per Fede e per devozione verso mio Figlio e verso di Me”.
10) Mess. della Madonna, pag. 193: “Cari figli ve l’ho già detto che vi ho scelti in modo particolare, così come siete. Io sono la Madonna che vi ama tutti. In ogni istante, quando avete delle difficoltà, non abbiate paura, perché Io vi amo anche quando siete lontani da me e da mio Figlio”.
11) Mess. della Madonna, pag. 197 e pag. 199: “Vorrei che la gente...ogni giorno recitasse almeno il Rosario: i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi”. “Chiedo alle famiglie della parrocchia di recitare il Rosario in famiglia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.
12) Mess. della Madonna, pag. 203 e pag. 204: (Giovedì 20 Dicembre 1984) “Desidero che ogni membro della famiglia abbia un fiore accanto al Presepio, perché Gesù possa venire e vedere il vostro abbandono a Lui”.
13) Mess. della Madonna, pag. 209: (Domenica 24 Marzo 1985, Vigilia dell’Annunciazione) “Desidero che viviate la mia festa nel vostro intimo”.
14) Mess. della Madonna, pag. 213: “In questi giorni abbandonatevi completamente a me”.
15) Mess. della Madonna, pag. 215: “Cari figli, vi esorto ad invitare tutti alla preghiera del Rosario. Con il Rosario vincerete tutti gli ostacoli che Satana in questo momento vuole procurare alla Chiesa cattolica. Voi tutti, sacerdoti, recitate il Rosario, date spazio al Rosario. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.
16) Mess. della Madonna, pag. 216 e pag. 217: “Cari figli, oggi v’invito a collocare nelle vostre case numerosi oggetti sacri; ogni persona porti addosso qualche oggetto benedetto. Benedite tutti gli oggetti; così Satana vi tenterà di meno, perché avrete la necessaria armatura contro di lui”. “Pregate perché ciò non avvenga, poiché, Io vi voglio per me per potervi donare a Dio”. “Cari figli, rivestitevi dell’armatura contro Satana e vincetelo con il Rosario in mano”.
17) Mess. della Madonna, pag. 221: “Io vi amo tutti in modo uguale, e desidero che tutti lavoriate”.
18) Mess. della Madonna, pag. 222 e pag. 224: “Sono madre, e pur provando dolore per chiunque si allontana dalla strada giusta, perdono volentieri e sono contenta per ogni figlio che ritorna a me”. “Abbandonate i vostri cuori a me”.
19) Mess. della Madonna, pag. 226 e pag. 227: “Cari figli, non permettete che Satana si impadronisca dei vostri cuori, così da diventare la sua immagine anziché la mia. V’invito a pregare, perché possiate diventare testimoni della mia presenza”.
20) Mess. della Madonna, pag. 227: “Spetta a voi per primi (ai parrocchiani), accogliere i messaggi, e poi agli altri. Voi ne sarete responsabili davanti a me e davanti a mio Figlio Gesù”.
21) Mess. della Madonna, pag. 229: “Senza amore non potete accettare né me né mio Figlio”.
22) Mess. della Madonna, pag. 230: “Cari figli, abbandonatevi totalmente a me, perché Io possa guidarvi pienamente”.
23) Mess. della Madonna, pag. 231 e pag. 232: “Cari figli, oggi v’invito ad offrirmi il vostro cuore, perché Io possa cambiarlo e farlo simile al mio cuore. Voi mi domandate, cari figli, perché non potete soddisfare le mie richieste; voi non potete, perché non mi avete dato il vostro cuore perché io lo cambi...V’invito a fare tutto quello che vi dico; così sarò con voi”.
24) Mess. della Madonna, pag. 233: “Cari figli v’invito a pregare il Rosario; il Rosario sia per voi un impegno da eseguire con gioia...Desidero insegnarvi a pregare”.
25) Mess. della Madonna, pag. 235: “Cari figli oggi v’invito a riflettere perché io sono da tanto tempo con voi. Io Sono la Mediatrice tra voi e Dio”. Leggere quanto è detto, invece, in 1Timoteo 2:5-7; Atti 4:12.
26) Mess. della Madonna, pag.242: “Cari figli, anche oggi v’invito a consacrare la vostra vita a me con amore, così che io possa guidarvi con amore”.
27) Mess. della Madonna, pag. 243: “Perciò, cari figli, pregate e abbandonatevi a me totalmente”.
28) Mess. della Madonna, pag. 258: “Figlioli voi siete miei: Io vi amo e desidero che vi abbandoniate a me, perché vi possa condurre a Dio...Pregate perché comprendiate che siete miei”.
29) Mess. della Madonna, pag. 264: “Io sono con voi e veglio incessantemente su ogni cuore che si dona a me”.
30) Mess. della Madonna, pag. 270: “Cari figli, Io sono con voi anche se non ne siete coscienti. Desidero proteggervi da tutto ciò che Satana vi offre e attraverso cui vi vuole distruggere”.
31) Mess. della Madonna, pag. 274: “Io sono con voi ed intercedo per voi presso Dio. Pregate perché Satana desidera distruggere i miei progetti di pace”.
32) Mess. della Madonna, pag. 275: “Dio mi ha, mandato tra voi per aiutarvi. Se volete, afferrate il Rosario; solo il Rosario può fare i miracoli nel mondo e nella vostra vita”.
33) Mess. della Madonna, pag. 284: “Io sono con voi ed intercedo per voi presso Dio, perché Lui vi protegga; mi sono, però, necessarie, le vostre preghiere ed il vostro sì”.
34) Mess. della Madonna, pag. 286: “Quando vengono le prove e i problemi, allora dite: ‘Dio, Mamma, dove siete?’, Io aspetto solo che voi mi diate il vostro sì per porgerlo a Gesù”.
35) Mess. della Madonna, pag. 288: “Io sono con voi anche in questi giorni inquieti, nei quali Satana vuole distruggere tutto quello che Io e mio Figlio Gesù stiamo costruendo”.
36) Mess. della Madonna, pag. 290: “Cari figli che la tenerezza del mio piccolo Gesù vi accompagni sempre”.
37) Mess. della Madonna, pag. 291 e pag. 292: “Io sono con voi e vi guido verso un nuovo tempo, tempo che Dio vi dà come una grazia per conoscerLo ancora di più”. “Io sono con voi e vi metto tutti sotto il mio manto”.
38) Mess. della Madonna, pag. 295: “Io desidero che la vostra vita sia legata a me. Sono vostra Madre e non voglio, cari figlioli, che Satana vi distolga”.
39) Mess. della Madonna, pag. 297 e pag. 298: “Cari figli, oggi gioisco con il piccolo Gesù e desidero che la gioia di Gesù entri in ogni cuore. Figlioli, con il messaggio Io vi dono, assieme al mio Figlio Gesù, la benedizione, perché in ogni cuore regni la pace. Io vi amo, figlioli e v’invito tutti ad avvicinarvi a me attraverso la preghiera”.
40) Mess. della Madonna, pag. 300: “Io sono vostra Madre, vi amo tutti ugualmente ed intercedo per voi presso Dio”.
41) Mess. della Madonna, pag. 300 e pag. 301: “Vi amo e desidero condurvi tutti con me in Paradiso. Ma se non pregate e se non siete umili ed obbedienti ai messaggi che vi dò, non posso aiutarvi”.
42) Mess. della Madonna, pag. 306: “Io vi sono vicina e v’invito a venire tutti, figlioli, tra le mie braccia, per aiutarvi; ma voi non volete, e così Satana vi tenta; e anche nelle cose più piccole la vostra Fede viene meno”.
43) Mess. della Madonna, pag. 307 e pag. 308: “Io vi sono vicina, figlioli, ed intercedo davanti all’Altissimo per ognuno di voi e vi benedico tutti con la mia benedizione materna”.
44) Mess. della Madonna, pag. 321: “Invito tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose a recitare il Rosario ed a insegnare agli altri a pregare. Figlioli, il Rosario mi è particolarmente caro; attraverso esso, voi mi aprite il vostro cuore, ed Io posso aiutarvi”.
45) Mess. della Madonna, pag. 329: “Che la santa confessione sia per voi il primo passo della conversione”.
46) Mess. della Madonna, pag. 334 e pag. 335: “Desidero che il mio cuore e il cuore di Gesù e il vostro cuore si fondano in un unico cuore di amore e di pace”. “Perciò figlioli pregate in questo tempo specialmente perché nei vostri cuori nasca il piccolo Gesù, creatore della pace. Soltanto attraverso la preghiera voi potete diventare i miei apostoli della pace in questo mondo senza pace”.
47) Mess. della Madonna, pag. 336: (sabato 25 Dicembre 1999) “Figlioli, oggi in modo speciale, assieme a Gesù Bambino che tengo fra le braccia, io vi do la possibilità di decidervi per la pace...Perciò mettete il neonato Gesù Bambino al primo posto nella vostra vita ed egli vi condurrà sulla via della salvezza”.
Questi messaggi sono solo una parte delle migliaia di affermazioni fatte dalla “Madonna” a Medjugorje, Fatima, Lourdes, ecc.. Si ha, attraverso la lettura di tali messaggi, una figura di Dio e di Gesù molto diversa da quella della Bibbia, dei vangeli e di tutto il N.T. e del messaggio biblico in generale. Tutto ciò non può venire dallo stesso Dio delle Sacre Scritture, Egli rimane sempre uguale nel Carattere e nella Personalità e nella volontà che i suoi comandamenti vengano pienamente rispettati ed applicati (vedere il secondo comandamento biblico). Notate come, con molta astuzia e finezza, le parole di tali messaggi sembrano apparentemente non voler annullare la supremazia di Dio, ma ahimè, un buono studioso e vero credente di Dio si accorgerà come tutto ciò abbia e si prefigga un grande e diverso scopo. Questo scopo maligno segue però un ordine graduale, cioè parla nella verità per lanciare la menzogna, o parla nella menzogna pur lanciando qualche verità. Questo designa furbizia e astuzia, doti primarie di Satana.
Matt. 12:46-50; Marco 3:31-35; Luca 8:19-21; Luca 11:27-28; Giov. 2:3-4; come conciliate questi passi della Bibbia con i messaggi della Madonna e di “Gesù”, qui trascritti, dati e rivelati alla Chiesa Cattolica? È inutile alcun commento, perché colui che conosce bene Dio e la sua Parola saprà trarre le giuste conseguenze e considerazioni. Credo che, in genere, si possa dire che molte delle apparizioni e delle rivelazioni della Madonna, nel mondo, siano vere e proprie manifestazioni spirituali angeliche maligne, con l’intento di spingere l’uomo sempre più verso l’ignoranza alla verità, ma in altri casi non escludo, assolutamente, che si tratti di pura invenzione umana.
Leggere anche i passi: Giov.3:15-16; c.6:35; c.6:40; c.6:47; c.7:37-39; c.14:6; c.14:13-14; c.15:16; c.16:23-24; Atti 4:12; c.10:25-26; c.16:31; Colossesi 2:18-19; Matt. 4:10; Luca 4:8; Ap. 19:9-10; c.22:8-9; Isaia 8:19-20; c. 43:11; c. 45:21-22; Osea 13:4; 1Timoteo 2:5-7; Ebrei 7:24-25; Galati 1:6-9; Esodo 20:3-6; Deut. 5:7-10; Lev. 19:31; c.20:6.
A rendere poi certo che tali apparizioni mariane non siano solo in parte frutto della potenza di Satana, ma anche della menzogna dell’uomo, c’è il fatto che la “Madonna” quando appare, ad esempio, in territori popolati da gente di colore (ad esempio, quelli dell’Africa centrale), ella viene identificata quasi sempre con la carnagione di colore nero e vestita di abiti secondo i costumi del posto, quando appare in territori popolati dai bianchi (Italia, Francia, ecc.), ella viene individuata con la carnagione bianca e vestita di abiti sempre secondo i costumi locali, quando, invece, appare in territori con carnagione olivastra (ad esempio, Africa settentrionale ed Orientale), ella viene identificata spesso con la carnagione olivastra e sempre secondo i costumi e la cultura del posto. Questo dovrebbe aiutarci a capire come, probabilmente, molte delle apparizioni della Madonna, nel mondo, non siano solo opera di Satana, ma anche menzogna dell’uomo che quando afferma di averla osservata in apparizione, nell’ingenuità, ma anche nella malizia diabolica, si attiene spessissimo agli usi e costumi del proprio luogo. Maria, essendo nata nei territori giudei, era di carnagione olivastra e non potrebbe apparire in tutto il mondo conformandosi agli usi, alla cultura e ai costumi dei vari posti, cambiando di tanto in tanto il colore della sua pelle, da bianca a nera, a olivastra, ecc.. È consueto, inoltre, vedere che, oltre alla carnagione, ai vestiti, ecc., vi sono anche differenze nei lineamenti, contorni e profili facciali, strettamente collegabili alle caratteristiche fisiche della razza del territorio in cui si ritiene che ella sia apparsa.
Galati 1:6-9 (scrivo il v.8): “Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema”. È chiaro che i messaggi attribuiti a Maria non sono altro che messaggi provenienti da uno spirito menzognero o da più spiriti (1Re 22:19-23; 2Cronache 18:17-22; Deut. 13:1-4), (senza escludere anche la possibilità che una parte di questi vengano dalla menzogna dell’uomo), i quali contraddicono e combattono la Parola di Dio. Analizziamo quanto è scritto in Galati: qualunque apparizione angelica (o qualunque uomo che professi un vangelo o un insegnamento che non porti esclusivamente le verità di Gesù) è da ritenere anatema, se porta delle verità non bibliche, non divine; in pratica, se contraddice quanto dice la Parola di Dio. È chiaro che riguardo alle apparizioni mariane, per quanto detto finora, siamo di fronte a messaggi e rivelazioni menzognere e demoniache ma anche di pura invenzione umana. Attenti, però, che qui non si sta dicendo, per niente, che alcune rivelazioni date e alcune apparizioni mariane non si siano verificate realmente o non possano verificarsi: la potenza di Satana agisce anche in questo senso, ma noi abbiamo molti avvertimenti divini a riguardo, ad esempio, la Parola di Dio in Deut. 13:1-4; Matt. 24:24; 2Tessalonicesi 2:9-12; 2Cronache 18:17-22; 1Re 22:19-23; Ap. 13:13-14; Ap. 19:20; Geremia 23:16, 21-22, 25, 30-32 .
Noi non dobbiamo limitarci ad identificare come divine o non queste o altre rivelazioni, messaggi e quant’altro, semplicemente, per il fatto che in alcune occasioni taluni cose rivelate possano essersi realmente verificate, e ritenere provenienti da Satana solo quelle che non si verificano. Gli stolti credono che se tali cose si compiono come profetizzate, debbano provenire assolutamente da Dio e solo nel caso contrario provengono da Satana. Questo è vero in parte: il modo più completo e giusto per verificare se tali segni e messaggi vengono da Dio, oppure no, è porre la Parola di Dio come pietra di paragone. Se tali messaggi e segni rientrano nella verità biblica, secondo certi profili, e le loro parole profetiche si avverano, allora tali cose, e quant’altro, provengono da Dio. Se tali segni annunciati si avverano, ma non sono conformi alla volontà di Dio, secondo alcuni o molti profili, allora provengono da Satana. Se tali segni non si avverano ed, inoltre, non sono conformi alla Parola di Dio, è evidente che in questi casi ci può essere la mano di Satana, come anche la menzogna dell’uomo: Geremia 23:16,21-22,25,30-32. (Leggere, per meglio capire questo discorso, la seconda parte dello studio: “Idolatria, culto dei santi e falsi miracoli”).
Dio mette alla prova, a volte, gli uomini, facendo verificare prodigi d’inganno e menzogneri.
Molti credono, e fanno bene, che Satana non conosca il futuro, aldilà di quanto è stato rivelato, e può essere a conoscenza di “tutti”, nelle Sacre Scritture. A motivo di questo essi credono che qualunque profezia, segno annunciato da uomini, da apparizioni angeliche, mariane e di “santi” defunti, se si avvera deve, per forza di cose, provenire da Dio, in quanto Satana non potrebbe mai aver rivelato uno specifico evento futuro reale e vero, perché egli non ha tale potere che, invece, ha solo Dio. Rispondo subito “ingenuamente” a questi, che se la “Madonna” o gli angeli possono venire a conoscenza di specifici eventi futuri da Dio, non bisogna escludere che anche Satana (e i suoi seguaci, angeli decaduti), non da sé (perché egli non ha questo potere), ma indirettamente da Dio, potrebbe venirne a conoscenza. Vediamo, in Ap. 6:9-11, come le anime dei santi martiri della tribolazione non sappiano neanche quanto attraverso la Bibbia sarebbe stato loro possibile sapere. Infatti, al v.10 esse chiedono al Signore fino a quando Egli avrebbe aspettato per giudicare gli empi sulla terra, cosa, che noi sappiamo, deve avvenire alla fine del periodo della tribolazione, che dovrà durare non meno di sette anni. Si dovrebbe sapere una cosa molto importante che qualunque angelo di Dio non ha alcun potere in sé di conoscere il futuro, ma quello che può conoscere nello specifico viene esclusivamente da Dio. Se avviene ciò per gli angeli di Dio, non deve essere esclusa la stessa possibilità per Satana e i suoi angeli. Inoltre, certamente, avviene qualcosa di non meno importante: Satana ha la possibilità, concessagli da Dio, di chiedergli di provare gli uomini in svariati modi. Vediamo, ad esempio, in Giobbe 1:6-22; c.2:1-10 come Satana aveva chiesto a Dio di poter provare Giobbe con dei grandi mali. Dio glielo permise, non concedendogli, però, di stendere la mano sulla vita di Giobbe per farlo morire. Se Satana avesse voluto, avendo avuto la concessione da Dio di poter attuare i suoi disegni cattivi sulla persona di Giobbe, sulla sua famiglia, sui suoi servi e sul suo bestiame, egli conoscendo, nello specifico, quali cose tremende dovevano accadere nella vita di Giobbe, perché egli stesso doveva causarle, avrebbe potuto investire un uomo della sua ispirazione (oppure apparire come angelo di luce), e questi avrebbe potuto profetizzare tale avvenimenti che poi sarebbero accaduti, grazie solo, non ad una potenza conoscitiva diretta di Satana degli eventi futuri, nello specifico, ma alla concessione resa da Dio di poter mettere in atto tali eventi; egli poi, per mezzo della profezia o di apparizioni, avrebbe potuto, semplicemente, per suoi scopi ingannatori, farli conoscere, investendo un uomo della sua ispirazione, oppure apparendo come angelo di luce.
2 Corinzi 11:14-15: “Non c’è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori, si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere”. Ricordatevi che Satana viene spesso nel mondo per traviare nelle vesti di angelo di luce, perché sa che se venisse nella forma e nei modi che fanno parte della sua natura, avrebbe poco credito e pochi seguaci.
È anche certo che quando ciò avviene, tutto rientra nei disegni e nella volontà santa e giusta di Dio che si serve della potenza del male e dell’opera sua, anche, per rendere manifesta l’empietà, l’ingiustizia che spesso possono essere nascoste in modo subdolo, affinché il suo giusto giudizio, quando viene, sia potentemente individuato come vero e santo.
Leggere anche: 2 Cronache 18:17-22; 1Re 22:19-23; 2 Tessalonicesi 2:9-12; Deut.13:1-4.
Conclusione
La Bibbia ci esorta in molti passi a pregare ed invocare Iddio soltanto. Maria non disse mai di indirizzare a lei le preghiere dei credenti.
Potete provare, voi teologi cattolici, che si possano fare immagini, statue di Maria, e che Chiese e santuari possano ad essa essere dedicati? E che Maria abbia mai domandato di pregarla, di venerarla e quant’altro (Luca 11:27-28; Esodo 20:3-5; Lev.26:1; Deut.5:7-9)?
Il pregarla, l’invocarla e il celebrare delle feste in suo onore è un insulto alla sua memoria, ed ella sarebbe la prima a protestare.
Maria è la donna più privilegiata che troviamo menzionata nella Bibbia, ed è, debitamente, rispettata e onorata da tutti i cristiani evangelici. Ma invocarla, pregarla, venerarla, prostrarsi davanti a delle immagini e statue, che la rappresentano, è illecito e abominevole per Dio.
Se Gesù avesse voluto, come accade in ambito cattolico e non solo, che Maria dovesse essere venerata, invocata, chiamata “Madre di Dio”, “Regina del cielo”, “Regina degli angeli”, non avrebbe in talune occasioni parlato così: Luca 11:27-28; Matt.12:46-50; Luca 8:19-21; Marco 3:31-35; Giov.2:3-4.
Capitolo 4
Santa Cena del Signore o Eucaristia
cattolica?
Matt. 26:26-29: “Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo:<Prendete, mangiate, questo è il mio corpo>. Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo:<Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati. Vi dico che da ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio>”.
Luca 22:19-20: “Poi prese del pane, rese grazie e lo ruppe, e lo diede loro dicendo: <Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me>. Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: <Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi>”.
Marco 14:22-25: “Mentre mangiavano, Gesù prese del pane; detta la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: <Prendete, questo è il mio corpo>. Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. Poi Gesù disse:< Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti. In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio>”.
1Corinzi 11:23-29: “ ...cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse:< Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me>. Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo:< Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me. Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga>.........”.
Proprio come la Pasqua permetteva di fare agli israeliti “un passo indietro nel tempo” e ricordare l’esodo dei loro padri dall’Egitto, così la Cena del Signore permette ai credenti di commemorare e celebrare personalmente la liberazione dalla schiavitù del peccato, ottenuta grazie alla morte espiatrice di Cristo Gesù. Davanti al simbolismo del pane e del vino, siamo messi di fronte al terribile prezzo che è stato pagato necessariamente per essere riscattati dalla tirannia del peccato. La Cena del Signore ricorda ai credenti che il peccato, non soltanto separa da Dio, ma anche gli uni dagli altri.
In questo senso rappresenta sia la comunione individuale col Cristo, ma anche l’unità spirituale dei credenti riuniti nella medesima comunione divina.
I teologi cattolici vedono, nei passi prima citati e in quelli che citeremo, la conferma che Gesù si trovi tutto intero (la sua divinità, il suo sangue, il suo corpo e la sua anima) nell’ostia e nel vino, in pratica che Gesù è fisicamente presente in questi due elementi in modo intero e completo.
Giov. 6:51: “Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo”.
Giov. 6:52-58: “I Giudei dunque discutevano tra di loro, dicendo: < Come può costui darci da mangiare la sua carne?> Perciò Gesù disse loro: < In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’Uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo resusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui. Come il Padre vivente mi ha mandato e io vivo a motivo del Padre, così chi mi mangia vivrà anch’egli a motivo di me. Questo è il pane che è disceso dal cielo; non come quello che i padri mangiarono e morirono: chi mangia di questo pane vivrà in eterno>”.
In Giov. 6:35,40,47 Gesù ripete che chiunque crede in Lui riceve la vita eterna e la certezza di essere salvato.
In Giov. 6:50,51,53,54,58, nello stesso capitolo, colui che mangia e beve la carne e il sangue di Gesù riceve esattamente le stesse grazie di chi crede nel Figlio dell’Uomo; è chiaro che Gesù parli in entrambi i casi della fede in Lui e del riconoscerlo come Salvatore Divino.
Infatti, in Giov. 6:60,63, in successione al passo prima riportato (Giov. 6:52-58), Gesù risponde al mormorio, sia dei giudei che dei suoi discepoli, in questo modo: “Perciò molti dei suoi discepoli, dopo aver udito, dissero: < Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo? >....<.. È lo Spirito che vivifica; la carne non è di alcuna utilità; le parole che vi ho dette sono spirito e vita >”.
Egli stesso, dunque, dichiara che le sue parole sono spirito e vita e che si devono intendere spiritualmente.
Diventa chiaro che mangiare la carne di Gesù è l’esatto equivalente di credere in Lui.
Qui Gesù usa un simbolismo particolare che equivale a voler dire che noi dobbiamo partecipare completamente e con fiducia alla natura di Cristo Gesù come “pane disceso dal cielo”, quindi, come Dio incarnato sulla terra, e credere all’opera del suo “sangue sparso per molti” (Giov.6:51,56; Luca 22:19-20), quindi come Dio Redentore morto per noi sulla croce.
Solo chi avrà creduto in Lui e alla sua opera avrà vita eterna.
Non vi è alcun riferimento a del pane e a del vino consacrati (eucaristia cattolica).
Solo la fede salva e il discernimento della natura divina e dell’opera redentrice di grazia di Dio in Cristo Gesù; non un mangiare o un bere nell’uso comune o cattolico: Giov. 6:35,40,47,63.
Giov. 6:35-63: “....se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.......<Come può costui darci da mangiare la sua carne? >.......Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna...Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.....così chi mi mangia vivrà anch’egli a motivo di me.........Perciò molti dei suoi discepoli, dopo aver udito, dissero: < Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo? >....<...È lo Spirito che vivifica; la carne non è di alcuna utilità; le parole che vi ho detto sono spirito e vita >”.
Leggendo tutto il capitolo 6, dal v.35 al v.63, si riesce ancor meglio a comprendere che le parole di Gesù “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue” hanno un significato spirituale e non letterale: Giov. 6:60-63.
Per comprendere meglio le parole spirituali di Gesù, ovvero che quando Egli dice: “chi mangia il pane disceso dal cielo”, “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna”, voglia semplicemente dire che chi crede in Lui e nella sua opera ha vita eterna, leggiamo i seguenti passi; una mente acuta non troverà difficile comprendere la connessione dei vari discorsi di Gesù, nei vari passaggi, con l’unico elemento necessario, ovvero credere in Gesù per essere salvati; il resto è un simbolismo usato dal Signore per portare il suo messaggio in diversi modi, arricchito e con molti particolari.
Giov. 6:35-47: “....Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete...Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo resusciterò nell’ultimo giorno....In verità, in verità vi dico: chi crede in me ha vita eterna”.
Giov. 8:12: “...Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.
Giov. 8:24: “perché se non credete che io sono, morirete nei vostri peccati”.
Giov. 3:36: “Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui” (le parole di questo verso citato sono di Giovanni il Battista e non di Gesù).
Giov. 14:6: “...Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.
In questi passi citati Gesù esprime e dimostra con dei termini spirituali la sua natura e opera.
Al contrario, la Chiesa Cattolica, al punto 1384 del suo Catechismo, dice: “Il Signore ci rivolge un invito pressante a riceverlo nel sacramento dell’Eucaristia: <In verità, in verità vi dico se non mangiate la Carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita.> (Gv. 6,53)”.
Il “mangiare la carne, il pane e il bere il sangue, il vino” non giovano a nulla invece (leggere Giov.6:63). Le parole di Gesù, riguardo al “mangiare la sua carne e al bere il suo sangue” (Giov.6:53-56), devono essere prese in senso spirituale e non letterale (Giov.6:63).
“Mangiare la sua carne e bere il suo sangue” vuol dire appropriarsi dell’opera redentrice di Cristo Gesù, credendo in Lui per essere salvati. Queste parole, in termini figurativi, hanno un senso spirituale e non hanno nulla a che vedere con quanto dicono i teologi cattolici, riguardo al fatto che, secondo loro, Gesù intendesse dire di mangiare letteralmente e realmente il suo corpo (pane), e bere il suo sangue (vino) per essere salvati, altrimenti si rimarrebbe nelle tenebre del peccato.
Essi ritengono che Gesù dicendo ai discepoli di mangiare la sua carne e bere il suo sangue, intendesse dire letteralmente di mangiare il pane e bere il vino consacrati, in quanto (sempre secondo questi) suo corpo, sua anima, sua divinità e suo sangue.
Al punto 1374 del Catechismo cattolico si legge: “Il modo della presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche è unico. Esso pone l’Eucaristia al di sopra di tutti i sacramenti e ne fa < quasi il coronamento della vita spirituale e il fine al quale tendono tutti i sacramenti>. Nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità e, quindi, il Cristo tutto intero. <Tale presenza si dice “reale” non per esclusione, quasi che le altre non siano “reali”, ma per antonomasia, perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Dio e Uomo, tutt’intero si fa presente>”.
Il pane e il frutto della vigna (vino) sono solo dei simboli, la cui natura non cambia dopo che sono stati benedetti. Gesù era ancora vivo quando istituì la Santa Cena, e quindi, anche per questo motivo, non potevano il suo corpo, la sua anima, il suo sangue e la sua divinità, essere nel pane e nel vino.
Egli usò dei termini in senso spirituale; Matt. 26:27-29: “....Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati. Vi dico che da ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio”.
Credendo alla teoria cattolica dovremmo asserire che in pratica Gesù mangiando il pane nella sera della Pasqua mangiò se stesso; mangiando il pane si mangiò la sua anima, il suo corpo, il suo sangue, la sua divinità, bevendo il vino, bevette la sua anima, il suo corpo, il suo sangue, la sua divinità. Inutile ogni commento.
Se un ebreo (per non dire un cristiano della Chiesa primitiva, venuto dal giudaismo, quali furono gli apostoli e i discepoli del Signore) avesse avuto la sfortuna di comprendere la diavoleria cattolica che afferma che il vino e il pane erano anche il sangue letterale, fisico e reale di Gesù, rimarrebbe, senza ogni dubbio, solamente per questo, della giusta e certa convinzione, che trattasi di una menzogna satanica, conoscendo bene il dettame, di Dio, del non “mangiare il sangue” di creature morte: Lev. 7:26-27; c.17:10-14.
Si noti come Gesù chiamò il contenuto del calice: “questo frutto della vigna”. In sostanza, Gesù fa chiarimento che il contenuto del calice è, e rimane, il frutto della vigna (il vino) e non è cambiato, diventando il suo sangue, ma solo, simbolicamente, lo rappresenta.
Essendo l’istituzione della Santa Cena la circostanza anticipata del sacrificio sulla croce e il memoriale che in seguito l’avrebbe commemorato, Gesù se avesse bevuto, attraverso il vino, veramente, il suo sangue (per non parlare dell’anima, del corpo e della divinità), si sarebbe opposto al dettame divino del non mangiare sangue di creature morte, in quanto Egli, in quel momento, con quelle gesta, prefigurava e anticipava la sua stessa morte. Inoltre, se così fosse, Egli avrebbe indotto, col comandamento “fate questo in memoria di me”, alla trasgressione, dei suoi servitori, allo stesso dettame divino. Poi, è utile aggiungere un altra cosa; come può essere possibile che nella messa cattolica avvenga nuovamente il sacrificio di Gesù, se perfino quando Gesù la istituì (la Santa Cena), tale sacrificio si doveva ancora compiere? In realtà, la Santa Cena è un commemorare la sofferenza e il sacrificio compiuto da Cristo (una volta per sempre), finché Egli non sia venuto in gloria a regnare sulla terra, ad instaurare il Regno di pace e giustizia, dove Egli stesso potrà nuovamente bere “il frutto della vigna” (e non il suo sangue) con i suoi servitori salvati (Matt. 26:29).
Eucaristia significa: rendimento di grazie.
Gesù era fisicamente presente mentre pronunciava le parole del passo di Matt. 26:26-29, così i discepoli non mangiarono, letteralmente, il suo corpo, né bevvero il suo sangue, cosa, quest’ultima, che dei giudei, quali erano i discepoli, non avrebbero mai potuto accettare: Lev.7:26-27; Lev.17:10-14. Proprio come il sangue del sacrificio ratificava l’antico patto mosaico sul monte Sinai (Esodo 24:6-8), così il sangue di Gesù, versato al Golgota, inaugurò il nuovo patto (Geremia 31:31-34; Ebrei 8:6-13; Luca 22:20; ecc.). Questo nuovo patto non si riferisce ad un accordo tra due parti come il primo, ma ad una decisione presa da una delle due parti, in questo caso, Dio.
L’altra parte, ossia l’uomo non può alterare questa decisone, può solo accettarla o rifiutarla.
Voglio ripetere ancora, cari lettori, che Gesù quando istituiva la Santa Cena era ancora in vita; la sua anima, il suo sangue, il suo corpo e la sua divinità non poterono essere nel pane e nel vino; la sua anima non poteva essere nel pane e nel vino perché essa era in Lui, il suo sangue, nemmeno, e neanche il suo corpo e la sua divinità. Chiariamo, non che a Dio mancasse la potenza soprannaturale, per poter far questo, Egli potrebbe fare molte cose per la sua potenza, ma alcune le fa e altre no.
In questo caso è chiaro, per svariate prove e aspetti, che Gesù usò parole spirituali e una simbologia con degli elementi, per portare a conoscere, esclusivamente, una verità spirituale.
Oltretutto, quando istituì la Santa Cena, che non è, come dice la Chiesa Cattolica, un rinnovamen